Musicoterapia

La Musicoterapia utilizza la musica e gli elementi musicali (suono, ritmo, melodia e armonia) per il ristabilire, mantenere e migliorare la salute mentale e fisica. La musica come strumento di guarigione, è stata utilizzata, sin dall’antichità da Pitagora e Platone; negli ultimi decenni, la musicoterapia ha avuto un notevole impulso grazie alle ricerche in campo medico, fisico e musicale. Determinante sono state le intuizioni del musicista e fisico tedesco Ernest Chladni, vissuto nel diciottesimo secolo, egli osservò che la cassa di un violino collegata con una lamina sottile di metallo a della sabbia finissima, attraverso le sue vibrazioni influiva sulla disposizione della sabbia, disponendosi in forme geometriche che si modificano col cambiare dell’altezza della nota emessa dal violino. In questo modo Chladni dimostra che il suono influisce sulla materia ed iniziò lo studio di queste manifestazioni fondando una nuova scienza che gli diede il nome di cimatica, dal greco kyma, onda e tike (Téchne), arte. Successivamente, nel ventesimo secolo, la cimatica viene riconsiderata da Hans Jenny, scienziato svizzero, egli sperimenta gli effetti delle vibrazioni sonore di ogni tipo sui più diversi materiali e scopre che determinati suoni corrispondono sempre alle stesse figure geometriche e che acclamando i suoni di antichi linguaggi, come il sanscrito o l’ebraico, le figure che si producono disegnano il simbolo alfabetico che si pronuncia. Un’altra scoperta interessante rileva che i disegni che si formano sono molto simili alle strutture cellulari degli organi viventi. Jenny si convince che la vita è il risultato delle vibrazioni specifiche di ogni cellula vivente. La musicoterapica moderna attribuisce ai suoni il potere di influire sulle funzioni ritmiche e sensoriali dell’organismo umano: respirazione, battito cardiaco, pressione arteriosa, tensione muscolare, temperatura della pelle, perspiratio insesibilis, secrezioni ghiandolari, emotività e stati d’animo. La musica crea delle strutture vibratorie che interagiscono con il nostro campo elettromagnetico e influenzano l’organismo attraverso il principio della risonanza evocando alcuni stati emozionali. Gli stati emozionali generati dalla musica sono stati classificati in India nei nava rasa, i nove sentimenti, emozioni, stati d’animo che la musica può suscitare. Shringara: erotico, sensuale, romantico, dolcezza. Hasya: comico, allegro, scherzoso. Karuna: malinconico, triste, tragico. Raudra: esasperato, insofferente, drammatico. Veera: audacia, grandioso, maestosità. Bhayanaka: solenne, reverenza,timore. Adbhuta: meraviglioso, rallegrato, gioioso. Shanta: pacifico, rilassato, tranquillo. Vibhatsa: disgustoso, ripugnanza. Su quest’antica suddivisione, ancora oggi i musicologi basano i loro studi, la ricercatrice Kate Hevner, ha sviluppato una sequenza terapeutica rotatoria degli effetti della musica, descritta dalla “Mood Wheel”, ruota degli umori. In questa classificazione vengono presi con riferimento otto dei nove umori indiani, tralasciando il Vibhatsa; vengono disposti in cerchio, a formare un’ipotetica rosa dei venti. La sequela degli umori rappresenta il tracciato terapeutico da far percorrere al paziente; partendo dallo stato di umore base del paziente portandolo da uno stato emotivo negativo a quello più positivo successivo, finché non viene raggiunto lo stati di umore desiderato. La disposizione Ruota, indicando l’aggettivo che descrive l’umore risvegliato dalla musica, inizia a sud ovest con solenne, a sud tragico, a sud est dolce, a est tranquillo, a nord est scherzoso, a nord gioioso, a nord ovest drammatico, a ovest maestoso. Grazie al potere della musica la mente può elevarsi fino a sovrastare il pensiero della malattia che verrà allora dimenticata” (da Il misticismo del suono). Anche le piante mostrano una sensibilità alle vibrazioni sonore, uno studio in merito fu condotto da Christopher Bird e Peter Tompkins, riportato nel libro: La vita segreta delle piante. Essi descrivono che le piante sottoposte a musica dura come l’hard rock, si allontanano dalla fonte musicale, sviluppandosi nella crescita in direzione opposta ed in altezza, generando foglie piccolissime, per poi morire. Invece, le piante sottoposte alla musica classica, sviluppano la loro crescita orientandosi verso l’altoparlante ed attorcigliandosi intorno