Fitoterapia

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By admin maggio 1, 2014 08:50

fitoterapia

Le origini della fitoterapia risalgono a migliaia di anni fa e sono strettamente legate alla nascita e alla sopravvivenza dell’uomo.

Tutti gli animali dipendono dal regno vegetale dal quale prendono i nutrienti necessari e indispensabili per loro funzioni vitali. Questo stretto rapporto con la natura ed il mondo vegetale, ha spinto l’uomo, da sempre, ad utilizzare principalmente le piante come rimedio naturale per ovviare agli effetti provocati da un’alterazione del suo stato di salute.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nel 1980, nella riunione di Tien-Tsin in Cina, definì le piante medicinali nel modo seguente: “ È pianta medicinale ogni vegetale che contiene, in uno o più dei suoi organi, sostanze che possono essere utilizzate a fini terapeutici o preventivi, o che sono i precursori di emisintesi chemiofarmaceutiche “.

La fitoterapia moderna si basa, principalmente, sulle conoscenze provenienti dalle tre grandi medicine: fitoterapia della medicina tradizionale cinese, fitoterapia della medicina ayurvedica e la fitoterapia occidentale.

La fitoterapia è una metodica terapeutica basata sulla somministrazione di fitocomplessi ed attraverso l’azione del mix di principi attivi svolge la sua azione.

La preparazione delle tinture madri è codificata nella monografia

“ Preparazioni   Omeopatiche “ della farmacopea Francese, ed. 1965.

La Tintura Madre costituisce il semilavorato di partenza per la preparazione dei medicinali omeopatici.

La preparazione avviene tramite macerazione in un solvente idro-alcoolico della pianta allo stato fresco RAPPORTO D/S al 10%-1/10, GRADO ALCOLICO 45°- 60°, Secondo monografia, ad eccezione per la Calendula   D/S di 1/20

La Tintura Madre costituisce il semilavorato di partenza per la preparazione dei medicinali omeopatici

SCHEMA POSOLOGICO DELLE TM

ETA’

DOSE gtt/die

DOSE RAPPPORTO

NEONATI

5   –   15

1/10

LATTANTI

10   –   30

1/5

TERZA INFANZIA

25   –   75

1/2

ADOLESCENTI

35   –   100

2/3

ADULTO

50   –   150

1

ANZIANO

35   –   100

2/3

 

Abete biancoAcerolaAglioAlfa AlfaAlga BrunaAloeAlteaAmamelideAnanasAngelicaAnice verdeArancio amaroArnicaArtiglio del diavoloAsparagoAssenzioBambosilBetullaBiancospinoBoldoBorragineBorsa del pastoreCacaoCalendulaCamomillaCarciofoCardiacaCardo marianoCarotaCascara sagradaCastagnoCedroCentella asiaticaChelidoniaChina rossaChrisantellumCimicifugaCipressoColaConsolidaCranberryCurcumaDamianaDroseraDulcamaraEchinaceaEleuterococcoElicrisoEnotheraEnulaEquisetoErisimoEscolziaEucaliptoFaggioFarfaraFicoFieno grecoFinocchioFrangolaFrassinoFumariaGarciniaGenzianaGineproGinkoGinsengGlucomannanoGramignaGriffoniaGuaranàGugulGymnemaHoodiaIpericoIppocastanoIspaghulKiwiLamponeLavandaLiquiriziaLuppoloMacaMaisMalvaMarrubio biancoMatèMelilotoMelissaMentaMirtillo neroMirtillo rossoMucunaMuira PuamaNeemNoccioloNoceNoniNopalOlivoOlmariaOlmoOntanoOrthosifonOrticaPapaiaPartenioPassifloraPeperoncinoPiantagginePilosellaPompelmoPsillioRabarbaroRibes neroRodiolaRosa caninaRosalaccioRosmarinoRuscoSabalSalice biancoSalviaSchisandraSennaSequoiaSojaSpirulinaTarassacoTè vergineTiglioTimoTribulusUncariaUva ursinaValerianaVerbascoVerbenaVerga d'oroViola del pensieroVite rossaZenzero

Abete bianco

(Abies pectinata Lamarck)

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Descrizione botanica: Abies pectinataLamarck.

Famiglia: Pinaceae.

Sinonimi popolari: Abete bianco, Abete argentato, Pino bianco, Abete europeo.

Nome inglese: Silver Fir, Silver Spruce.

Descrizione

Albero comune nei boschi montani delle Alpi e degli Appennini. Albero maestoso dal tronco diritto e corteccia grigio-chiara, rami quasi orizzontali, foglie lineari persistenti e percorse da strie bianche sulla pagina inferiore, poste in due serie ai lati dei rami, coni cilindrici eretti. Già Ippocrate e la medicina araba ne utilizzavano la resina contro le affezioni polmonari, le persone convalescenti addette da tali malattie traggono giovamento soggiornando tra i boschi di conifere.

Droga utilizzata: foglie, rametti e gemme, pigne e secrezioni del tronco.

Principi attivi

Olio essenziale (α-pinene, limonene, bornilacetato, borneolo, canfene). Oleoresina (colofonia, essenza di trementina). Tannini.

Proprietà terapeutiche

Tonsillite, tracheobronchite, rinofaringite dei bambini, ipertrofia linfonodale, ipertrofia ganglionare, piorrea, sequela da frattura nella infanzia, osteocondrite giovanile, osteomielite, rachitismo, decalcificazione, carie dentaria; linimenti per frizioni usati per reumatismi, lombalgie, geloni, ragadi e ulcere di lenta guarigione.

Meccanismo d’azione

Stimola la crescita dell’osso e l’eritropoiesi, favorisce la fissazione del calcio nelle ossa, agisce sulle turbe primarie e secondarie della crescita. Inoltre, ha un’azione balsamica e revulsiva.

Preparazioni e dosi

Decotto: 4 g in 200 ml di acqua, 2 volte al giorno.

Macerato glicerico: da 30 a 50 gtt, 2 o 3 volte al dì.

Olio essenziale: 5 gtt in vaporizzatore.

Uso esterno

Bagni balsamici: bollire 5 g di gemme per 2 ore in 200 ml di acqua e versare in vasca da bagno.

Linimenti per frizioni: per incisioni della corteccia si ottiene una resina denominata “Trementina di Strasburgo”; il linimento si ottiene versando la resina in olio in parti uguali.

Pianta non citata dalle fonti ufficiali di fitoterapia. Non sono segnalati particolari raccomandazioni e/o limitazioni d’uso.

Acerola

(Malpighia punicifolia, glabra L.)

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Descrizione botanica: Malpighia punicifolia, glabra L..

Famiglia: Malpighiaceae.

Sinonimi popolari: Acerola, Ciliegia delle Indie.

Nome inglese: Acerola, Barbados Cherry, West Indian Cherry.

Descrizione

È un arbusto a lenta crescita originario del Centro-America e del Portorico, generalmente non raggiunge i 2 m di altezza. Cresce nella maggior parte delle zone tropicali, ma si sviluppa più rapidamente nei terreni sabbioso-argillosi ricchi di humus. Le giovani foglie sono di colore rossastro che successivamente si trasformano in verde scuro. I frutti sono simili alle ciliegie, di color rosso, di sapore acido e leggermente dolciastro, provvisti di buccia sottile e contenenti un grosso seme (nocciolo). Si riproduce attraverso i semi, ma più spesso si ricorre alle talee in estate oppure alla margotta aerea. I frutti si sviluppano soltanto sui rami dell’anno precedente e maturano pochi giorni dopo la fioritura. Dai frutti maturi privati del nocciolo si ricava un succo che per successiva concentrazione è trasformato in estratto concentrato ad altissimo contenuto in complesso vitaminico C. L’acerola è considerata la fonte naturale più ricca di vitamina C.

Droga utilizzata: frutti maturi senza nocciolo.

Principi attivi

Vitamine (A, B1, B6, PP). Bioflavonoidi (esperidina, rutina). Vitamina C. fattore C1 min. 50% (acido ascorbico), fattore C2 (bioflavonoidi come pentaidrossi-3-flavanolo). Minerali (calcio e ferro).

Proprietà terapeutiche

Potente antiossidante naturale ricco di vitamina C. Indicato nell’insufficienza venosa, fragilità capillare. Prevenzione cura delle malattie da raffreddamento. Protettivo delle mucose del tratto oro-faringeo e bronchiale, utile nelle faringiti, laringiti e bronchiti.

Meccanismo d’azione

L’Acerola sviluppa la stessa L’azione della vitamnina C. Da un punto di vista biochimico la sua attività si svolge come donatore di idrogeno, trasformandosi da ac. ascorbico (forma ridotta) in ac. deidroascorbico (forma ossidata). Interviene nella sintesi degli ormoni steroidei, in particolare dei corticosteroidi (effetto tonico-stimolante), stimola la sintesi di acido folico (vitamina antianemica) da parte della flora batterica intestinale e favorisce la trasformazione in ac. folinico (forma attiva). Previene la formazione di nitrosammine (cancerogene) a livello intestinale. Favorisce l’idrossilazione della prolina e della lisina per la sintesi del collagene e dell’osteogenesi (infatti, una carenza di vit.C favorisce l’osteoporosi). Interviene nella sintesi della carnicina. Favorisce la trasformazione in acidi biliari del colesterolo in eccesso, migliora l’assorbimento del ferro e favorisce il passaggio dalla transferrina plasmatica alla ferritina tissutale. Stimola il sistema immunitario aumentando l’attività fagocitaria dei leucociti e favorendo la proliferazione linfocitaria. L’azione specifica dell’Acerola è prodotta dal fattore C2 (pentaidrossi-3-flavanolo), flavonoide che favorisce la riduzione dell’acido deidroascorbico (forma ossidata) in acido ascorbico (forma attiva) e catalizzando la trasformazione di glutatione ridotto in glutatione ossidato.

Preparazioni e dosi

Estratto secco: 0,5 – 1 g pro dose, 1 o 2 volte al dì.

Polvere Infuso: 0,5 – 1 g pro dose, 1 o 2 volte al dì.

Tintura madre: da 30 a 50 gtt, 2 o 3 volte al dì.

Controindicazioni

Usare con cautela in casi di iperossaluria e iperacidità gastrica. Non assumere durante la gravidanza.

Pianta non citata dalle fonti ufficiali di fitoterapia.

Aglio

(Allium sativum L.)

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Descrizione botanica: Allium sativumL..

Famiglia:Liliaceae.

Sinonimi: Aglio.

Nome inglese: Garlic.

Descrizione

Pianta erbacea perenne formata da un bulbo che al termine della vegetazione forma dei bulbilli che costituiscono gli spicchi d’aglio utilizzati in cucina; è una pianta coltivata, non esiste allo stato spontaneo. Originaria delle regioni desertiche dell’Asia centrale. Si raccoglie in estate quando la parte aerea della pianta è completamente secca.

È citato in un antico papiro egizio e in numerose ricette per il trattamento della cefalea e dell’impotenza; viene considerato una “panacea” da Ippocrate, Galeno, Dioscoride e Plinio. La Scuola Salernitana lo consigliava nella prevenzione delle malattie contagiose. Nel Medioevo si portavano collane d’aglio per la prevenzione della peste. 

Droga utilizzata: bulbo e bulbilli.

Principi attivi

Olio essenziale (allicina, bi e trisolfuro di allile). Solfuro di allile (da cui il caratteristico odore), solfuro di divinile (allina, che per la presenza di un enzima, allinasi, si trasforma in allicina), allisatina. Glucosidi solforati. Vitamine del gruppo B.

Proprietà terapeutiche

Antibatterico, antivirale, antielmintico (ascaridi ed ossiuri). Anticoagulante, antiaggregante piastrinico, ipotensivo, vasodilatatore periferico, fibrinolitico ed antiipertensivo. Migliora la circolazione nei disturbi vascolari arteriosi periferici, impiegato per la profilassi dell’aterosclerosi. Antidislipidemico, regolarizza e controlla l’iperlipidemia da eccesiva ed errata alimentazione.

Infezioni del tratto respiratorio, fluidificante ed espettorante.

Meccanismo d’azione

Attiva la colecistocinesi, riequilibra le funzioni del metabolismo lipidico

Preparazioni e dosi

Estratto fluido: da 10 a 30 gtt, 2 volte al dì.

Estratto secco: 6 mg pro dose al dì.

Tintura madre: da 30 a 50 gtt, 2 o 3 volte al dì.

Controindicazioni

Non somministrare in gravidanza e durante l’allattamento, può alterare il sapore del latte e provocare coliche gassose nel neonato; infatti, le sostanze volatili dell’aglio contenenti solfuro di allile sono trasmesse col latte umano.

Effetti collaterali

Reazioni allergiche, talvolta disturbi gastrointestinali. Iperacidità gastrica, intolleranza individuale all’odore e al sapore. Ipotensione.

Interazioni

Con farmaci anticoagulanti orali ed inibitori dell’aggregazione piastrinica.

Raccomandazioni

L’uso prolungato può determinare fenomeni di odori sgradevoli della pelle e dell’alito.

Riferimenti ufficiali: BHP, Ph. Fr. X., ESCOP fascicule 3.

Alfa Alfa

(Medicago sativa L.)

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Descrizione botanica: Medicago sativa L..

Famiglia: Leguminosae (Fabaceae).

Sinonimi popolari: Erba medica, Lupinella, Lucerna.

Nome inglese: Alfa alfa, Heart Trefoli, Lucerne, Medick

Descrizione

Erba perenne, con foglie trifogliate, fiori con corolla violetta, bluastra o gialla in racemi a forma di spirale. Le radici di questa pianta si sviluppano fino a 15 metri, in modo da raggiungere minerali inaccessibili alla maggior parte delle piante.

Coltivata per foraggio sin dall’antichità, è una delle principali specie vegetali coltivate nel mondo ed è utilizzata in zootecnia come foraggio.

Gli arabi la usavano come alimento per i cavalli finalizzato a dare forza e tono muscolare; la chiamavano Al-Fal-Fa, che significa “padre di tutti i cibi”.

Droga utilizzata: parti aree, foglie e fiori.

Principi attivi

Vitamine (A, E, K, B e D). Minerali (fosforo, ferro, potassio, cloro, sodio, silicio e magnesio). Saponine i cui agliconi sono l’acido medicagenico, soiasapogenoli e l’ederagina. Steroli (β-sitosterolo, α-spinasterolo e stigmasterolo). Flavonoidi (biocanina, daidzeina, genisteina, trichina). Alcaloidi (stachidrina, trigonellina). Curarine (cumestrolo, medicagolo, sativolo, lucernolo, trifoliolo). Acidi organici (malico, ossalico, malonico, maleico).

Proprietà terapeutiche

Nutritive, antiasteniche, diuretiche, ipoglicemizzante, anticolesterole-mizzante. Utile nelle anemie e osteoporosi.

Azione eudermica e normalizzante delle mucose gengivali. Eczema e psoriasi

Meccanismo d’azione

Presenta un tropismo specifico rimineralizzante a livello degli annessi cutanei, agli agliconi delle saponosidi è attribuita l’azione a livello cutaneo della pianta, per la cura dell’eczema e psoriasi. Riequilibra l’utilizzo del calcio normalizzando i processi della coagulazione. Gli alcaloidi, in particolare la trigonellina, agisce riducendo l’iperglicemia e le saponine agiscono sul colesterolo totale e LDL.

Preparazioni e dosi

Estratto secco: 260 mg pro dose, da 3 a 6 volte al dì.

Infuso: un cucchiaio in 200 ml di acqua, 2 o 3 volte al dì.

Tintura madre: da 30 a 50 gtt, 2 o 3 volte al dì.

Interazioni

Per il contenuto di cumarina e vitamina K non assumere durante le terapie con anticoagulanti (es. warfarina o eparina).

Pianta non citata dalle fonti ufficiali di fitoterapia.

Alga Bruna

(Fucus vesiculosus L.)

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Descrizione botanica: Fucus vesiculosusL..

Famiglia:Fucaceae.

Sinonimi: Quercia marina, Alga marina, Vareck.

Nome inglese: Sea Oak, Seawrach.

Descrizione

È un’alga di colore bruno, cresce in acque poco profonde e sulle rocce, in particolare sulle coste della Manica e dell’Oceano Atlantico, formando degli ammassi di circa 15-20 cm di spessore. Ha il tallo ramificato in nastri di qualche decimetro di lunghezza cosparso di vescicole più o meno evidenti. Denominata quercus marina da Plinio che la usò nel trattamento delle manifestazioni dolorose osteoarticolari, e la citò nelle Naturalis Historia come colorante rosso per le lane e per belletti e cosmetici. Il nome deriva dal Latino fucus, alga e vesiculosus, bitorzoluto.

Droga utilizzata: Tallo disseccato.

Principi attivi

Iodio e Iodio organico. Esteri solfonici di polisaccaridi (fucoiodina). Mucillagini (algine, alginati, fucoidina, laminarina). Acido alginico. Lipidi (fucosterolo e fitolo). Sali minerali. Oligoelementi. Carotenoidi. Vit. C.

Proprietà terapeutiche

Pianta utilizzata per le sue proprietà ipolipemizzante, utile nei dismetabolismi lipidici e nelle ipertrigliceridemie. Coadiuvante nelle cure dimagranti e nell’obesità. Depurativo, tonificante e lassativo.

Meccanismo d’azione

Azione iodofora, stimola l’attività catabolica tiroidea con azione ipolipemizzante.

Lo iodio captato dalla tiroide, dopo il quindicesimo giorno di assunzione induce uno stimolo sul metabolismo basale attivando la fase catabolica.

L’acido alginico e gli alginati svolgono un’azione di lassativi meccanici. Inoltre, sono usati nell’industria  farmaceutica ed alimentare come gelificanti.

Preparazioni e dosi

Estratto fluido: 30 gtt pro dose, 2 a 3 volte al dì.

Estratto secco: 300 mg pro dose, 2 a 4 volte al dì.

Tintura madre: 50 gtt pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Controindicazioni

Ipertiroidismo ed ipotiroidismo severo. Ipertensione, aritmie anche lievi, ipereccitabilità. Sconsigliato l’uso in gravidanza ed allattamento. Non somministrare a bambini.

Effetti collaterali

La presenza di mucillagini conferisce alla droga un leggero effetto lassativo. Dosi elevate possono provocare agitazione, extrasistoli e tachicardia. L’iperdosaggio può causare ipertiroidismo con tremori, irritabilità, tachicardia.

Interazioni

Farmaci contenenti tiroxina.

Raccomandazioni

Non assumere in modo continuativo, l’uso prolungato può causare ipereccitabiltà. Si consiglia di non superare tre mesi di cura.

Riferimenti ufficiali: F.U. IX Ed. 1991, F.U. X Ed. 1998, F. U. XI Ed. 2002, Farmacopea Europea IV Ed. 1998/1999.

Aloe

(Aloe barbadensis Miller )

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Descrizione botanica: Aloe barbadensis Miller.

Famiglia: Liliaceae.

Sinonimi: Aloe vera, Aloe barbadense.

Nome inglese: Aloe vera.

Descrizione

Pianta originaria dei Paesi tropicali, bacino del Mediterraneo, India orientale, Antille, costa orientale dell’Africa e Medioriente.

Cresce spontaneamente sui terreni aridi e rocciosi. La pianta si presenta con un corto fusto legnoso, con una rosetta di foglie anche molto grandi, a punta acuta e con spine ai margini; dal centro della rosetta si innalza uno stelo recante i fiori disposti a grappolo, di colore giallo, arancio o rosso.

Utilizzato come rimedio cosmetico e lenitivo dagli Egizi, come lassativo da Plinio, in ferite ed ustioni da Dioscoride; il suo nome deriva dall’arabo aloe, che significa amaro.

Droga utilizzata: succo essiccato ottenuto dalle foglie.

Principi attivi

Antraceni liberi o in forma glicosidica (aloina, idrossialoine e aloinoside). Glucosidi (aloesone, aloesina, aloenina) Tetralina, feroxidina, sia libera sia glicosilata. Aminoacidi. Lipidi. Fitosteroli. Polisaccaridi (pectine ed emicellulose). L’Aloe vera contiene la verectina, una proteina che distingue da altre forme botaniche. Vitamina C, A, gruppo B, acido folico e purine.

Proprietà terapeutiche

Lassativo, stipsi abituale, a piccole dosi ha un’azione lassativa, mentre a dosi più elevate svolge azione purgante. Impiegata in malattie dermatologiche con flogosi, eritema solare e dermatiti allergiche. In cosmesi per le sue proprietà lenitive ed emollienti.

Meccanismo d’azione

Gli antrachinoni combinati sotto forma di glicosidi svolgono un’azione lassativa con meccanismo irritante ed un’azione purgante, sull’intestino crasso stimolando la peristalsi.

Preparazioni e dosi

Estratto fluido: da 10 a 30 gtt la sera.

Estratto secco: da 20 a 30 mg pro dose, la sera.

Tintura F.U.: da 1 a 2 g la sera (1g di tintura corrisponde a circa 35 gocce).

Tintura madre: da 20 a 30 gocce, fino a 3 volte al dì.

Controindicazioni

L’azione irritante sull’intestino crasso provoca un’iperemia diffusa a tutti gli organi del piccolo bacino, per questo motivo presenta numerose controindicazioni: infiammazioni della vescica, dell’utero, colite ulcerosa, malattie renali ed ostruzioni dell’intestino, gravidanza, allattamento, periodo mestruale, emorroidi, diverticolosi.

Effetti collaterali

A dosi elevate può provocare coliche con dolori addominali; l’uso prolungato provoca ipopotassiemia, perdita di potassio, provocando aritmie in soggetti cardiopatici.

Interazioni

Le perdite di potassio possono provocare un aumento dei glicosidi cardioattivi ed alterazione dell’azione di farmaci antiaritmici di tipo chinidinico. Si presuppone un’interazione con la vincamina e fenoxedil.

Raccomandazioni

Da non impiegare in gravidanza ed allattamento e nei bambini di età inferiore ai 12 anni e per periodi prolungati.

Come per tutti i lassativi, non somministrare se sono presenti sintomi addominali acuti e persistenti.

Riferimenti ufficiali: F.U. IX Ed. 1991,F.U. X Ed 1998, ESCOP fascicule 5.

Altea

(Althaea officinalis L.)

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Descrizione botanica: Althaea officinalis L..

Famiglia:Malvaceae.

Sinonimi popolari: Altea, Bismalvia, Malvavischio.

Nome inglese: Althea, Marsh Mallow, Mallards.

Droga utilizzata: radici disseccate.

Descrizione

Pianta erbacea con radice fusiforme più volte ramificata. Può raggiungere anche i due metri di altezza, foglie dentate con peluria. I fiori sono raggruppati vicino all’ascella fogliare. Nasce vicino ai fossati e nei luoghi umidi, coltivata in tutta Europa.

Pianta citata da Carlo Magno nei Capitolari, coltivata nel Medioevo nei giardini monastici.Il nome deriva dal greco althein, che significa guarire, curare.

Principi attivi

Mucillagini idrocolloidi (ramnosio, galattosio, acido galatturonico e glucuronico). Amido. Asparagina. Pectine e lecitine.

Proprietà terapeutiche

Emolliente sedativo delle flogosi della cavità oro-faringea e delle vie aeree superiori. Tosse secca, stizzosa e catarrale; irritazioni della mucosa orale, faringea e gastrica. Emolliente delle vie respiratorie e dell’apparato digerente (enteriti, enterocoliti acute e uretriti). Infiammazioni del cavo orale.

Meccanismo d’azione

L’Altea sviluppa, per la presenza di mucillagini, un’azione antinfiammatoria ed emolliente.

Le mucillagini presentano un indice di rigonfiamento superiore a 10, determinato su 0,5 g di droga polverizzata.

Preparazione e dosi

Decotto: 3 g in 200 ml di acqua, 2 o 3 volte al dì.

Estratto fluido: da 10 a 50 g al dì (1g corrisponde a circa 30 gocce).

Sciroppo: al 2,5% in sciroppo semplice F.U., da 3 a 4 cucchiai al dì.

Tintura madre: da 30 a 50 gtt, 2 o 3 volte al dì.

Uso esterno

Collutorio al 5%, e nelle soluzioni per clisteri e microclimi.

Controindicazioni

La presenza di mucillagini può ritardare l’assorbimento di altri farmaci presi simultaneamente, l’eventuale assunzione contemporanea di farmaci deve essere distanziata almeno di un’ora.

Raccomandazioni

Assumere in gravidanza ed allattamento dietro consiglio medico. Si sconsiglia l’uso come espettorante. Le radici sono igroscopiche.

Riferimenti ufficiali: F.U. IX Ed. 1991, F.U. X Ed. 1998, ESCOP fascicule 1.

Amamelide

(Hamamelis virginiana L.)

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Descrizione botanica: Hamamelis virginianaL..

Famiglia: Hamamelidaceae.

Sinonimi popolari: Nocciolo dello stregone, Hamamelis, Amamelide, Trilopo.

Nome inglese: Hamamelis, Winterbloom.

Descrizione

È una pianta spontanea, originaria delle coste Orientali dell’america del Nord, diffusa nei giardini d’Europa, simile al nocciolo europeo. Fiorisce da gennaio ad aprile. È un arbusto o piccolo albero a foglie ovoidali con picciolo corto, dal fusto tortuoso, con rami flessibili e foglie intere ovali a margine dentato. I fiori, autunnali, sono piccoli, giallo-ocra, raggruppati in fascetti all’ascella di una brattea. Il frutto è una capsula giallo-bruna, che si apre in 4 lacinie. Il nome deriva dal greco hama, insieme e melon, melo: che fiorisce nello stesso tempo dei meli.

Droga utilizzata: foglie e corteccia.

Principi attivi

Tannini (gallotannini e amamelitannini). Acido amamelitannico. Flavonoidi (quercetina, kaempferolo, afrelina). Olio essenziale (esenale, esenolo, linalolo, guaiacolo, α-terpinolo, α e β-ionone, eugenolo).

Proprietà terapeutiche

È una pianta con tropismo specifico per il distretto venoso, con proprietà flebotonica, analgesica ed antinfiammatoria. Utilizzata nelle flebiti, varici e nelle emorroidi. Astringente, antidiarroica. Possiede proprietà emostatiche utili nelle dismenorree e nelle emorroidi sanguinanti, senza spasmo anale.

Per uso esterno s’impiega per le contusioni e distorsioni, per le infiammazioni locali della pelle e della mucosa e per il trattamento sintomatico dei problemi collegati alle vene varicose, come gambe pesanti e doloranti, varici ed emorroidi.

Per uso cosmetico è impiegata come astringente, schiarente, rinfrescante e lenitiva.

Meccanismo d’azione

Il meccanismo d’azione è attribuibile alla coagulazione delle proteine protoplasmatiche da parte dei tannini. Si sviluppa una riduzione della permeabilità vasale conferendo un’azione astringente e vasotonica.

L’azione decongestionante, astringente e vasocostrittiva periferica è dovuta all’azione dei tannini idrosolubili e dell’acido amamelitannico, mentre i flavonoidi esplicano la loro azione ripristinando il tono muscolare delle pareti venose compromesse durante le infiammazioni.

Preparazioni e dosi

Tisana: 3 g di corteccia o 2 g di foglie, in 200 ml di acqua, 2 o 3 volte al dì.

Estratto fluido: da 10 a 20 gtt pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Tintura F.U.: da 20 a 40 gtt pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Estratto secco: 500 mg pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Tintura madre: da 30 a 50 gtt pro dose, 3 volte al dì, lontano dai pasti.

Uso esterno

Pomate al 10% di E. F. o al 5% di T.M.

Impacchi con acqua distillata di amamelide.

Controindicazioni

La presenza di tannini può ridurre l’assorbimento del ferro. Non assumere in concomitanza all’assunzione di integratori a base di ferro.

Effetti collaterali

L’alto contenuto di tannini può indurre disturbi della mucosa gastrica con gastralgie e disturbi epatici.

Raccomandazioni

In caso di utilizzo come antidiarroico, se il disturbo non s’interrompe dopo il terzo giorno, consultare il medico. Come flebotonico usare almeno per due mesi consecutivi, in particolar modo durante la stagione estiva.

Riferimenti ufficiali: F.U. IX Ed. 1991, F.U. X Ed. 1998, ESCOP fascicule 5.

Ananas

(Ananassa sativa L.)

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Descrizione botanica: Ananassa sativa L..

Famiglia:Bromeliaceae.

Sinonimi popolari: Ananas, Bromelia.

Nome inglese: Ananas, Pineapple.

Habitat

Pianta originaria dell’America centro meridionale, scoperta in Brasile nel 1555, attualmente coltivato in tutti i paesi con clima tropicale e subtropicale. È una pianta erbacea perenne dalle foglie spinose a fusto ridotto e sotterraneo, con una rosetta a ciuffo costituita da foglie carnose e spinose ai margini. Dal centro della rosetta si erge uno scapo portante una breve, grossa e densa spiga di fiori viola che si trasformano poi nei falsi frutti. I frutti sono carnosi e si uniscono saldandosi dando luogo a una infruttescenza oblunga di colore arancione, commestibile, dolce e aromatica. Il suo nome deriva dal caraibico ana, profumo e anana che in significa “profumo dei profumi”. Ricca di enzimi, è ritenuto l’antinfiammatorio naturale per eccellenza ad azione enzimatica.

Droga utilizzata: gambo del frutto.

Principi attivi

Bromelina (enzima proteolitico costituito da una miscela di glicoproteine basiche, simile all’enzima papaina). Olio essenziale (etilacetato, etilacrilato, etilcaproato, cavicolo). Lattoni (caprolattone). Composti solforati (mercaptani). Saccarosio, levulosio. Acidi organici. Vitamina A, vitamine del gruppo B e vitamina C. Proteine. Grassi polinsaturi.

Proprietà terapeutiche

Antinfiammatorio, antiflogistico, antiedematoso ed antidolorifico. Spiccata attività proteolitica, insufficienza digestiva con diminuita attività pancreatica, favorisce i processi digestivi.

Utile coadiuvante nella cellulite, ritenzione idrica, infiammazioni ed edemi.

Meccanismo d’azione

Attività enzimatica proteolitica, fibrinolitica e antiflogistica.

La bromelina è un enzima sulfidrilico, con azione proteolitica Il meccanismo d’azione è rilevante verso la fibrina, presente nei trombi. Per questa sua capacità viene usata anche come antinfiammatorio ed antiedemigeno, specie nei travasi emorragici.

L’attività antiflogistica è probabilmente legata ad un’interazione della bromelina sul metabolismo degli eicosanoidi, sulla lipo-ossigenasi diminuendo la sintesi delle sostanze ad azione flogogena e vasocostrittiva del kininogeno e bradichinine. Riduce la formazione di trombossano e prostaglandine E2, con attività antiaggregante piastrinica e profibrinolitica.

Preparazioni e dosi

Polvere del gambo: 300 mg pro dose, 2 o 3 volte al dì, lontano dai pasti.

Estratto secco: 250 mg pro dose, da 2 a 3 volte al dì.

Per uso topico

Emulsioni, creme, gel dal 5 al 10%.

Controindicazioni

Ipersensibilità nota alla bromelina.

Effetti collaterali

Saltuariamente può causare disturbi gastrici, diarrea e reazioni allergiche. La presenza di cristalli di ossalato di calcio, sono responsabili della sensazione di bruciore che si avverte mangiando il frutto crudo.

Interazioni

Possibile un’interazione con anticoagulanti ed inibitori dell’aggregazione piastrinica. Interagisce con le tetracicline, aumentando il livello plasmatico ed urinario di questi farmaci.

Raccomandazioni: a causa dell’attività proteolitica, per ottenere un’azione antinfiammatoria, l’assunzione deve avvenire prima o lontano dai pasti. Non somministrare a pazienti con ulcera peptica attiva.

Riferimenti ufficiali: Ph. Fr. X.

Angelica

(Angelica archangelica L.)

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Descrizione botanica: Angelica archangelical..

Famiglia: Apiaceae (Umbelliferae).

Sinonimi popolari: Angelica, Erba degli angeli, Angelica di Boemia.

Nome inglese: Angelica, Garden Angelica, Holy Ghost.

Descrizione

È una pianta erbacea biennale con grande radice a fittone, può raggiungere i tre metri di altezza. Pianta a fusto eretto, striato, con diverse ramificazioni fistoloso e ramificato a corimbo. Le foglie sono grandi e alla base hanno una guaina dilatata. I fiori, disposti ad ombrella, hanno colore bianco o giallo verdastro. Il frutto, ellittico, ha 3 coste dorsali e due laterali. Cresce spontaneamente nei prati umidi, le piante raccolte in luoghi asciutti sono più ricche di principi attivi. Si raccoglie a settembre. Componente dell’acqua delle Carmelitane o acqua di melissa. Il nome Angelica di questa pianta venne assegnato da Rivinus, nel secolo XVII, medico di Lipsia, volendo richiamare le origini sacre e le proprietà magiche.

Droga utilizzata: radice.

Principi attivi

Olio essenziale (α-fellandrene, α-pinene, β-cariofillene, limonene, borneolo, acetaldeide, mentadienilacetato). Decalidi (lattoni macrociclici). Cumarine e furocumarine. Acido caffeico ed acido clorogenico. Flavonoidi. Tannini.

Proprietà terapeutiche

Digestivo, tonico, stomachico ed aperitivo. Utile nell’insufficienza digestiva, disturbi gastrointestinali di tipo dispeptico, spastico e flatulenze. Sedativo e spasmolitico nelle dispepsie digestive con spasmi e flatulenze.

Meccanismo d’azione

Amaro aromatico, stimola la secrezione cloropeptica, esercita azione spasmolitica e carminativa. I terpeni e i lattoni macrociclici stimolano le secrezioni epato-pancreatiche, caratterizzandone l’azione digestiva.

Preparazioni e dosi

Infuso: 5 g in 200 ml di acqua, 2 o 3 volte al dì.

Polvere: da 0.6 g a 2 g pro dose, 2 volte al dì.

Estratto fluido: da 30 a 40 gtt, 3 volte al dì.

Tintura madre: da 40 a 50 gtt, 3 volte al dì.

Controindicazioni

Sconsigliato ai sofferenti di gastrite o di ulcere gastriche. Non somministrare in gravidanza.

Raccomandazioni

Evitare di esporsi al sole ed ai raggi U.V. durante il suo utilizzo perché può dare fotosensibilità. L’uso prolungato può generare allergie. La droga è igroscopica, conservare in luogo asciutto,

Riferimenti ufficiali: Farmacopea Tedesca (DAB X), Ph. Fr. X.

Anice verde

(Pimpinella anisum L.)

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Descrizione botanica: Pimpinella anisum l..

Famiglia:Apiaceae (Umbelliferae).

Sinonimi: Pimpinella aromatica, Anisum vulgare, Anisum officinale, Anice verde.

Nome inglese: Anise, Aniseed.

Descrizione

Pianta origine orientale, proveniente dal Medio Oriente e dalla Grecia, diffusa nel bacino del Mediterraneo.

È una pianta erbacea annuale, con stelo ramoso, pubescente, alto 50-80 cm. Le foglie sono bianco-verdastre alterne e ripartite in foglioline, divise in strisce sottili. I fiori sono raggruppati in ombrelle a 8-15 raggi, piccoli e bianchi. I frutti sono 2 mericarpi attaccati ovoidali, lunghi 3 o 4 mm, di colore grigio-verdastri, profumati e dal sapore dolce e piccante insieme.

Descritta da Ippocrate per eliminare il muco dal sistema respiratorio e da Plinio per favorire la digestione e contro il meteorismo.

Droga utilizzata: frutto (chiamato impropriamente seme).

Principi attivi

Olio essenziale (anetolo, α-pinene, limonene, metilcavicolo, anisochetone, anisaldeide). Cumarine e furocumarine. Flavonoidi. Fitosteroli. Alcol triterpenici.

Proprietà terapeutiche

Pianta aromatizzante, carminativa e digestiva. Utilizzata nel trattamento sintomatico delle turbe digestive con sensazione di gonfiore a livello addominale. Insufficienza digestiva, eruttazioni, flatulenza. Coadiuvante nella terapia del colon irritabile. Dispepsie, spasmi del tubo digerente, meteorismo, gastralgie, coliche. Aumenta la secrezione lattea.

Meccanismo d’azione

Stimola la secrezione gastrica, favorisce una migliore digestione, svolgendo un’azione carminativa ed antifermentativa intestinale. Possiede azione antibatterica e antimicotica, contro parecchi germi, in particolare Staphylococcus aureus, Clostridium sporogenes, Proteus vulgaris, Escherichia coli, Alcaligenaes faecalis e Flavobacterium suaveolens.

Preparazioni e dosi

Infuso: 4 g in 200 ml di acqua dopo i pasti principali.

Estratto secco: 200 mg pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Estratto fluido: 20 gtt pro dose, 3 volte al dì.

Tintura F.U.: da 30 a 40 gtt pro dose, 3 volte al dì.

Controindicazioni

L’essenza di anice pura, a dosi elevate, può manifestare effetti convulsivi.

Effetti collaterali

Si possono avere occasionalmente reazioni allergiche cutanee fotosensibilizzanti, dovute alla presenza di furocumarine. Disturbi gastrointestinali.

Un dosaggio elevato può provocare rilassamento muscolare, analgesia, sonno, tremori, ebbrezza, congestione cerebrale e convulsioni.

Raccomandazioni

Soggetti con nota sensibilità all’anetolo dovrebbero evitare l’uso dei semi di anice. Evitare cibi flautolenti: legumi, mollica di pane, castagne, ecc.

Riferimenti ufficiali: F.U. IX Ed. 1991, F.U. X Ed. 1998, ESCOP fascicule 3.

Arancio amaro

(Citrus aurantium L.)

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Descrizione botanica: Citrus aurantium L., var. amara.

Famiglia:Rutaceae.

Sinonimi: Arancio amaro, Arancio forte, Arancio selvatico.

Nome inglese: Bitter orange, Bigarade orange, Seville orange, Curacao orange.

Droga utilizzata: fiori, bucce e foglie.

Descrizione

Pianta legnosa, originaria dell’Himalaia, le dimensioni variano da piccolo arbusto ad albero alto fino a 5 m, coltivata in tutta l’area mediterranea. I fiori sono bianchi e profumati; il frutto è una bacca denominata esperidio, il cui pericarpo è costituito dall’epicarpo, di colore giallo e dalla superficie rugosa, a buccia di arancia, dove alloggiano le cellule delle essenze ed i flavonoidi amari. I fiori e le foglie si raccolgono separatamente, al momento della fioritura, dalla scorza del frutto verde, non ancora maturo, si preparano gli oli essenziali. Ingrediente di base dell’acqua di colonia, unitamente agli oli essenziali di bergamotto e citronella.

Principi attivi

Olio essenziale (cariofillene, citrale, linalolo, limonene, α e β-pinene, β-bisabolene, β-farnesene). Metilantralinato, terpineolo. Cumararine e furocumarine. La concreta ottenuta dai fiori forma l’essenza di Neroli, mentre dalle foglie la Petit Grain. Ammine simpaticomimetiche (sinefrina, octopamina). Bioflavonoidi (neoesperidina, naringina, esperidina). Flavonoidi (tangeretina, nobiletina, sinensetina, auranetina, rutine).

Proprietà terapeutiche

Amaro e digestivo, dispepsia atonica gastrica, antispasmodico gastrico. Coadiuvante nei trattamenti dietetici dell’obesità in soggetti carbonici e ipostenici, utile per smobilizzare i grassi di deposito. Antiastenico e antifatica. Stimolante anabolico.

Meccanismo d’azione

Amaro aromatico, stimola la secrezione cloropeptica sia per il sapore percepito dalle papille gustative della lingua, che per il contatto degli oli essenziali sulla mucosa gastrica. La sinefrina è un’ammina simpaticomimetica ad attività termogenica, stimola in modo selettivo i recettori beta-3. diffusi nel tessuto adiposo e nel fegato. La sinefrina provoca il rilascio di adrenalina e noradrenalina senza intervenire sulle altre classi di recettori adrenergici, (alfa-1 e alfa-2, beta-1 e beta-2.), aumentando la termogenesi lipidica. Il risultato quindi è una stimolazione diretta dei processi di lipolisi degli adipociti di deposito nel tessuto adiposo.

Preparazioni e dosi

Infuso: 10 g in 200 ml di acqua.

Polvere: 1 g pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Estratto fluido: 20 gtt pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Tintura madre: da 30 a 50 gtt pro dose, 3 volte al dì.

Controindicazioni

Sconsigliato ai sofferenti di gastrite o ulcera.

Raccomandazioni

Evitare l’esposizione al sole, può essere fotosensibilizzante.

La Circolare del Ministero della Salute n. 3, del 18 luglio 2002, G.U. n. 188 del 12 agosto 2002, recita: “L’apporto giornaliero di sinefrina con le quantità d’uso indicate non deve essere superiore a 30 mg corrispondenti a circa 800 mg di citrus aurantius con un titolo del 4% di tale sostanza”.

Avvertenze
Non superare la dose giornaliera consigliata.

In presenza di cardio-vasculopatie e/o ipertensione, prima di assumere il prodotto, consultare il medico.

Si sconsiglia l’uso del prodotto in gravidanza, durante l’allattamento e in bambini al di sotto dei 12 anni.

Riferimenti ufficiali: F.U. IX Ed. 1991, F.U. X Ed. 1998, F. U. XI Ed. 2002, Farmacopea Europea IV Ed. 1998/1999.

Arnica

(Arnica montana L.)

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Descrizione botanica: Arnica montana L..

Famiglia: Asteraceae (Compositae).

Sinonimi popolari: Arnica, Piantaggine delle alpi, Tabacco di montagna.

Nome inglese: Arnica, Mountain Tobacco, Leopard’s Bane.

Descrizione

Pianta perenne, diffusa in Europa, in alta e mezza montagna, cresce su terreni e pascoli acidi delle Alpi e dell’Appennino settentrionale, da 1000 a 2800 metri di altitudine, si annoverano una trentina di specie. Da un rizoma strisciante il primo anno spunta una rosetta di foglie basali ovali-lanceolate, aderenti al suolo (da qui il nome di Piantaggine delle alpi). Il secondo anno si sviluppa un fusto floreale semplice, leggermente peloso, alto circa 50-60 cm. Su questo un grosso fiore giallo-arancio e più in basso, all’ascella di due brattee opposte, altri due fiori piccoli. Tutta la pianta possiede un piacevole odore aromatico. Conosciuta nell’antichità come panacea lapsorum, panacea dei traumi. Il nome deriva dal greco ptarmike, starnutire, in relazione all’effetto delle foglie, comunemente utilizzate al posto del tabacco dalle popolazioni montane (tabacco dei Vosgi).

Droga utilizzata: Radice essiccata e polverizzata.

Principi attivi

Alcoli triterpenici (arnidiolo, feradiolo). Polifenoli (acido caffeico, acido clorogenico). Idrocarburi terpenici. Lattone sesquiterpenico (arnifolina, elenalina). Olio essenziale (carnicina, isoquercitina).Flavonoidi e tannini.

Proprietà terapeutiche

La tradizione attribuisce all’arnica proprietà antinfiammatorie, e analgesiche. Ritenuto il rimedio principale del trauma, utile nell’ecchimosi ed edemi conseguenti a contusioni, fratture, strappi muscolari e slogature.

È un rimedio di utile impiego per le contusioni, schiacciamenti, distorsioni, ematomi, nevralgie e mialgie in generale, sciatica, varici, dolori reumatici. Microtraumi, foruncoli, geloni, diatesi emorragica, emorragie della retina.

Meccanismo d’azione

L’azione antiflogistica e analgesica è dovuta al lattone sesquiterpenico capace di ridurre edemi e dolori di origine infiammatoria con buona azione antisettica. I flavonoidi e gli oli eterici svolgono effetti sinergici che permettono al fitocomplesso di agire con la massima efficacia.

Preparazioni e dosi

Estratti fluido: 30 gtt pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Tintura madre: diluita (1: 20), da 30 a 50 gtt pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Uso esterno

Pomata dal 10 al 20% di tintura madre, o al 10% di oleolito da applicare sulla parte contusa.

Controindicazioni

Controindicata in soggetti allergici al fiore di Arnica o alle altre specie appartenenti alla famiglia delle Compositae.

Effetti collaterali

In seguito ad applicazioni troppo elevate o prolungate nel tempo, si può verificare prurito, irritazione della pelle o dermatite da contatto. Dosaggi elevati, per uso interno, provocano un aumento delle transaminasi.

Raccomandazioni

Si raccomanda di prediligere l’impiego solo per uso esterno. Non applicare su ferite o abrasioni.

Riferimenti ufficiali: F.U. IX Ed. 1991, F. U. XI Ed. 2002, Farmacopea Europea IV Ed. 1998/1999, ESCOP fascicule 4.

Artiglio del diavolo

(Harpagophytum procumbens DC.)

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Descrizione botanica: Harpagophytum procumbens DC.

Famiglia: Pedaliaceae.

Sinonimi: Artiglio del diavolo.

Nome ìnglese: Devil’s Claw, Woodspider, Harpagophytum.

Descrizione

Pianta originaria dell’Africa meridionale, in particolare del Sud Africa, Namibia e Botswana, cresce sui suoli ricchi di ossido di ferro delle savane semidesertiche. Utilizzata dagli indigeni come amaro tonico per curare le febbri e i disturbi digestivi. È una pianta erbacea con foglie frastagliate e opposte, sulle cui ascelle s’inseriscono i fiori di colore rosso acceso. Il frutto, dopo la fecondazione diventa legnoso con escrescenze uncinate. La radice è fittonodosa. Il nome deriva dal greco harpago, uncino, che richiama la forma dei frutti dotati di artigli con i quali si attaccano alle zampe pelose degli animali, e da procumbens, giacere disteso, in riferimento alla posizione della pianta distesa sul terreno.

Droga utilizzata: radici secondarie laterali tuberizzate.

Principi attivi

Glucosidi monoterpenici iridoidi (arpagoside, arpagide, procumbide). Zuccheri (raffinosio). Aminoacidi. Steroli. Acido cinnamico. Triterpeni e polifenoli.

Proprietà terapeutiche

Antinfiammatorio, antiflogistico, blando analgesico, antireumatico e spasmolitico.Affezioni dei legamenti e delle articolazioni: tendiniti, fibromiositi e periartriti. Antinfiammatorio e analgesico con particolare tropismo per l’apparato osteoarticolare. Dolori di schiena e patologie degenerative dell´apparato osteoarticolare. Inappetenza e dispepsie, coleretico, ipocolesterolemizzante.

Meccanismo d’azione

Il meccanismo d’azione di questa droga sembra sia diverso da quello dei FANS, è controversa l´ipotesi di un coinvolgimento della cascata dell´acido arachidonico. La sperimentazione farmacologica ha dimostrato che il fitocomplesso nel suo insieme possiede maggiore efficacia dei singoli principi attivi (iridosidi: arpagoside e arpagide).

Preparazioni e dosi:

Decotto o infuso: 10 g in 200 ml di acqua, 2 o 3 volte al dì.

Estratto secco: 400 mg pro dose, 2 volte al dì.

Polvere: 1 g pro dose, 3 volte al dì.

Tintura madre: da 30 a 50 gtt, 2 o 3 volte al dì.

Controindicazioni

In pazienti affetti da ulcera gastrica e duodenale. In gravidanza per la sua azione oxitocica ed in allattamento per i principi amari.

Effetti collaterali

Il sapore amaro può determinare talvolta nausea con dolori di stomaco. Alte dosi possono avere effetto lassativo.

Interazioni

Potrebbe potenziare l’effetto dei farmaci antiaritmici e anticoagulanti quali il warfarin.

Raccomandazioni

Assumere a stomaco pieno, seguire cicli terapeutici di due mesi alternati da periodi di pausa. È sconsigliato la somministrazione in bambini al di sotto dei dodici anni.

Riferimenti ufficiali: F.U. IX Ed. 1991, F.U. X Ed. 1998, ESCOP fascicule 2.

Asparago

(Asparagus officinalis L.)

 schede-fitoterapia-asparago

Descrizione botanica: Asparagus officinalis l..

Famiglia:Liliaceae (Asparagaceae).

Sinonimi: Asparago, Asparagus sativus Bank.

Nome inglese: Asparagus, Asparrow Graes, Garden Asparagus.

Descrizione

L’asparago è una pianta erbacea della famiglia delle Liliacee, originariamente coltivata in Egitto, in Grecia e nel Medio Oriente. Ha un rizoma corto e grosso, dal quale spuntano germogli commestibili, denominati turioni. Le foglie vere sono ridotte a piccole squame spinose. I fiori di colore bianco-verde, sono piccoli e solitari. Il frutto è una bacca. È stato utilizzato fin dall’antichità nella calcolosi renale, già Galeno lo consigliava per la sua attività diuretica. Ha un odore caratteristico di orina, dovuto alla presenza di metilmercaptano.

Droga utilizzata: rizoma e radice.

Principi attivi

Principi amari della radice (inulina, officinalismine). Acidi solforati dei turioni (acido asparagusico, diidroasparagusico, acetildiidroasparagusico). Saponine (sarsapogenine). Glucosidi (Asparagosidi). Flavonoidi. Arginina. Proteine.

Proprietà terapeutiche

Azione diuretica,disintossicante, depurativa e ipotensiva. Ritenzione idrica ed edema. Cistite, calcolosi renale, iperuricemia e gotta.

Meccanismo d’azione

Una piccola quantità di saponine eliminate per via renale, provoca irritazione dell’epitelio renale e un aumento del numero di minzioni con eliminazione di cloro con odore caratteristico dovuto all’asparagina.

Preparazioni e dosi

Decotto: 60 g di radice, in 500 ml di acqua, da bere nella giornata.

Estratto fluido: 2 g pro dose, 2 volte al dì.

Tintura F.U.: 5 g pro dose, 2 volte al dì.

Tintura madre: da 30 a 50 gtt, 2 o 3 volte al dì.

Controindicazioni

Nefriti ed edemi dovuti a ridotta funzionalità cardiaca.

Effetti collaterali

Rare eruzioni cutanee di tipo allergico, irritazione sul glomerulo filtrante.

Raccomandazioni

Non somministrare a paziente con disturbi renali. Si raccomanda una dieta iposodica.

Riferimenti ufficiali: Ph. Fr. X.

Assenzio

(Artemisia absintium L.)

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Descrizione botanicaArtemisia absintium l..

Famiglia: Asteraceae (Compositae).

Sinonimi: Assenzio, Assenzio maggiore, Sirena verde.

Nome inglese: Wormwood, Old Woman, Mugwort, Absintium.

Descrizione

Pianta erbacea perenne, alta da 20 a 130 cm, provvista di rizoma sotterraneo ramoso e duro. Le foglie divise in lobi acuti, sono di color verde-grigio nella parte superiore e chiare nella parte inferiore per la presenza di peluria. Infiorescenza a pannocchia composta piramidata, formata da numerosissimi capolini emisferici gialli. I frutti sono dei piccolissimi acheni, fiorisce da luglio a settembre. Secondo la tradizione, il nome artemisia derivi da Artemide dea della caccia e protettrice delle piante medicinali con proprietà utili all’organismo femminile, secondo altri dal nome Artemisia, moglie di Mausolo e regina della Caria. L’estratto di assenzio è usato nel vermut, noto liquore aperitivo sti­mo­lante l’appetito.

Droga utilizzata: Foglie e sommità fiorite.

Principi attivi

Olio essenziale (cadinene, camazulene, fellandrene, mircene, pinene, sabinene, tujone). Alcool Tujlico. Glucosidi amari (absintina, anabsintina ed artemisia). Sali di potassio e manganese.

Proprietà terapeutiche

Amaro-toniche, eupeptiche, digestive, vermifughe, emmenagoghe. Utile rimedio dell’atonia gastrointestinale, flatulenza e spasmi gastrici.

Meccanismo d’azione

Amaro aromatico stimola la secrezione cloropeptica, ha un’azione antispasmodica.

Preparazioni e dosi

Infuso: 2 o 3 g in 200 ml di acqua.

Polvere: 1 g pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Tintura F.U.: 20 gtt, prima dei pasti, 2 volte al dì.

Estratto fluido: 20 gtt, 3 volte al dì

Estratto secco: 100 mg pro dose, 3 o 4 volte al dì.

Effetti collaterali

L’abuso di Assenzio, in particolare le forme idroalcooliche, possono provocare eccitazione sul S.N.C. con convulsioni.

Controindicazioni

Non somministrare in gravidanza e durante l’allattamento, rende amaro il latte. Non somministrare in casi di gastrite ed ulcera.

Raccomandazioni

Attenersi alle dosi indicate.

Riferimenti ufficiali: F.U. IX Ed. 1991, Ph. Fr. X.

Bambosil

(Bambusa arundinacea Schrader)

 schede-fitoterapia-bambosil

Descrizione botanica: Bambousa arundinaceaSchrader.

Famiglia: Poaceae.

Sinonimi popolari:Bambù, Bambosil.

Nome Inglese: Bamboo, Tabashir, Bambus.

Descrizione

Il Bambù è una pianta perenne originaria della Cina e delle regioni umide tropicali e subtropicali dell’Asia, si sviluppa fino a 30-40 metri di altezza. Sono piante dai fusti lignificati, unici e vuoti internamente, che terminano con un cespuglio di foglie sempreverdi con forte odore verde e fruttato. I fusti hanno una forte resistenza meccanica, durezza ed elasticità, per tali ragioni sono utilizzati per la costruzione di capanne, canalizzazioni di acqua, mobili, vasi. I germogli di bambù sono usati dalle popolazioni orientali come cibo, alla stregua degli asparagi. Relativamente recente è l’ utilizzo del bambù in fitoterapia e come integratore alimentare, molto apprezzato per l’elevato contenuto di concrezioni silicee.

L’uso di alimenti denaturati nell’alimentazione moderna riduce l’apporto nutrizionale del silicio come oligoelemento, pertanto, è utile fare di tanto in tanto un’integrazione con estratti di bambù-tabashir.

Droga utilizzata:essudato del gambo.

Principi attivi

Silicio. Silice. Sali potassici. Colina e betaina.

Proprietà terapeutiche

La carenza di silicio e di silice può sviluppare la sindrome dolorosa articolare, è raccomandato nei dolori articolari, reumatismi, usura della cartilagine, artrosi, fratture ossee, osteoporosi.

La silice è un remineralizzante utile nei processi di calcificazione ossea, dentizione, carenza di assimilazione di calcio durante la crescita e della formazione dei muscoli.

È un elemento nutritivo degli annessi cutanei: delle unghie e dei capelli; utile per le unghie fragili e capelli sottili.

La carenza di silicio provoca alterazioni della mucosa della bocca, cicatrici, demineralizzazione, enuresi notturna, foruncoli, sudorazione abbondante, sudore ai piedi.

Rinforza il sistema dei legamenti, del tessuto connettivale del derma (smagliature gravidiche) e dell’articolazioni (lussazioni, distorsioni, dito a scatto).

Meccanismo d’azione

La silice stimola la sintesi del collagene contenuto nei tessuti ossei e del connettivo, facilita la ricostruzione della cartilagine articolare. Il bambosil svolge un’azione rimineralizzante utile per le cartilagini e per migliorare l’elasticità del tessuto connettivo a livello delle ossa e della pelle. Inoltre, il silicio è un elemento importante del corpo, ha un tropismo specifico per la cute, gli annessi cutanei e per le ossa.

Preparazioni e dosi:

Polvere: 1 g pro dose, 2 volte al dì.

Estratto secco: da 30 a 50 mg pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Pianta non citata dalle fonti ufficiali di fitoterapia. Non sono segnalati particolari raccomandazioni e/o limitazioni d’uso.

Betulla

(Betula alba L.)

 schede-fitoterapia-betulla

Descrizione botanicaBetula Alba L..

Famiglia:Betulaceae.

Sinonimi: Betula verrucosa, Betulla pendula, Betulla pubescens, Betulla, Betulla bianca.

Nome inglese: Birch.

Descrizione

Albero diffuso in Europa, prevalentemente nelle regioni temperate e fredde, cresce nei boschi con terreno siliceo. Può raggiungere fino a 30 metri di altezza. Corteccia liscia e chiara, grigia alla base con molte sfaldature, rami sottili e penduli, foglie caduche romboidali con con margine seghettato, il lato inferiore delle foglie è più chiaro di quello superiore. Il nome betulla deriva dal latino batuere, battere, perché con i suoi rami si producevano le verghe dei fasci littori e le sferze per gli scolari indisciplinati.

Droga utilizzata: foglie giovani e gemme, corteccia, legno e linfa.

Principi attivi

Flavonoidi (iperoside, quercetina, kemperolo). Olio essenziale dalle foglie e corteccia (salicilato di Metile), dalle gemme (betulene e betulenene), dal catrame del legno (fenolo, dimetil fenolo, creosolo, creosoto, guaiacolo). Acidi fenolcarbossidici (acido caffeico, acido clorogenico). Betullinolo. Betulloside.

Proprietà terapeutiche

Depurativo, drenante, ipocolesterolemizzante. Tonico-stimolante generale. Come macerato glicerico è consigliato negli accumuli di acido urico. Diuretico antiedematoso utile nella cellulite ed obesità. Agisce sulle vie urinarie, specialmente in casi di infiammazione e renella, e come coadiuvante nel trattamento delle infezioni batteriche del tratto urinario.

Meccanismo d’azione

Stimola la diuresi aumentando l’escrezione di acqua e di sali, di composti azotati e di cloruri, senza provocare irritazione del parenchima renale. Attiva il sistema epato-renale, eliminando urea ed acido urico.

Preparazioni e dosi

Infuso: da 2 a 4 g 200 ml di acqua, 3 o 4 volte al dì.

Estratto fluido: 50 gtt, 3 volte al dì.

Tintura F.U.: mezzo cucchiaio, 2 o 3 volte al dì.

Tintura madre: 50 gtt, 3 volte al dì.

Macerato glicerico: 50 gtt 3 volte al dì, prima dei pasti.

Estratto secco: 800 mg pro dose, 2 volte al dì.

Linfa di Betulla (Seve de Bouleae): da 20 a 50 gtt, 2 o 3 volte al dì.

Controindicazioni

Non somministrare in presenza di edemi, i soggetti con ridotta funzionalità cardiaca e renale.

Effetti collaterali

Può dare fenomeni allergici.

Raccomandazioni

Aggiungere all’infuso un cucchiaino di bicarbonato di sodio (alcalinizzante) per facilitare la solubilizzazione del Betullinolo potenziando l’azione diuretica. Assumere con abbondanti liquidi. Si consiglia una dieta iposodica.

Riferimenti ufficiali: Ph. Fr. X, ESCOP fascicule 1.

Biancospino

(Crataegusoxyacantha L.)

 schede-fitoterapia-biancospino

Descrizione botanica: Crataegus oxyacantha L..

Famiglia:Rosaceae

Sinonimi popolari: Biancospino, Bossolino, Spinobianco.

Nome inglese: Crataegus, Hawthorm, Singleseed Hawthorm.

Descrizione

Il biancospino è un arbusto spinoso, diffuso nei boschi di tutta Europa, raggiunge da 2 a 4 metri di altezza con fiori bianchi, molto diffuso nelle zone temperate dell’emisfero nord, nei terreni incolti e al limitare dei boschi. Ha foglie caduche divise in 3 o 5 lobuli. I fiori sono bianchi e profumati, sbocciano tra marzo-aprile. Produce frutti a bacche rosse che si raccolgono in settembre-ottobre.

Il nome deriva da krataigos, forza, riferita alla durezza del legno; oxus, aguzzo riferito alle spine acuminate e anthos, fiore.

Droga utilizzata: fiori con le foglie, raccolti in primavera.

Principi attivi

Flavonoidi (iperoside, vitexina, rutina, quercitrina, quercitina). Polifenoli (acido Clorogenico, acido Caffeico). Triterpeni (acido ursoloico, oleanolico, crataegico, acantolico).

Proprietà terapeutiche

Il Biancospino è definito la valeriana del cuore. Blando ansiolitico, sedativo. Indicato nei disturbi del sonno, irritabilità, utile nella ridotta funzionalità cardiaca, con cardiopalmo, precordialgie e cardiopatia associata alla senilità. Elimina la componente reattiva emotiva di alcuni stati ipertensivi.

Meccanismo d’azione

Svolge a livello cardiaco un’azione inotropa positiva, dromotropa positiva, anti-tachicardico, diminuisce le resistenze vascolari periferiche, migliora la perfusione sanguigna delle arterie coronarie e del miocardio, aumenta la tolleranza del muscolo cardiaco allo sforzo.

Preparazioni e dosi

Decotto: da 5 a 6 g in 200 ml di acqua, 3 o 4 volte al dì.

Estratto fluido: da 30 a 45 gtt, 3 volte al dì.

Estratto secco: 500 mg pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Tintura madre: da 30 a 50 gtt, 3 volte al dì.

Macerato glicerico: da 30 a 50 gtt, 3 volte al dì.

Effetti collaterali

Dosaggi elevati possono manifestare intolleranze gastriche associate a dolori ed eventualmente diarrea.

Interazioni

Probabile interazione con derivati digitalici. Aumenta l’azione bradicardizzante dei farmaci beta-bloccanti.

Raccomandazioni

Usare con cautela durante la guida, provoca attenuazione dell’attenzione.

Riferimenti ufficiali: F.U. IX Ed. 1991, F.U. X Ed. 1998, F. U. XI Ed. 2002, Farmacopea Europea IV Ed. 1998/1999, ESCOP fascicule 5.

Boldo

(Peumus boldus Molina)

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Descrizione botanica: Peumus boldus Molina.

Famiglia:Monimiaceae.

Sinonimi: Boldus (Molina) Lyons, Boldo.

Nome inglese: Boldo, Boldus.

Descrizione

È una pianta originaria del Cile, cresce nelle colline con terreno asciutto, è naturalizzata in Marocco. Arbusto sempreverde, perenne, con foglie ellittiche coriacee, opposte e infiorescenze cimose, di colore bianco o giallognoli. Il termine peumus, deriva dal latino peumene, spuma color argento, che richiama il colore verde-grigio dai riflessi argentati delle foglie della droga.

Droga utilizzata: foglie.

Principi attivi

Alcalodi isochinolinici (boldina, sparteina, apomorfina, isocoridina,laurotetanina). Olio essenziale (p-cimene, ascaridolo, 1,8-cineolo, linalolo).Glucoside (boldoglucina). Flavonoidi (quercetina, canferolo). Tannini. Resina.

Proprietà terapeutiche

Colagogo utile nell’insufficienza epatica. Dispepsie digestive, eupeptico. Litiasi biliare. Stasi biliare.

Meccanismo d’azione

Fluidificante della bile.

Preparazioni e dosi

Infuso: 4 g in 200 ml di acqua, 3 volte al dì.

Estratto fluido: 30 gtt, 3 volte al dì.

Tintura: un cucchiaino 2 volte al dì.

Estratto secco: 200 mg pro dose, 3 volte al dì.

Polvere: 1 g pro dose, 3 volte al dì, prima dei pasti.

Controindicazioni

Usare con cautela: nei distillati ed essenze è presente l’ascaridolo, sostanza neurotossica.

Raccomandazioni

Non assumere in casi di epatopatie, ostruzione delle vie biliari e in pazienti con coliche epatiche. L’uso continuo a lungo termine non è raccomandato.

Riferimenti ufficiali: F.U. IX Ed. 1991, F.U. X Ed. 1998, F. U. XI Ed. 2002, Farmacopea Europea IV Ed. 1998/1999, ESCOP fascicule 1.

Borragine

(Borago officinalis L.)

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Descrizione botanica: Borago officinalis L..

Famiglia:Boraginaceae.

Sinonimi: BBorragine, Borrana, Vorraccia.

Nome inglese: Boragre, Burrage, Beebread.

Descrizione

Pianta erbacea annuale ricoperta di setole pungenti biancastre, radice a fittone. Foglie basali grandi che diminuiscono di dimensione andando verso il vertice. Altezza circa 50 cm. Fiori numerosi raccolti in grappoli terminali cascanti di colore dal rosa al blu al violaceo. Cresce allo stato selvatico lungo le strade, nei campi nei luoghi ben esposti al sole. Si raccoglie dalla primavera all’autunno. Il nome borragine deriva dal suo aspetto lanoso, borago, dal latino borus, ispido, peloso.

Droga utilizzata: semi, foglie e fiori.

Principi attivi

L’olio ottenuto dai semi contiene acidi grassi essenziali omega 6, acido γ-linolenico (GLA), acido α-linoleico (ALA), acido oleico, acido palmitico e acido stearico. I fiori e le parti aeree contengono acido silicico, allantoina, antociani, idrocolloidi, mucillaggini, tannini, sali minerali, vitamina C, alcaloidi pirrolizidinici (supinina, samina e altri).

Proprietà terapeutiche

Diuretiche, emollienti e antinfiammatorie, nutriente del bulbo pilifero e rigenerante della cute. Il GLA viene impiegato nel trattamento dell’eczema atopico neonatale e dell’infiammazione. L’olio essenziale esercita un’azione protettiva, anti-radicalica nello stress, nell’eccessiva esposizione ai raggi solari, negli eccessi di fumo e inquinamento atmosferico.

Meccanismo d’azione

L´olio di borragine è una delle fonte più ricche in natura di acido γ-linolenico e di acido linolenico, precursori delle prostaglandine (PGE1) e dell’acido 15-idrossieicosatrienoico), coinvolte sia nella rigenerazione dei tessuti cellulari cutanei sia nelle reazioni infiammatorie-allergiche. L’acido γ-linolenico regola le normali funzioni di barriera della pelle, riducendo la perdita d´acqua nello strato corneo svolgendo un’azione protettiva, rigenerante della cute e seboregolatore a livello delle ghiandole sebacee

Preparazioni e dosi

Decotto o infuso: 150 g in 2 litri di acqua da bere durante la giornata.

Oleolito: 200 mg pro dose, in capsule oleose 2 o 3 volte al dì.

Uso esterno: da 10 a 30 g di oleolito in emulsione o olio da massaggio.

Effetti collaterali

Le parti aree contengono alcaloidi pirrolizidinici che sono causa di epatotossicità, ciò limita fortemente l´uso delle parti aeree della pianta.

Raccomandazioni

Conservare l’olio al riparo da fonti di calore. Evitare l´uso delle parti aeree.

Riferimenti ufficiali: Ph. Fr. X.

Borsa del pastore

(Capsella bursa-pastoris L.)

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Descrizione botanica: Capsella bursa-pastoris L..

Famiglia:Brassicaceae (Cruciferae).

Sinonimi: Borsacchia, Erba borsa, Borsa pastore.

Nome Inglese: Shepherd’s Purse, Pick Purse, Capweed, Pick Pochet, Lady’s Purse.

Descrizione

È una pianta erbacea molto diffusa, con fusto eretto alto da 30 a 60 cm. Alla base del caule presenta una rosetta di foglie picciolate, incise e pennatosette. Le altre foglie sono invece sessili, di forma oblungo-lanceolata, con margine irregolare e dentato. I fiori sono formati da quattro petali a corolla, di colore bianco e raccolti in racemo semplice. La pianta fiorisce da marzo a dicembre. Il frutto è una siliqua di forma particolare, ovato-triangolare con due logge. L’azione emostatica di questa pianta è nota da molti secoli, già utilizzata da Ippocrate.

Il nome della pianta deriva dal latino capsella, piccolo cofano in riferimento alla forma dei frutti che richiama la borsa del pastore.

Droga utilizzata: parte aerea della pianta

Principi attivi

Flavonoidi (esperidina, diosmina e rutina). Olio essenziale solforato (mercaptani). Alcaloidi (burseina). Acidi organici. Tiamina. Inositolo. Tannini.

Proprietà terapeutiche

Antiemorragiche, emostatiche, ossitociche, ipotensive. Utile rimedio per i disturbi emorragie dell’apparato genitale femminile, metrorragie e menorragie, e nelle emorragie post parto.

Meccanismo d’azione

L’azione antiemorragica è attribuibile ai flavonoidi e alla burseina, agiscono aumentando la contrazione della muscolatura uterina, con effetto oxitocico, simile a quello della segale cornuta. Agli stessi principi attivi è attribuibile l’azione emostatica e vasocostrittrice.

Preparazioni e dosi

Tisana: 10 g in 200 ml di acqua, 3 volte al dì.

Estratto fluido: 3 cucchiaini al dì.

Tintura F.U.: un cucchiaio, da 2 a 5 volte al dì.

Tintura madre: da 30 a 40 gtt, 3 volte al dì

Polvere: 1 g pro dose, 3 o 4 volte al dì.

Effetti collaterali

Non utilizzare in gravidanza, potrebbe provocare aborto.

Raccomandazioni

L’assunzione della pianta ad attività emostatica, per via interna, va eseguita o sotto controllo medico.

Riferimenti ufficiali: Ph. Fr. X.

Cacao

(Theobroma cacao L.)

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Descrizione botanica: Theobroma cacao L.

Famiglia: Sterculiaceae.

Sinonimi popolari: Cacao.

Nome inglese: Cocoa, Chocolate Tree.

Descrizione

Albero originario dell’America meridionale, cresce in particolare nel Venezuela, alto fino a 10 metri. Ha foglie alterne, ovali-ellittiche, glabre, lisce, con fiori, piccoli e rossastri, inodori, riuniti a piccoli gruppi sul tronco o sui grossi rami. Il frutto è una capsula, pericarpo duro con 10 strie longitudinali, contenete molti semi di forma ellittica ed appiattiti, disposti orizzontalmente e immersi in una polpa acquosa e acida.

I semi isolati dalla polpa, sono sottoposti a leggera fermentazione ed essiccati; poi vengono torrefatti e sbucciati, triturati in mortaio e scaldati a 70°C: in questo modo si forma una pasta omogenea da cui si ottiene il cacao in polvere e il burro di cacao. La pianta del Cacao era conosciuta dai Maya e dagli Aztechi, il nome le deriva da tchocolatl, tchoco, suono e latl, acqua, ossia suono e acqua, in riferimento alla preparazione che avveniva usando un frullino rumoroso. Fu Linneo a chiamarla Theobroma, cibo degli dei. Pianta introdotta in Europa dallo spagnolo Hernando Cortez, successivamente fu l’italiano Antonio Carlotti a divulgare la ricetta della preparazione della cioccolata nei primi del Settecento.

Droga utilizzata: semi.

Principi attivi

Burro di cacao (acido palmitico, acido stearico, acido oleico, acido linoleico). Alcaloidi purinici (teobromina, caffeina e adenina).

Proprietà terapeutiche

Astenie, debolezza fisica e convalescenza. Energetico ed euforizzante, migliora la circolazione sanguigna, la concentrazione e la performance intellettuale. Pianta utilizzata per il mantenimento della linea, svolge un effetto drenante e smobilizzo dei grassi di deposito, aumentando la termogenesi.

Per uso dermatologico il burro cacao ha proprietà protettive ed emollienti, utile per la cicatrizzazione di ragadi e screpolature.

Meccanismo d’azione

La teobromina (3,7-dimetilxantina), come tutte le xantine, svolge un’azione diuretica, stimolante del sistema nervoso e della termogenesi (v. meccanismo d’azione del Tè verde). A livello gastro-intestinale rallenta il riassorbimento dei grassi, poiché, interviene bloccando alcuni enzimi digestivi (lipasi) a livello intestinale rallentando l’assorbimento dei grassi. La presenza di feniletilamina produce un miglioramento dell’umore con effetto antidepressivo.

Preparazioni e dosi

Tintura madre: da 30 a 50 gtt, 2 o 3 volte al dì.

Estratto secco: da 200 a 400 mg pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Usi diversi

Il burro di cacao é usato nei prodotti dolciari e per la preparazione del cioccolato. Per uso farmaceutico é impiegato come eccipiente per supposte, ovuli e stick per labbra. In cosmesi nella produzione di rossetti e creme.

Controindicazioni

Sconsigliato l’uso in soggetti affetti da calcolosi renale ossalica e della colecisti.

Raccomandazioni

In alcuni soggetti può provocare allergie e disturbi digestivi.

Pianta non citata dalle fonti ufficiali di fitoterapia.

Calendula

(Calendula officinalis L.)

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Descrizione botanica:Calendula officinalis L.

Famiglia:Asteraceae(Compositae).

Sinonimi popolari: Calendola, Fiorrancio, Fiore del mese, Garofano di Spagna.

Nome inglese: Calendula, Marigold, Ringflower, Pot Marigold.

Descrizione

Pianta erbacea o sublegnosa, più o meno pelosa, annuale o biennale, cresce spontaneamente in tutti i paesi del Mediterraneo, Europa, Asia e nelle Americhe. Raggiunge un’altezza fino a 100 cm. Le foglie sono alterne e denticolate, le inferiori spatolate e le superiori lanceolate. Jl nome Calendula deriva dal latino calendae, giorno, richiama il succedersi perpetuo del tempo. Secondo altri, deriverebbe dal greco kàlathos, coppa o cesta, in riferimento alla forma del fiore. Il capolino si abbassa al tramonto, simbolicamente considerato un segno di mestizia, di lutto per la scomparsa del sole e simbolo del dolore, della noia e della pena. Pianta utilizzata dai medici del Medioevo e riportata nella Materia Medica di Leon Vannier. Usata durante la prima Guerra Mondiale per la sua azione cicatrizzante per medicare piaghe e ferite.

Droga utilizzata: fiori e foglie.

Principi attivi

Saponine triterpeniche dell’acido oleanolico (β-amirina, eritrodiolo). Mucillagini. Fitosteroli. Flavonoidi. Calendulina (miscela di caroteni e xantofille).

Proprietà terapeutiche

Antisettiche, antinfiammatorie, cicatrizzante della pelle e delle mucose. Coleretiche (stimola la secrezione della bile). Utile per le affezioni dell’apparato genitale: regola il flusso mestruale, amenorrea e dismenorrea. Cicatrizzante della mucosa orale (afte, gengiviti e stomatiti), e della mucosa gastrica (ulcera peptica e gastroduodenale). Disturbi della circolazione venosa varici, flebiti, emorroidi.

Usato come riepitelizzante cutaneo in dermatologia nelle dermatiti atopiche, impetigine, ed in associazione a sostanze cheratolitiche per verruche, calli e duroni.

Impiegato in cosmetologia, per gli inestetismi cutanei, per la pelle secca, disidratata e nelle creme anti-age.

Meccanismo d’azione

Svolge azione cicatrizzante e rigenerante dell’epitelio cutaneo e delle mucose. Inoltre, svolge azione: batteriostatica, antiflogistica, spasmolitica e coleretica.

Preparazioni e dosi

Infuso: 2 g in 200 ml di acqua, da assumere per os o per impacchi cutanei.

Tintura madre: da 30 a 40 gtt pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Uso esterno

Pomata o gel dal 5 al 10% di Tintura madre.

Per uso cosmetico dal 2 al 5% di estratto glicolico, in soluzioni glicero-alcoliche, in gel e creme.

Controindicazioni

Non somministrare in gravidanza.

Effetti collaterali

Raramente si manifestano fenomeni allergici. Da consigliare con cautela in soggetti con sensibilità alla famiglia delle Compositae.

Interazioni

Sono contemplate alcune sensibilizzazioni dell’epidermide, non sono stati registrati casi di dermatite da contatto.

Raccomandazioni

La tintura madre va preparata utilizzando una concentrazione in rapporto 1/20 droga/solvente.

Riferimenti ufficiali: ESCOP fascicule 1,Ph. Fr. X.

Camomilla

(Matricaria recutita L.)

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Descrizione botanica: Matricaria recutita L..

Famiglia:Asteraceae (Compositae).

Sinonimi popolari: Camomilla, Matricaria camomilla comune, Camomilla tedesca.

Nome inglese: Matricaria, Camomile, German Camomille.

Descrizione

Pianta erbacea annuale diffusa in Europa, alta da 20 a 50 cm, aromatica, originaria dell’Europa meridionale, orientale e dell’Asia. Cresce in luoghi erbosi, in pianura e nei terreni incolti. Fiorisce da maggio a settembre, i fiori sono riuniti in capolini e con radice a fittone. Si raccoglie in estate. Il nome Camomilla deriva dal greco chamaimelon, melo nano, e dal latino matricaria, matrix, utero, in riferimento alle sue proprietà emmenagoghe.

Da distinguere dalla Camomilla romana o inglese (Anthemis nobilis L.).

Droga utilizzata: capolini fioriti.

Principi attivi

Olio essenziale (bisabololo, bisabolene, α-bisabololo, camazulene, α-farnesene). Flavoni (apigenina). Proazuleni, Cumarine (erniaria, umbelliferone). Sesquiterpeni ciclici.

Proprietà terapeutiche

Sedative ad effetto miorilassante. Spasmolitiche, antiflogistiche, cicatrizzante per uso esterno e delle mucose. Proprietà carminative indicato nelle coliche digestive e nelle sindromi di alterazione della flora batterica, contribuendo alla sua ricostruzione. Cefalee con insufficienza digestiva.

Indicata negli spasmi dolorosi e coliche gastrointestinali. Nei disturbi della menopausa e nelle dismenorree con mestruo doloroso

In pediatria, nell’eruzione dentaria dolorosa nei bambini, utile anche l’uso di impacchi locali.

Per uso cosmetico nell’acne, foruncoli, couperose, ascessi, irritazioni cutanee da pannolini.

Meccanismo d’azione

Svolge azione cicatrizzanti, ulcero protettive, antibatteriche e spasmolitiche. L’azione antispasmodica viene usata come sedativo del SNC. Alcuni studi hanno evidenziato un’azione di depressione dell’attività del SNC senza compromettere la coordinazione motoria.

Preparazioni e dosi

Infuso: 5 g in 200 ml di acqua, 2 o 3 volte al dì.

Estratto fluido: da 15 a 25 gtt, 3 o 4 volte al dì.

Estratto secco: 250 mg pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Tintura madre: da 20 a 40 gtt, 2 o 3 volte al dì.

Olio essenziale: 4-5 gtt pro dose, su veicolo, 2 o 3 volte al dì.

Controindicazioni

Ipersensibilità individuale alla Matricaria e alle Compositae, raramente reazioni topiche allergiche. Non somministrare in gravidanza.

Effetti collaterali

Sono riportati casi di allergia da contatto in persone con allergia acclarata alle specie Artemisia. Il fiore della Matricaria può contenere tracce di antecotulide, lattone sesquiterpenico, forte allergene, che può provocare eritemi da contatto. La Matricaria recutita, possiede un potenziale allergenico più basso di altre specie di camomilla e quindi le reazioni allergiche alla Matricaria si devono considerare molto rare. La maggior parte delle reazioni allergiche descritte alla Matricaria sono dovute alla contaminazione con le varie specie di (Anthemis cotula, Anthemis nobilis), che contengono elevate quantità di antecotulide.

Raccomandazioni

Un dosaggio eccessivo può causare nausea e vomito. Dosi elevate, in alcuni soggetti ipersensibili, possono provocare effetto paradosso, con nausea ed insonnia.

Riferimenti ufficiali: F.U. X Ed. 1998.

Carciofo

(Cynara scolymus L.)

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Descrizione botanica: Cynara scolymus L..

Famiglia: Asteraceae (Compositae).

Sinonimi popolari: Carciofo.

Nome inglese: Artichoke, Globe Artichoke.

Descrizione

Pianta erbacea biennale, con grossi fusti alti fino ad un metro, foglie basali molto grandi. L’infiorescenza è formata da fiori azzurro-violacei, riuniti in grossi capolini contornati da squame di colore verdastro. Il frutto è la parte edule, commestibile. Il carciofo è una pianta di origine araba, Kershouff (Kharshuf), il suo nome deriva dal greco cynara, cenere, che serviva per concimarla. e scolymus, spinoso. Era conosciuta ed usata nell’antico Egitto come pianta dietetica ed alimentare. Plinio descrisse il carciofo come alimento dei ricchi. Già nel Medioevo venne riconosciuto l’effetto curativo delle foglie e le stesse vennero impiegate nell’insufficienza epatica e per i disturbi della cistifellea.

Droga utilizzata: foglie.

Principi attivi

Derivati polifenolici dell’acido clorogenico (cinarina o acido 1,5-di-o-caffeilchinico, acido caffeilchinico, acido caffeico, acido clorogenico), Flavonoidi (scolimoside). Olio essenziale (β-selinene, β-cariofillene, eugenolo, fenilacetaldeide). Tannini. Carboidrati. Acidi organici.

Proprietà terapeutiche

Aperitivo, amaricante, insufficienza epatica e biliare, coleretico, dispepsie ipocolesterolemizzante, ipolipidemizzante, depurativo e drenante.

Meccanismo d’azione

Il Carciofo svolge un’azione epatoprotettiva ed epatostimolante, attiva la funzionalità epatica favorendo il metabolismo lipidico. Agisce favorendo la coleresi biliare e trasformando il colesterolo circolante in acidi biliari che aumentando l´escrezione di colesterolo e l’eliminazione dell’urea. Inoltre, l´azione coleretica aumenta la secrezione di colati che agiscono con effetto ipocolesterolemizzante e antiaterosclerotica. L´acido clorogenico, aumenta la secrezione acida della mucosa gastrica e la motilità intestinale con un’azione eupeptica e stomachica.

Altre proprietà ascritte riguardano un´azione diuretica e antiossidante. L´azione diuretica non è però immediata ma si manifesta dopo un trattamento protratto per alcuni giorni.

Preparazioni e dosi

Infuso: 6 g in 200 ml di acqua, 2 o 3 volte al dì, dopo i pasti.

Polvere: 450 mg pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Estratto fluido: 40 gtt, 3 volte al dì dopo i pasti.

Estratto secco: 200 mg pro dose, 2 volte al dì.

Tintura F.U.: 30 gtt, 2 volte al dì.

Tintura madre: da 30 a 50 gtt, 2 o 3 volte al dì.

Controindicazioni

È controindicato nelle affezioni intestinali, biliari ed epatiche di natura occlusiva: coletiliasi, calcolosi epatiche e nei soggetti allergici alle composite. Non usare in gravidanza e allattamento.

Effetti collaterali

La presenza del lattone sequiterpenico cinaropicrina può causare dermatiti allergiche da contatto in soggetti ipersensibili.

Raccomandazioni

Usare con cautela nelle persone affette da meteorismo, aerofagia e in presenza di scariche diarroiche. Non assumere in caso di occlusione delle vie biliari. Non assumere durante l’allattamento, rallenta la lattazione.

Riferimenti ufficiali: F.U. IX Ed. 1991, F.U. X 1998.

Cardiaca

(Leonurus cardiaca L.)

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Descrizione botanica: Leonurus cardiaca L..

Famiglia: Lamiaceaea (Labiateae).

Sinonimi popolari: Coda di leone, Cardiaca, Lemuro.

Nome inglese: Mother Wort, Cowth Wort.

Descrizione

Pianta originaria dell’Asia, importata e diffusa in Europa nel VII secolo, coltivata nei giardini e monasteri. È una pianta perenne dal fusto rigido, a sezione quadrata, molto ramificato con foglie spicciolate, dentellate, incise a 7 punte quelle inferiori e a 3 punte le foglie superiori. I fiori di colore rosa-porpora, si sviluppano, a verticilli folti a forma di calice a 5 petali, lungo il fusto e fioriscono tra giugno e settembre. La Cardiaca cresce nelle regioni mediterranee sui viottoli, siepi, sentieri e ruderi fino a raggiungere 1,50 m di altezza. Il nome leonorus deriva dal latino leo, leone e dal greco orura, coda, che rispecchia la forma del fiore.

Droga utilizzata: parti aeree dell’intera pianta raccolte durante la fioritura.

Principi attivi

Alcaloidi (leonucardina o stachidrina). Glucosidi (leonurina). Olio essenziale. Saponine emolitiche. Betaina. Tannini. Vitamina A e C.

Proprietà terapeutiche

Sedativo del sistema nervoso centrale, sistema nervoso vegetativo e cardio- vascolare. Ha proprietà ipotensiva, emmenagoga e antiaggregante piastrinica; utile per attenuare i disturbi della menopausa.

Meccanismo d’azione

La Cardiaca agisce determinando un rallentamento del ritmo cardiaco, e un miglioramento dell’irroramento delle coronarie. Svolge un’azione ipotensiva con vasodilatazione periferica. In uno studio di Belliche su 64 pazienti, con disturbo del ritmo cardiaco da distonia neurovegetativa, causata da stress, che manifestavano insonnia, agitazione, astenia, extrasistoli ventricolari, la pianta mostrò di avere azione sedativa, antiadrenergica e antispasmodica.

Preparazioni e dosi

Infuso: 4 g in 200 ml di acqua, 2 o 3 volte al dì.

Estratto fluido: 35 gtt, 2 o 3 volte al dì.

Tintura madre: da 30 a 50 gtt, 2 o 3 volte al dì.

Controindicazioni

Non somministrare in gravidanza.

Effetti collaterali

Ad alte dosi e per periodi prolungati può provocare diarrea, sanguinamenti uterini e irritazioni dello stomaco.

Raccomandazioni

Si consiglia di assumere i rimedi a stomaco vuoto, prima dei pasti.

Riferimenti ufficiali: BHP – Farmacopea Tedesca (DBA – Commissione E).

Cardo mariano

(Silybum marianum Gaertner)

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Descrizione botanica: Silybum marianum Gaertner.

Famiglia:Asteraceae (Compositae).

Sinonimi popolari: Cardo mariano, Cardo della Madonna, Silimarina.

Nome inglese: Milk Thisthle, Marian Thisthle, True Thisthle, Silymarine.

Descrizione

Pianta erbacea con foglie a chiazze bianche lungo le nervature, con bordatura dentellata spinosa. I fiori di colore porpora, tubolari, circondati da brattee con punte allungate e spinose. Cresce nei luoghi incolti dell’Europa meridionale, Africa settentrionale e Asia occidentale. È una pianta originaria del bacino del Mediterraneo, il suo nome deriva dall’egiziano solib che indica una specie di cardo, oppure dall’ebraico sillon, spina e hibra, nutrimento, e da marianum, di Maria, in riferimento alle chiazze bianche disposte lungo la nervatura della foglia. Secondo la mitologia, rappresentano le gocce di latte cadute dal seno della Madonna che utilizzò questa pianta per nascondere il bambino Gesù durante la fuga per sottrarsi alla persecuzione di Erode. È una pianta utilizzata a scopo terapeutico già nel medioevo, infatti, Paracelso, nel suo libro, la indica come la pianta utile “contro le fitte interne”.

Droga utilizzata: foglie, frutti (semi).

Principi attivi

Flavonoidi (quercetina, apigenina e silimarina costituita da silibina, silicristina, silidianina, taxsifolina). Trigliceridi di acidi grassi insaturi (tocoferolo e fitosterolo). Steroli. Tannini. Amine. Tiramina.

Proprietà terapeutiche

Stimolante la funzionalità epatica, colagogo, coleretico, antiossidante, antiradicalico. Epatoprotettore, disintossicante epatico, utile nell’insufficienza epatica, disfunzioni epatiche da stress, intossicazione e abusi alimentari e da alcool, avvelenamenti, cirrosi, epatiti.

Meccanismo d’azione

La silimarina svolge un’azione vasocostrittiva periferica e un’azione antiossidante sui lipidi di membrana dell’epatocita. Attiva la sintesi proteica e la rigenerazione cellulare dell’epatocita, attraverso la stimolazione del RNA polimerasi del nucleo dell´epatocita, quindi, aumenta la sintesi proteica ribosomiale a cui è legata la capacità rigenerativa del fegato. Il meccanismo d´azione antiradicalico è riferito alla attività stabilizzante di membrana dei flavanoidi sugli epatociti che neutralizzano i radicali liberi e bloccano gli enzimi coinvolti nella formazione dei lipoperossidi. Inoltre, la silimarina favorisce la produzione di glutatione con azione disintossicante. L´azione epatoprotettrice si completa con un´azione normolipidemizzante.

Preparazioni e dosi

Decotto: 6 g in 200 ml di acqua, 2 volte al dì.

Estratto fluido: 30 gtt, dopo i pasti principali.

Tintura F.U.: 20 gtt, 2 o 3 volte al dì.

Tintura madre: da 30 a 50 gtt, dopo i pasti, 2 o 3 volte al dì.

Estratto secco: 500 mg pro dose, 3 volte al dì.

Controindicazioni

Reazioni di ipersensibilità individuali in soggetti sensibili alle compositae, non somministrare in gravidanza e agli ipertesi.

Effetti collaterali

La presenza di tiramina, in rari casi può produrre l’ipertensione. Somministrato di sera potrebbe provocare ipereccitabilità e insonnia.

Raccomandazioni

Usare con cautela in soggetti ipertesi in quanto contiene tiramina.

Riferimenti ufficiali: F.U. IX Ed. 1991.

Carota

(Daucus carota L.)

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Descrizione botanica: Daucus carota L..

Famiglia: Apiaceae (Umbelliferae).

Sinonimi popolari: carota.

Nome Inglese: Carrot.

Descrizione

Pianta erbacea biennale glabra o irta, con radice a fittone e caule eretto, striato e ramoso, con foglie inferiori pennatosette, molto frastagliate. I fiori bianchi si sviluppano su un peduncolo terminale raccolti in un’ombrella. Il frutto è un diachenio, grossa radice carnosa e commestibile. Il nome deriva dal greco kara, testa. Non cresce allo stato selvatico, è coltivata in Europa da circa 2000 anni, le origini di queste coltivazioni risalgono al periodo romano, quando la carota era considerata un alimento per il bestiame, (da cui il detto, “Usare il bastone e la carota”). Si raccoglie da agosto a settembre.

Droga utilizzata: radice e semi.

Principi attivi

Semi: olio essenziale (α-pinene, β-pinene, β e γ-bisabolene, citrale, geraniolo, mircene, limonene, cariofillene). Radice (β-carotene, glicoproteina estensina, pectina, fitosteroli).

Proprietà terapeutiche

Integratore provitaminico, attivatore melanico, fotoprotettore, integratore di vitamina A. Utile nelle dermatiti, allattamento, capelli fragili, cecità notturna, gravidanza, occhi lacrimanti, debolezza della vista. Stimolatore dell’abbronzatura. Aumenta lo spessore e il volume dei capelli, e li rende lucidi i capelli opachi, favorisce la ricrescita delle unghie.

Meccanismo d’azione

Particolare tropismo per le cellule epidermiche e degli annessi cutanei, con azione trofodermica. Favorisce i processi di cheratinizzazione.

Preparazioni e dosi

Polvere: 350 mg pro dose, 2 o 3 volte al dì..

Estratto oleoso: 350 mg 4 volte al dì.

Uso esterno

Estratto oleoso al 5% in creme ed emulsioni.

Controindicazioni

Un dosaggio eccessivo può dare alla pelle un colore giallastro che scompare con la sospensione del trattamento.

Effetti collaterali

Iperpigmentazione cutanea reversibile in caso di sovradosaggio con accumulo di vitamina A.

Raccomandazioni

L’uso dell’olio essenziale di carota al 5 % per uso esterno in soluzione oleosa ha esclusivamente effetto pigmentante.

Pianta non citata dalle fonti ufficiali di fitoterapia.

Cascara sagrada

( Rhamnus purshiana DC.)

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Descrizione botanica: Rhamnus purshiana DC..

Famiglia:Rhamnaceae.

Sinonimi popolari: Cascara, Corteccia sacra, Pursiana, Sagrada.

Nome inglese: Sacred Bark, Bitter Bark, Yellow Bartk, Dog Wort.

Descrizione:

Pianta dicotiledone della famiglia delle Rhamnaceae, cui appartengono circa 500 specie. Originaria delle Montagne Rocciose dell’Oregon, introdotta in Europa intorno ala XIX secolo, era conosciuta ed usata dagli indiani come purgante. Pianta generalmente legnosa con foglie intere, alterne, spiralate o opposte, con stipole, distribuite nelle regioni temperate e calde del globo. I fiori presentano un calice formato da una corolla di 4-5 petali liberi, con 4-5 stami avvolti dai petali.Il nome Cascara sagrada deriva dallo spagnolo corteccia sacra, per intendere che il legno della pianta fosse stato impiegato per la costruzione dell’arca dell’alleanza. In Italia le Rhamnaceae spontanee non sono molto numerose, ad eccezione della Frangula, presente con due specie nell’Italia settentrionale.

Droga utilizzata: corteccia.

Principi attivi

Derivati idrossiantracenici (aloine, desossialoine, crisaloine, cascarosidi A, B, C e D, glucosidi antrachinonici, cascaraemodina, acido crisofanico, iso ed eterodiantroni. Resina. Tannini. Lipidi.

Proprietà terapeutiche

Lassativo e blando purgante antrachinonico. Consigliato nella stipsi cronica, nella stitichezza atonica e nella stipsi acuta.

Meccanismo d’azione

Lassativo ad azione irritante. I componenti attivi della pianta sono i glucosidi che per esplicare la propria azione devono essere trasformati in agliconi, prodotti biologicamente più attivi. Il glucoside antrachinonico, transita senza subire modificazioni nello stomaco e nell’intestino tenue, la trasformazione metabolica avviene nel colon. L’azione purgativa è sviluppata dai glucosidi antrachinonici che stimolano la peristalsi intestinale. Inoltre, l’intestino reagisce con un’iperemia che si estende a tutti gli organi del piccolo bacino e per questo motivo presenta numerose controindicazioni.

Preparazioni e dosi:

Infuso: 2 g in 150 ml di acqua, da assumere di sera.

Estratto fluido: 20 gtt, da 1 a 3 volte al dì.

Estratto secco: 300 mg pro dose, 2 volte al dì.

Tintura F.U.: 1 o 2 cucchiai, da 1 a 2 volte al dì.

Tintura madre: 30 gtt, da 1 a 3 volte al dì.

Controindicazioni

Malattie intestinali, della vescica e dell’utero a carattere infiammatorio, dolori addominali, diverticolosi, emorroidi. Gravidanza ed allattamento.

Interazioni

L’uso del lassativo per lunghi periodi, provoca ipocalcemia che potenzia l’azione dei glucosidi cardioattivi, interagendo con i farmaci antiaritmici e con i farmaci regolatori del ritmo (chinidina). L’assunzione concomitante con farmaci che inducono ipocalemia (diuretici tiazididici, corticosteroidi e liquirizia), causa squilibrio di elettroliti con disturbi del ritmo cardiaco.

Raccomandazioni

La droga contenendo antrachinoni deve essere stoccata, dopo la raccolta per circa un anno, se non viene rispettata questa procedura di invecchiamento è probabile osservare fenomeni di vomito con forti dolori addominali

Non somministrare a bambini al di sotto di 12 anni e per periodi prolungati.

Come per tutti i lassativi, la Cascara non si dovrebbe somministrare quando sono presenti sintomi addominali acuti o persistenti.

Riferimenti ufficiali: F.U. IX Ed. 1991, F.U. X Ed. 1998, ESCOP fascicule 5.

Castagno

(Castanea sativa Miller)

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Descrizione botanica: Castanea sativa Miller.

Famiglia: Fagaceae.

Sinonimi popolari: Castanea vesca Gaertner, Castagno,

Nome inglese: Chestnut, Sweet Chestnut, America Chestnut.

Descrizione

È un albero originario dell’ Asia sud occidentale, cresce nell’Europa meridionale. Il Castagno è diffuso in Italia dai 200 ai 900 metri di altitudine. È presente sulle Alpi, sugli Appennini e nelle isole, non è presente nella Pianura Padana e sul versante adriatico. Albero dal tronco duro, alto fino a 30 m, con foglie picciolate, glabre, lucenti con nervature parallele, lunghe da 10 a 25 cm; i fiori dioici, gialli e profumati, con amento maschile eretto, stami contenenti fiori femminili e stimmi che si trasformano in un frutto dall’aspetto riccio e spinoso, contenente da 1 a 4 acheni. Il nome deriva dal greco kàstanon, castagno, e dal latino sativus, coltivato e vescor, mangiare, mangereccio.

Droga utilizzata: foglie di castagno.

Principi attivi

Tannini. Glucidi. Lipidi. Protidi. Sali minerali (calcio, sodio, potassio, fosforo, rame e ferro). Vitamine B, C e PP.

Proprietà terapeutiche

Insufficienza degli arti inferiori, turbe della circolazione venosa, edemi di origine linfatica, varici, pesantezza degli arti inferiori, cellulite. In gemmoterapia è impiegato nel drenaggio linfatico e nel trattamento della stasi linfatica.

Calmante per la tosse ed espettorante. I frutti ricchi di amidi sono usati popolarmente contro la diarrea;

Meccanismo d’azione

Agisce sui fenomeni congestivi da autointossicazione, drenante venoso e della circolazione linfatica in meristemoterapia, con spiccato tropismo verso la tunica vasale agli arti inferiori. Viene associata al Sorbus domestica e somministrata nella stessa giornata, perché sviluppano un’azione complementare.

Preparazioni e dosi

Macerato glicerico: da 30 a 50 gtt, 2 o 3 volte al dì.

Polvere: 200 mg, 2 o 3 volte al dì.

Uso esterno: dal 5 al 10% in pomata o supposte.

Pianta non citata dalle fonti ufficiali di fitoterapia. Non sono segnalati particolari raccomandazioni e/o limitazioni d’uso.

Cedro

(Cedrus libani Richard)

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Descrizione botanica: Cedrus liban Richard

Famiglia: Pinaceae.

Sinonimi popolari: Cedro del Libano,

Nome inglese: Cedar of Lebanon.

Descrizione

Il cedro del Libano è una pianta conifera della famiglia delle Pinacee, di origine orientale (Afghanistan e Himalaya) dalle dimensioni maestose e dalla forma tabulare per la disposizione orizzontale dei suoi rami.
Simboleggia la forza, la fertilità, la incorruttibilità e la maestosità; nell’ Antico Testamento, con i suoi tronchi furono costruite le colonne del tempio di Salomone a Gerusalemme e le navi dei Fenici (Teofrasto). Il suo nome significa albero degli dei, albero citato nella Bibbia e nei libri sacri.

Droga utilizzata: il legno e le foglie.

Principi attivi

Olio essenziale (α e β-atlantone, α-cariofillene, α-jonone, cadinene, cedrolo, cedrene, p-metiltetraacetofenone). Acido citrico. Acido Malico. Glucosidi flavonici. Vitamina P.

Proprietà terapeutiche

Dermopatie intensamente pruriginose. In gemmoterapia si utilizza nelle affezioni dermatologiche con prurito e cute secca. Dermopatie secche, eczema, psoriasi, ittiosi. Cheratosi palmare e plantare. Anidrosi. Psoriasi. Irritazioni delle mucose digestive e respiratorie.

Meccanismo d’azione

Organotropismo cutaneo e per le ghiandole sudoripare.

Agisce come drenante cutaneo in alcune sindromi di intossicazione cronica e di tipo allergico con manifestazione cutanea o sulle mucose.

Preparazioni e dosi

Macerato glicerico: da 30 a 50 gocce 3 volte al dì.

Olio essenziale: 4-5 gtt pro dose, su veicolo, 2 o 3 volte al dì.

Uso esterno

Macerato glicerico al 10% in emulsione o pomata.

Olio essenziale: da 3 a 5 gtt in olio da massaggio.

Pianta non citata dalle fonti ufficiali di fitoterapia. Non sono segnalati particolari raccomandazioni e/o limitazioni d’uso.

Centella asiatica

(Hydrocotyle asiatica L.)

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Descrizione botanica: Hydrocotyle asiatica l..

Famiglia:Apiaceae.

Sinonimi popolari: Centella asiatica.

Nome inglese:gotu kola, hydrocotyle.

Descrizione:

Pianta erbacea perenne, con fusto rampicante, glabro. Le foglie sono a forma di rene, intere, carenate, glabre, lungamente picciolate e disposte a rosetta sui nodi. Le infiorescenze sono ad ombrella, con gruppi di 3 o 4 fiori ermafroditi, piccolissimi e di colore rosso-porporino o violaceo. I frutti sono diacheni di forma lenticolare di colore bruno scuro. Pianta originaria dei Paesi caldi, cresce nelle foreste vergini calde ed umide del Madagascar, in India, Giappone e Cina soprattutto dell’India; il suo nome deriva da gotu kola, in cingalese significa “pianta della longevità”. Una leggenda indiana narra che la tigre ferita, per accelerare la guarigione, sfrega la ferita contro questa pianta. Il nome più comunemente accettato è invece Hydrocotile, da Hydro, acqua e Kotyle, ciotola dalla forma delle foglie.

Droga utilizzata: l’intera parte aerea disseccata.

Principi attivi

Saponine triterpeniche (asiaticoside acido asiatico e acido madecassico) Tannini. Mucillagini. Flavonoidi. Fitosteroli. Zuccheri. Tannini. Mucillagini. Sali minerali.

Proprietà terapeutiche

Flebotonico, cicatrizzante, riepitelizzante e vascolarizzante. Pianta utilizzata nell’insufficienza venosa cronica e nelle complicanze delle varici, quali varicoflebiti ed ulcere varicose. Nella cellulite ripristina l’equilibrio omeostatico del sistema micro-vasculo-tissutale. La centella è una pianta esotica che trova utile indicazione nelle patologie di natura circolatoria, svolge un trofismo a livello vasculo-connettivale.

Per uso topico è indicata come cicatrizzante cutaneo, per ulcere post-flebitiche, dermatosi, psoriasi, foruncolosi, lesioni corneali e cheloidi.

Meccanismo d’azione

I derivati triterpenici presenti nel fitocomplesso attivano i fibroblasti, stimolando la sintesi dell’attivatore tissutale del plasminogeno (tPA) e la riepitelizzazione del tessuto connettivo in generale e quello perivascolare in particolare. Le Saponine triterpeniche stimolano il reticolo endoteliale, favorendo la crescita di fibroblasti, la sintesi di amminoacidi prolina e alanina, e della sostanza amorfa costituita dai glucosaminoglicani.

Agisce sui tubuli renali con azione diuretica, favorendo l’eliminazione d’acqua, sodio e cloro. Svolge un’azione di controllo e di regolazione della sintesi del collagene è utilizzata nel trattamento sintomatico e coadiuvante della cellulite e nell’insufficienza venosa.

Preparazioni e dosi

Estratto fluido: 30 gtt pro dose, 3 volte al dì.

Tintura F. U.: da 20 a 30 gtt, 2 volte al dì.

Estratto secco: 200 mg pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Tintura madre: da 40 a 50 gtt, 3 volte al dì lontano dai pasti.

Uso esterno

Estratto glicolico o Tintura madre al 5% in creme ed emulsioni.

Controindicazioni

Evitare l’assunzione in gravidanza e in allattamento. Può provocare deboli reazioni di tipo allergico.

Effetti collaterali

Si sono registrati alcuni casi di gastralgie e di reazioni allergiche alla frazione triterpenica.

Raccomandazioni

La risposta terapeutica è dose e tempo dipendente, somministrare per almeno due mesi consecutivi durante la stagione estiva.

Conservare in recipiente ben chiuso, al riparo dalla luce.

Riferimenti ufficiali: F.U. X Ed. 1998, F. U. XI Ed. 2002, Farmacopea Europea IV Ed. 1998/1999.

Chelidonia

(Chelidonium majus L.)

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Descrizione botanica: Chelidonium majus L.

Famiglia: Papaveraceae.

Sinonimi popolari: Chelidonia, Celidonia, Erba da porri.

Nome inglese: Celandine, Swallow Wort, Greater Celandone.

Descrizione

È una pianta erbacea perenne, cresce spontanea in Europa, in Asia e nel Nord Africa, ha un fusto eretto e ramoso alto fino a 80 cm. Le foglie sono pennatosette composte da 5 a 11 segmenti. Cresce nei luoghi incolti o tra le boscaglie ed è una delle prime piante a fiorire in primavera con caratteristici fiori di colore giallo intenso, raccolti in ombrelle terminali, e formati da quattro petali e due sepali precocemente caduchi.

Il nome deriva dal greco chelidon, rondine, in quanto fiorisce nella stagione delle rondini. Secondo Plinio, le rondini mettevano il succo di questa pianta negli occhi dei loro neonati, perché secondo la tradizione nascevano ciechi. Paracelso, riprese questa leggenda, sostenendo che il succo, dal colore giallognolo simile alla bile, aveva la capacità di aprire le vie occluse del fegato.

Dallo stelo di quest’erba fuoriesce un lattice di colore giallo intenso, ricco di principi attivi caustici: si applica sulla pelle per verruche e porri.

Droga utilizzata: parti aeree.

Principi attivi

Alcaloidi (chelidonina, cheleritrina, berberina, coptisina, protopina, sanguiritrina, santuinarina). Acido chelidonico. Acido ascorbico. Resine. Saponine triterpeniche. Flavonoidi e polifenoli. Enzimi proteolitici.

Proprietà terapeutiche

Spasmolitico gastrointestinale delle vie biliari ed epatiche. Coleretico e colagogo utile negli spasmi gastroenterici e nelle turbe delle vie biliari.

Antitussivo. Colagogo.

Impiegata per uso dermico come riepitelizzante cutaneo, mentre il lattice è utilizzato per porri e verruche.

Meccanismo d’azione

La chelidonina è l’alcaloide principale, svolge un’azione sulla muscolatura liscia con azione spasmolitica, diminuisce il tono della muscolatura liscia dell’intestino e delle vie biliari, presenta anche una blanda azione antitussigena.

La sanguinarina blocca la replicazione cellulare in anafase, come la colchicina.

Preparazioni e dosi

Tisana: un cucchiaino in 200 ml di acqua.

Estratto fluido: da 0,5 a 2 g pro dì.

Estratto secco: da 0,07 a 0,3 g pro dì.

Tintura madre: 15 gtt, 3 volte al giorno, lontano dai pasti.

Uso esterno

Tintura madre al 5% in soluzione gliceroalcolica.

Estratto molle al 5% in emulsione o crema.

Controindicazioni

Non somministrare in gravidanza e nell’infanzia.

Effetti collaterali

Dosi elevate possono indurre irritazioni a livello gastrointestinale. In seguito ad ingestione della pianta fresca si sono verificate intossicazioni con gastroenteriti emorragiche e collasso cardiocircolatorio di bambini.

Raccomandazioni

Non utilizzare preparazioni alcoliche in caso di patologie epatiche.

Riferimenti ufficiali: Farmacopea Tedesca (DAB X), Ph. Fr. X.

China rossa

(Cinchona succirubra Pavon)

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Descrizione botanica Cinchona succirubra Pavon.

Famiglia: Rubiaceae.

Sinonimi popolari: China succirubra, China rossa.

Nome inglese: Peruvian bark, Red Chincona.

Descrizione

La China è una pianta originaria delle Ande peruviane, dell’Ecuador, della Colombia dove cresce fra i 1000 e i 2000 metri, con punte fino ai 3000 metri, albero introdotto in Europa dalla moglie del viceré del Perù, la contessa Cinchon nel 1639, dalla quale deriva il nome. La sua corteccia è rossobruna fortemente fessurata, i rametti sono spesso pubescenti. Le foglie hanno un picciolo medio, sono orbicolari o largamente ovali, dalla base che varia da cordata a cuneata, con il lembo che decorre lungo il picciolo.

I fiori, riuniti in pannocchie terminali molto grandi, sono portati da piccoli peduncoli e hanno un calice formato da cinque sepali tomentosi e lanceolati saldati tra di loro alla base. La corolla, rossa o rosata, è tubulare e si divide in cinque lobi. Il frutto è una capsula ovoidale, oblunga con striature longitudinali alla maturità si divide in due parti. Contiene numerosi semi che sono circondati da un’ala. Viene normalmente usata anche per scopi alimentari quale aromatizzante di amari, vermut.

Droga utilizzata: corteccia del tronco e delle radici.

Principi attivi

Alcaloidi chinolinici (chinina, chinidina, cinconina, cinconidina, epichinina, epichinamina, idrochinina, idrochinidina). Acido chinico, cincotanico, chinovico. Glucoside amaro (chinovina). Flavonoidi. Resine.

Proprietà terapeutiche

Amaro tonico eupeptico. Antifermentativo utile per le dispepsie gastroenteriche e flatulenza. Stimolante dell’appetito e della digestione, favorisce la secrezione gastrica e salivare, la motilità gastrointestinale e la funzionalità epatica.

Antipiretico e antimalarico: Attiva contro amebe, plasmodi e tripanosomi.

Stimolante neurotonico, antiastenico, utile nelle convalescenze.

Utilizzato in dermatologia nelle lozioni contro l’alopecia, mentre in cosmetologia l’estratto di china migliora la pettinabilità e l’elasticità ai capelli.

Meccanismo d’azione

L’azione tonica eupeptica e antifermentativa è dovuta agli acidi chinotannici che stimola la secrezione gastrica cloro-peptica.

L’azione antipiretica e antimalarica è attribuibile agli alcaloidi chinolinici. Infine, la chinina, svolge un’azione stimolante del circolo sanguigno del cuoio capelluto ed un’azione antisettica ed antiparassitaria.

Preparazioni e dosi

Decotto: 2 g in 100 ml di acqua al 2%.

Polvere: 0,5 g pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Estratto fluido: 20 gtt prima dei pasti principali.

Tintura madre: da 30 a 50 gtt, 2 o 3 volte al dì.

Uso esterno

Tintura madre in Soluzioni idroalcoliche dal 5 al 10%.

Controindicazioni

Gravidanza, ulcera gastrica ed intestinale.

Raccomandazioni

Si consiglia di assumere il preparato, come stimolante dell’appetito e per favorire la digestione, prima dei pasti; se in forma liquida sorseggiando e percependo il sapore amaro.

Limitare l’uso al periodo di cura di 30 giorni.

Riferimenti ufficiali: F.U. IX Ed. 1991, F.U. X Ed. 1998.

Chrisantellum

(Chrisantellum americanum Vatke)

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Descrizione botanica: Chrisantellum americanum Vatke

Famiglia: Asteraceae (Compositae).

Sinonimi popolari: Crisantemo americano.Crisantello Americano

Nome inglese: Chrisantellum.

Descrizione

Pianta di origine africana arrivata in America attraverso le migrazioni delle popolazioni africane verso il Nuovo Mondo.

È una pianta erbacea, strisciante o appena eretta, con foglie alterne pennatosette e poco numerose, munite di lungo picciolo; quelle basali formano una rosetta divise in 3-5 lobi profondi, presentano inoltre, una grossa nervatura mediana e una sottile punta all’estremità.

I fiori sono di colore giallo o arancio posti su di un peduncolo lungo 5-6 cm. I frutti sono degli acheni piatti, di colore bruno che si espandono verso la sommità e sono bordati da un’ala biancastra.

Droga utilizzata: sommità fiorite.

Principi attivi

Pietrine piretrolonici degli acidi crisantemo mono e di carbossilici. Esteri cinerolonici (jasmolina. Cinerna). Saponosidi. Flavonoidi. Carotenoidi. Xantofilline. Saponine Triterpeni (crisantellina a e b). Acido caffeico. Acido clorogenico: Olio essenziale. Sesquiterpeni. Diterpeni.

Proprietà terapeutiche

Vasoprotettrici, epatoprotettrici e antiedematose Cattiva circolazione delle estremità, arterite degli arti inferiori. Varici, varico flebiti, edema perimalleolare, emorroidi. Acrocianosi, morbo di Raynaud, geloni, ecchimosi, sindrome delle mani e piedi freddi.

Eliminazione dei calcoli biliari e dei calcoli salivari. Ipercolesterolemia . Epatopatie tossiche, alcoliche, virali. Gonfiori addominali con nausea e meteorismo. Ipotonia o atonia venosa. Potente Il chrisanthellum è anche un epatoprotettore: protegge il fegato dagli eccessi alimentari, dalle intossicazioni, dall’alcolismo e dai postumi delle epatiti virali e delle cirrosi.

Utile per il trattamento della pancreatite cronica.

Meccanismo d’azione

I flavonoidi e i saponosidi del chrisanthellum svolgono un’azione con tropismo verso il sistema circolatorio con azione venotonica della tunica vasale. Attiva la microcircolazione delle estremità degli arti; è usato nella
malattia di Raynaud e per tutte le persone che soffrono di cattiva circolazione ai piedi e alle mani. Da sollievo alle gambe pesanti grazie
alla sua azione venotonica. Azione antiradicali liberi. Inoltre, ha un’azione coleretica ed epatoprotettore: favorisce la secrezione biliare e la digestione.

Preparazioni e dosi

Estratto secco: 180-200 mg pro dose, 2 volte al dì.

Polvere: 250-300 mg pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Controindicazioni

Può provocare nausea e cefalea.

Raccomandazioni

In questo caso assumere il prodotto a stomaco pieno.

Pianta non citata dalle fonti ufficiali di fitoterapia.

Cimicifuga

(Actea racemosa L.)

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Descrizione botanica: Actea racemosa L..

Famiglia: Ranuncolaceae.

Sinonimi popolari: cimicifuga serpentaria, Cimicifuga.

Nome inglese: American Black Cohosoh, Black Snakeroot, Squaw Root, Macrotys.

Descrizione

È una pianta erbacea perenne tipica dell’America settentrionale e del Canada, dall’aspetto vigoroso e con fusto fragile alto fino a 2 metri, caratterizzata da un rizoma strisciante carnoso. Ha foglie composte trilobate e fiori piccoli di colore biancastri riuniti in un’infiorescenza racemosa. L’origine del nome Cimicifuga, probabilmente attribuito da Linneo, si riferisce all’odore poco gradevole delle infiorescenze ed alla capacità di respingere insetti e cimici. Usata nell’antichità dagli abitanti del Nord America contro il morso dei serpenti e per facilitare il parto; i Messicani la conoscevano e la utilizzavano per problemi auditivi.

Droga utilizzata: rizoma con annesse radici.

Principi attivi

Glucosidi (arabinopyranoside, galactopyranoside, glucopyranoside). Glucosidi triterpenici (acteina, cimicoside). Flavonoidi, isoflavone (formononetina) Alcaloidi. Olio essenziale. Tannini. Resina (macrotina o cimicifugina). Principio amaro (racemosina). Aminoacidi (citisina e metilcitisina). Acidi fenolici (acido ferulico, isoferulico, idrossicinnamico, caffeico, isoferulicosalicilico).

Proprietà terapeutiche

Dismenorrea, cefalea vasomotoria, nevralgie, reumatismi, artrosi. Favorisce la regolarità del flusso mestruale e le contrazioni dell’utero. Disturbi tipici della menopausa (vampate di calore, turbe d’umore, secchezza della mucosa vaginale, irritabilità, insonnia).

Meccanismo d’azione

Svolge azione estrogenica ed inibitrice dell’ormone luteinizzante (LH). L’azione simil-estrogenica è attribuibile all’isoflavone formononetina che si lega in modo competitivo ai recettori estrogenici. Il triterpene cimicoside funge da inibitore selettivo del trasporto di nucleosidi nelle membrane cellulari. Gli acidi fenolici ferulico e isoferulico inibiscono la produzione di interleukina e citokine.

Preparazioni e dosi

Decotto: da 2 a 3 g in 200 ml di acqua.

Estratto fluido: 20 gtt, 2 volte al dì

Estratto secco: da 500 a 750 mg al dì.

Tintura madre: da 20 a 30 gtt, 2 o 3 volte al dì.

Controindicazioni

Gravidanza ed allattamento.

Effetti collaterali

Possibili disturbi gastrici, bradicardia, forti cefalee, vertigini.

Raccomandazioni

Assumere preferibilmente lontano dai pasti. Non utilizzare per più di sei mesi consecutivi.

Riferimenti ufficiali: BHP 1990, Ph. Fr. USP.

Cipresso

(Cupressus sempervirens L.)

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Descrizione botanica: Cupressus sempervirens L..

Famiglia: Cupressaceae.

Sinonimi popolari: Cipresso italiano, Cipresso piramidale, Cipresso mediterraneo.

Nome inglese: Cypress, Italian Cypress.

Descrizione

Il cipresso è un albero originario dell’Oriente, cresce spontaneo nelle Isole dell’Egeo, in Iran e Siria. Diffuso nelle regioni litoranee del Mediterraneo. Albero sempreverde a rami numerosi e sottili, con foglie persistenti, minuscole a forma di scaglia opposte ed embricate su 4 file. I fiori, monoici, sono riuniti in piccoli amenti terminali: i fiori maschili sono ovali, mentre i fiori femminili sono globulosi. Questi ultimi si trasformano, in due anni, in frutto; formando un cono legnoso molto duro ovoidale e formato da 6 a 14 scaglie sovrapposte che impartiscono al frutto una forma a scudo. Descritto per la prima volta dagli Assiri 3500 anni fa, il cipresso già noto come medicamento a Ippocrate e Dioscoride ne cita le virtù vasocostrittrici, azione ancora valida.

Droga utilizzata: galbuli (frutti) e giovani rami.

Principi attivi

Olio essenziale (α-pirene, canfene, α-cedrene, α-cubenene, δ-cadinene karahamaenone, mircene, limonene, terpinolene). Diflavoni (amentoflavone). Tannini. Acido glicolico. Acidi diterpenici (acido agatico) contenuto nella resina.

Proprietà terapeutiche

Tonificante venoso, vasocostrittore astringente. Insufficienza vascolare degli arti inferiori, turbe della circolazione venosa, edemi di origine linfatica, varici, pesantezza agli arti inferiori. Utile nella cellulite. Balsamico, antispasmodico delle vie respiratorie. Enuresi notturna e pollachiuria.

Meccanismo d’azione

Il macerato glicerico agisce sulle sindromi di congestione da autointossicazione, svolgendo un drenaggio della circolazione linfatica, specie a livello degli arti inferiori, si può associare al Sorbus domestica con azione complementare.

Diflavonoidi (amentoflavone) sono dotati di tropismo per i vasi sanguigni, con azione protettiva delle membrane cellulari. I diterpenoidi dell’olio essenziale svolgono un’azione antinfiammatoria sui capillari, e antiasmatica a livello dei bronchi.

L’acido agatico aumenta il tono del muscolo detrusore della vescica, controllando la minzione.

Preparazioni e dosi

Estratto fluido: 30 gtt, 3 volte al dì, prima dei pasti.

Tintura madre: da 20 a 40 gtt , 3 volte al dì, lontano dai pasti (nell’enuresi notturna somministrare 50 gtt prima del riposo notturno).

Macerato glicerico: da 20 a 40 gtt, 2 o 3 volte al dì.

Controindicazioni

Sconsigliato l’uso gravidanza, allattamento e nei bambini piccoli.

Raccomandazioni: il decotto è particolarmente sgradevole, si consiglia l’uso come estratto.

Riferimenti ufficiali: Ph. Fr. X.

Cola

(Cola nitida Schott. et Endlicher)

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Descrizione botanica: Cola nitida, Schott. et Endlicher.

Famiglia: Sterculiaceae.

Sinonimi popolari: Cola, Cola vera, Grande noce di cola.

Nome inglese: Cola, Kola.

Descrizione

È un albero originario dell’Africa equatoriale, coltivato anche in altre zone tropicali (Brasile, Indonesia ed Antille). Albero a fusto eretto alto da 6 a 12 metri. Le foglie sono alterne, semplici, lanceolate, a margine intero, acuminate all’apice, con picciolo spesso alla base. Le infiorescenze a racemo sono costituiti da fiori femminili, maschili ed ermafroditi. Il frutto è un polifollicolo di 10 o 20 cm, oblungo e coriaceo, con 5 o 6 grossi semi, di forma ovoidali di colore dal giallo al rosa-rosso. Da questi semi si ottengono le “noci di cola” che sono i cotiledoni, di forma ovali e con superficie esterna bruna e leggermente rugosa. Dalle noci di cola vennero elaborati preparati tonico-stimolanti dai quali prese spunto il farmacista J.S. Pemberton, di Atlanta, il quale, durante gli studi di ricerca per la formulazione di una bibita contro il mal di testa, scoprì la più famosa e originale bevanda americana. Pemberton, constatato che come medicamento aveva scarsi effetti, cedette la formula della sua preparazione, per pochi soldi, ad una ditta di bevande.

Droga utilizzata: semi, privi del tegumento (cotiledoni).

Principi attivi: Alcaloidi xantinici (caffeina, teofillina, teobromina) Tannini. Catechine. Glucosidi amari. Amido. Olio essenziale.

Proprietà terapeutiche

Amaro-tonico ed eupeptico, difficoltà digestive. Stimolante il Sistema nervoso centrale, utile nell’affaticamento fisico e psichico. Astenie, performance fisica e mentale; surmenage fisico e intellettivo.

Tonico nervino contro le atonie, gli esaurimenti nervosi e le cardiopatie.

Diuretico utile nel decorso o la convalescenza delle malattie infettive.

Meccanismo d’azione

L’azione stimolante nervino della Cola è attribuita alla presenza di alcaloidi purinici, in particolare alla caffeina nei semi, ed è paragonabile ad una tazza di caffè forte. Svolge un’azione stimolante e tonico generale, aumenta la prontezza dei riflessi ed il tono muscolare.

Preparazioni e dosi

Estratto fluido: da 1 a 5 g, al dì.

Estratto secco: da 0,1 a 0,5 g pro dose, 3 volte al dì.

Tintura madre: da 20 a 30 gtt, 2 o 3 volte al dì.

Controindicazioni

Ulcera gastrica e duodenale. Gravidanza ed allattamento. Sconsigliato a bambini al di sotto di dodici anni ed a soggetti ipertesi.

Effetti collaterali

Disturbi del sonno, ipereccitabilità, ansia, agitazione nervosa. Disturbi gastrici. Aumento della pressione arteriosa.

Interazioni

Evitare l’assunzione contemporanea di farmaci psicotropi, xantine e le bevande contenenti caffeina, perché viene potenziato l’effetto.

Riferimenti ufficiali: BHP, Ph. Fr. X.

Consolida

(Symphytum Officinale L.)

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Descrizione botanica: Symphytum Officinale L.

Famiglia: Boraginacee.

Sinonimi popolari:Consolida Maggiore, Simfito, Erba del Cardinale, Borrana Selvatica.

Nome inglese: Blackwort, Briussewort, Comfrey, Knitbone.

Descrizione

La Consolida è una Pianta erbacea, irsuta, perenne con caule angoloso alto da 40 a 100 cm, con foglie grandi ovate, bislunghe e acuminate. Cresce comunemente nei prati umidi ed ai margini dei fossi. Fiorisce da maggio a luglio, i fiori hanno corolla tubulosa e clavata, con 5 denti ricurvi di colore giallo-pallido o più raramente viola porporino.

Il nome Symphytum deriva dal greco symphuo ( saldo, faccio ricrescere ) e allude alle virtù vulnerarie con cui la pianta era già nota a Dioscoride e Plinio, di rimarginare le ferite e rinsaldare le ossa.

Droga utilizzata: la radice, foglie e sommità fiorite.

Principi attivi

Allantoina. Mucopolisaccaridi. Gomma (xilosio, ramnosio, arabinosio, mannosio). Tanninini catechici. Alcaloidi pirrozilidinici (simfitina, echimidina, sinfitocinoglossina). Acido litospermico. Carotenoidi. Fitosteroli. Saponine steroidali e triterpeniche. Mucillagine. Vitamine A e C.

Proprietà terapeutiche

Cicatrizzanti, cheratoplastiche, emollienti, stimola la formazione del callo osseo in caso di fratture. In omeopatia rappresenta il rimedio delle fratture ossee. Per uso interno ha un’azione lenitiva sulle mucose gastriche e intestinali, utile per il trattamento delle ulcere gastriche ed intestinali e diarrea. Lenisce le irritazioni delle vie respiratorie ed ha effetto espettorante e sedativo nelle tossi.

Per uso topico, la combinazione di mucillagini, allantoina e tannini è ideale per contusioni ed abrasioni, mentre, l’oleolito o l’unguento è impiegato per pelle acneica e foruncolosi, per la psoriasi e come cicatrizzazione.

Meccanismo d’azione

L’attività del fitocomplesso della pianta si potrebbe identificare in una azione emolliente e lenitiva della mucillagine, unita all’azione debolmente antisettica ed astringente dell’acido tannico sulle mucose.

L’allantoina è un proliferante cellulare, stimola la rigenerazione di tessuto danneggiato; in particolare stimola l’attività dei fibroblasti, la proliferazione di condroblasti per la riparazione delle cartilagini e di osteoblasti per la riparazione delle ossa.

Inoltre, l’allantoina contribuisce alla dispersione della cheratina che forma placche spesse a livello dermico in presenza di eczema e psoriasi.

La pianta in toto stimola la rigenerazione tessutale ed è antinfiammatoria, in parte grazie al suo contenuto in acidi fenolici.

L’azione cicatrizzante cutanea è espressa dall’allantoina, che trova ampio impiego in preparati dermatologici e in cosmetica.

Preparazioni e dosi:

Infuso o decotto: 6 g in 200 ml di acqua, dopo i pasti.

Estratto fluido: da 1 a 3 cucchiaini al dì.

Tintura F.U.: 20 gtt pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Estratto secco: 255 mg pro dose, da 3 a 6 capsule al dì.

Uso esterno

Oleolito in linimenti e pomate 5%.

In cosmetica si usa l’allontoina dal 0,2 al 1% in creme ed emulsioni.

Pianta non citata dalle fonti ufficiali di fitoterapia. Non sono segnalati particolari raccomandazioni e/o limitazioni d’uso.

Cranberry

(Vaccinium macrocarpon Ait.)

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Descrizione botanica: (Vaccinium macrocarpon Ait.)

Famiglia: Ericaeae.

Sinonimi popolari:Mirtillo americano, Mirtillo di palustre.

Nome Inglese: Cranberry.

Descrizione

Arbusto a crescita spontanea nel Nord America, nella Columbia Britannica canadese e in Cile. La pianta cresce su terreni acquitrinosi, è perenne e fa frutti per oltre trent’anni, non tollera il freddo. Il frutto è una bacca rossa e gustosa dal sapore agrodolce.

Il frutto è conosciuto anche con il nome di cranberrie, nome olandese che gli è stato assegnato dai coloni olandesi, ai quali la fisionomia delle piante nel periodo della fioritura e della comparsa delle bacche (berries) ricordava il collo della gru (crane). Ma ad usare questi frutti furono per primi i pellerossa, che chiamavano ibimi e atoqua e li ritenevano dotati di poteri magici. Il loro succo lo usavano come come antisettico, cicatrizzante e colorante per tingere coperte e tessuti, mentre la bacca veniva mischiata con alcuni cibi, come conservante alimentare.

Droga utilizzata:succo dei frutti.

Principi attivi

Antocianosidi. Flavonoidi. Tannini. Acido citrico. Acido malico. Acido chinico e Acido ippurico. Calcio.

Proprietà terapeutiche

Prevenzione delle infezioni urinarie croniche. L’uso del Mirtillo palustre è particolarmente adatto per i disturbi acuti e cronici delle vie urinarie, come le cistiti, associate a disbiosi intestinali che diventano le vere fonti autogene di infezioni urinarie. Utile ai soggetti che con ricorrenti infezioni alle vie urinarie: cistiti e prostatiti. Il succo di Cranberry, assunto regolarmente, rappresenta un’alternativa per contrastare i rischi di osteoporosi, per l’abbondante quantità di calcio naturale in esso contenuto.

Meccanismo d’azione

L’azione del Cranberry è svolta dai tannini condensati contenuti nel succo della pianta, i quali, creano un film avvolgente intorno ai microrganismi impedendone lo sviluppo.

Il succo dei frutti della pianta agisce con un’azione antiadesiva sulle superfici delle mucose, inibendo l’adesione cellulare dei batteri patogeni responsabili delle infezioni urinarie, fra cui anche l’Escherichia coli, principale responsabile delle infezioni urinarie. Inoltre, contribuisce a contrastare la colonizzazione di questi agenti patogeni nell’intestino e nella vescica. Mentre, il succo abbassa i valori del pH urinario, rende le urine acide contribuendo a rendere sfavorevole l’ambiente e lo sviluppo dei batteri.

Preparazioni e dosi

Succo: 300-500 ml di succo, 2 o 3 volte al dì.

Eestratto secco: 80-120 mg pro dose, 2 volte al dì.

Polvere: 200-2250 mg pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Controindicazioni

Non somministrare in soggetti con tendenza all’acidosi sistemica e nei casi di iperuricuria e di iperossaluria. Non somministrare in gravidanza e allattamento.
Il Cranberry, data la concentrazione abbastanza significativa di ossalati presente nel suo succo, è sconsigliato nei casi di nefrolitiasi (tendenza alla formazione di calcoli renali, che spesso sono costituiti proprio da ossalati).

Effetti collaterali

Nei soggetti anziani che assumono omeprazolo e a cui venga somministrato succo di cranberry si può osservare un aumentato assorbimento di vitamina B12.

Pianta non citata dalle fonti ufficiali di fitoterapia.

Curcuma

(Cucurbita pepo L.)

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Descrizione botanicaCucurbita pepo L..

Famiglia: cucurbitaceae.

Sinonimi popolari:Zucca, Zucchina, Cocuzza.

Nome Inglese: Gourd.

Descrizione

La Zucca è una pianta erbacea annuale nativa dell’Asia e poi diffusa nella maggior parte delle zone temperate e tropicali del pianeta. Ha un fusto strisciante o rampicante lungo fino a 8 metri, ha foglie molto grandi e ricoperte da peli urticanti. I fiori sono gialli e molto vistosi. Il frutto è un peponide (zucca) voluminoso, che può assumere forme diverse, dal caratteristico sapore aromatico-dolciastro, di colore marrone-rossiccia per la presenza di pigmenti, protoclorofilla e carotenoidi. All’interno sono contenuti molti semi di grandi dimensioni e dalla forma ovale appiattita. Dai semi, raccolti a maturazione completa, si ottengono la polvere o l’olio ed i suoi derivati per gli utilizzi fitoterapici indicati.

presenta una caratteristica L’olio di semi di zucca è ritenuto una delle fonti elettive di acidi grassi ed in particolare quattro sono gli acidi grassi predominanti: palmitico, stearico, oleico e linoleico.

Droga utilizzata: semi.

Principi attivi

Triterpeni, fitosteroli (beta-sitosterolo). Carotenoidi (luteina, β-carotene violaxantina, luteoxantina, auroxantina, flavoxantina, crisantemaxantina, alfa-criptoxantina, β-criptoxantina e α-carotene). Lignani, Minerali (selenio, zinco). Tocoferoli. I semi contengono cucurbitina (aminoacido cui sono ascritte le proprietà antielmintiche). Acidi grassi essenziali (acido linoleico, palmitico, stearico, oleico) e vitamina E

Proprietà terapeutiche

Antiossidante, antinfiammatorio, antiartritico. Ipocolesterolemizzante, antiparassitario, disinfettante delle vie urinarie, cistiti, incontinenza urinaria, disturbi della prostata. Artriti. Parassitosi (elminti, tenie, ascaridi), Affezioni cutanee (acne, eczema, foruncolosi, dermatiti).

I semi di zucca sono perciò indicati in caso di cistite, infezioni urinarie e incontinenza urinaria. Dispepsie, fermentazioni, acidità di stomaco, stitichezza.

Meccanismo d’azione

L’olio di semi di zucca è una fonte elettiva di acidi grassi (palmitico, stearico, oleico e linoleico), questi svolgono azione fitoterapica nelle iperlipoprotinemie e nei disturbi prostatici. I pigmenti carotenoidi nell’olio di semi e il selenio, conferiscono un’azione antiossidante e antiaterosclerotica. L’azione del complesso liposterolico è ritenuto il fitocomplesso che agisce nell’ipertrofia prostatica benigna (IBP). L’azione si svolgerebbe attraverso l’inibizione dell’enzima 5- α-reduttasi, che converte il testosterone in diidrotestosterone. Inoltre, la polpa secca del frutto di Zucca, contiene glucidi ad azione emolliente sull’apparato digerente.

Preparazioni e dosi

Estratto secco: 320 mg pro dose, 2 volte al dì.

Polvere: 500-600 mg pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Controindicazioni

Possibile ipersensibilità individuale. Non usare in gravidanza ed allattamento.

Pianta non citata dalle fonti ufficiali di fitoterapia.

Damiana

(Turnera aphrodisiaca Willdenow)

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Descrizione botanica: Turnera aphrodisiaca Willdenow.

Famiglia: Turneraceae.

Sinonimi popolari: Damiana, Erba della pastorella, Turnera afrodisiaca.

Nome inglese: Damiana.

Descrizione

È una pianta a forma di arbusto che può crescere fino a 2 metri di altezza, cresce nel Messico, nell’America Centrale e Meridionale, Golfo del Messico, California del Sud, Carabi settentrionali e nelle Indie Orientali. La pianta ha le foglie, lanceolate, dentellate, da tre a sei denti lungo i margini ed emettono un aroma tipico della camomilla. I fiori sono piccoli di colore giallo a cinque apetali. Il termine aphrodisiaca, deriva da Afrodite, dea dell’amore, simboleggia la proprietà della pianta per favorire la libido ed esaltare il desiderio sessuale, sia nell’uomo che nella donna. Per più di un secolo, l’utilizzo delle foglie di Damiana è stato associato all’azione afrodisiaca, tanto da essere rappresentata nel nome della specie (Turnera aphrodisiaca). La Damiana è consumata abitualmente dalle popolazioni del Messico come bevanda tonificante, definita “the messicano”. Fu una delle piante officinali più importanti per la popolazione Maya, che la utilizzarono anche contro l’asma, da cui la radice etimologica del nome.

Droga utilizzata: foglie.

Principi attivi

Olio essenziale volatile (cadinene, calamenene, capaenene, 1,8-cineolo, p-cimolo, α e β-pinene, timolo). Flavonoide glicoside cianotico (gonzalitosina). Fitosteroli. Arbutina. Principi amari (damianina). Acido ascorbico. Minerali (cromo, magnesio, manganese, potassio, selenio, silicone, zinco). Vitamine (niacina, riboflavina, tiamina). Resina. Tannini.

Proprietà terapeutiche

Tonificante e stimolante sessuale, afrodisiaco, (consigliata nei casi di calo del desiderio sessuale). Antidepressivo,stress, esaurimento psichico, nevrastenia. Disturbi della sfera genitale maschile e femminile (dismenorrea, amenorrea, irregolarità del ciclo mestruale, spermatorrea). Diuretico, lassativo e blandamente colagogo. Macchie cutanee (in particolar modo quelle che possono comparire in seguito a irritazioni uterine). Utile nelle infiammazioni (della vescica, dei testicoli, dei reni e delle membrane mucose).

Meccanismo d’azione

Leffetto afrodisiaco, riferibile al fitocomplesso, sembrerebbe dovuto ad un’azione mimante quella del testosterone, con stimolazione dei centri nervosi spinali che controllano la funzionalità degli organi sessuali.

Preparazioni e dosi

Estratto secco: da 400 a 800 mg., 3 volte al dì.

Polvere: da 3 a 4 g, 2 volte al dì.

Controindicazioni

Interferisce con l’assorbimento del ferro. Non usare in gravidanza ed allattamento.

Effetti collaterali

Dosi eccessive possono provocare insonnia, cefalea ed un blando effetto lassativo.

Interazioni

Possibili effetti sinergici con Panax ginseng, Erythroxiylum catuaba (Catuaba), Muira Puama (Ptychopetalum olacoides o Liriosma ovata), Pausinystalia yohimbe (Yohimbe), Lepidium meyenii (Maca), Pfaffia paniculata (Suma).

Raccomandazioni

Non assumere in caso di ejaculatio precox (stimola anche il centro dell’eiaculazione).

Pianta non citata dalle fonti ufficiali di fitoterapia.

Drosera

(Drosera rotundifolia L.)

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Descrizione botanica: Drosera rotundifolia L.

Famiglia:Droseraceaea.

Sinonimo popolare: Drosera, Rosolida, Erba dei gottosi, Rugiada del sole.

Nome inglese: Drosera, Sundew, Round-leaved, Sundew, Youth Wort.

Descrizione

La Drosera è una pianta erbacea perenne, diffusa in tutto il mondo, cresce in zone umide, temperate e predilige acquitrini e terreni ricchi in torba. È diffusa in Italia sull’Appennino parmense, in Toscana e sulle alpi, dove sono più diffuse. Appartiene alla categoria delle piante carnivore, ha le radici fibrose, foglie obovate lungamente picciolate, disposte a rosetta, la pagina superiore è ricoperta di lunghi peli rigidi e rossi, all’apice presentanti una ghiandola secretrice di un liquido denso e vischioso in grado di attirare gli insetti; i peli contengono enzimi proteolitici simili alla peptina gastrica in grado di “digerire” l’insetto. Fiori bianchi, riuniti in cime scorpioidi unilaterali. Il nome deriva dal greco drosos, rugiada, nome che richiama il secreto dei peli fogliari. I peli della foglia secernono un siero che uccide gli insetti, fatto che richiama a poteri magici della pianta.

Droga utilizzata: pianta intera.

Principi attivi

Naftochinone, droserone (plumbagone, 2-metil-5-idrossi-1,4-naftochinone, e plumbagolo, carbossi-idrossi-naftochinone). Plumbagolo. Droseroside. Enzimi proteolitici (proteinasi e pepsinasi), pepsino simili. Flavonoidi (quercetina, kaempferolo, iperoside). Tannini gallici. Antociani.

Proprietà terapeutiche

Spasmolitiche, bechiche, antibiotiche. Utilizzata per diverse tipologie di tossI: pertosse, tosse convulsa, tosse stizzosa, tosse bronchiale, “tosse del fumatore” e nelle bronchiti asmatiche. Utilizzabile in pediatria.

Meccanismo d’azione

L’azione bechica, calmante della tosse è dovuta al plumbagolo, che esplicata con azione sedativa sul centro della tosse; l’azione antibiotica e spasmolitica, invece è ricollegabile ai derivati naftocinonici. È dimostrata un’azione antibiotica contro germi Gram+ e Gram- (stafilococchi, streptococchi, pneumococchi, H. pertussis), virus dell’influenza, funghi.

Preparazioni e dosi:

Infuso: 5 g in 200 ml di acqua, 3 volte al dì.

Polvere: 400 mg pro dose, da 3 a 4 volte al dì.

Estratto fluido: 20 gtt pro dose, al dì.

Tintura F.U.: da 30 a 60 gtt, 3 o 4 volte al dì.

Sciroppo: al 5%, 1 cucchiaio ogni 8 ore.

Tintura madre: da 30 a 50 gtt pro dose, 3 volte al dì, dopo i pasti.

Controindicazioni

Si sconsiglia l’uso in casi di ulcera gastrointestinale, e infiammazioni delle mucose. I naftochinoni sonoin genere considerati allergeni da contatto. Non usare in gravidanza ed allattamento.

Effetti collaterali

L’uso eccessivo può provocare vomito, nausea e diarrea sanguinolente.

Raccomandazioni: conservare in recipiente ben chiuso, al riparo dalla luce.

Riferimenti ufficiali: Farmacopea Tedesca (DBA – Commissione E).

Dulcamara

(Solanum dulcamara L.)

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Descrizione botanica: Solanum dulcamara L.

Famiglia: Solanaceae.

Sinonimi popolari: Dulcamara, Erba vitina, Amarodolce, Corallini, Maraviglia.

Nome inglese: Bittersweet, Felon Wood, Felon Wort.

Descrizione

È una pianta rampicante, alta fino a 2 m che cresce nelle boscaglie, sulle rive dei corsi d’acqua e negli ontaneti, essa fa parte delle liane autoctone e si arrampica fino a tre metri di altezza su cespugli e alberi. I fiori sono piccoli, viola, con due macchie verdi alla base di ogni petalo. Le foglie sono cuoriformi-ovate e hanno margine intero. Le bacche mature sono di colore rosso e di forma ovale, se ingerite hanno inizialmente un sapore dolce e poi amaro (da cui il nome dulcamara).

Droga utilizzata: foglie e rami (stipiti) raccolti in autunno

Principi attivi

Alcaloidi steroidei (α e β-soladulcina, soladulcintetraoside, soladulca- marina). Saponine steroidee (dulcamaroside). Solanina. Solamarina. Soladulcamarina. Fitosteroli, Acido dulcamaretico e dulcamaro.

Proprietà terapeutiche

Depurativo, diaforetico, è impiegato come coadiuvante negli stati febbrili di natura reumatica, favorisce l’eliminazione delle tossine microbiche e l’abbassamento della temperatura. Eczema, foruncoli, acne. Nelle malattie da alterato ricambio come l’eczema cronico. Rimedio usato contro reumatismi, gotta e scrofolosi. Antidiscrasico.

Meccanismo d’azione

L’azione è dovuta soprattutto al dulcamaroside (azione cortisone-simile) che si attribuiscono le proprietà diaforetiche della droga che risulta indicata per facilitare la sudorazione nei gottosi. I gluco-alcaloidi sono responsabili degli effetti tossici della pianta. Azione dermatotropa, in particolare in quei disturbi della pelle collegati ad anomalie del metabolismo, favorisce la sudorazione, contribuendo alla disintossicazione dell’organismo.

Preparazioni e dosi

Infuso o decotto: 6 g in 200 ml di acqua, 2 volte al dì, dopo i pasti.

Estratto fluido: da 1 a 3 cucchiaini al dì.

Tintura F. U.: 20 gtt pro dose, da 2 a 4 volte al dì.

Uso esterno

Infuso o decotto per cataplasmi o abluzioni (lavande idroterapeutiche).

Controindicazioni

Ė sconsigliato l’uso di preparati a base di dulcamara durante la gravidanza e l’allattamento.

Effetti collaterali

Gli alcaloidi steroidei possono manifestare effetti di tipo anticolinergico.

Raccomandazioni

La droga è considerata tossica per presenza degli alcaloidi glucosidici, si consiglia di non superare i dosaggi suggeriti. Non somministrare in pazienti glaucomatosi.

Recenti studi sulla β-solamarina hanno indicato un’azione inibente la crescita tumorale.

Pianta non citata dalle fonti ufficiali di fitoterapia.

Echinacea

(Echinacea angustifolia Heller)

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Descrizione botanica: Echinacea angustifolia Heller.

Famiglia: Asteracee (Compositae).

Sinonimi popolari: Echinacea, rudbeckia, pigna rossa

Nome inglese: Black Sampson, Coneflower, Red Echinacea.

Descrizione

È una pianta erbacea, perenne, originaria dell’America del Nord, ha fusto eretto con foglie alternate, semplici e, quelle più basse, sono lungamente spicciolate, lineari o lanceolate, coperte da peluria. I fiori sono a capolino grande, eterogamo, raggiato. I fiori del raggio marginale sono femminili ma sterili, e hanno lunghe ligule di colore bianco-rosato; i fiori del disco sono bisessuali e fertili, di forma tubolosa. Il frutto è un achenio tetragono. Le radici, che costituiscono la droga, sono nere e spesse.

Usata dagli Indiani d’America per curare ferite, ustioni e punture d’insetti, nelle intossicazioni da erbe e da morsi di serpente

Il nome deriva dal greco echinos, riccio, che richiama la forma dei fiori posti al centro e protetti ciascuno da una brattea rigida acuminata.

Droga utilizzata: Radice e parti aeree.

Principi attivi

Olii essenziali (a-pinene, b-pinene, mircene). Alcaloidi (echinacoside, cinarina e verbascoside). Derivati dell’acido caffeico (acido clorogenico, acido cicorico e dicafeilchinici). Alchilamidi (echinaceina, ispobutilamidi). Flavonoidi (luteolina, quercetina, kaemferolo, apigenina). Mono e dicaffeati dell’acido tartarico e ferulati dell’acido tartarico. Fitosteroli. Betaina.

Proprietà terapeutiche

Immunostimolante, antivirale, batteriostatico, antinfiammatorio e cicatrizzante. L’Echinacea aumenta le difese contro virus e batteri, stimola il sistema linfatico è impiegata contro tutti i tipi d’infezioni ed infiammazioni. Per la terapia coadiuvante e la profilassi delle infezioni ricorrenti del tratto respiratorio superiore (comuni raffreddori) e dell’apparato urogenitale.

Meccanismo d’azione

L’Echinacea produce un aumento del numero, dell’attività motoria e fagocitica dei leucociti e dei granulociti. L’Echinacea stimola la produzione di ACTH (ormone corticotropo) e di conseguenza incrementa l’attività della corteccia surrenale con secrezione di steroidi antiinfiammatori. L’azione inibitrice della jaluronasi, responsabile dell’azione cicatrizzante, è da attribuire al glucoside echinacoside. La jaluronidasi tissulare riduce la diffusione nell’organismo di agenti patogeni.

Preparazioni e dosi

Tisana: 3 g in 200 ml di acqua, 3 volte al dì.

Estratto fluido: da 2 a 3 g al dì.

Tintura F.U.: 30 gtt pro dose, 3 volte al dì.

Estratto secco: 200 mg pro dose, 3 volte al dì.

Tintura madre: da 30 a 50 gtt pro dose, da 2 a 3 volte al dì.

Controindicazioni

Da non utilizzare in soggetti con malattie autoimmuni. Come con tutti gli immunostimolanti, non si raccomanda nei casi di alterazioni sistemiche progressive e nelle malattie autoimmuni come tubercolosi, leucosi, collagenosi, sclerosi multipla, AIDS o virus dell’HIV.

Non somministrare in caso di allergia. Non somministrare in gravidanza.

Effetti collaterali

Somministrare con cautela in soggetti con ipersensibilità alle Compositae. In rari casi si possono verificare reazioni da ipersensibilità, ad es. reazioni cutanee.

Raccomandazioni

A scopo preventivo è consigliabile assumere la pianta a cicli mensili, intervallati da 20 giorni di riposo. Nell’impiego a scopo curativo si consiglia di proseguire la cura fino a due settimane dopo l’avvenuta guarigione, per evitare ricadute.

Conservare in recipiente ben chiuso, al riparo dalla luce.

Riferimenti ufficiali: Citazione: Farmacopea Tedesca (DAB– Commissione E), ESCOP fascicule 5.

Eleuterococco

(Eleutherococcus senticosus Maxim)

 schede-fitoterapia-eleuterococco

Descrizione botanica: Eleutherococcus senticosus Maxim.

Famiglia:Araliacee.

Sinonimi popolari: ginseng siberiano.

Nome inglese:Eleuthero, Siberian Ginseng.

Descrizione

È una pianta originaria della Cina, cresce spontaneamente allo stato selvatico nelle zone fredde dell’estremo oriente, Russia, Cina, Corea e Giappone. Ė un arbusto rampicante, vegeta nel sottobosco della taiga, foresta mista a conifere. La parte aerea è ricoperta di piccole spine flessibili. Foglie suddivise in 5 foglioline ellittiche, fiori giallastri (femminili) o violetti (maschili); i frutti, sono delle drupe nerastre simili a quelli dell’edera. Grosso rizoma bruno chiaro con radici cilindriche più scure.

Pianta riportata in scritti cinesi del II secolo a. C., gli effetti dell’Eleuterococco sono diversi da quelli del ginseng, con cui erroneamente viene paragonato. Eleuterococco o ginseng siberiano è una pianta che appartiene alla stessa famiglia del ginseng. Gli effetti benefici dell’Eleuterococco sono stati scoperti dai lapponi in Finlandia e Russia, osservando le renne che cibandosi di questa pianta in autunno, superavano l’inverno meglio degli animali che non ne mangiavano.

Droga utilizzata: radici e rizoma.

Principi attivi

Saponosidi, chiamati eleuterosidi: eleuteroside A (daucosterolo, glucoside del beta-sitosterolo), eleuteroside B1 (glucoside cumarinico), eleuterosidi B, D ed E (glucosidi del siringaresinolo). Polisaccaridi. Composti fenolici. Composti fenilpropanici. Lignani. Curarine. Polisaccaridi. Steroli. Acido oleanolico. Acido 3,4-diidrossibenzoico. Beta carotene.

Proprietà terapeutiche

Pianta ad azione adattogena ed antistress, tonico psico-fisico. Come tonico è consigliato in caso di stanchezza, di ridotto rendimento, nelle convalescenze e difficoltà di concentrazione. Stimola l’appetito. Sviluppa un leggero effetto afrodisiaco. Cardiotonico utile nell’insufficienza cardiaca, e circolatoria. Depressione, emozioni, esaurimento.

È utilizzato come stimolante dalle popolazioni che abitano in condizioni climatiche estreme e dagli sportivi per aumentare il rendimento fisico. Di utile impiego nella frigidità, impotenza, ipossia, aumento della produttività, spasmofilie, surmenage sessuale.

Meccanismo d’azione

L’azione dell’eleuterococco è rivolta ad aumentare il livello dei linfociti e la produzione di steroidi androgenoidi simili. L’azione principale si svolge a livello dell’asse ipotalamo-ipofisi-ghiandole surrenali: tale azione si traduce in un aumento della resistenza dell’organismo agli stimoli stressanti.

Azione immunostimolante dell’eleuterococco si sviluppa sul sistema immunitario in modo aspecifico, stimolando i processi di fagocitosi dei monoliti, dei granulociti e della chemiotassi. Inoltre, ha un’azione stimolante diretta sul centro della fame.

Preparazioni e dosi:

Estratto secco: da 600 a 900 mg pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Estratto fluido: 20 gtt pro dose, 3 volte al dì, lontano dai pasti.

Tintura madre: da 30 a 50 gtt pro dose, 1 o 2 volte al dì, al risveglio.

Controindicazioni

Controindicato nell’ipertensione, tachicardia, aritmia, diabete e febbre.

Non somministrare in gravidanza.

Effetti collaterali

La somministrazione di dosaggi elevati e per periodi prolungati può provocare insonnia, irritabilità, ipereccitabilità e lieve tremori delle mani. Inoltre, può causare, tachicardia, tachipnea e aumento della pressione arteriosa. Pertanto, questa droga non va mai somministrata nelle ore serali.

Raccomandazioni

Non somministrare ai bambini. Non assumere in concomitanza con contraccettivi orali, steroidi, anticoagulanti, sedativi e ansiolitici.

Riferimenti ufficiali: BHP.

Elicriso

(Helichrysum arenarium DC.)

 schede-fitoterapia-elicriso

Descrizione botanica:Helichrysum arenarium DC.

Famiglia: Asteraceae (Compositae).

Sinonimi popolari: Elicrisio, Semprevivo, Zolfino, Perpetuino.

Nome inglese: Helicrysum, Everlasting, Eternal Flower, Yellow Chasteweed.

Descrizione

È una pianta erbacea perenne comune in tutte le zone mediterranee, diffuso nei luoghi pietrosi, aridi e sabbiosi, nei greti dei fiumi, dalle colline al mare. Possiede un odore caratteristico dovuto all’essenza solforosa, contenuta principalmente nei capolini gialli. Pianta dal fusto dritto e foglie lineari. Ha fiori a capolino di colore giallo intenso, riuniti in corimbi, che compaiono da maggio a settembre. Il frutto è un achenio con un pappo. Fu scoperta dal medico L. Santini, della Garfagnana. Egli pubblicò le sue osservazioni nel 1949 dimostrando l’attività dell’elicriso in alcune affezioni terapeutiche, cutanee ed osteoarticolari. Il nome, introdotto nel ’700, deriva da Helios, sole, simboleggia l’aspetto raggiato dei capolini e il colore dorato.

Droga utilizzata: capolini (infiorescenze).

Principi attivi

Olio essenziale (nerolo, nerilacetato, nerilpropionato, eugenolo, geraniolo, α e β-pinene, linalolo). Flavonoidi, Acido clorogenico. Acido caffeico. Triterpenoidi. Fitosterolo. Ftalidi (elipirone, floroglicinalderivati, geranilderivati).

Proprietà terapeutiche

Balsamica e spasmolitica bronchiale. Epatoprotettiva e coleretica. Dermatopatie di origine allergica. Azione drenante, disintossicante e riequilibrante bronchiale e cutaneo. Per uso esterno svolge azione antiallergica, antieczematosa e antipsoriasica.

Meccanismo d’azione

I flavonoidi determinano gli effetti spasmolitici e coleretici. Svolge azione cortisonico-simile. Il neroli ha un’azione sedativa, attenua il prurito e riduce la proliferazione tissulare tipica delle lesioni psoriasiche, stimolando i processi di riparazione cutanea. Ftalidi e piranoderivati svolgono un’azione sedativa della tosse e spasmolitica sulla muscolatura liscia bronchiale.

Preparazioni e dosi

Tisana: 10 g di sommità fiorite, in 200 ml di acqua, 2 volte al dì.

Estratto fluido: 1 cucchiaino in un bicchiere d’acqua da 3 a 4 volte al dì.

Tintura madre: da 40 a 50 gtt pro dose, da 1 a 3 volte al dì lontano dai pasti.

Polvere: da 250 a 500 g, 2 volte al dì.

Controindicazioni

Evitare l’uso nelle malattie occlusive delle vie biliari.

Raccomandazioni

Non utilizzare in gravidanza ed allattamento.

Riferimenti ufficiali: Ph. Helv. VII.

Enothera

(Oenothera biennis Scopoli)

 schede-fitoterapia-enothera

Descrizione botanica: Oenothera biennis Scopoli.

Famiglia:Oenotheraceae (Onagraceae).

Sinonimi popolari: Enotera, Enagra, Onagra, Primula della sera, Rapunzia,

Nome inglese: Evening Primrose.

Descrizione:

È una pianta biennale, originaria dell’America del nord, diffusa in Europa e molto coltivata in Gran Bretagna. Cresce bene sulle sabbie delle dune e sui terreni incolti. Caratterizzata da una grossa radice a fittone, fusto eretto, foglie presenti su tutto il fusto e grossi fiori gialli che formano una spiga all’apice, fiorisce da luglio a ottobre con grandi fiori gialli, dorati e profumati, che si aprono completamente soltanto alla sera. Concluso il ciclo biennale, la pianta muore, ma i fusti nudi persistono per lungo tempo. Il nome deriva dal greco oinos, vino e da théra, preda. L’infusione della radice di Enoteca nel vino, era somministrata per ammansire le fiere.

Droga utilizzata: semi e parte aerea.

Principi attivi

I semi contengono acidi grassi polinsaturi della serie Ω-6, (acido gammalinolenico, GLA, acido cis-γ-linolenico e acido cis-6,9,12-ottadecatrienoico). Acido palmitico e acido stearico. Steroidi (β-sitosterolo).

Antociani. Tannini. Idrocolloidi. Allantoina.

Proprietà terapeutiche

Sindrome premestruale, ipertensione gravidica e in tutte quelle situazioni in cui ci sia carenza di acidi grassi polinsaturi, l’olio di enotera riduce l’irritabilità correlabile ai disturbi della menopausa o premestruali. Utile per l’acne e l’invecchiamento cutaneo. Stimola la digestione, lenitivo e calmante della tosse.

Meccanismo d’azione

L’azione dei componenti dell’olio di Enotera sono riconducibili alla presenza di acido γ-linolenico, principale componente degli acidi grassi polinsaturi essenziali. L’acido γ-linolenico partecipa alla formazione degli Ω-6, dai quali prende origine l’acido arachidonico precursore delle prostaglandine.

Nella sindrome premestruale è nota l’azione positiva indotta dalla prostaglandina E1; nell’eczema atopico si manifesta una carenza di un enzima che converte l’acido linolenico in acido γ-linolenico.

Preparazioni e dosi

Estratto oleoso: da 350- a 450 mg pro dose, da 4° 6 opercoli al dì.

Estratto secco: da 250 a 500 mg pro dose in capsule, da 2 a 4 g al dì.

Olio di Enotera: a 250 a 500 mg, in capsule, da 2 a 4 g al dì.

Uso topico

Olio di Enotera al 5%, in liozione per le mani shampoos, saponi, creme ed emulsioni.

Controindicazioni

Evitare l’uso contemporaneo di anestetici, fenotiazine.

Raccomandazioni

Non somministrare in pazienti che utilizzano farmaci anticonvulsivanti quali fenotiazine per possibile manifestarsi di eventuali crisi epilettiche.

Riferimenti ufficiali: Ph. Fr. X.

Enula

(Inula helenium L.)

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Descrizione botanica: Inula helenium l..

Famiglia: Asteraceae (Compositae).

Sinonimi popolari: Enula, Inula, Elenio, Viola campana.

Nome inglese: Alant, Elecampane, Horse Heal, Scabwort.

Descrizione

L’Enula è una pianta erbacea, rarissima suffruticosa. Cresce in luoghi erbosi e umidi, nelle regioni submediterranee raramente mediterranee. Foglie alterne, opposte o verticillate, semplici, più o meno divise, senza stipole. Infiorescenza a capolino o calatide, costituita da molti piccoli fiori sessili, inseriti all’estremità dilatata di un peduncolo comune (ricettacolo), contornata da un involucro di brattee o squame (periclino). Il nome della specie Helenium deriva dal nome greco di Elena, secondo la leggenda la pianta nacque dalle lacrime di Elena, moglie di Menelao, che fu la causa scatenante della guerra di Troia.

Droga utilizzata: fiori radice e rizomi.

Principi attivi

Olio essenziale costituito da lattoni sesquiterpenici (allantolattone, isoallantolattone, alantolo). Azulene. Elenina. Inulina. Principio amaro (alantopicrina). Azulene. Demarendiolo. Fitosteroli. Pectina.

Proprietà terapeutiche

Bechica, fluidificante, anticatarrale e antisettico delle vie aeree, utile nelle bronchiti spasmodiche, tosse cronica, asma bronchiale, tracheobronchiti croniche, pertosse e stati influenzali. Antisettico delle vie urinarie, oliguria. Coleretiche, diuretiche, antipruriginose. Gastriti, atonie digestive, inappetenze. Amenorrea. Ossiuriasi. Herpes labialis.

Meccanismo d’azione

Il principio attivo, elenina, agisce sulla secrezione bronchiale, disinfetta l’albero respiratorio e risolve le bronchiti catarrali conseguenti a raffreddamento. Inoltre, ha la proprietà di fluidificare e stimolare la secrezione biliare, aumenta la diuresi ed elimina i parassiti intestinali. L’inulina è un complesso polisaccaride ad azione probiotica, aumenta nel tratto intestinale la presenza di Bifidobatteri e Lactobatteri, migliora la digestione e favorisce il riequilibrio della flora intestinale, potenziandone l’attività e migliorandone il metabolismo. L’inulina associata ai fermenti lattici vivi, costituisce un ottimo rimedio per favorire i processi digestivi e per la riduzione della formazione di gas a livello intestinale, consigliata in caso di stipsi e diarrea.

Preparazioni e dosi

Estratto fluido: da 20 a 35 gtt pro dose, 3 volte al dì.

Tintura F.U.: da 50 a 100 gtt pro dose, 3 volte al dì.

Tintura madre: da 30 a 50 gtt pro dose, 3 volte al dì.

Controindicazioni

Ipersensibilità individuale alle asteraceae.

Effetti collaterali

Irritante delle mucose, può causare vomito, diarrea e crampi. A contatto con la pelle può provocare dermatiti da contatto.

Raccomandazioni

Conservare in recipiente ben chiuso, al riparo dalla luce.

Riferimenti ufficiali: BHP, Ph. Fr.X.

Equiseto

(Equisetum arvense L.)

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Descrizione botanica: Equisetum arvense L.

Famiglia: Equisetaceae.

Sinonimi popolari: equiseto, asperella, coda equina, Coda cavallina, Sprella.

Nome inglese:Horse-tail, Shavegran, Small Scouring, Pewterworth, Snake Pipers.

Descrizione

È una pianta perenne crittogama (senza foglie e fiori), diffusa nell’area circumboreale eurasiatica ed in Italia. Cresce nei luoghi umidi, nei prati, lungo i fossati e i ruscelli, su terreni argillosi ricchi di acqua. Alta da 20 a 50 centimetri con radice ramifica dalla quale partono i cauli fertili di colore giallo-bruno. Alla sommità dei cauli si trova una spiga giallina formata dagli sporangi. I fusti fertili muoiono dopo la maturazione delle spore. In estate si sviluppano i cauli sterili, cavi e fragili, verde-scuro.

Il nome equiseto deriva dal latino equi, cavallo e seta, setola, crine, coda del cavallo.Gli equiseti sono piante discendenti da piante primordiali di dimensioni gigantesche, dall’epoca preistorica degli anfibi ai primi rettili. La pianta di Equiseto conserva nella forma esteriore morfologica, numerosi caratteri di arcaicità che la fa apparire una pianta misteriosa e diversa.

Droga utilizzata: cauli sterili.

Principi attivi

Saponine (equisetonina). Flavonoidi (quercetina, isoquercetina, galuteolina), alcaloidi (3-metossipiridina, nicotina, palustrina). Minerali (azoto, calcio, fosforo, magnesio, potassio e zolfo). Acidi organici (acido malico, ossalico e citrico). Fitosteroli (β-sitosterolo, campesterolo, isofucosterolo). Equisetrina. Galuteolina. Alcaloidi. Acido caffeico. Acido ascorbico. Acido silicico.

Proprietà terapeutiche

Rimineralizzante. Diuretico antiuricemico. Utile nelle infiammazioni delle vie urinarie, nella urolitiasi, nefriti, e ritenzione idrica del tessuto linfatico. Rimineralizzante nell’osteoporosi, nelle fratture ossee, nelle fragilità degli annessi cutanei, (capelli, unghie), nelle tendiniti, nei dolori articolari e negli squilibri di fissazione del calcio delle ossa e nel rachitismo. Utile nell’ematuria e ipodiuresi da dismetabolismo elettrolitico. Emostatico per uso esterno, efficaci nel trattamento di ferite di difficile e ritardata cicatrizzazione.

Meccanismo d’azione

Definto diuretico “acquaretico”, perché non altera il riassorbimento di elettroliti, non altera l’omeostasi elettrolitica, pur eliminando molti cloruri.

Agisce a livello dei tubuli renali riducendo il riassorbimento di acqua, urea, acido urico e cloro, aumenta il volume di urina senza modificare l’equilibrio degli elettroliti.

La silice e l’acido silicico stimola il trofismo del tessuto connettivo dei tendini e delle cartilagini, facilitano la ricostruzione della cartilagine nel corso di fratture e di malattie articolari. Inoltre favoriscono l’assorbimento del fosforo con aumento del numero e dell’attività degli osteoblasti, mentre riducono il numero e l’attività degli osteoclasti. I flavonoidi agiscono come emostatici, attivando il sistema di coagulazione fibrino-piastrinica.

Preparazioni e dosi

Decotto infuso: 30 g di droga in 500 ml di acqua, per 15 minuti.

Estratto fluido: da 2 g pro dose, 2 volte al dì.

Tintura F. U.: da 10 a 20 g pro dose, 2 volte al dì.

Polvere: da 1 a 2 g, prima dei pasti principali, come rimineralizzante.

Tintura madre: da 30 a 50 gtt pro dose, 3 volte al dì, a digiuno.

Raccomandazioni

Da preferire l’uso dell’estratto secco o della polvere, in quanto il silicio è poco solubile. Assumere con abbondanti liquidi.

La T.M. è povera di sali di silicio.

Riferimenti ufficiali: Ph. Fr. X BHP, Farmacopea Tedesca (DAB – Commissione E).

Erisimo

(Sisymbrium officinale L.)

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Descrizione botanica: Sisymbrium officinale L.

Famiglia: Brassicaceae (Cruciferae).

Sinonimi popolari: Erisimo, Erba cornacchia, Erba Sofia, Erba dei cantanti.

Nome Inglese: Flix Weed, Bankgress, Hedge Mustard, Tarrify,

Descrizione

È una pianta erbacea annuale diffusa nei paesi del bacino mediterraneo e nell’Asia Sud Occidentale e Centrale. Ha foglie alterne, picciolate a forma di lira, con fiori raccolti in infiorescenze al termine dei rami, con quattro petali disposti a croce, di colore giallo pallido. La pianta fiorisce da marzo ad agosto. Il frutto è una siliqua, lunga fino a due centimetri e mezzo. La pianta si raccoglie tra maggio e giugno recidendola a circa 15 cm da terra. L’uso medicinale risale all’antichità classica, tanto che il nome Erisimo, deriva dal greco erysimum, proteggere, salvare il canto. È definita anche Erba dei cantanti, ad indicarne l’uso nelle alterazioni della voce.

Droga utilizzata: le foglie, il succo ed i semi.

Principi attivi

Olio essenziale solforato (allilsolfuro). Acido solfocianico. Eterosidi solforati. Diallil solfuro. Isosolfocianato di allile. Glucosidi solfocianici. Mucillagini.

Proprietà terapeutiche

Raucedine, afonia, alterazioni della voce a causa di raffreddamento, trauma delle corde vocali da eccessivo uso e sforzo della voce. Laringiti e faringiti acute. Antinfiammatorio delle vie respiratorie, espettorante. Malattie da raffreddamento. Tracheobronchite.

Meccanismo d’azione

Fluidificante delle secrezioni mucose, con un meccanismo di lisi, da attribuirsi alla presenza del gruppo solfidrico, il quale, interagendo con i legami –S–S– delle catene muco-proteiche, provoca la scissione, determinandone una caduta di viscosità. Con lo stesso meccanismo “pulisce e lubrifica” le corde vocali, ridando la voce nelle afonie e raucedini.

Preparazioni e dosi

Tisana: da pianta fresca al 3-4%.

Estratto fluido: 40 gtt pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Tintura F.U.: da 20 a 30 gtt pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Tintura madre: da 30 a 50 gtt pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Uso esterno

Collutorio: da 40 a 50 gtt in acqua, più volte al dì.

Controindicazioni

Non utilizzare in gravidanza ed in pediatria.

Raccomandazioni

Utilizzare gli estratti dalla pianta fresca (Tintura madre), con l’essicazione alcuni principi attivi contenenti gruppi allilici evaporano perdendo parte delle proprietà. Conservare in recipiente ben chiuso, al riparo dalla luce.

Pianta non citata dalle fonti ufficiali di fitoterapia.

Escolzia

(Escholtzia californica Chamisson)

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Descrizione botanica: Escholtzia californica Chamisson.

Famiglia:Papaveraceae.

Sinonimi popolari: Escolzia, Papavero della California

Nome inglese: Californian Poppy.

Descrizione

L’Escolzia è una pianta erbacea originaria della California, fu introdotta in Europa sul finire del XVIII sec., coltivata in Europa prevalentemente come pianta ornamentale e da giardino, predilige i terreni aridi; diventata spontanea in alcuni paesi dell´Europa centrale ed in Corsica. È una pianta perenne, alta 40-50 cm, con fusto sdraiato e diffuso a cespuglio. Le foglie sono alterne, picciolate e incise. I fiori, a quattro petali liberi di colore arancio, giallo-rosso, del diametro di 6-8 cm, sono portati da lunghi peduncoli. Il calice ha due sepali e corolla con 4 petali obovati, gialli. L’ovario si trasforma in una capsula lineare lunga 6-8 cm che si apre in due valve.

David Duglas scoprì nel ’700 l’Escolzia per la bellezza dei suoi fiori e la somiglianza con i papaveri. Le popolazioni d’America la usavano contro il mal di testa dopo averla scaldata su una pietra rovente.

Il nome della pianta fu dato in onore di Franz Eschscholtz, grande esploratore dell’Oceano Pacifico.

Droga utilizzata: pianta intera, parti aeree e radici, allo stato fresco.

Principi attivi

Alcaloidi isochinolinici protoberberinici (protopina, criptopina, chelidonina, cheleritrina, omochelidonina, escholinina, lauroscholtzina, sanguinarina). Contiene tracce di morfina. Glucosidi flavonici (rutoside).

Proprietà terapeutiche

Proprietà soporifere, ipnotiche, analgesiche, sedative non narcotiche. Pianta indicata negli stati di agitazione nervosa, disturbi del sonno con difficoltà nell’addormentamento associato a cefalea ed eretismo ideativo.

Antispastico, analgesico, utile nei crampi gastrointestinali di origine nervosa.

Insonnia e sindromi dolorose (emicrania, spasmi, coliche intestinali e biliari)

Ipnotico e sedativo della prima infanzia, specie per bambini con problemi di enuresi.

Meccanismo d’azione

Gli alcaloidi contenuti nella pianta le conferiscono un´attività sedativa e blandamente ipnotica ed analgesica. L´attività della pianta è da attribuire al fitocomplesso, la somministrazione di tintura di escolzia in cavie da laboratorio ha mostrato una riduzione dell´attività motoria spontanea e ad un prolungamento del sonno. Le proprietà analgesiche e calmanti della pianta la rendono utile nel trattamento delle sindromi dolorose a carico dell´apparato digerente, e delle vie biliari e per l´emicrania.

Preparazioni e dosi

Tisana: 6 g in 200 ml di acqua, 3 volte al dì.

Estratto fluido: da 20 a 30 gtt pro dose, mezz’ora prima di coricarsi.

Estratto secco: da 250 a 500 mg in un’unica somministrazione.

Controindicazioni

Sconsigliato l’uso in allattamento e durante i primi mesi di gravidanza. Somministrare con prudenza ai bambini sotto i 12 anni di età.

Raccomandazioni

Una risposta farmacologica più rapida si ottiene con l’assunzione a stomaco vuoto.

Riferimenti ufficiali: Ph. Fr. X.

Eucalipto

(Eucalyptus globulus Labillardière)

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Descrizione botanica: Eucalyiptus globulus Labillardière.

Famiglia: Mirtaceae.

Sinonimi popolari: Eucalipto.

Nome inglese: Eucalyptus, Blue GumTree.

Descrizione

Albero sempreverde originario dell’Australia, cresce su terreni umidi, tronco eretto, con rami a foglie opposte, di forma ovale e cuoriforme alla base, rivestite di una patina biancastra. Fiori senza petali con stami a forma di calice ad imbuto, si innestano all’ascella delle foglie. I frutti sono capsule legnose contenenti i semi. Fu scoperto dal botanico francese Labillardière in Nuova Guinea, alla fine del ’700, usato dai monaci trappisti nell’agro pontino-romano per profumare l’aria e bonificare i terreni paludosi. Il nome deriva da eu, bene e da kalyptos, coprire, simboleggia l’opercolo che racchiude il calice dei fiori dal quale esce la corolla sferica: globus, globo, sfera.

Droga utilizzata: foglie dei giovani rami.

Principi attivi

Olii essenziali (aromadendrene, eucaliptolo o 1,8-cineolo, α-pinene, β-terpineolo, canfene, carvone, eucazulene, eudesmolo, globulolo, fellandrene, valeraldeide, viridoflorolo). Acidi polifenolici (acido caffeico, ferulico e gallico). Flavonoidi (rutina, quercetina, iperoside). Tannini ellagici (rutine).

Proprietà terapeutiche

Antisettico, balsamico, espettorante, mucolitico anticatarrale, antibatterico, antimicotico. Blando spasmolitico, decongestionante, iperemizzante locale, cicatrizzante secretolitico e secretomotore. Indicato nelle affezioni delle vie respiratorie: faringiti, bronchiti, otiti, asma, bronchiti catarrali croniche, sinusite, tosse, raucedine. Nelle malattie da raffreddamento, l’infuso caldo è utile negli stati febbrili e influenzali per indurre la sudorazione. L’essenza si usa per via inalatoria come espettorante, balsamico e antisettico. Antisettico per le cistiti ed infezioni del tratto uro-genitale. Cicatrizzante nelle dermatiti, acne, ferite ed ulcerazioni della pelle.

Meccanismo d’azione

L’olio essenziale (eucaliptolo, monoterpeni e sesquiterpeni) svolge un’attività broncodilatatrice per azione diretta sulla muscolatura liscia dei bronchi, promuovendo la produzione di muco, la sua fluidità e facilitando l’espettorazione. L’olio essenziale, per uso topico, svolge un’azione antisettica, antinfiammatoria e analgesica per inibizione della sintesi delle prostaglandine, negli oli per massaggio aumenta la circolazione sanguigna cutanea con effetto iperemico. I flavonoidi, tannini ellagici e olio essenziale svolgono un’azione fortemente batteriostatica nei confronti di stafilococchi, enterococchi, pneumococchi e streptococchi.

Preparazioni e dosi

Tisana: 2 o 3 g in 200 ml di acqua, somministrare ogni tre ore.

Estratto Secco: 400 mg pro dose, due volte al dì.

Estratto Fluido: da 20 a 40 gtt pro dose, da 2 a 3 volte al dì.

Tintura madre: da 30 a 50 gtt pro dose, da 2 a 3 volte al dì.

Olio essenziale: 4-5 gtt pro dose, su veicolo, 2 o 3 volte al dì.

Uso topico

Lozione, creme e oli da massaggio 5%. In vaporizzatori e diffusori per inalazioni.

Controindicazioni

Nei bambini al di sotto dei tre anni può produrre laringospasmo. Non usare nelle infiammazioni del tratto gastrointestinale e nelle disfunzioni epatiche e biliari.

Effetti collaterali

L’ingestione causale di olio essenziale può provocare nausea e vomito nell’adulto, mentre nei bambini può provocare depressione respiratoria fino al coma. L’iperdosaggio può produrre tremori.

Interazioni

L’olio di eucalipto provoca l’attivazione di alcuni enzimi epatici, riducendo l’effetto farmacologico e l’efficacia dei farmaci.

Raccomandazioni

L’azione revulsiva, associata a calore, può essere vescicante in alcuni soggetti. Conservare in recipiente ben chiuso e al riparo dalla luce.

Riferimenti ufficiali:F.U. IX Ed. 1991, F.U. X Ed. 1998, ESCOP fascicule 5.

Faggio

(Fagus sylvatica L.)

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Descrizione botanica: Fagus sylvatica L.

Famiglia: Fagaceae.

Sinonimi popolari: Faggio.

Nome Inglese: Beech, European Beech.

Descrizione

Il Faggio è un albero di grande dimensione, cresce in Europa alto fino a 30 metri, dalla chioma folta, ampia, ovale e corteccia liscia e grigia con striature orizzontali; le gemme appuntite, le foglie ovali o ellittiche in autunno si tingono di giallo-bruno. I semi, detti faggiole, hanno una sezione triangolare e sono rivestiti da una capsula spinosa; in passato sono stati utilizzati come alimento e da essi veniva ricavato un olio.

Pianta citata da Plutarco come antidoto per le morsicature dei serpenti. Descritto da Virgilio nel primo verso delle Bucoliche.

Droga utilizzata: gemme, foglie, semi e corteccia

Principi attivi

Glucoside, fagoside (alcool cis-coniferilico). Diasteroìisomeri dell’acido 5-idsrossi- 6-metil-pipecolico. Lipidi, fenoli, tannini. Dal catrame ricavato dal legno: creosoto, guaiacolo e creosolo.

Proprietà terapeutiche

Insufficienza renale, litiasi renale, obesità da ritenzione idrica, ipercolesterolemia. Ridotte difese organiche da ipogammaglobulinemia. Il gemmoterapico di Faggio ha un’azione antistaminica che si esplica impedendo la degranulazione istiocitaria, e quindi la liberazione di istamina. I gemmoderivati di Faggio, Ribes nigrum e Ontano nero, sono i rimedi del protocollo naturale meristematico e degli schemi terapeutici delle allergie.

Meccanismo d’azione

L’azione antistaminica riduce la degranulazione istiocitaria e la liberazione di istamina.

Stimola il funzionamento del rene e la diuresi. Stimola le difese organiche. Diminuisce il colesterolo totale, stimola le cellule di Kuppfer del fegato.

Preparazioni e dosi

Macerato glicerico: da 30 a 50 gtt pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Pianta non citata dalle fonti ufficiali di fitoterapia. Non sono segnalati particolari raccomandazioni e/o limitazioni d’uso.

Farfara

(Tussilago farfara L.)

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Descrizione botanica: Tussilago farfara L.

Famiglia: Asteraceae (Compositae).

Sinonimi popolari: Farfaro, Pié d’asino, Tussilaggine, Farfaraccio.

Nome inglese: Colts Foot, Horse Hoof, Horse Foot.

Descrizione

Pianta erbacea perenne diffusa in Europa, Asia e Africa settentrionale. Cresce ovunque, ma preferisce i luoghi umidi e i terreni argillosi. Pianta provvista di un grosso rizoma, coperto di scaglie, che può raggiungere anche i due metri di lunghezza. Gli steli, pelosi ed eretti, terminano con fiori gialli che nascono prima delle foglie, che sorgono dopo la fioritura, da cui il nome medioevale: Filius ante patrem. Le foglie hanno un picciolo lungo e sono tomentose nella pagina inferiore, cuoriformi e con il margine dentato. Il frutto è un achenio munito di pappo. Il nome tussilago, deriva da tussis, tosse ed agere, cacciare, indica le proprietà  fondamentali della pianta, note già a Dioscoride, Plinio e Galeno.

Droga utilizzata: foglie.

Principi attivi

Mucillagini. Alcoli terpenici (arnidiolo, faradiolo). Glucoside amaro (tussilaginina). Flavonoidi. Sali minerali, nitrati. Alcaloidi pirazolidinici. Pectine. Tannini.

Proprietà terapeutiche

Emolliente, espettorante, bechico, diaforetico e antinfiammatorio. Affezioni respiratorie: tosse e raucedine, asma, bronchite, laringite, faringite, pertosse, raffreddore, flogosi del cavo orale, stomatite e sindrome influenzale.

Antiasmatico per fumigazioni delle foglie secche. Per uso esterno è un astringente ed antisettico usato come antieczematoso. È impiegato in campo cosmetico come emolliente, astringente e lenitivo delle pelli impure.

Meccanismo d’azione

Azione stimolante l’attività delle cellule mucipare bronchiali, azione sedativa della tosse a livello centrale ad opera della tussilagina.

Nella Fitoterpia cinese la Tussilago farfara viene infatti classificata come una pianta “calda” che risolve tosse e asma di origine “fredda”.

La mucina contenuta nella pianta ha un effetto sequestrante, antirritante ed antinfiammatorio e ricopre la mucosa con uno strato che protegge la gola dall’irritazione chimica e meccanica, riducendo quindi la tosse.

Preparazioni e dosi

Tisana: 6 g in 200 ml di acqua, 2 o 3 volte al dì.

Tintura madre: da 30 a 50 gtt pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Suffumigi: 2 o 3 g di foglie secche per inalazioni.

Uso esterno

Infusione al 6%, per impacchi.

Controindicazioni

Non usare in gravidanza ed allattamento.

Effetti collaterali

Alcune parti della pianta sono epatotossiche, per il contenuto variabile di alcaloidi pirazolidinici.

Raccomandazioni

Evitare l’uso di fiori e radici che possono causare effetti collaterali severi. Conservare in recipiente ben chiuso, al riparo dalla luce. Controllare sulla scheda tecnica che la droga fornita non contenga alcaloidi pirazolidinici.

Usare con cautela i suffumigi, con la combustione si sviluppano composti nitrosi.

Riferimenti ufficiali: Farmacopea Tedesca (DAB X).

Fico

(Ficus carica L.)

 schede-fitoterapia-fico

Descrizione botanica: Ficus carica L.

Famiglia: Moraceae.

Sinonimi popolari: Fico, Fico comune, Fico domestico.

Nome inglese: Fig, Fig Tree.

Descrizione

Pianta originaria del Medio Oriente, diffusa in Europa e nell’area Mediterranea. Albero caducifolio, a chioma espansa e corteccia liscia. Foglie coriacee, lungamente picciolate, palmato-globate divise in 3 o 5 lobi con nervature emergenti, margine dentato e base cuoriforme. Fiori all’interno di un ricettacolo polposo piriforme, originante il frutto (fico). Dall’incisione dei rami defluisce un latice bianco che con i suoi enzimi stimola il metabolismo. Il fico è citato nel Vecchio Testamento come simbolo di abbondanza; il profeta Isaia guarì il re Ezechiele con cataplasmi di fico. Il nome Ficus deriva probabilmente dal greco Sycon.

Droga utilizzata: succo della foglia.

Principi attivi

Enzimi digestivi (lipasi, diastasi e proteasi). Furocumarine (ficina contenuta nel lattice, psoralene, umbrelliferone e acido glutammico). Mucillagini. Vitamine. Proteine. Lipidi. Zuccheri. Mucillagini. Vitamine A, B, B2, PP, C. Minerali (Fe, Ca, Cr, Mn).

Proprietà terapeutiche

Ulcere gastriche e gastroduodenali, gastrite, meteorismo correlato a colon irritabile, spasmofilia. Eretismo cardiaco, palpitazioni, distonie neurovegetative, nevrosi ossessiva ed ansiosa, calmante del sistema nervoso. Utile nelle cure dimagranti con nervosismo. Favorisce il calo ponderale, sia per una leggera azione diuretica, sia riducendo l’accumulo nei tessuti di acqua per effetto della cattiva digestione. Riduce il colesterolo totale. Stimola la granulopoiesi. Ha proprietà enzimatiche. Utile rimedio delle sindromi ipotrofiche della mucosa del tratto gastrico digestivo. Per uso esterno il lattice di fico è impiegato per le verruche e come schiarente.

Meccanismo d’azione

Favorisce la produzione di enzimi digestivi e protegge le mucose degli organi digestivi. Normalizza la secrezione del succo gastrico ed esercita un’azione cicatrizzante sulla mucosa. Agisce intervenendo sulle somatizzazioni a livello gastrico, riducendo le influenze somatotopiche nervose: dolori gastrici, coliti spastiche, ulcere gastriche e gastroduodenali.

Nel lattice della pianta è stato identificato la ficina, un enzima proteolitico in grado di schiarire le macchie cutanee e ad azione cauterizzante per eliminare calli e verruche

Preparazioni e dosi

Macerato glicerico: da 30 a 50 gtt pro dose, 3 volte al dì.

Tintura madre: da 30 a 50 gtt pro dose, 3 volte al dì.

Estratto secco: 300 mg pro dose, 3 a 6 capsule al dì.

Effetti collaterali:

Il lattice contiene due derivati furocumarinici, (psoralene e umbrelliferone) che hanno una marcata azione fotosensibilizzante, in prodotti per uso dermico, possono provocare fotodermatiti.

Raccomandazioni

Usare con cautela per uso esterno.

Sconsigliare l’esposizione al sole durante il trattamento con ficus.

Pianta non citata dalle fonti ufficiali di fitoterapia.

Fieno greco

(Trigonella foenum-graecum L.)

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Descrizione botanica: Trigonella foenum-graecum L.

Famiglia: Leguminosae (Fabaceae).

Sinonimi popolari: Trigonella, Fieno greco.

Nome inglese: Fenugreek, Greek Hay, Fenugreek Trigonella.

Descrizione

Pianta erbacea annuale originaria dell’Asia occidentale fu introdotta in Europa nel IX secolo ed è diventata spontanea nelle regioni mediterranee. Con fusto diritto e cavo, foglie alterne a trifoglio, dentellate, fiori giallastri di forma triangolare giallo-pallido. Il frutto è un legume con semi appiattiti molto duri, dal sapore amaro e odore poco gradevole. I semi di colore marrone-rossiccio, di forma prismatici o romboidali, erano già conosciuti e utilizzati dagli Egiziani per le loro proprietà ingrassanti, galattogene e antielmintiche. La pianta è riportata nel Papiro di Ebers, 1550 a.C.. Presso gli Arabi fu inoltre impiegata come afrodisiaco nonché per la cura del diabete. Il nome deriva dal greco trigonos, in riferimento alla forma triangolare dei fiori.

Droga utilizzata: seme.

Principi attivi

Alcaloidi piridinici (coffearina, cinesina, trigonellina). Saponine steroidiche furostanoliche (diosgenina, fenugrechina, tigogenina, yamagenina). Olio essenziale (anetolo). Mucillagini (galattomannani). Flavonoidi (fitoestrogeni), Sali minerali (calcio, ferro, fosforo, manganese). Vitamine (riboflavina, tiamina, nicotinamide). Inositolo.Proteine ad alto valore biologico contenenti fosforo organico, ferro e manganese. Colina. Lecitina, Acidi grassi essenziali.

Proprietà terapeutiche

Tonico, ricostituente, rimineralizzante, galattogogo. Il fieno greco è indicato nell’ anoressia e in tutti i casi di diminuzione dell’appetito associato a dimagrimento: anemia, astenia fisica e psichica, affaticamento e convalescenza. Utile galattoforo, aumenta la secrezione lattea delle nutrici. Astenia e disturbi della menopausa e andropausa. Utile supplemento nutrizionale nella dieta degli sportivi per il controllo del peso. Regolatore metabolico della glicemia e del colesterolo. Per uso esterno è impiegato per pelli irritate, infiammate ed eczemi.

Meccanismo d’azione

L’azione adattogena e anabolizzante naturale è sviluppata dalle saponine furostanoliche contenute nei semi del Fieno greco.

Le saponine steroidiche fenugrechina e diosgenina, inibiscono l´assorbimento del colesterolo, con diminuzione della sua concentrazione nel fegato, attivano il metabolismo del testosterone e stimolano l’attività delle isole pancreatiche per il controllo della glicemia. La diosgenina contenuta nei semi di fieno greco costituiscono la principale fonte impiegata nella sintesi di ormoni steroidei.

La trigonellina presenta una struttura chimica simile all’acido nicotinico, precursore della vitamina PP. L’azione nutriva e antianemica è svolta dalle proteine ad alto valore biologico.

L’azione galattogena è dovuta alla frazione insaponificabile, di flavonoidi fitoestrogeni che stimolano la secrezione di prolattina.

Preparazioni e dosi

Decotto: semi frantumati, 10 g in 200 ml di acqua, 2 o 3 volte al dì.

Estratto fluido: 20 gtt pro dose, 3 o 4 volte al dì.

Polvere: 500 mg pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Estratto secco: 250 mg pro dose, 1 o 2 volte al dì.

Controindicazioni

Usare con cautela in gravidanza.

Raccomandazioni

Somministrare con cautela in soggetti diabetici per gli effetti ipoglicemizzanti della pianta.

Riferimenti ufficiali: Farmacopea Tedesca (DAB – Commissione E).

Finocchio

(foeniculum vulgare Miller)

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Descrizione botanica: foeniculum vulgar Miller.

Famiglia: Apiaceae (Umbelliferae).

Sinonimi popolari: Finocchio selvatico.

Nome inglese: Fennel, Common Fennel.

Descrizione

Pianta erbacea perenne biennale alta fino a due metri, cresce allo stato selvatico, in  tutta la zona mediterranea, dal mare alla collina. Ha una grossa radice fusiforme bifida, le foglie lancinate con lungo picciolo a forma bislunga. I fiori sono raggruppati in piccole ombrelle, di 5 o 15 raggi, con petali giallo-verdognoli. Il frutto è formato da due acheni (frutti secchi con un solo seme), ovoidali di forma oblunga, molto aromatici. Il fusto è angoloso, solcato, ramificato a corimbo. Il nome deriva da foenum, fieno, che richiama la sottigliezza delle foglie. Già gli antichi Romani lo conoscevano come medicamento tonico, stimolante e carminativo, Carlo Magno incluse la pianta di Finocchio nei Capitolari. Nel medioevo i semi di finocchio si masticavano in chiesa, durante la predica, per controllare e reprimere i rigurgiti gastrici.

Droga utilizzata: frutti, radice (impiegata con azione diuretica).

Principi attivi

Olio essenziale (anetolo, anisaldeide, canfene, trans-anetolo, estragolo, α-fellandrene, δ-fencone, limonene, mircene, sabinene, α-pinene, α-tujene, γ-terpinene). Acidi organici di natura alcalina. Flavonoidi estrogenaci, fitoestrogeni. Olio grasso. Proteine. Tocoferolo.

Proprietà terapeutiche

Carminativo, spasmolitico intestinale, antimeteorico, antifermentativo. Espettorante. Galattoforo. Emmenagogo, tonico uterino: allevia i crampi mestruali e i disturbi della menopausa. Dispepsia, meteorismo, spasmi del tratto intestinale.

Meccanismo d’azione

Agisce sul microcircolo, stimolando la secrezione lattea, salivare e biliare. Stimola la secrezione gastrica, favorendo una migliore digestione ed un’azione carminativa intestinale. L’azione sulla muscolatura liscia dell’intestino regolarizza la motilità, contribuendo a ridurre la formazione di gas intestinale.

Preparazioni e dosi

Tisana: 10 g in 200 ml di acqua in infusione per 15 minuti, 3 volte al dì.

Estratto fluido: 30 gtt pro dose, da 2 a 3 volte al dì.

Estratto secco: 300 mg pro dose, 3 volte al dì.

Tintura F.U.: da 30 a 40 gtt pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Olio essenziale: da 3 a 5 gtt pro dose, dopo i pasti per brevi periodi.

Tintura madre: da 30 a 40 gtt pro dose, da 2 a 3 volte al dì.

Controindicazioni

L’essenza di finocchio non va somministrato in gravidanza e nei bambini di età inferiore ai tre anni.

Effetti collaterali

L’olio essenziale stimola la contrazione della laringe, con possibile laringospasmo. L’uso eccessivo di frutti o di olio essenziale può causare tremori.

Raccomandazioni

Evitare cibi flautolenti (legumi, mollica di pane, castagne, ecc.). Soggetti con nota sensibilità alle specie delle Umbelliferae o delle Compositae dovrebbero evitare l’uso del finocchio.

Riferimenti ufficiali: F.U. IX Ed. 1991, F.U. X Ed. 1998, ESCOP fascicule 1.

Frangola

(Rhamnus frangula Miller)

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Descrizione botanica: Rhamnus frangula Miller.

Famiglia: Rhamnaceae.

Sinonimi popolari: Frangola, Ranna.

Nome inglese: Frangula, Arrow Wood, Buckthorn, Black Alder Tree.

Descrizione

Arbusto alto pochi metri, cresce nei boschi umidi e nelle zone paludose di tutta l’Europa occidentale, centrale e nell’Italia settentrio- nale. Ha le foglie caduche alterne ovali, tondeggianti con la pagina superiore riportante da 8 a 12 paia di nervature parallele. I fiori piccoli di colore bianco-verdastri. Il frutto carnoso, di colore rosso che diventa nero a maturazione.La corteccia dei rami si raccoglie in primavera staccandola con il coltello in strisce longitudinali, da usare dopo averla fatta essiccare per almeno un anno, perché durante questo periodo perde le sostanze drastiche purgative. Il nome deriva dal latino frangere, rompere, si riferisce alla fragilità dei suoi rami.

Droga utilizzata: corteccia del fusto e dei rami.

Principi attivi

Derivati antronici, idrossiantraceni (aloine, crisaloine). Glucosidi antrachinonici (frangulina, glucofrangulina). Eterodiantroni (emodina, acido crisofanico). Alcaloidi (armefavina). Tannini (acido tannino, acido trachino). Principi amari ( ramnoantina, ramnocerina).

Proprietà terapeutiche

Lassativo, purgativo, tonico, stomachico. La frangola, come lassativo e purgante ha un’azione più blanda e meno irritante rispetto agli altri antrachinonici. Lassativo utile in patologie nelle quali sia importante ottenere delle feci molli, in soggetto con ragadi anali, emorroidi.

Avendo un’azione più blanda rispetto alla Senna, la Frangola è da preferire nella stipsi degli anziani.

Meccanismo d’azione

La corteccia di frangola agisce sull’intestino crasso stimolandone il tono e l’ampiezza dei movimenti peristaltici, ottenendo uno svuotamento dolce e non provoca azioni irritanti sulle delicate mucose intestinali. L’azione purgativa è attribuibile ai derivati antracenici, glucofranguline, in grado di agire sull’intestino crasso stimolando per irritazione la peristalsi. L’intestino reagisce con un’iperemia che si estende a tutti gli organi del piccolo bacino e per questo motivo presenta numerose controindicazioni.

Preparazioni e dosi:

Tisana: 5 g in 200 ml di acqua, una volta al dì.

Estratto fluido: 30 gtt pro dose, una volta al dì.

Estratto secco: da 0,1 a 0,6 g pro dose, da 1 a 3 volte al dì.

Tintura F.U.: 20 gtt pro dose, una volta al dì.

Tintura Madre: da 20 a 40 gtt, da 1 a 3 volte al dì.

Polvere: 230 mg pro dose, da 1 a 3 volte al dì.

Controindicazioni

Non somministrare nei disturbi intestinali a carattere infiammatorio, della vescica e dell’utero, in casi di dolori addominali, malattie renali, emorroidi e mestruazioni.

Non utilizzare in gravidanza e allattamento. Non somministrare ai bambini.

Effetti collaterali

L’impiego di dosi elevate può provocare forti dolori addominali; l’uso prolungato può provocare perdita di elettroliti, in particolare di potassio.

Interazioni

L’assunzione con Liquirizia, diuretici tiazidici e corticosteroidi può aumentare le perdite di potassio con aumento dell’attività dei glicosidi cardioattivi e dei farmaci antiaritmici.

Raccomandazioni

L’uso per periodi molto prolungati può aggravare la stipsi riducendo la motilità intestinale. Non utilizzare in caso di terapia concomitante con antiaritmici, digitalici, corticoidi, alcuni diuretici ipokaliemizzanti.

Riferimenti ufficiali: F.U. IX Ed. 1991, F.U. X Ed. 1998, ESCOP fascicule 5.

Frassino

(Fraxinus excelsior L.)

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Descrizione botanica: Fraxinus excelsior L.

Famiglia: Oleaceae.

Sinonimi popolari: Frassino, Noce selvatico.

Nome inglese: Ash, Common Ash, European Ash.

Descrizione

Albero a crescita spontanea nelle zone collinari e boscose dell’Italia centro-settentrionale, convive con alberi di querce, faggi e carpini può raggiungere i 30 metri d’altezza. È un albero dalla scorza grigia, liscia negli alberi giovani, screpolata in quelli più vecchi. Il tronco è eretto e porta robusti rami con evidenti gemme di colore nero. Le foglie, dotate di peduncolo, sono opposte, imparipennate recanti da 9 a 15 foglioline lanceolate con margine seghettato, di color verde intenso nella pagina superiore e più chiare in quella inferiore. I fiori poco appariscenti, bruno-rossastri, sono riuniti in pannocchie. La fioritura avviene in primavera. Il frutto reca un unico seme alato. Utilizzato sin dai tempi di Ippocrate e Teofrasto nel trattamento dell’artrite e della gotta, citato da Dioscoride, I secolo d.C. e da Galeno II secolo d.C.

Droga utilizzata: corteccia dei giovani rami, foglie ed essudato del tronco.

Principi attivi

Flavonoidi (quercitina, rutoside). Acido ursolico. Mannitolo. Tannini. Acidi fenolici. Acido ascorbico. Acido malico. Acido salicilico. Derivati benzoici e cinnammici, cumarina (fraxoside ed sculoside). Chinone simile alla vit. K. Vitamina C. Per incisione della corteccia si ottiene un essudato dal quale si ricava la manna costituita da mannite alcol esavalente, da tetraosi (glucosio, levulosio e galattosio), manninotrosio (trisaccaride), glucoside (frassina).

Proprietà terapeutiche

Diuretico, diaforetico. Antinfiammatorio sintomatico della vescica, reumatismo e gotta. Blando purgante lassativo dolce, utile nella prima infanzia.

Meccanismo d’azione

Le foglie di frassino sono ricche di ferro e rame, hanno proprietà di­uretiche, antipiretiche e le foglie possono essere impiegate contro i reumatismi grazie alla presenza di acido salicilico.

L’azione lassativa della mannite è ascrivibile al glucoside ed al levulosio.

Preparazioni e dosi

Estratto fluido: 30 gtt pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Tintura F.U.: 30 gtt pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Estratto secco: 200 mg pro dose, 3 volte al dì.

Effetti collaterali

L’impiego ad alte dosi può provocare irritazione della mucosa gastrica.

Raccomandazioni

Somministare con cautela in soggetti affetti da disturbi gastroenterici.

Riferimenti ufficiali: Ph. Fr. X.

Fumaria

(Fumaria officinalis L.)

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Descrizione botanica: Fumaria officinalis L.

Famiglia: Papaveraceae (Fumariaceae).

Sinonimi popolari: Erba acetina, Fumaria, fumo di terra.

Nome Inglese: Earth Smoke, Fumitory, Fumed Weed.

Descrizione

Pianta erbacea annuale largamente diffusa nei terreni coltivati e nei terreni smossi in genere. La radice è un fittone sottile. Il fusto è molto ramificato e la pianta adulta tende ad espandersi in larghezza e ad accostarsi al suolo. Le foglie sono divise in lobi stretti e settati. I fiori porporini o rosei, sono portati in grappoli terminali, lassi. Il fiore ha una corolla irregolare, tubulosa a quattro petali a due a due diseguali.

Il nome deriva dal latino fumo, fumare, riferito al gusto affumicato della pianta. La fumaria era nota fin dall’antichità per le sue proprietà depurative.

Droga utilizzata: parti aeree.

Principi attivi

Alcaloidi protoberberinici isochinolinici (aurotensina, sinactina, stilopina) Alcaloidi protopinici (protopina o fumaria, criptocavina). Flavonoidi (glicosidi della quercetina). Acido clorogenico. Acido caffeico. Acido fumarico (trans-1,2-etilendicarbossilico)..

Proprietà terapeutiche

Colagogo, utile nei trattamento di disturbi spastici della colecisti, delle vie biliari e del tratto gastroenterico. È un componente di preparati ad azione depurativa epatica e renale. Drenante, lievemente diuretico e lassativo. Impiegato in dermopatie: eczema e acne.

Meccanismo d’azione

L’azione colagogo della Fumaria è svolta dalla protopina, regolatore del flusso biliare: stimola la secrezione di bile (coleresi) quando è scarsa e la riduce nei casi di ipersecrezione (azione anticoleretica).

La Fumaria svolge un’azione antispastica, depura il sangue e regola il flusso bi­liare. Fluidifica e facilita il deflusso della bile, con effetto spasmolitico sullo sfintere del condotto biliare.

L’impiego nel trattamento dell’eczema e dell’acne è probabilmente legato agli effetti depurativi della droga a livello epatico ed all’attività antimicrobica nei confronti di batteri Gram positivi (Bacillus anthracis, Staphylococcus aureus).

Preparazioni e dosi

Tisana: da 10 a 15 g in 200 ml di acqua, 2 volte al dì, prima dei pasti.

Estratto fluido: 30 gtt pro dose, 3 volte al dì.

Tintura F.U.: 30 gtt pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Estratto secco: da 100 a 200 mg pro dose, la sera.

Tintura madre: da 30 a 40 gtt pro dose, 3 volte al dì, prima dei pasti.

Uso esterno

Infuso per applicazioni locali contenente T.M. al 10%.

Controindicazioni

Non somministrare in pazienti glaucomatosi. È sconsigliato l’uso di preparati a base di fumaria durante la gravidanza e l’allattamento.

Effetti collaterali

Durante l’assunzione potrebbero verificarsi ipotensione, sedazione e innalzamento della pressione intraoculare. Evitare l’uso nelle gastroduodeniti, per la presenza di un principio amaro, un iperdosaggio può causare mal di stomaco.

Raccomandazioni

Evitare un uso prolungato o dosi elevate. Si consiglia di usare la pianta per due settimane di trattamento al mese, per non più di tre mesi, per evitare gli effetti tossici da alcaloidi. Conservare la droga e i preparati al riparo dalla luce e dall’umidità.

Riferimenti ufficiali:BHP.

Garcinia

(Garcinia Cambogia Desrousseau)

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Descrizione botanica: Garcinia Cambogia Desrousseau.

Famiglia: Hypericaeae (Guttiferae).

Sinonimi popolari: Garcinia di Cambogia, Gomma gutta.

Nome inglese: Gamboge Tree, Camboge Tree.

Descrizione

Pianta spontanea, originaria del nord est asiatico, penisola indocinese. Cresce nelle zone a clima tropicale dell’India meridionale, dell’Indocina, della Cambogia e delle Isole Filippine. È un albero di 10-20 m. Le foglie sono opposte, lanceolate, glabre e coriacee. I fiori femminili sono solitari, inseriti all’ascella delle foglie; i fiori maschili sono fascicolati. Il frutto è una bacca gialla, a forma di zucca, di sapore salato astringente, con buccia dura contenente 4 grossi semi racchiusi in un arillo polposo.

Fu scoperta nel 17° secolo da Laurence Garcin, dal quale prende il nome.

Droga utilizzata: buccia del frutto.

Principi attivi

Lattone dell’acido idrossicitrico (HCA) sotto forma di sale di calcio. Trigliceridi di acidi grassi saturi (nei semi) e insaturi.

Proprietà terapeutiche

L’azione principale è quella di dimagrante, ipolipidemizzante e
ipocolesterolemizzante. Inibisce l’enzima responsabile dell’accumulo di lipidi, aiuta a ridurre i grassi di deposito.

Stimola la sintesi epatica di glicogeno con aumento degli zuccheri di riserva nel fegato e nel cervello, inibendo l’ipotalamo, riduce il senso di fame e aumenta il senso della sazietà.

Purgante energico ad azione idragoga (richiama l’acqua dai tessuti verso il lume intestinale).

Meccanismo d’azione

Dalla buccia del frutto della Garcinia Cambogia si ottiene l’acido idrossicitrico (HCA), assimilabile come sale di calcio o di potassio, che interviene nella sintesi dei grassi e nella regolazione dell’assunzione dei cibi.

L’acido idrossicitrico (HCA) è un’ibitore dell’enzima citrato-liasi, che trasforma gli zuccheri non consumati in grassi. Questa inibizione comporta una riduzione di accumulo di grassi nell’organismo; inoltre, l’energia derivante dalla demolizione degli zuccheri attraverso il ciclo dell’acido citrico (ciclo di Krebs) riduce la necessità di apporto energetico e la necessità di ingerire ulteriore cibo, diminuendo il senso dell’appetito. L’acido idrossicitrico agisce sul fegato, tessuto adiposo e intestino tenue, intervenire nel metabolismo dei grassi riducendo la produzione di colesterolo e trigliceridi.

Preparazioni e dosi

Polvere: da 0,5 a 1 g pro dose, 1 o 2 volte al dì.
Estratto secco: sa 300 a 500 mg pro dose, da 2 a 4 volte al dì.

Pianta non citata dalle fonti ufficiali di fitoterapia. Non sono segnalati particolari raccomandazioni e/o limitazioni d’uso.

Genziana

(Gentiana lutea L.)

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Descrizione botanica: Gentiana lutea L.

Famiglia: Gentianaceae.

Sinonimi popolari: Genziana, Genziana gialla, Genziana maggiore.

Nome inglese: Gentian, Yellow Gentian, Bitterwort, Bitter Root.

Descrizione

Pianta erbacea perenne spontanea o coltivata, diffusa in Europa centro-meridionale e in Italia, cresce in media e alta montagna. Ha una grossa radice ramosa scura all’esterno e gialla all’interno. Sviluppa un fusto eretto, fistoloso alto da 50 a 150 cm, con numerose foglie alla base grandi con lembo ovale ed acuto con 3 o 5 nervature; lungo il fusto si sviluppano foglie caulinari lanceolate opposte. I fiori, in fascetti raccolti alle ascelle dello scapo, hanno corolla rotata di colore giallognolo. Il nome derivera da Gentius, mitico re dell’Illiria, del II secolo a.C. che scoprì per primo le proprietà medicinali della pianta. Secondo la tradizione popolare la genziana maggiore viene chiamata ”panacea delle Alpi”, in quanto partecipa alla composizione di numerose ricette utili nel trattamento delle malattie contagiose e come ingrediente di rinomati elisir di lunga vita.

Droga utilizzata: radici del II° anno.

Principi attivi

Alcaloidi (genzianina, genzialutina). Principi amari (amarogentina, genziopieroside o gentiopicrina, swertiamarina). Xantoni (gentisina, gentiseina, isogentisina). Zuccheri (genzianosio, genziobiosio). Glucosidi amari idrosolubili (genziomarina, genziopicrina, genziana).

Proprietà terapeutiche

Amaro, eupeptico, digestivo, stomachico, coleretico, utile nella dispepsia con atonia gastrica e flatulenza. Utile per migliorare la digestione, per combattere l´inappetenza, la pesantezza di stomaco, la sonnolenza post-prandiale, la sensazione di gonfiore addominale, favorisce l’assimilazione nutritiva, il tono generale dell´organismo, aumentando le reazioni di difesa. Consigliata negli stati di affaticamento, anemia, deperimento fisico, astenia e convalescenza.

Leucocitogeno, stimola la produzione dei globuli bianchi e la produzione di linfociti, aumentando perciò l’efficienza del sistema immunitario. Antipiretico.

Meccanismo d’azione

L’azione eupeptica, stomachica e digestiva della Genziana è attribuibile ai glucosidi amari (genziopicrina, genziamarina, genziana) che favoriscono la secrezione gastrica cloropeptica per via riflessa, stimolando i recettori delle papille gustative.

Gli alcaloidi piridinici (genzianina) agiscono sulla termoregolazione, sviluppando un’azione antipiretica e stimolano la produzione di linfociti, aumentando l’efficienza del sistema immunitario. Migliora il quadro ematico ed esercita un effetto equilibrante su eritrociti e leucociti.

Preparazioni e dosi

Infuso: al 3%, a lunga infusione.

Polvere: da 0.5 a 1 g pro dose, 3 volte al dì.

Tintura F.U.: 30 gtt pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Estratto Fluido: 20 gtt pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Tintura madre: da 20 a 50 gtt pro dose, 2 o 3 volte al dì

Estratto secco: da 200 a 500 mg pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Controindicazioni

Non somministrare in soggetti affetti da gastrite, iperacidità e ulcera peptica.

Raccomandazioni

Si consiglia di assumere l’estratto fluido quindici minuti prima dei pasti, sorseggiando lentamente e percependo il sapore amaro.

Riferimenti ufficiali: F.U. IX Ed. 1991, F.U. X Ed. 1998, ESCOP fascicule 4.

Ginepro

(Juniperus communis L.)

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Descrizione botanica: Juniperus communis L.

Famiglia: Cupressaceae.

Sinonimi popolari: Ginepro, Ginepro nero, Coccole, Zinier.

Nome inglese: Juniper, Common Juniper.

Descrizione

Albero a portamento variabile che si sviluppa da 1 a 6 metri in pianura e sotto forma di arbusto in montagna. Diffuso in Europa fino a 2500 metri di altitudine, cresce nei luoghi aridi e boschivi. Pianta dioica con foglie lineari aghiformi verticillate con apice acuto e pungente. Con infiorescenze giallastre raggruppate in piccoli amenti all’ascella delle foglie. I frutti denominati galbuli, pseudobacche, dalle quali si ricava l’olio essenziale, maturano nel secondo anno, contengono tre semi rivestiti da un guscio molto duro. Pianta conosciuta dagli antichi Egizi che la usavano come diuretico. I romani usavano il vino medicamentoso ricavato dalle bacche di ginepro per curare le sciatalgie, il Ginepro è citato da Catone il Censore nel De Re Rustica. Il nome juniperus, secondo Virgilio, si riferisce ad una terminologia celtica che evidenzia il sapore aspro e penetrante dei frutti. Le bacche sono utilizzate per preparare liquori come il gin e il vermouth.

Droga utilizzata: galbule mature.

Principi attivi

Olio essenziale (α e β-pinene, cadinene, canfene, cineolo, β-elemene, limonene, α e β-fellandrene, gejerone, mircene, junionone, junenolo, γ-terpinene, thujopsene, umulene. Flavonoidi. Resina. Tannini.

Proprietà terapeutiche

Diuretico, regolatore della funzionalità renale. Epatoprotettore. Regolatore metabolico, riduce l’ipercolesterolemia, l’iperglicemia e l’iperuricemia. Indicato nei reumatismi e artrosi con oliguria. Antisettico respiratorio con effetto secretolitico. Bechico, antispastico della muscolatura liscia bronchiale. Bronchiti catarrali ed affezioni respiratorie. Antisettico delle vie urinarie. Per uso esterno è indicato come rubefacente e risolvente, nelle affezioni reumatiche muscolari, e per fumigazioni inalatorie bronchiale.

Meccanismo d’azione

A livello epatico svolge un’azione rigenerante dell’epatocita. L’olio essenziale svolge un’azione diretta stimolante l’epitelio del glomerulo renale riduce il riassorbimento d’acqua, sviluppando una diuresi volumetrica con drenaggio di urea e cloruri. Inoltre, ha un’azione antisettica.

Preparazioni e dosi

Infusi: 5 g in 200 ml di acqua, 2 volte al dì.

Macerato glicerico: da 30 a 40 gtt pro dose, 3 volte al dì, lontano dai pasti.

Tintura madre: da 30 a 50 gtt pro dose, 3 volte al dì, lontano dai pasti.

Olio essenziale: 4-5 gtt pro dose, su veicolo, 2 o 3 volte al dì.

Uso esterno

Pomate ed unguenti a 5%. Per fumigazioni inalatorie 5 gtt di olio essenziale, in vaporizzatore.

Controindicazioni

Non somministrare in gravidanza, in soggetti affetti da gastrite, ulcera, enterocolite e infiammazioni renali.

Effetti collaterali

Il ginepro causa irritazione dell’epitelio renale della mucosa gastrica ed intestinale. A dosi elevate può procurare aborto.

Interazioni

L’assunzione di ginepro, in soggetti diabetici, può influenzare ed interferire con i livelli di glucosio.

Raccomandazioni

Consigliare con prudenza in caso di gastriti, ulcera ed enterocolite.

Riferimenti ufficiali: F.U. X Ed. 1998, F. U. XI Ed. 2002, Farmacopea Europea IV Ed. 1998/1999.

Ginkgo

(Ginkgo biloba L.)

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Descrizione botanica: Ginkgo biloba L.

Famiglia: Ginkgoaceae.

Sinonimi popolari: Ginkgo biloba.

Nome inglese: Ginkgo.

Descrizione

Pianta antica, originaria dell’era mesozoica, comparsa sulla Terra circa 200 milioni di anni fa, quando esistevano soltanto felci ed equiseti; sopravvissuta spontaneamente in Cina e Giappone, è una delle più antiche piante conosciute. È un grande albero dicotiledone con foglie bilobate, formate da un picciolo e da un lembo a forma di ventaglio, larghe 6-8 cm, con venature a ventaglio. Il seme è costituito da una parte esterna carnosa di odore fetido, contiene un guscio duro che protegge l’embrione.

È una pianta palmata sopravvissuta, considerata un “fossile vivente”. Fu citata per la prima volta nel 2800 a.C. nella materia medica cinese, Pen T’Sao. Il nome biloba deriva dalla forma delle foglie bilobate, La caratteristica primitiva della pianta è indicata dalla presenza di clorofilla nei semi.

Droga utilizzata: foglie.

Principi attivi

Flavonoidi: flavonoli e diflavonoli (ginkgetina, bilobetina, dimeri derivati dell’epigenina). Glicosidi flavonici (quercetina e kemferolo). Lattoni terpenici (ginkgolidi e bilobelide). Polioli (pinitolo, sesquitolo). Terpeni (ginkgetolo e isoginkgetolo). Acidi ginkgolici. Steroli.

Proprietà terapeutiche

Il ginkgo biloba ha un tropismo specifico per i vasi della circolazione venosa e arteriosa, soprattutto del microcircolo cerebrale, vestibolare e distale. Utilizzato in caso di demenza senile, vertigini e tinnito di origine vascolare. Rallenta la progressione evolutiva del morbo di Alzhaimer e la sindrome aterosclerotica.

Neurotrofico e nootropo, migliora la memoria, l’apprendimento, l’acutezza mentale, la concentrazione, l’abilità cognitiva. Migliora la circolazione periferica e la sensazione di freddo delle estremità delle mani e dei piedi; riduce i dolori intermittenti alle gambe e i crampi. Il gingko è utile anche nel trattamento delle neuropatie diabetiche, degenerazione maculare, e altri problemi circolatori.

Coadiuvante nelle allergie e nell’asma bronchiale.

Meccanismo d’azione

L’azione anti-PAF è dovuta ai terpeni,ginkgolidi, che inibiscono il fattore di attivazione delle piastrine (PAF), mediatore fosfolipidico, della catena della sintesi delle prostaglandine e nei processi legati all’aggregazione piastrinica.

I polifenoliflavonoidi (ginketolo, isiginketolo, bilabetolo, ginkolide), agiscono sulla tunica vasale del sistema circolatorio migliorando la permeabilità capillare, il tono venoso e il flusso ematico della circolazione cerebrale. Inoltre, svolgono, azione antiossidante: bloccano l’enzima della perossidazione lipidica e la formazione di radicali liberi; agiscono sulle membrane cellulari stabilizzandole.

Preparazioni e dosi:

Infuso: 10 g in 200 ml di acqua, 2 o 3 volte al dì.

Estratto secco: da 20 a 30 mg pro dose, 3 volte al dì.

Tintura madre: da 30 a 50 gtt pro dose, 3 volte al dì, lontano dai pasti.

Controindicazioni

Non somministrare in gravidanza e durante il mestruo (può provocare emorragie).

Effetti collaterali

In alcuni soggetti si possono verificare allergie, disturbi gastrointestinali e cefalea. Dosi elevate possono provocare irritabilità, insonnia e diarrea.

Interazioni

Non somministrare estratti di ginkgo in soggetti sottoposti a terapia con anticoagulanti, antiaggreganti, contraccettivi orali, steroidi, sedativi ansiolitici, IMAO (antidepressivi). Sconsigliata l’associazione con aglio, salice e vit. E.

Raccomandazioni

L’assunzione di sera o nel tardo pomeriggio può provocare insonnia con aumento dell’eretismo mentale.

Riferimenti ufficiali: Ph. Fr. X .

Ginseng

(Panax ginseng C. A. Meyer)

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Descrizione botanica: Panax ginseng C. A. Meyer.

Famiglia: Araliaceae.

Sinonimi popolari: Ginseng, Ginseng coreano, Radice della vita, Fenice coreana.

Nome inglese: Ginseng, Asiatic Ginseng, Oriental Ginseng, Korean ginseng.

Descrizione

Pianta erbacea perenne, cresce spontaneamente nelle zone montuose comprese fra Corea del Nord e nord-est della Cina. La radice è costituita da un tubero biforcato, fusiforme e cilindrico, lunga da 10 a 20 cm con aspetto antropomorfo. Il fusto lungo da 30 a 50 cm, con foglie caduche palmate suddivise in cinque foglioline, fiori giallo-verdi in ombrelle. Il frutto è una bacca rossa contenente due semi.

In estremo oriente e utilizzato da millenni come ”panacea”, pianta del massimo Yang, ad azione energetica capace di conservare vitalità e giovinezza. Il ginseng proviene dalle selve montagnose della Manciuria ed è fra le piante me­dicinali più costose.Il nome ginseng deriva dal cinese Jen-shen, simile all’uomo, in riferimento alla forma antropomorfa della radice, e panax dal greco panakeia, panacea. Esistono in commercio due varietà: ginseng bianco (radici essiccate) e ginseng rosso (radici trattate col vapore d’acqua bollente e poi esposte al disseccamento al sole).

Droga radice.

Principi attivi

Saponine triterpeniche (ginsenosidi e panaxosidi). Olio essenziale (panacene, sesquiterpeni). Poliacetileni (eptadecadiolo, panaxinolo, panaxidolo). Fitosteroli. Polisaccaridi complessi (panaxani). Tannini. Colina. Vitamine B1, B2, B12. Acido panax. Fitoestrogeni (β-sitosterina).

Proprietà terapeutiche

Adattogeno, antistress, tonico, antiastenico, energetico, immunostimolante. Stimolante nervino e regolatore dell’asse ipotalamo-ipofiso-surrenalico. Utile rimedio della depressione, esaurimento psico-fisico, surmenage fisico, intellettivo e sessuale, stress, astenia fisica dei bambini e convalescenza. Disturbi dell’umore legati alla menopausa. Migliora le prestazioni fisiche e mentali. Rinforzare le autodifese con azione immunostimolante.

Equilibrante del flusso biliare della cistifellea. Stimolante cardiotonico, fortificante, elimina i metalli pesanti con effetto depurativo. Aumento l’appetito: agisce sul centro della fame e sulla contrattilità dello stomaco. Regolatore del metabolismo degli zuccheri.

Meccanismo d’azione

Il Panax ginseng attiva il metabolismo dei minerali e delle vitamine del gruppo B. Stimola le ghiandole surrenali, stimola la sintesi proteica e il SNC, attività la glicogenesi e riduce il tasso dei lipidi nel sangue.

I ginsenosidi intervengono nella sintesi proteica e nella produzione di RNA attivando la sintesi di C-GMP e inibiscono quella del C-AMP.

Inoltre si ha un potenziamento del NGF (nerve growth factor), con azione immuostimolante. I panaxani migliorano il rendimento energetico, attivano il recettori dell’insulina stimolando la glicolisi, riducendo la glicemia

I ginsenosidi agiscono riequilibrando l’asse ipotalamo-ipofiso-surrenalico mediante stimolazione dell’ipofisi, aumentando la liberazione di ACTH e di corticosteroidi. Agiscono attivando la libido: migliorando il desiderio e i comportamenti sessuali.

A livello cardiocircolatorio, il ginseng produce un effetto inotropo positivo, e cronotropo negativo, bradicardico.

Preparazioni e dosi

Estratto secco: da 0,5 a 5 g pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Polvere: da 1 a 2 g pro dose, 3 volte al dì.

Tintura madre: da 20 a 50 gtt pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Controindicazioni

Somministrare con cautela in soggetti affetti da ipertensione, tachicardia, insonnia, ipertrofia prostatica, malattie autoimmuni e insufficienza epatica e renale. Non somministrare in gravidanza.

Effetti collaterali

La somministrazione serale di ginseng può provocare insonnia, nervosismo e metrorragia in menopausa. A dosi elevate provoca diarrea e dispepsia.

Interazioni

Si verificare interazioni con farmaci ipoglicemizzanti e anticoagulanti. (V. Bollettino di informazione sui farmaci, Agenzia Italiana del Farmaco, n. 5/08, p 215-218).

Raccomandazioni

Si consiglia di non assumere il ginseng per più di tre mesi consecutivi e di iniziare il ciclo terapeutico a basse dosi.

Riferimenti ufficiali: F.U. IX Ed. 1991, F. U. XI Ed. 2002, Farmacopea Europea IV Ed. 1998/1999.

Glucomannano

(Amorphophallus konjac Koch )

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Descrizione botanica: Amorphophallus konjak Koch.

Famiglia:Araceae.

Sinonimi popolari: Glucomannano.

Nome inglese: konjak.

Descrizione

Pianta perenne originaria del Giappone, usata sin dal 400 d.C. nella cucina tradizionale giapponese.La pianta si sviluppa da un tubero che ha la forma di una grande mela. Dal suo centro emerge, in primavera, un’infiorescenza alta fino ad 1,5 m, su uno si innesta uno spatice costellato alla base da tantissimi minuscoli fiori, non appariscenti, e avvolto da una spata che si allarga a forma di cono, di colore e consistenza simili alla carne cruda. Il fiore emana un odore forte di carne in putrefazione, con il quale la pianta attira gli insetti che impollinano i piccoli fiori. L’infiorescenza emerge dal tubero senza che questo si possa rifornire di acqua e di nutrienti dal terreno, perché in questa fase è ancora privo di radici. Una volta appassito il fiore, dallo stesso punto emergerà un’unica foglia.

Droga: radice, tubero.

Principi attivi

Polisaccaride eterogeneo, denominato glucomannano (D-glucosio e D-mannosio, in rapporto 1:1,6). Glucoside (3,4-diidrossibenzaldeide). Il suo potere calorico è di circa 1/4 di caloria per grammo.

Proprietà terapeutica

Trattamento dell’obesità, riduce il senso di fame inducendo un senzìso di sazietà, funziona da anoressico improprio. ipercolesterolemia. Blando lassativo, Ipolipidemizzante, ipoglicemizzante, ipocolesterolemizzante.

Meccanismo d’azione

Il glucomannano è una fibra idrosolubile, priva di calorie, presenta una struttura simile alla cellulosa, capace di assorbire liquidi fino a 100 volte il suo peso. Ha un elevato indice di rigonfiamento, aumenta la viscosità del bolo alimentare riducendone la permanenza nel tratto intestinale, diminuendo l’assorbimento delle sostanze nutritive. Produce una sensazione di sazietà e pienezza. È considerato uno “spezza-fame” naturale, l’effetto-fibra favorisce il transito intestinale e rallenta l’assorbimento dei glucidi, dei lipidi e dei sali biliari esplicando un’attività regolatrice dei livelli ematici del colesterolo e dei lipidi.

Per sfruttare al meglio l’effetto spezza-fame è importante assumere il glucomannano mezz’ora prima dei pasti con abbondante acqua.

Preparazioni e dosi

Polvere: da 350 a 500 mg pro dose, da 4 a 6 volte al dì.

Controindicazioni

Sconsigliata l’assunzione in soggetti affetti da ulcera peptica ed ernia jatale.

Effetti collaterali

Si possono verificare casi meteorismo e aerofagia.

Interazioni

L’assunzione contemporanea di glucomannano può ridurre l’assorbimento e la biodisponibilità di alcuni farmaci: antidiabetici orali, antibiotici, estroprogestinici. In tali casi è necessario distanziare l’assunzione lontano dai farmaci, almeno a due ore di distanza.

Raccomandazioni

Per un buon effetto spezza-fame è importante assumere il glucomannano mezz’ora prima dei pasti con abbondante acqua.

Riferimenti ufficiali: Ph. Fr. X.

Gramigna

(Agropyrum repens L.)

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Descrizione botanica: Agropyrum repens.

Famiglia: Poaceae (Graminaceae).

Sinonimi popolari: Gramigna, Dente canino, Grano delle formiche, Mulaccia, Gramaccia.

Nome inglese: Agropyrum, Couch Grass, Quinck Grass, Dog’s Grass, Triticum, Witch Grass.

Descrizione

Pianta erbacea perenne, cresce ovunque, soprattutto nei terreni aridi e incolti. Si raccoglie durante tutto l’anno. La gramigna è un’erba molto diffusa ed infestante. Ha un rizoma cilindrico sottile e ramificato. Ha fusti in parte sterili, depressi e bassi, in parte fertili, alti da 40 a 90 cm. Le foglie, strette e piatte, formano una lunga guaina, sono ricoperte di peli sulla pagina superiore. Fiorisce da giugno a settembre. Il frutto è una cariosside. La Gramigna è una pianta appartenente alla famiglia delle Graminacee, mescolata con i mangimi per cavalli rende lucido il pelo. Utilizzata fin dal Medioevo per le sue proprietà diuretiche, descritta dal Mattioli, nel ’500, come diuretico ed antisettico. Il nome deriva dal greco agropyrom, grano dei campi.

Droga utilizzata: rizoma.

Principi attivi

Polisaccaridi (mannitolo). Inositolo, Olio essenziale (agropirene). Glucidi (triticina). Mucillagini. Saponine. Minerali (potassio e silicio). Acido silicico. Glucosidi (vanilloside).

Proprietà terapeutiche

Diuretico antisettico delle vie urinarie. Per uso interno è utilizzato come ingrediente principale, nelle tisane composte, con azione diuretica depurativa e lenitiva nel catarro bronchiale.

Utile nella gotta, reumatismi, affezioni cutanee, infiammazioni delle vie urinarie e nella calcolosi renale con formazione della renella.

Meccanismo d’azione

L’azione diuretica è dovuta ai sali di potassio ed alla triticina, mentre l’attività antibiotica antisettica è dovuta all’agropirene che svolge azione antisettica verso i batteri: Staphylococcus, Streptococcus, Enterococcus spp.

Preparazioni e dosi:

Tisana: 6 g pro dose, 3 volte al dì.

Estratto fluido: 30 gtt pro dose, 3 volte al dì.

Tintura madre: 50 gtt pro dose, 3 volte al dì.

Controindicazioni

Non somministrare in soggetti allergici alle graminacee.

Riferimenti ufficiali: Ph. Fr. X.

Griffonia

(Griffonia simplicifolia Baill.)

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Descrizione botanica:Griffonia simplicifolia Baill.

Famiglia: Leguminosae.

Sinonimi popolari: Griffonia, Fagiolo africano

Nome inglese: Griffonia.

Descrizione

La griffonia simplicifolia è diffusa nelle aree tropicali umide dell’ Africa; pianta legnosa di notevoli dimensioni appartenente alla famiglia delle Leguminose. Le foglie sono ovali, i frutti sono costituiti da baccelli rotondeggianti contenenti alcuni semi rotondi e piatti di colore marrone a maturazione. La pianta contiene naturalmente una elevata percentuale di 5-idrossitriptofano. Nella medicina popolare africana è impiegata come afrodisiaco e nei disturbi gastrointestinali. La parte utilizzata della pianta sono i semi, di forma a disco e colorazione variabile dal rossastro/arancio al grigio/nero a seconda dello stato di maturazione degli stessi. I semi vengono raccolti a piena maturazione.

Droga utilizzata: semi

Principi attivi

5-idrossi-triptofano, amidi L’interesse per i semi della Griffonia è dovuto alla presenza, in percentuale variabile dal 5 al 10% di 5-idrossi-triptofano (5-HTP), e di altri derivati indolici.

Proprietà terapeutiche

Definito l’antidepressivo naturale. Calmante, ansiolitico, antidepressivo, antiossidante. Utile in stati di ansia, agitazione, fame nervosa, alterazioni del tono dell’umore, depressione lieve e moderata, insonnia, cefalea cronica. Utile contro l’obesità  e il diabete.

Il principale impiego della pianta è la depressione: alcuni studi hanno evidenziato un’attività maggiore associata a scarsi effetti collaterali rispetto ad altri antidepressivi come fluoxetina, paroxetina, venlafaxina.

Meccanismo d’azione

I semi della pianta contengono un’elevata quantità di 5-idrossitriptofano (5-HTP) precursore della serotonina, neurotrasmettitore indispensabile per garantire corretti livelli di serotonina nell’organismo e per modulare il tono dell’umore, gli stati d’ansia e di depressione, i disturbi del sonno, senza interferire sul normale funzionamento del S.N.C., una sua diminuzione può causare depressione, insonnia e disordini alimentari (obesità, bulimia).

Studi hanno dimostrato che l’azione antidepressiva1 del 5-HTP si esplica mantenendo e incrementando i livelli di serotonina a livello delle cellule cerebrali. Una carenza determina molteplici effetti su umore, sonno e appettito, pertanto, i semi di Griffonia vengono utilizzati nei molti prodotti erboristici come dimagranti naturali (in quanto il 5-HTP inibisce la fame), antidepressivi naturali, negli induttori del sonno.

Preparazioni e dosi

Estratto secco: 950 mg/die pro dose, nel trattamento dell’obesità.

Estratto secco: 160 mg/die pro dose, iniziale negli stati depressivi.

Estratto secco: da 100 a 300mg pro dose, per l’insonnia.

Effetti collaterali

L’uso di Griffonia può causare bocca secca, nausea, cefalea, sensazione di testa vuota, comportamento suicida e la sindrome di eosinofilia-mialgia, con aumento degli eosinofili, dolori muscolari, febbre.

Interazioni

La Griffonia assunta in combinazioni con altri farmaci antidepressivi che agiscono modulando la serotonina (fluoxetina, sertralina, paroxetina, fluvoxamina), pertanto, può generare una sindrome serotoninergica.

Raccomandazioni

Evitare l’uso in gravidanza e in allattamento.

Pianta non citata dalle fonti ufficiali di fitoterapia.

1 Ken Babal C.N. The Fall and Rise of Tryptophan. Nutr.Review, 1998 April.Van Praag H.M., Kahn R.S. L-5-hydroxytryptophan in Depression and Anxiety. Schweiz.Rundschau Med. (Praxis) 77, n. 34a (1988)

Guaranà

(Paullinia cupana H. B. Kunth)

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Descrizione botanica: Paullinia cupanaH. B. Kunth.

Famiglia: Sapindaceae.

Sinonimi popolari: Guaranà.

Nome inglese: Guarana shrub.

Descrizione

Pianta rampicante sempreverde originaria del bacino superiore del Rio delle Amazzoni e dell’Amazzonia. La pianta è una grande liana che cresce spontanea su terreni umidi silicici e argillosi, arrampicandosi fino a 10 o 12 metri di altezza. Ha foglie alterne con margini dentati e piccole punteggiature. I fiori sono riuniti in racemi ascellari e sono biancastri con calice a 5 sepali e corolla di 4 petali rudimentali. I frutti, rossi simili a una castagna, a forma di una capsula a pera, racchiudono un seme arrotondato di colore bruno.

In Brasile si usa il guaranà per sviluppare bellezza, vitalità e longevità, da cui il nome: fruto da juventude.

Da secoli, gli indios dell’Amazzonia, i Maué e i Mundurukù utilizzano la guaranà come stimolante e ricostituente.

Il nome guarana, prende origine dal nome degli indios Guarani dell’Amazzonia che narrano di una leggenda degli occhi di un bimbo divino ucciso dal serpente e dagli occhi sepolti nacque la pianta.

Droga utilizzata: semi, torrefatti e polverizzati.

Principi attivi

Alcaloidi xantinici (caffeina, teofillina, teobromina, xantina). Basi puriniche (adenina, guanina, ipoxantina). Saponine. Tannini. Resine. Minerali (potassio, magnesio, calcio).

Proprietà terapeutiche

Tonico e stimolante del sistema nervoso centrale (SNC). Utile negli stati di affaticamento e stress.Usato contro la debolezza e spossatezza generale dei cambi di stagione, nell’astenia e anergia da depressione nervosa. Stimola le funzioni cerebrali, l’attività intellettuale, utile per gli studenti prima degli esami. Indicata nelle emicranie da sforzo intellettivo e nelle nevralgie.

Meccanismo d’azione

L´estratto di guaranà ha proprietà energetica e tonificante muscolare. Aumenta la resistenza naturale e la vitalità. Sviluppa una probabile azione riconducibile all’attivazione dei processi metabolici della corteccia surrenale.

Preparazioni e dosi

Polvere: 3 g pro dose, sciolta in un bicchiere d’acqua, 2 volte al dì.

Estratto fluido: da 0,5 a 1 g pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Tintura F.U.: da 30 a 40 gtt pro dose, 2 volte al dì.

Tintura madre: da 30 a 50 gtt pro dose, 3 volte al dì.

Estratto secco: 400 mg pro dose, 2 volte al dì.

Controindicazioni

Somministrare con cautela in soggetti con ipertensione arteriosa e con stati ansiosi.

Effetti collaterali

Dosi elevate possono provocare ipereccitazione e palpitazioni.

Interazioni

L’assunzione contemporanea con alimenti riduce l’assorbimento e l’efficacia.

Raccomandazioni

È sconsigliato l’assunzione del guaranà dopo i pasti e nelle ore serali per evitare fenomeni di insonnia. Non assumere in concomitanza con caffè e tè. L’estratto secco secondo la farmacopea francese contiene non meno del 3% di caffeina. La posologia consigliata non deve superare i 9 mg di caffeina al giorno, per non più di 45 giorni consecutivi.

Riferimenti ufficiali: Ph. Fr. X.

Gugul

(Commiphora mukul Hook)

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Descrizione botanica: Commiphora muku Hook.

Famiglia: Burseraceae.

Sinonimi popolari: Gugul, Mukul, Mirra Commifera.

Nome inglese: Salaitree, Gum-gugul

Descrizione

Arbusto o piccolo albero alto circa 2 m, cresce nei terreni rocciosi delle zone calde e semiaride dell’India, Arabia e Beluchistan. Pianta dal tronco rugoso, privo di foglie per gran parte dell’anno, la Commiphora mukul, produce piccoli fiori rosa o bruni e il frutto è una drupa rossa di forma appuntita.

È una pianta che appartiene all’antica tradizione Ayurvedica. Le sue proprietà sono state per la prima volta decantate nel Atharva Veda, libro di scritture sacre indiane. Un altro testo di riferimento della medicina Ayurvedica, il Sushrutasamhita, descrive in dettaglio l’utilità e le applicazioni della pianta del Gugul, soffermandosi in particolar modo sul trattamento dell’obesità e sulla parte del testo chiamato “ostruzione dei canali”.

Droga utilizzata: essudato resinoso, gommoresina della corteccia.

Principi attivi

Composti sterolici e steroli chetonici (guggulsteroni E e Z), Olio essenziale monoterpeni, (mircene, camforene, polimircene, cariofillene). Resine e gomme (lignani, derivati poliidrossilati, isomeri del pregnano). Esteri alifatici. Carboidrati.

Proprietà terapeutiche

Ipocolesterolemizzante, ipolipidemizzante. Stimola la funzionalità della tiroide. Antiossidante, anticoagulante, antinfiammatorio e antireumatico

Preventivo nei confronti delle malattie cardiovascolari, aiuta a prevenire il deposito di colesterolo sulle arterie (aterosclerosi). Valido aiuto nelle diete dimagranti.

Meccanismo d’azione

L´azione ipolipemizzante è da riferire alla frazione resinosa che contiene guggulsteroni E e Z, attua la riduzione dei valori di LDL (lipoproteine a bassa densità) e contemporaneamente all’aumento dei valori di HDL (lipoproteine ad alta densità), tale azione è dovuta ad un aumento delmetabolismo epatico dell´LDL-colesterolo.

Svolge un’azione antiaterosclerotica dovuta all’attività fibrinolitica e antiaggregante piastrinica, la cui azione è collegata ad alti valori di LDL, colesterolo e trigliceridi.

L’azione stimolante l’attività della tiroide, conferisce al gugul l’uso come coadiuvante dimagrante e nell’obesità.

L’azione antiinfiammatoria e antireumatica è attribuibile all’attività anti-PAF.

Preparazioni e dosi

Estratto secco: 250 mg pro dose, 2 o 3 al dì prima dei pasti.

Controindicazioni

Usare con cautela in soggetti affetti da disturbi gastrointestinali.

Effetti collaterali

L’impiego della gommoresina provoca disturbi gastrointestinali, spossatezza, diarrea, nausea e mal di testa

Pianta non citata dalle fonti ufficiali di fitoterapia.

Gymnema

(Gymnema silvestre R. Brown)

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Descrizione botanica: Gymnema silvestre R. Brown.

Famiglia: Asclepiadaceae.

Sinonimi popolari: Gimnema.

Nome inglese: Australian Cow Plant, Periploca of the woods, Small indian ipecacuanha.

Descrizione

Pianta arborea rampicante che sale fino alla cima dei grandi alberi nelle foreste dell’India, del Ceylon e dell’Africa tropicale. Proviene dall’India dove è utilizzata in fitoterapia da alcuni secoli. Le foglie sono opposte, ovali o ellittiche, picciolate, più o meno pubescenti su entrambi i lati. I fiori, gialli campanulati, sono raggruppati in racemi peduncolati o quasi sessili. Le foglie hanno un sapore amaro e acre. L’etimologia del suo nome deriva dall’indiano gur ma, mangia zucchero.

Droga utilizzata: foglie, radice e lattice.

Principi attivi

Lattice (acido gimnemico o gimnesico). Derivati antrachinonici.
Saponine (gymnemasidi). Acido tartarico. Resina. Carboidrati.

Proprietà terapeutiche

Ipoglicemizzante, utile nel trattamento del diabete insulino-dipendente (diabete mellito). Obesità con polifagia da carboidrati, controllo del peso corporeo e mantenimento del peso forma.

La Gimnema é un ottimo coadiuvante nelle diete finalizzate alla riduzione del peso. Agisce a livello delle papille gustative annullando la sensazione gustativa del dolce. In questo modo si perde il gusto del dolce e decade la soddisfazione gustativa legata al sapore. Il dolce simboleggia una forma di compensazione psicosomatica, soprattutto in soggetti che necessitano di colmare un vuoto, di natura, spesso affettivo.

Meccanismo d’azione:

Il principio attivo della Gymnema è l’acido gimnemico che svolge la sua azione ipoglicemizzante attraverso due meccanismi principali. Si lega ai recettori situati sui villi intestinali preposti all’assorbimento del glucosio, sostituendosi nel legame recettore-glucosio riducendo l’assorbimento degli zuccheri. Attiva la glicogenesi, la trasformazione metabolica del glucosio, a livello cellulare.

A livello delle papille gustative si annulla la percezione del sapore; infatti, mettendo sulla lingua una piccola quantità di Gymnema, entro pochi istanti è annullata la percezione del dolce e dell’amaro, lasciando inalterata invece la percezione del gusto salato, acido e metallico.

Preparazioni e dosi

Estratto secco: da 150 a 300 mg pro dose, 1 o 2 volte al dì.

Polvere: da 0,3 a 0,6 g pro dose, 1 o 2 volte al dì.

Estratto fluido: da 0,2 a 0,3 g pro dose, 1 o 2 volte al dì.

Controindicazioni:

Somministrare con cautela nei soggetti diabetici e in gravidanza.

Effetti collaterali

Dosaggi elevati possono provocare un blando effetto lassativo che scompare riducendo il dosaggio o l’assunzione della pianta.

Interazioni

Somministrare con cautela in soggetti sottoposti a terapie con gli ipoglicemizzanti orali. Interazione sinergica.

Raccomandazioni

I soggetti diabetici devono prestare particolare attenzione all’assunzione di Gymnema per evitare un riduzione di glucosio, con reazioni di ipoglicemia, lipotimia, sudorazioni e perdita della coscienza.

Riferimenti ufficiali: Ph. Fr. X.

Hoodia

(Hoodia gordonii)

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Descrizione botanica: Hoodia gordonii.

Famiglia: Asclepiadaceae (Cactaceae)

Sinonimi popolari: Hoddia.

Nome inglese: Hoddia, Ghaap, Xhoba.

Descrizione

Lo Hoodia gordonii è un piccolo cactus originario dell´Africa sud-occidentale e delle zone desertiche sud-africane. È stato scoperto nei deserti dell´Africa del Sud, del Botswana, della Namibia e dell´Angola. La Hoodia gordonii è un cactus coltivato dalla tribù sudafricana dei San (boscimani) che utilizzano il fusto per inibire lo stimolo della fame e affrontare lunghe marce nel deserto. I fiori di questo cactus sono molto appariscenti e possiedono una colorazione che varia dal rosa al porpora al marrone, con odore molto persistente.

Sin dagli anni ’30 spedizioni antropologiche avevano notato che una tribù nomade, gli Xhomani, per contrastare il senso di fame e di sete, durante le battute di caccia mangiava il gambo di un cactus, chiamato dagli indigeni Xhoba.

Droga utilizzata: pianta intera.

Principi attivi

Glucosidi (pregnanglicosidi). Clorofilla. Polisaccaridi.

Proprietà terapeutiche

Anoressizzante. Controllo del peso, dimagrante, diabete, controllo della fame. Obesità con polifagia.

Meccanismo d’azione1

Il fitocomplesso della pianta contiene una molecola glucoside, chiamata in sigla P 57 brevettata (US Patent – 6,376,657) che agisce sul centro del sistema nervoso deputato al controllo della sazietà.

Agisce come anoressizzante: produce inibizione dell´appetito per azione diretta a livello del Sistema Nervoso Centrale, sul centro di regolazione della fame.

Il meccanismo, non ancora noto, avrebbe un effetto simile a quello prodotto dal glucosio legato alla scoperta del gene GAD2 responsabile della stimolazione dell’appetito.

Il gene è situato sul cromosoma 10, agisce stimolando la produzione di un neurotrasmettitore cerebrale GABA (acido gamma amino butirrico), che interagendo con alcune molecole di neuropeptide Y stimolano l’appetito.

Preparazioni e dosi

Estratto secco: 30 mg pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Raccomandazioni2

Pianta non citata dalle fonti ufficiali di fitoterapia.

1 Hawaleshka, Danylo. Hoodia love: An appetite suppressant used by Bushmen is the diet world’s newest fad. Macleans, August 3, 2005.

2 DIPARTIMENTO DELLA PREVENZIONE E DELLA COMUNICAZIONE DIREZIONE GENERALE DELLA SANITA’ VETERINARIA E DEGLI ALIMENTI – UFFICIO XII – Prot. 612/E 11546/4779

Oggetto: IMPIEGO DI HOODIA GORDONI COME INGREDIENTE ALIMENTARE.

Il Gruppo di valutazione costituito nell’ambito della Commissione Consultiva per i prodotti destinati ad una alimentazione particolare ha espresso il parere negativo circa la possibilità di impiego di tale ingrediente. Si è ritenuto che, l’impiego di HOODIA GORGONI non sia compatibile con effetti di tipo fisiologico, dato che i suoi contenuti e i suoi effetti che presentano prevalentemente una connotazione di tipo farmacologico, mancando alla luce delle attuali conoscenze, adeguate garanzie di sicurezza d’uso che devono essere offerte da prodotti di autogestione come gli integratori alimentari.

IL DIRETTORE DELL’UFFICIO XII

D.ssa Lucia Guidarelli

Roma, 9 febbraio 2005

Iperico

(Hypericum Perforatum L.)

schede-fitoterapia-iperico

Descrizione botanica: Hypericum Perforatum L.

Famiglia:Hypericaceae (Guttiferae).

Sinonimi popolari: Iperico, Pilastro, Erba di S. Giovanni, Erba cacciadiavoli.

Nome inglese:Hypericum, St John’s Wort, Haaroh’s Beard, Hard Way.

Descrizione

Pianta perenne, glabra, con fusto eretto, alta da 30 a 80 cm. Presente allo stato selvatico in tutto il mondo, cresce su terreni erbosi, asciutti e in boschi radi.  Le foglie sono opposte, coriacee, ellittiche, oblunghe, appaiono punteggiate di nero sul margine inferiore e perforate (perforatum, da cui il nome della specie).

Il frutto è una capsula rossastra. I fiori sono raccolti in corimbi o in pannocchie corimbose alla sommità degli scapi, formati da 5 petali di colore giallo-oro punteggiati di nero. La pianta fiorisce in giugno, quando la luce del giorno è al suo massimo e le giornate sono più lunghe. Simbolicamente esprime il segno della luce, necessario per chi sprofonda nel buio della depressione. Inoltre, i fiori sbocciano a ridosso del solstizio d’estate e di San Giovanni, considerata nella tradizione la notte delle streghe, la pianta veniva appesa fuori delle case per scacciare diavoli e malefici (erba cacciadiavoli). L’Iperico si riconosce dal colore rosso scuro che si ottiene strofinando tra le dita i fiori o i boccioli.

Droga utilizzata: sommità fiorite. Fiori e foglie.

Principi attivi

Olio essenziale (α e β-pinene, α-terpinolo, cariofillene, geraniolo, limonene, metilottano, mircene, umelene). Flavonoidi (ipericina, quercetina, quercitrina, rutina). Acidi clorogenico e caffeico. Fitosteroli. Tannini.

Proprietà terapeutiche

Antidepressivo, digestivo, spasmolitico, antimicrobico, antinfiammatorio cicatrizzante cutaneo.

Depressione lieve e moderata, angoscia, irrequietezza nervosa. Esaurimento nervoso, astenia psico-fisica. Enuresi notturna.

Arrossamenti cutanei, ferite, piaghe da decubito, ulcere, ustioni, ecchimosi.

Antinfiammatorio delle mucose ad azione cicatrizzante e vulneraria.

In dermocosmesi si usa come filtro solare anti-UVA u e come dopo sole con effetto decongestionante e desensibilizzante cutaneo.

Meccanismo d’azione

L’azione antidepressiva dell’Iperico è da attribuire all’ipericina, principio attivo inibitore dell’attività dell’enzima monoammino-ossidasi MAO, agendo sul reuptake della serotonina (neurotrasmettitore dell’ umore), e sull’enzima catecol-O-metiltrasferasi (COMT) (enzima disattivante di vari mediatori del sistema nervoso centrale serotonina, dopamina, noradrenalina). L ‘ iperico aumenta la secrezione notturna della melatonina regolarizzando il ritmo circadiano veglia-sonno.

L’azione antinfiammatoria delle mucose è dovuta all’iperina, che aumenta la permeabilità vasale, favorendo la granulazione tissutale e quindi la riparazione.

Preparazioni e dosi:

Infuso: 5 g in 200 ml di acqua, 2 o 3 volte al dì.

Estratto secco: 300 mg pro dose, 3 volte al dì.

Tintura F.U.: 20 gtt pro dose, 2 volte al dì.

Tintura madre: da 30 a 40 gtt pro dose, 2 volte al dì.

Uso esterno

Olio essenziale: da 3 a 5 gtt pro dose, oleolito per frizioni e massaggi.

Estratto glicolico: al 5% in creme, oli ed emulsioni per uso democosmetico.

Controindicazioni

Non usare in gravidanza ed allattamento. Evitare esposizioni prolungate al sole.

Effetti collaterali

Gli estratti di Iperico possono causare fotosensibilità, durante l’assunzione della pianta evitare l’esposizione al sole e/o a lampade abbronzanti.

Interazioni

Gli estratti di Iperico attivano l’attività del citocromo P450, riducendo gli effetti dei contraccettivi orali, degli antivirali impiegati nella sindrome del virus HIV, del warfarin, ciclosporina, teofillina e diossina.

Raccomandazioni

L’apporto giornaliero di ipericina non deve superare i 21 mcg/die, tenore che corrisponde a 7 mg di iperico con un titolo dello 0,3% di tale sostanza.

Riferimenti ufficiali: Ph. Fr. X, ESCOP fascicule 1.

Ippocastano

(Aesculus ippocastanum L.)

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Descrizione botanica: Aesculus ippocastanum L..

Famiglia: Hippocastanaceae.

Sinonimi popolari: ippocastano, Castagno d’India, marrone d’India.

Nome inglese: Horse Chestnut.

Descrizione

Albero originario dei Balcani e Turchia, introdotto in Europa nel secolo XVI. È un grande albero, può raggiungere i 25 metri di altezza, con corteccia rugosa, foglie opposte con lungo picciolo, ovali-acute, seghettate. Fiori bianchi o bianco-rosati, odorosi, raccolti in grappoli a pannocchie con il vertice rivolto verso l’alto. Il frutto è una capsula globosa, spinosa e coriacea, si apre in due o tre valve contenenti da due a quattro semi lisci, lucidi, simili alla castagna. È ampiamente diffuso e coltivato, si raccoglie in estate-autunno. Il nome Aesculus ippocastano corrisponde al nome popolare di castagna equina, veniva utilizzata dai turchi come alimento per i cavalli affetti da bolsaggine.

Droga utilizzata: semi, foglie e corteccia dei rami di 3-5 anni.

Principi attivi

Glicosidi triterpenici. Glucosidi cumarinici (esculina, esculeina, frassina). Glucosidi flavonoidi (caempferolo, quercetina). Saponine (argirescina, escina).Vitamina K e vitamine del gruppo B.

Proprietà terapeutiche

Insufficienza venosa cronica, varicosi, flebotonico, vasculopatie, emorroidi, cellulite. Insufficienza venosa degli arti inferiori con senso di stanchezza, pesantezza e tensione, gonfiore, prurito e dolori alle gambe, aggravati dal calore, dalla sedentarietà e dalla stazione eretta prolungata.

Emorroidi aggravate dal calore, dalla sedentarietà, migliorate con il freddo ed il movimento. Geloni, associare Gingko Biloba

Meccanismo d’azione:

La saponina argirescina ha un effetto vasocostrittore periferico e protettivo sul circolo: inibisce gli enzimi lisosomiali, che producono una degradazione del glicocalice in prossimità della parete capillare. Azione flebotonica con aumento della resistenza dei capillari e riduce la permeabilità (azione antiessudativa) e l’infiammazione. L’escina ha azione antiedemigena, antinfiammatoria, capillaroprotettrice. L’esculina aumenta la resistenza della parete vasale.

Preparazioni e dosi:

Tisana: al 3% in infusione in 200 ml di acqua.

Tintura F.U.: da 20 a 30 gtt propose, 2 o 3 volte al dì.

Estratto Secco: tra i 150 ed i 750 mg/die, 2 o 3 volte al dì.

Estratto Fluido: da 20 a 50 gtt pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Tintura Madre: da 30 a 50 gtt pro dose, 3 volte al dì.

Macerato glicerico: da 30 a 50 gtt pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Uso esterno

Tintura madre dal 5 al 10% in crema o emulsione.

Controindicazioni

Evitare l’uso in gravidanza, bambini e in soggetti affetti da gastroduodeniti ed ulcera.

Effetti collaterali

Evidenziati rari casi di prurito, nausea, irritazione delle mucose gastrointestinali e nei test epicutanei di dermatiti da contatto determinato dall’esculina.

Raccomandazioni:

Si consiglia di utilizzare il rimedio per almeno due mesi consecutivi, in particolar modo nella stagione estiva. Si consiglia l’assunzione a stomaco pieno, per evitare l’azione irritante delle saponine sulla mucosa gastrica. Conservare in recipiente ben chiuso, al riparo dalla luce.

Riferimenti ufficiali: F.U. IX Ed. 1991, ESCOP fascicule 5, F.U. X Ed. 1998.

Ispaghul

(Plantago ovata Forskal)

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Descrizione botanica: Plantago ovata Forskal.

Famiglia: Plantaginaceae.

Sinonimi popolari: Ispaghul, Piantaggine indiana.

Nome inglese: Blond Psillium, Ispaghul, Indian Plantago, Spogel.

Descrizione

Pianta annuale comune in Asia occidentale e in India, è coltivato in Pakistan. con fusto eretto e foglie lanceolate, a rosetta alla base, fiori piccoli e bianchi in infiorescenze a spiga. I frutti sono piccole capsule o noci con i semi.

In commercio si trova anche un’altra specie: Plantago psyllium (psyllio), con le stesse indicazioni utilizzata in molti prodotti farmaceutici.

Droga utilizzata: Sem e tegumento del seme.

Principi attivi

Alcaloidi (indicaina, indicainina, plantagonina). Glucosidi (aucubina). Steroli (sitosterolo, sigmasterolo). Mucillagini. Polisaccaridi (arabinosio, xilosio). Alcoli triterpenici. Acidi grassi. Tannini.

Proprietà terapeutiche

Stitichezza cronica, atonia intestinale, intestino pigro, lassativo mite (i semi della piantaggine sono considerati blandi lassativi e sono impiegati in caso di costipazione cronica).

Ipercolesterolemia, emorroidi, obesità, riduce la sensazione di fame

Meccanismo d’azione

I gusci dei semi del plantago ovata a contatto con liquidi hanno una capacità di rigonfiarsi e di formare una massa gelificata in rapporto da 1 a 40 volte, svolge azione lubrificante delle pareti intestinali e rende le feci morbide facilitando la defecazione. Svolge azione di lassativo meccanico, la mucillagine rigonfia a contatto con l’acqua, aumenta il volume della massa fecale e stimola la peristalsi. Inoltre, la mucillagine ha anche un’azione lenitiva sulla mucosa  intestinale e un’azione utile in caso di colite e colon irritabile. L’azione assorbente può essere sfruttata anche in caso di diarrea.

Preparazioni e dosi:

Polvere 3-6 capsule al giorno con molta acqua, 220 mg/capsula.

Controindicazioni:

Non assumere in caso di occlusione intestinale o dolori addominali di natura non precisata.

Interazioni

Assumere almeno a due ore di distanza dall’assunzione di altri farmaci in quanto ne può diminuire l’assorbimento.

Raccomandazioni

Assumere con abbondante acqua in caso di stitichezza, assumere con pochissima acqua in caso di diarrea.

Riferimenti ufficiali: ESCOP fascicule 2.

Kiwi

(Actinidia chinensis L.)

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Descrizione botanica: Actinidia chinensis L.

Famiglia: Actinidiaceae.

Sinonimi popolari: Actinidia, Kiwi.

Nome inglese: Actinidia, Kiwi.

Descrizione

Il Kiwi è un albero da frutto originario della Cina, coltivato anche in Italia. La pianta è un arbusto rampicante con grandi foglie caduche, verde chiaro-grigiastre, e con ramificazioni serpeggianti che possono raggiungere una lunghezza di 8-10 metri. È una pianta a specie dioica: gli esemplari maschili producono fiori che servono a impollinare la femmina che invece produce fiori e frutti. Per ogni pianta maschile possono essere associate 5 o 6 piante femminili. Predilige terreni freschi e profondi, ben drenati e ricchi di sostanze organiche e minerali. Il frutto è una grossa bacca di circa 90-100 g , presenta una buccia di colore bruno-verdastro, tormentosa con una polpa di colore verde contenente circa 1000 semi piccoli e neri.

Droga utilizzata: frutto e semi.

Principi attivi

Acidi grassi essenziali (omega 3), tocoferoli, tocotrienoli. Flavonoidi (quercetina). Vitamina C. Fibre. Minerali (potassio, fosforo e magnesio).

Proprietà terapeutiche

Antiossidante, anti-aging, blando lassativo naturale, regolatore del colesterolo e della glicemia.

Gli effetti fitoterapici sono quindi principalmente sul tratto gastro-intestinale dove promuove la corretta peristalsi e sulla pelle dove promuove la regolazione dei fluidi e la corretta idratazione. In uno studio recente è stato dimostrato che i polisaccaridi del frutto di kiwi hanno effetti stimolanti sulla proliferazione cellulare promuovendo la sintesi di cheratinociti e fibroblasti, che si riflette in una ipertrofia collagenica.

In cosmesi, invece, l’olio dei semi, naturalmente ricco in acidi grassi alfa-linolenico (60%) e linoleico (13%), opportunamente estratto, è ideale componente per formulazioni ad azione riequilibrante il film idrolipidico e ristrutturante la consistenza della pelle, ha effetto antinfiammatorio, antiossidante e lenitivo nelle irritazioni cutanee. L’olio ha caratteristiche di ottima penetrazione.

Il profilo unico dei suoi attivi lo rende particolarmente indicato per le pelli secche, mature, sensibili e predisposte a situazioni di stress epidermico (dermatiti e fenomeni irritativi). E’ indicato infine nelle iperpigmentazioni della pelle e nell’acne (anche per via orale).

Meccanismo d’azione1

La sua composizione ricca di vitamina C (importantissima per il potenziamento delle difese immunitarie ma anche per la pelle), di vitamina E, di sali minerali ed oligominerali come potassio, magnesio, calcio, fosforo, rame e zinco, gli conferisce proprietà antinfiammatorie ed antiossidanti supportate da un’ottima digeribilità e da un basso contenuto calorico.

La polpa del frutto di kiwi contiene anche significative quantità di fibre (pectine) che sono utili a prevenire la stipsi migliorando il transito del cibo nel tubo intestinale e che contribuiscono a creare una sensazione di sazietà e a modulare il livello di colesterolo e zuccheri nel sangue.

Infine, l’olio di semi di Kiwi è una fonte naturale di acido -linolenico (Omega 3) combinato con tocoferoli e tocotrienoli

Preparazioni e dosi

Estratto secco: 300 mg pro dose, 2 o 3 volte al dì.
Oleolito: da 2 al 5% in emulsioni cosmetiche

Pianta non citata dalle fonti ufficiali di fitoterapia. Non sono segnalati particolari raccomandazioni e/o limitazioni d’uso.

1 Murray M.T. Il potere curativo dei cibi. Red edizioni Novara, 1996-2003. 

Lampone

(Rubus idaeus L.)

 schede-fitoterapia-lampone

Descrizione botanica: Rubus idaeus.

Famiglia: Rosacee.

Sinonimi popolari: Lampone.

Nome inglese: Raspberry leaves.

Descrizione

Pianta perenne, cresce comunemente ai margini o nelle radure dei boschi, nelle zone submontane delle Alpi e degli Appennini. Si sviluppa con fusto eretto, cilindrico, ed arcuato, con piccoli aculei diritti. Ha un rizoma corto e grosso, le foglie, pennate, formate da 3-7 foglioline di color verde chiaro il margine superiore, e bianco tomentoso il margine inferiore, doppiamente seghettate. I fiori sono piccoli, di colore bianco, raccolti in corimbi laterali. Il frutto, di colore rosso vivo, fiorisce in giugno, luglio e agosto. Il nome deriva dal latino rubus, rosso, con riferimento al colore dei frutti e all’antico impiego della radice come colorante.

Il binomio Rubus idaeus, definito da Linneo, significa “Rovo del monte Ida”, a significare che questa pianta cresceva abbondante sulle pendici del celebre monte dell’isola di Creta, consacrato a Zeus. Il frutto è ricercato per il sapore e il profumo, utilizzato come aromatizzante per sciroppi e gelatine.

Droga utilizzata: frutti (sorosii), foglie.

Principi attivi

Le foglie contengono tannini gallici e ellagici. Flavonoidi (fragarina), Acidi organici (acido citrico e malico). I frutti contengono Antociani. Pectine. Olio essenziale. Acido salicilico. Glicidi (levulosio e destrosio).

Proprietà terapeutiche

Disturbi mestruali, dismenorrea, amenorrea, oligomenorrea, metriti e vaginiti, algie pelviche, sindromi iperfollicoliniche premestruale, ipogonadismo femminile della pubertà, menarca ritardato, menopausa precoce, amenorree, cisti ovarica, fibroma uterino. Diminuisce la forza e la frequenza delle contrazioni uterine, è un ottimo rimedio nelle disendocrinie (squilibri ormonali) sia della pubertà sia della menopausa.

Ritenzione idrica, tensione mammaria, insonnia, palpitazioni, irritabilità.

Utile anche in certe ulcerazioni torpide e nelle enterocoliti.

Meccanismo d’azione

Esercita un’azione frenatrice sul lobo anteriore dell’ipofisi e regolarizza in particolare la secrezione ovarica. La fragarina contenuta nel Rubus Idaeus induce un rilassamento della muscolatura uterina, eliminando così le contrazioni secondarie.

Preparazioni e dosi

Tintura madre: da 30 a 50 gtt pro dose, da 2 a 3 volte al dì.

Macerato glicerico: da 30 a 50 gtt, da 2 a 3 volte al dì.

Pianta non citata dalle fonti ufficiali di fitoterapia. Non sono segnalati particolari raccomandazioni e/o limitazioni d’uso.

Lavanda

(Lavandula officinalis Chaix)

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Descrizione botanica: Lavandula officinalis Chaix.

Famiglia: Lamiaceae (Labiatae).

Sinonimi popolari: lavanda, Spigo nardo, Spica di Francia.

Nome inglese: Lavander.

Descrizione

Pianta perenne suffruticosa o arbustiva, sempreverde, alta da 40 a 100 cm, cresce su terreni calcarei, aridi, asciutti e soleggiati, coltivata in Europa e in America per la sua essenza. Ha fusto sottile, eretto, quadrangolare, pubescente con piccolissimi fiori profumati viola porpora, raccolti in spighe terminali.

Le foglie sono di color verde-grigio, strette e allungate. La Lavanda comprende 28 specie, il nome lavanda prende origine dal termina latino lavare, i fiori e le foglie essiccate venivano usate per profumare la biancheria.

Droga utilizzata: fiori disseccati, raccolti prima della completa fioritura.

Principi attivi

Olio essenziale (linalile, linalolo, cineolo, geraniolo, canfora). Flavonoidi. Fitosteroli. Tannini. Saponine.

Proprietà terapeutiche

Antisettiche delle vie urogenitali, utile nella leucorrea e cistite, nelle infiammazioni intestinali a carattere infettivo e alcune diarree. Per le proprietà balsamiche, espettoranti e fluidificante, la Lavanda è impiegata nelle affezioni dell’apparato respiratorio: tossi, bronchiti e laringiti. Ha inoltre, proprietà sedative, utile per l’insonnia, irritabilità e mal di testa; indigestioni, coliche, elimina gas e gonfiori intestinali.

Pianta conosciuta e diffusa per le proprietà aromatiche e purificanti.

Meccanismo d’azione

Gli alcoli monoterpenici dell’olio essenziale svolgono azione antibatterica, antisettica rilassante e antispasmodica. Applicati esternamente gli estratti, ed in particolare l’olio essenziale, sono antinfiammatori e rubefacenti. L’olio essenziale è un ottimo rimedio da pronto soccorso, essendo fortemente antisettico e vulnerario per scottature, ferite, piaghe. La lavanda è un rimedio repellente per insetti.

Preparazioni e dosi

Tisana: al 2%, in 100ml una tazza più volte al dì.

Estratto secco: 300 mg pro dose, 2 al dì.

Estratto fluido – ingerire 30 gocce 3 volte al giorno.

Infiorescenze polverizzate: 600 mg pro dose, 2 volte al dì.

Olio essenziale: 4-5 gtt pro dose, su veicolo, 2 o 3 volte al dì.

Uso esterno

Bagno da 5 a 15 gocce di essenza.

Olio da massaggio e frizioni da 10 20 gtt

Controindicazioni

Usare con prudenza in gravidanza ed allattamento.

Effetti collaterali

L’essenza è irritante per le mucose.

Interazioni

Può esaltare l’azione dei sedativi del S.N.C., da segnalare un potenziale aumento dell’assorbimento transcutaneo della nicotina, legato alla presenza di canfora.

Raccomandazioni

Cautela nei massaggi, diluire con olio di mandorle dolci, evitare il contatto con le mucose.

Riferimenti ufficiali: Ph. Fr. X.

Liquirizia

(Glycirrhiza glabra L.)

 schede-fitoterapia-liquirizia

Descrizione botanica: Glycirrhiza glabra L..

Famiglia: Leguminose.

Sinonimi popolari: Liquirizia, Liquirizia, Legno dolce.

Nome inglese: Licorice, Liquorice, Sweet Root, Sweei Wood, Italian Liquorice.

Descrizione

Pianta perenne originaria del Levante, naturalizzata nelle zone mediterranee dell’Italia, specie in Sicilia e Calabria. Pianta con un grosso rizoma da cui si sviluppano stoloni e radici, lunghi due metri, che vengono messi in commercio sotto forma di bastoncini.

Le radici si raccolgono in settembre-novembre, quando la pianta è entrata in riposo, da piante di almeno tre anni.

Pianta nota nell’antica medicina greco-romana, egiziana e indiana.

Il nome Glycirrhiza glabra deriva glicos e rhizos, radice dal gusto dolce.

La liquirizia è un componente dissetante ed emolliente per pasticche e caramelle, dolcificante per dolci e dietetici, aromatizzante per liquori, bevande e tabacco.

Droga utilizzata: radici e stoloni di piante di tre anni.

Principi attivi

Olio essenziale (acetoso, benzaldeide, linalolo, α-terpineolo). Flavonoidi (liquiritina, Kumatakenina, glabrolo, gli zarina). Glucoside triterpenico glicirrizina (acido glicirrizico) che per idrolisi si trasforma in acido glicirretico. Isoflavoni. Fitosteroli. Saponine.

Proprietà terapeutiche

Secretolitica, espettorante, antiflogistica e cicatrizzante.

Espettorante ed antinfiammatorio. Pianta utilizzata nelle flogosi delle vie aeree superiori, come sedativo ed espettorante della tosse. Antispasmodico utile nei processi digestivi, nella terapia dell’ulcera gastrica, gastriti e bruciori di stomaco.

La radice di liquirizia masticata è un buon antinfiammatorio della bocca e delle gengive, calma le irritazioni della gola, schiarisce la voce, migliora l’alito. Usato in cosmesi come lenitivo normalizzante.

Meccanismo d’azione

Svolge azione secretolitica ed espettorante, antiflogistica. L’azione cicatrizzante ed antiflogistica più propriamente è data dall’acido 18 ß glicirretico, che si produce per idrolisi dalla glicirrizina.

Preparazioni e dosi

Estratto fluido: da 15 a 30 gtt pro dose, da 2 a 3 volte al dì.

Estratto Secco: 0,250 g pro dose, 2 volte al dì.

Tintura Madre: da 20 a 50 gtt pro dose, 1 o 2 volte al dì

Uso esterno

Estratto glicolico di acido 18-β-glicerretico 0,1-0,5% in creme ed emulsioni.

Controindicazioni

Epatopatie colestatiche, cirrosi epatica, insufficienza renale grave. Gravidanza. Ipertensione. Ipopotassiemia. Da evitare in età pediatrica.

Effetti collaterali

Nelle terapie a lungo termine si può verificare ritenzione di liquidi e di sodio, ipokalemia, edemi. L’uso prolungato e frequente, anche delle radici, può provocare ipertensione

Interazioni

La contemporanea assunzione di diuretici può potenziare la perdita di potassio. Non deve essere associata a cortisonici. I contraccettivi orali ne potenziano l’effetto ipertensivo.

Raccomandazioni

Non assumere per più di 4-6 settimane senza consultare il medico. Può alterare il controllo metabolico del paziente iperteso.

Riferimenti ufficiali: F.U. X.

Luppolo

(Humulus lupulus L.)

Descrizione botanica: Humulus lupulus L.

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Famiglia: Cannabaceae.

Sinonimi popolari: Luppolo, Livertizio.

Nome inglese: Hops, Common Hop.

Descrizione

Pianta rampicante, perenne, originaria dell’Asia, cresce frequente nei boschi umidi e nelle siepi in Europa, in Nord America e Nord Italia. Il fusto può raggiungere fino a 6 metri di altezza. È una pianta dioica, i cui esemplari femminili hanno infiorescenze ovali, quando il frutto giunge a maturazione assumono la forma di un cono. È coltivato in molte regioni. Le infiorescenze femminili si raccolgono tra agosto e settembre, recidendole alla base senza il peduncolo. Il suo nome deriva dal latino humeo, essere umido.

Il luppolo è noto soprattutto per il suo impiego nell’industria della birra, alla quale conferisce l’inconfondibile gusto amaro.

Droga utilizzata: infiorescenze femminili.

Principi attivi

Essenza, resina amara utilizzata nell’industria della birra, (umulone, lupulone, xantumololo). Derivati terpenici (humulene, farnesene). Olio essenziale (α-cariofillene, β-cariofillene, β-mircene, limonene, α e β-pinene, umulene). Resina. Flavonoidi. Tannini. Zuccheri. Aminoacidi.

Proprietà terapeutiche

Tonico, amaro, digestivo, eupeptico, stomachico, aumenta la secrezione dei succhi gastrici stimolando l’appetito. Blando sedativo, calmante, utilizzato negli stati di agitazione e disturbi del sonno. Anafrodisiaco nelle erezioni notturne e nell’eretismo infantile. Impiegato nei disturbi del climaterio e della menopausa: crampi mestruali, tensione del seno, isterismo, depressione, insonnia, nervosismo, disturbi gastrici.

Meccanismo d’azione:

Il Luppolo svolge un’azione di riequilibrio ormonale ad azione estrogenico-simile attribuibile al xantumololo, umulone e lupulone (acido β-lupulinico).

Svolge un’azione antispasmodica, utile per calmare i dolori mestruali. Ha un’azione stomachica: stimola l’appetito e regolarizza il tono nervoso nella dispepsia, agendo sull’ipersensibilità riflessa dello stomaco e stimolando la secrezione gastrica. Alcuni studi attribuiscono al metilbutenolo, prodotto di ossidazione del l’umulone e del lupulone, un’azione sedativa.

Preparazioni e dosi

Tisana o infuso: da 2 al 5 % di droga.

Estratto secco: da 150 a 350 mg pro dose, 2 volte al dì.

Tintura F.U.: da 20 a 30 gtt pro dose, 2 volte al dì.

Controindicazioni

Non somministrare in gravidanza e in soggetti iperestrogenici.

Effetti collaterali

Non superare le dosi indicate per uso interno, poiché il luppolo può provocare nausee. L’uso esagerato può provocare ipertensione.

Riferimenti ufficiali: BHP, DAB X-Ph. Fr. X, ESCOP fascicule 4.

Maca

(Lepidium meyenii Walp)

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Descrizione botanica: Lepidium meyenii Walp.

Famiglia: Crucifere (Brassicacee).

Sinonimi popolari: Maca Amarillo, Cello (Maca gialla); Rojo, Puca (Maca rossa); Morado, Milagro (Maca rosso scuro)

Nome inglese: Maca.

Descrizione

Pianta perenne, spontanea cresce ad altitudini elevate tra i 3000 e 4000 m.s.m., tipica delle zone andine del Perù, Colombia, Bolivia, nord Argentina e Cile. È una pianta bassa, con foglie radenti al suolo, con piccoli fiori e dalla radice tuberiforme. Ritrovamenti del 1600 a.C., delle popolazioni Incas confermano l’utilizzo di questo tubero per la cura della sterilità, chiamata Pianta della fertilità. La fama della Maca si deve sopratutto all’antico impiego come tonico ed afrodisiaco, presso le popolazioni andine, ed al suo potere nutrizionale, già noto anche ai Maya, capace di determinare uno stato generale di benessere psico-fisico, che la attribuito alla Maca, il nome di Ginseng peruviano.Recenti studi riportano dell’impiego di 1500 mg di estratto secco di Maca nelle coppie con infertilità idiopatica, secondo un protocollo in associazione con acido folico, arginina e selenio.

Droga utilizzata: radice tuberosa.

Principi attivi

Steroli (stigmasterolo, β-sitosterolo, D-5-campesterolo, brassacasterolo, ergosterolo). Tanninisteroli (β-ecdysone ). Flavonoidi. Derivati di isotiocianati (glucosinolati, p-metossi-benzil isotiocianato). Polisaccaridi. Alcaloidi (macaina A, B, C). Vitamine (A, B1, B2, B12, C, D, E). Aminoacidi (arginina). Acidi grassi essenziali. Minerali (calcio, fosforo, ferro, iodio, magnesio, potassio, rame, zinco).

Proprietà terapeutiche

Stimolante le prestazioni fisiche e mentali: aumento della resistenza alla fatica; migliora le prestazioni fisiche e sportive; utile per affaticamento fisico e mentale, stress, astenia, anemie e anti-invecchiamento. Antiossidante, anabolizzante.

Energizzante nelle disfunzioni sessuali, in particolare maschili, nell’infertilità e per l´affaticamento cronico. Migliora le prestazioni sessuali.

Meccanismo d’azione1

La radice di Maca contiene alcaloidi che agiscono sull’asse ipotalamo-ipofisario-surrene, producendo una stimolazione delle ghiandole surrenali con effetto energizzante. Mentre la stimolazione dell’asse ipotalamo-ipofisario-gonadi produrrebbe una stimolazione delle gonadi maschili con un’aumentata produzione di spermatozoi (stimolazione della spermatogenesi), azione potenziata dalla presenza dell’amminoacido arginina.

Nelle donne si ha un’azione riequilibrante ormonale, utile anche nella sindrome premestruale.

L’effetto afrodisiaco, tonico e antistanchezza, a differenza dei derivati xantinici (caffeina, teina, ecc.) non è dovuto ad una stimolazione del SNC, ma ad un miglioramento del rendimento energetico.

Negli estratti acquosi della Maca predominano i componenti polisaccaridici, che svolgono azione tonificante ed energizzante, mentre negli estratti lipofili, prevalgono i derivati sterolici (β-ecdysone), che agiscono migliorando le prestazioni sessuali e della sfera psico-emotiva coinvolta.

Preparazioni e dosi

Tintura madre: da 20 a 40 gtt pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Polvere: da 5 a 20 g di radice essiccata al dì.

Estratto secco: da 150 a 200 mg pro dose, (0,5% beta-ecdisone), 3 volte al dì.

Effetti collaterali

La Maca può creare uno stato di eccitazione ed agitazione, dovuti alla presenza dello Iodio. Si consiglia di non somministrare in gravidanza e allattamento.

Raccomandazioni

L’impiego della Maca nei protocolli per il trattamento dell’infertilità idiopatica, l’assunzione deve avvenire sotto controllo e prescrizione dello specialista ostetrico, ginecologo o andrologo.

Pianta non citata dalle fonti ufficiali di fitoterapia.

1 Gonzales GF, Cordova A, Vega K, Chung A, Villena A, Gonez C.. Effect of Lepidium meyenii (Maca), a root with aphrodisiac and fertility-enhancing properties, on serum reproductive hormone levels in adult healthy men. J Endocrinol. 2003 Jan;176(1):163-8.

Bianchi A.: “La radice della Maca, un integratore d’alta quota“, Erboristeria Domani, n. 2, 1998.

Walker, Morton, DPM: “Medical Journalist Report of Innovative Biologics – Effects of Peruvian Maca on Hormonal Functions“, Townsend Letter for Doctors & Patients, November 1998.

Cabieses F.: La maca y la puna, Universidad de San Martìn de Porres, Lima , 1997
Reyna J., Gomez-Sanchez I., Gagliuffi A. y Idelfonso C.: “Evaluacion Quimico-Nutricional de la Maca“, Agroenfoque, 77, 42-44, 1996.

Dini A., Migluolo G., Rastrelli L., Saturnino P. and Schettino O. “Chemical composition of Lepidium Meyenii“, Food Chemistry, 49, 347-349, 1994.

Mais

(Zea mays L.)   

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Descrizione botanica: Zea mays L..

Famiglia: Poaceae (Graminaceae).

Sinonimi popolari: Mais, Frumentone, Granoturco, Meiga, Erba di Colombo.

Nome inglese: Corn, Corn silk, Maize, Indian Corn,. Turkissh Corn.

Descrizione

Pianta erbacea annuale, origina dell’America del sud, scoperto da Cristoforo Colombo e importato in Europa. Presenta un culmo eretto grosso, foglie lanceolate pubescenti nella pagina superiore. Fiori unisessuali riuniti in infiorescenze maschili e femminili, sulla stessa pianta. Spighette maschili biflore riunite in numerose pannocchie spiciformi disposte a ventaglio all’apice della pianta, spighette femminili in infiorescenze laterali avvolte dalle foglie (dette impropriamente pannocchie) con asse carnoso cilindrico (tutolo) e disposte lungo linee longitudinali; stimmi formanti un lungo pennacchio apicale.

Fu Cristoforo Colombo, nel 1492, a scoprire il mais nel Nuovo Mondo e ad importarlo in Spagna, da dove si diffuse in tutta Europa, Africa settentrionale, Medio Oriente, India e Cina.

Un’alimentazione esclusicìva a base di granoturco provoca la Pellagra, malattia caratterizzata dalle tre D: dermatite, diarrea e demenza.

Droga utilizzata: semi, germi e stimmi.

Principi attivi

Trigliceridi (acido oleico, acido palmitico, acido linoleico). Lecitina, frazione in saponificabile (tocoferolo, fitosteroli). Grassi polinsaturi, (sitosterolo). Protidi (zeina). Zeaxantina. Acido salicilico, acido silicico, acido maizenico, Vitamina K.

Proprietà terapeutiche

Artrite, reumatismi, calcoli renali, disturbi dei reni e della vescica.   Calmante antispasmodico. Riequilibrante dei minerali, cellulite, ritenzione idrica, edemi.

Come diuretico, l’escrezione d’urina arriva a quintuplicare nelle 24 ore; utilizzabile nella renella urica, fosfatica ed ossalica, calcolosi, gotta, cistite e come uricolitico.

Meccanismo d’azione

I grassi polinsaturi (sitosterolo), esercitano un forte effetto sul metabolismo dei grassi e favoriscono l’eliminazione. La zeina e l’acido salicilico hanno effetto anal­ge­sico ed antinfiammatorio. l’azione diuretica è dovuta ai sali di potassio, alle saponine ed ai terpeni. La Zeaxantina, carotenoide di colore giallo-arancio, appartenente alla classe delle xantine, svolge un’azione antiossidante, in associazione con la Luteina serve per migliorare la vista.

Preparazioni e dosi:

Tisana: 30 g di droga in un litro d’acua, da bere nella giornata.

Estratto fluido: da 3 a 5 g pro dose, tre volte al dì.

Tintura F.U.: da 20 a 30 gtt pro dose, 2 volte al dì.

Tintura Madre: da 40 a 50 gtt pro dose, 3 o 4 voltecal dì.

Pianta non citata dalle fonti ufficiali di fitoterapia. Non sono segnalati particolari raccomandazioni e/o limitazioni d’uso.

Malva

(Malva sylvestris L.)

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Descrizione botanica: Malva sylvestris L..

Famiglia: Malvaceae.

Sinonimi popolari: Malva, Malva selvatica.

Nome inglese: Mallow, Blue Mallow, Cheese Flower.

Descrizione

Pianta originaria dell’Europa e dell’Asia. Si è diffusa in America e Australia; cresce nei prati incolti, nelle siepi e lungo le strade e sui muri di cinta dei cortili. Le foglie si raccolgono in primavera; i fiori alla fioritura, in estate.

Pianta erbacea annua o perenne, alta fino a 50 cm, con fiori appaiati all’ascella delle foglie superiori, con 5 petali rosei, generalmente provvisti di tre striature violacee, fiorisce da maggio ad agosto; è una pianta eliotropica perché orienta i suoi grandi fiori sul corso del sole. Il frutto è composto da acheni appiattiti e disposti in cerchio.

Il nome deriva dal greco malachè, malakos, che significa molle e dal latino mollire alvum, rendere molle, in riferimento alle sue proprietà emollienti.

Droga utilizzata: Foglie e fiori senza peduncoli.

Principi attivi

Mucillagini in tutte le parti della pianta. Foglie (acido p-cumarico, acido clorogenico, acido caffeico: Tannino. Vit.A, Vit.B1, Vit.C, Vit.E. Fiori: antociani (malvina).

Proprietà terapeutiche

Emolliente, rinfrescante, bechico, blando lassativo. I preparati di malva sono emollienti della bocca e della gola, utili nelle malattie da raffreddamento, nei catarri delle vie aeree superiori e nelle infiammazioni della regione orofaringea. Inoltre, sono regolatori e antispasmodici dell’intestino, adatti per bambini e anziani. Proprietà lassativa utilizzabile nel caso di intestino irritato. Per suo uso esterno, l’applicazione più comune è quella in gargarismi e sciacqui, utili nelle stomatiti, afte, ed in clisteri usati per la costipazione e le infiammazioni intestinali.

Meccanismo d’azione

Le mucillagini della Malva stimolano fagocitaria del sistema reticolo-endoteliale.

Le droghe mucillaginose svolgono azione locale con le seguenti caratteristiche: sono adsorbenti dei secreti, rinfrescanti, cioè capaci di costituire uno strato idrico a contatto di pelle e mucose ed inoltre sono anti-irritanti locali, in quanto formano uno strato protettivo di mucillagine vegetale che protegge la cute e le mucose dagli sostanze irritanti.

Preparazioni e dosi

Tisana: al 3%, una tazza, 2 o 3 volte al dì.

Infuso: al 5%: fare sciacqui, gargarismi, lavaggi, applicare compresse Estratto fluido: da 5 a 10 g al dì.

Polvere: 200 mg: 2 volte al dì. .

Controindicazioni

Non assumere Malva in concomitanza con un integratore a base di ferro: le droghe che contengono tannini possono ridurre l’assorbimento del ferro.

Raccomandazioni

Per l’elevato contenuto in mucillagini è sconsigliata l’assunzione contemporanea ad altri farmaci, in quanto potrebbe alterare l’ assorbimento.

Riferimenti ufficiali: F.U. IX Ed. 1991, F.U. X Ed. 1998.

Marrubio bianco

(Marrubium vulgare L.)

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Descrizione botanica: Marrubium vulgare L..

Famiglia: Lamiaceae(Labiatae).

Sinonimi popolari: Erba apiola, Marrobio bianco, Robbio.

Nome inglese: Horehound, Hoarhound, White Horehound.

Descrizione

Pianta perenne originaria dell’Europa, naturalizzata in America; cresce nei terreni soleggiati, asciutti e incolti. Alta da 30 a 80 cm; ha un fusto diritto, quadrangolare con numerosi rami, rigido e un poco legnoso, lungo il quale sono disposti a gruppi piccoli fiori bianco-azzurri. È profumata con radice lignificata. Le foglie sono opposte, dentellate con profonde nervature, i fiori bianchi, sono raggruppati in piccoli verticilli. Abbastanza comune  anche allo stato selvatico, si raccoglie in primavera. Il nome marrubio deriva dall’ebraico mar-rob, succo amaro.

Droga utilizzata: infiorescenze e le foglie.

Principi attivi

di terpeni (vulgarolo, marrubiolo, marrubenolo, peregrinalo). Lattoni (marrubina). Tannini (gallitannino). Fitosteroli (β-sitosterolo). Acido ursolico.

Proprietà terapeutiche

Efficace nelle malattie dell’apparato respiratorio e tonico dell’apparato digerente. Febbrifugo, aperitivo e digestivo.

Nelle malattie dell’apparato respiratorio il Marrubio è indicato per le laringiti, tracheiti, bronchiti, tosse, asma.

Meccanismo d’azione

La presenza di mucillagini emollienti conferisce al Marrubio un’azione espettorante, fluidificante ed emolliente bechica sedativa della tosse.

Preparazioni e dosi

Infuso. 30-40 g di infiorescenze in 1 litro d’acqua; 2 o 3 tazze al dì.

Tintura madre: da 30 a 40 gtt, da 2 a 3 volte al dì.

Polvere: da 200 a 200 mg, 2 volte al dì.

Pianta non citata dalle fonti ufficiali di fitoterapia. Non sono segnalati particolari raccomandazioni e/o limitazioni d’uso.

Maté

(Ilex paraguariensis St. Hill)

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Descrizione botanica: Ilex paraguariensis St. Hill.

Famiglia:Aquifoliaceae.

Sinonimi: Mate, Yerba mate, Tè del

Paraguay.

Nome inglese: Matè, Paraguay Tea.

Descrizione

È un arbusto o albero sempreverde di origine sudamericana, cresce fra il 20° e il 30° parallelo, è coltivato diffusamente in Brasile, Argentina e Paraguay. La raccolta avviene ogni due anni da maggio a settembre, i rami della pianta sono raccolti in fascine che vengono esposte rapidamente al fuoco per inattivare gli enzimi che farebbero imbrunire le foglie; segue un’ulteriore essiccamento in forni: le foglie, divenute fragili, vengono sminuzzate. Questo procedimento contribuisce ad abbattere alcuni costituenti tossici contenuti nelle foglie che se ingerite fresche provocherebbero: nausea, brividi e tremori.

Pianta utilizzata ai tempi delle civiltà precolombiane, successivamente diffusa per coltivazione dai gesuiti delle missioni: Gli indigeni sudamericani la utilizzavano come tonico per resistere alla fatica o come sostentamento durante lunghi viaggi, masticando direttamente le foglie o come infuso (Tè del Paraguay). Diffuso in Sudamerica, è usanza tenere sempre pronti dei recipienti denominati ”bombija” pieni di questo infuso, da cui si aspira con una cannuccia durante la giornata.

Droga utilizzata: foglie essiccate.

Principi attivi

Alcaloidi metilxantinici (caffeina, teobromina). Tannini. Saponine. Flavonoidi (rutina). Derivati dell´acido caffeico (acido clorogenico). Cumarina. Vanillina. Resina.

Proprietà terapeutiche

È utile negli stati di affaticamento psichico e fisico, e come tonificante generale. Nella tradizione fitoterapica l´uso degli infusi è usato nella profilassi delle infezioni e come antinfiammatorio e nel trattamento delle ulcere cutanee per applicazione topica.

Inoltre, è stato ipotizzato un’azione preventiva delle malattie cardiovasco- lari.

Meccanismo d’azione

Il Matè ha una azione stimolante e tonificante generale: aumenta la prontezza dei riflessi, la forza muscolare e la resistenza allo sforzo. Le saponine ed i tannini, svolgono un’azione complessante degli acidi urici che si formano durante la digestione delle proteine della carne, riducendo l´assorbimento ed evitando l´accumulo a carico delle strutture vascolari. Questo spiega la bassa incidenza di malattie cardiovascolari da parte della popolazione dei paesi dell’america meridionale che fanno un grande uso di Maté.

Preparazioni e dosi

Infuso: 1,5 g di polvere in acqua, 2 volte al dì.

Polvere : da 1,5 a 2 g, 2 volte al dì.

Estratto fluido: 2,5 g, da 1 a 3 volte al dì.

Estratto secco. 300 mg estratto stand 8%, da 1 a 2 volte al dì.

Controindicazioni

Controindicato in soggetti in trattamento con farmaci broncodilatatori derivati dalla teofillina.

Effetti collaterali

L’ingestione di foglie fresche può causare nausea, brividi e tremori. In caso di consumo eccessivo la presenza di alcaloidi metilxantinici può causare palpitazioni, tachicardia ed insonnia.

Interazioni

Non somministrare con tè, caffè e sostanze contenenti derivati xantinici.

Raccomandazioni

Non somministrare in gravidanza ed allattamento.

Pianta non citata dalle fonti ufficiali di fitoterapia.

Meliloto

(Melilotus officinalis L.)

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Descrizione botanica: Melilotus officinalis L..

Famiglia: leguminose (fabaceae).

Sinonimi popolari: Meliloto, Erba cavalllina, Erba vetturina, erba zolfina.

Nome inglese: Sweet Clover, Meliloti King’s Clover, Yellow Sweet Clover.

Descrizione

Pianta erbacea biennale, cresce tra le macerie, nei campi coltivato e nei luoghi incolti, ghiaiosi e collinari. Le foglie sono formate da tre foglioline dentate, i fiori sono piccoli e gialli raggruppati in racemi lunghi ed eretti. Il nome deriva dal greco meli, miele e loto, loto. Cresce dal mare alle regione submontane di tutt’Italia nei campi, nei luoghi incolti, lungo le strade.

Droga utilizzata: sommità fiorite e foglie.

Principi attivi

Glucoside melilotoside di cui si liberano per idrolisi cumarine (acido melilotico, diidrocumarina, cumarigenina, melilotolo). Flavonoidi, Sapogenine, Tannini.

Proprietà terapeutiche

Antiedematoso e antiflebitico utile nel trattamento della insufficienza venosa e della sintomatologia ad essa correlata quali: dolori, pesantezza agli arti inferiori, crampi notturni ai polpacci, gonfiori e prurito alle gambe.

Per uso esterno è utile nel trattamento di distorsioni, contusioni e piccoli versamenti ematici, edema, fragilità dei capillari.

Meccanismo d’azione

I derivati cumarinici, flavonoidi e derivati della quercetina conferiscono alla droga azioni antiedematose nel trattamento degli edemi da stasi o infiammatori, favorendo il ritorno venoso e la circolazione linfatica.
Inoltre la cumarina riduce la demolizione delle catecolamine, in particolare dell’adrenalina, a livello vasale, con conseguente miglioramento della capacità contrattile dei vasi sanguigni. Nell’insufficienza veno-linfatica stimola il Sistema Reticolo Endoteliale e favorisce la proteolisi dei macrofagi. La cumarina è in grado di aumentare l’ossigenazione tissutale grazie al miglioramento del microcircolo e di stabilizzare la membrana degli eritrociti

Preparazioni e dosi

Tisana: 1-2 cucchiai in acqua bollente.

Tintura madre: 40 gtt pro dose, 2 o 3 volte al dì. .

Estratto secco: 500 mg pro dose, 3 volte al dì.

Polvere: da 100 a 200 mg. 2 volte al dì.
Tintura m,adre: 40 gtt pro dose, 3 volte al dì.

Uso esterno

In creme ed emulsioni contenente da 3 a 5% di estratto.

Controindicazioni

Può potenziare gli effetti di alcuni farmaci anticoagulanti.

Effetti collaterali

In alcuni casi la somministrazione della droga può provocare disturbi gastrointestinali, nausea, diarrea e cefalea.

Interazioni

Non somministrare insieme ad anticoagulanti.

Raccomandazioni

Somministrare con cautela in soggetti affetti da patologie epatiche, in quanto, i derivati cumarinici potrebbero provocare effetti epatotossici. Si sconsiglia l’esposizione al sole durtante l’assunzione di Meliloto.

Riferimenti ufficiali: Ph. Fr. X, ESCOP fascicule 4.

Melissa

(Melissa officinalis L.)

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Descrizione botanica: Melissa officinalis L..

Famiglia: Lamiaceae (Labiateae).

Sinonimi popolari: Cedronella, Erba limoncina. Melissa, Cedronella, Limoncella, Erba limona.

Nome inglese: Balm mint, Balm, Honey Plant.

Descrizione

Pianta erbacea di 30-80 cm. di altezza, originaria dell’area mediterranea cresce spontanea in tutta Italia nei boschi, nei luoghi freschi e ombrosi, è coltivata in tutta Europa e nelle regioni temperate dell’America.La pianta fresca, se strofinata, emana un profumo, simile a quello del limone, da cui il nome di erba limona. Un tempo era  usata come “acqua di melissa” per curare l’ipereccitabilità, nervosismo ed insonnia. Le foglie sono dentate e molto rugose ed emanano un forte odore di limone. Il nome deriva dal greco melissa, pianta per le api.

Ha un odore pungente di limone e un sapore amaro, costituente dell’acqua dei Carmelitani

Droga utilizzata: foglie fresche o disseccate.

Principi attivi

Olio essenziale (citrale, citronellale, geranolo, eugenilacetato, α e β-citrale, β-cariofillene, α-cubebene). Terpeni. Flavonoidi. Tannini.

Proprietà terapeutiche

Pianta tradizionalmente impiegata nelle turbe del sonno e della sfera digestiva. La foglia della melissa possiede un’azione tranquillante, antispasmodica e carminativa. Utile nella cosiddetta e nei disturbi gastrici di natura psicosomatica e negli stati di difficoltà di addormentamento. Palpitazioni, cefalea, insonnia, spasmi gastrointestinali, areofagia

Meccanismo d’azione

L’olio essenziale è il principale componente del fitocomplesso, i principi attivi contenuti nella foglia della melissa possiedono un’azione tranquillante, antispasmodica e carminativa. Mentre, per i disturbi del sonno la pianta esplica la propria azione sedativa a livello del sistema limbico.

Preparazioni e dosi

Tisana: da 1,5 a 4,5 grammi di droga per tazza, più volte al dì.

Estratto Secco: da 250 a 500 mg pro dose, 2 volte al dì.

Uso esterno

Impacchi: infuso preparato con 30-50 g di pianta per 1 litro d’acqua.

Bagni: aggiungere lo stesso infuso all’acqua del bagno.

Frizione: olio essenziale diluito in alcol al (alcol di melissa), da 5 a 10 gtt.

Non sono segnalati particolari raccomandazioni e/o limitazioni d’uso.

Riferimenti ufficiali: F.U. IX Ed. 1991 F.U. X Ed. 1998, F. U. XI Ed. 2002, Farmacopea Europea IV Ed. 1998/1999, ESCOP fascicule 2.

Menta

(Mentha piperita L.)

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Descrizione botanica: Mentha piperita L..

Famiglia: Lamiaceae (Labiateae).

Sinonimi popolari: Menta piperita, Menta inglese.

Nome inglese: Peppermit.

Descrizione

Pianta perenne alta da 40 a 80 cm, originaria dei Paesi mediterranei, è coltivata in tutta Europa e nelle regioni temperate dell’America. Ha un rizoma strisciante che sviluppa nuovi rami propagandosi. Fusto quadrangolare, foglie opposte lanceolate rugose, dentate ed emanano un forte odore di limone. le infiorescenze sono rosate o violacee, disposte in spighe terminali. Non è comune allo stato selvatico, è molto coltivata, si raccoglie in piene estate. Il nome Menta, deriva, secondo la mitologia greca dalla ninfa Minte, amata da Ade che Prosperina per gelosia la trasformò in pianta.

Droga utilizzata: foglie.

Principi attivi

Olio essenziale (mentolo, mentone, mentilacetato, mentofurano, α e β-pinene, fellandrene, limone, terpinene). Tannini. Flavonoidi.

Proprietà terapeutiche

Digestivo, carminativo (elimina i gas e le putrefazioni intestinali), coleretico, antisettico, analgesico, tonificante e afrodisiaco (in dosi elevate).

Spasmolitico dei disturbi del tratto gastrointestinale, della colecisti e delle vie biliari. Stimolante del S.N.C..

Per uso esterno sono utili le frizioni con essenza disciolta in alcol (alcol mentolato) per alleviare i dolori reumatici e muscolari, anche le nevralgie.

Meccanismo d’azione

La droga deve le sue attività farmacologiche e terapeutiche in gran parte all’olio essenziale che è in grado di agire sulla muscolatura liscia con azione spasmolitica. Inoltre, ha un’azione colagoga inducendo un aumento della produzione biliare. L’olio essenziale, infine, è dotato di proprietà analgesiche ed antisettiche per le quali viene impiegato in odontoiatria, e in alcune affezioni della mucosa nasale e delle prime vie respiratorie. Per il sapore e l’odore particolarmente gradevoli viene utilizzata come correttivo di numerosi preparati.

Preparazioni e dosi

Tisana: un cucchiaino di foglie di menta in 150 ml di acqua.

Estratto fluido: da 1 a 2 g pro dose, 2 volte al dì.

Tintura Madre: da 30 a 40 gtt, 2 o 3 volte al dì. .

Uso esterno

Frizioni e oleoliti con olio essenziale di menta, da 5 10 gtt in 100ml.

Controindicazioni

Non assumerla quando si usa un integratore a base di ferro: i tannini possono ridurre l’assorbimento del ferro. Controindicata in caso di calcoli biliari, ulcera, gastrite e problemi renali.

Effetti collaterali

L’essenza, assunta in dosi elevate, può causare insonnia e irritabilità. Inalata, sempre in dosi elevate, può provocare nei bambini spasmi della laringe.

Interazioni

I pazienti con acloridria (causata, per esempio, dalla somministrazione di antiacidi o di antagonisti dei ricettori H2) dovrebbero usare l’olio di menta piperita solo in capsule rivestite per l’intestino.

Raccomandazioni

Non somministrare in gravidanza ed allattamento e nei bambini sotto i 12 anni. L’applicazione diretta di preparati a base di olio di menta e mentolo intorno all’area nasale o al torace, in neonati e bambini piccoli deve essere evitata a causa del rischio di spasmi laringei e bronchiali.

Riferimenti ufficiali:F.U. IX Ed. 1991, F.U. X Ed. 1998, ESCOP fascicule 3.

Mirtillo nero

(Vaccinium myrtillus L.)

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Descrizione botanica: Vaccinium myrtillus L..

Famiglia: Ericaceae.

Sinonimi popolari: Mirtillo, Mirtillo nero, Baccole.

Nome inglese: Biberry, Wortleberry, Huckberry, Myrtle Wortle Berry.

Descrizione

Il mirtillo nero è un arbusto alto 30-60 cm, cresce su terreni silicei nei boschi di montagna in fitte macchie, con fusto ramificato verde e alato. Le foglie caduche, ovali, con margine dentellato, fiori rosa con calice a 5 denti, corolla orciolata, il frutto è una bacca globosa, succosa, nero-violacea con semi bruni, rizoma con fusti sottili. Il termine Vaccinium deriva, secondo alcuni, da Baccinium in riferimento alle numerose bacche (Baccae) che la pianta produce mentre, secondo altri, sarebbe da mettere in relazione con l’appetibilità delle tenere foglie da parte dei bovini.

Droga utilizzata: frutti (bacche).

Principi attivi:

Glicosidi flavonoici ed antociani (mirtillina). Antocianosidi (cianidina, delfinidina, pelargonidina, malvidina, peonidina, irsutidina e petunidina). Flavonoidi. Proantocianidoli. Flavanoli monometrici. Tannino. Zuccheri semplici e complessi. Acidi organici (citrico, malico e lattico). Acidi fenolici. Vitamina C. Flavonoidi, Manganese. Cromo (foglie).

Proprietà terapeutiche:

Disturbi visivi. In oftalmologia è impiegato per migliorare la visione notturna e per affezioni della retina.Antidiarroico, flebotonico protettivo, antiedemigeno, fragilità capillare,

Alterata permeabilità capillare: sindrome emorroidaria, antiemorragico, miopie, retinopatie, antisettico, diarree acute, cistiti e cistopieliti. .

Per uso esterno: afte, gengivostomatite.

Meccanismo d’azione

La tintura madre, preparata dalle bacche, contiene antocianosidi che agiscono sul microcircolo aumentando la resistenza dei capillari (azione vitaminica P).

I tannini coagulano le proteine protoplasmatiche, diminuiscono la permeabilità vasale con azione vasocostrittore vasale. L’azione antisettica, si sviluppa come antagonista dell’adesina, una proteina che determina l’adesività dell’Escherichia coli alle cellule della mucosa intestinale e alla parete delle vie urinarie. Gli antocianosidi aumentano la capacità di rigenerazione dei pigmenti retinici migliorando la qualità della visione, svolgono un’azione di protezione nei confronti delle pareti vasali aumentano la resistenza dei capillari e diminuendo la permeabilità. I tannini contenuti nei frutti hanno proprietà astringente, antimicrobica ed adsorbente, utili nelle infezioni intestinali: diarrea e enterocolite. Il frutto essiccato contiene tannini e svolge nelle diarree. L’elevato contenuto in cromo nelle foglie giustificherebbe la loro attività ipoglicemizzante.

Preparazioni e dosi:

Estratto fluido: 50 gtt pro dose, 2 volte al dì.

Estratto secco: 0,3 g pro dose, 2 volte al dì.

Macerato glicerico: 30-40 gtt, 2 o 3 volte al dì.

Tintura madre: 30-40 gtt pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Controindicazioni

Non somministrare i frutti in gravidanza ed in allattamento.

Effetti collaterali

Dosaggi elevati per periodi prolungati di foglie di mirtillo, possono portare ad intossicazioni croniche, con ittero e stati di intossicazione. Per tali ragioni si preferisce l’utilizzo del frutto, a cui non è associata alcuna manifestazione patologica.

Raccomandazioni

In caso di utilizzo come antidiarroico, consultare il medico dopo il terzo giorno se la patologia non si interrompe.

Conservare in recipiente ben chiuso, al riparo dalla luce.

Riferimenti ufficiali:F.U. IX Ed. 1991, F.U. X Ed. 1998.

Mirtillo rosso

(Vaccinum vitis-idaea L.)

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Descrizione botanica: Vaccinum vitis-idaea L..

Famiglia: Ericaceae.

Sinonimi popolari: Mirtillo rosso, Vigna d’Orso, Morella.

Nome inglese: Cowberry, Red Whortleberry, Myrtylle rouge.

Descrizione

Piccolo arbusto sempreverde alto sino a 30 cm, è una piccola pianta orofila, cespugliosa. poco ramificata con rizoma serpeggiante e diramato. Foglie sempreverdi, coriacee, lucide di sopra e con ghiandole puntiformi di sotto, brevemente picciolate e lamina oblanceolato-spatolata, con margine revoluto ed apice arrotondato o retuso;

Fiori campanulati, riuniti in grappoli penduli di pochi elementi, corolla urceolata, bianca o screziata di rosso, fiorisce da giugno a luglio;
Il frutto è una bacca subsferica, dapprima biancastra poi di colore rosso vivo, crescente in piccoli grappoli laterali, matura in agosto-settembre.

Droga utilizzata: foglie.

Principi attivi

Glucosidi (arbutina, piroside, sanbroside, galloil e caffeilarbutina). Flavonoidi (isoquercitrina, iperina). Acido ossalico. Tannini. Manganese.

Proprietà terapeutiche

Antisettiche, antimicrobiche ed antinfiammatorie delle vie urinarie, cistiti cistite, cistopielite, uretriti, prostatite, adenoma prostatico, fibroma e fibroma uterino.

Sindromi intestinali, colibacillosi, coliti sia spastiche che diarroiche, meteorismo intestinale. Stimolante dei fenomeni immunitari,

Meccanismo d’azione

la presenza dell’arbutina, glucoside dell’idrochinone, e dei tannini conferiscono alla droga l’azione antinfiammatoria utile nelle cistiti, nelle uretriti e nelle pieliti. Provoca la caduta del titolo delle agglutine. Possiede un’attività polivalente che può essere sfruttata anche in virtù della sua azione reticolo-istiocitaria che sviluppa la capacità di stimolare i fenomeni immunitari.

Preparazioni e dosi

Estratto fluido: 0,2-0,3 g pro dose, 2 volte al dì.

Macerato glicerico: 30-50 gtt pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Controindicazioni

Non impiegare in gravidanza ed allattamento e per periodi prolungati.

Raccomandazioni

Le persone sofferenti di calcoli renali debbono limitarne il consumo a causa dell’alta percentuale di acido ossalico contenuto.

Pianta non citata dalle fonti ufficiali di fitoterapia.

Mucuna

(Mucuna pruriens DC.)

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Descrizione botanica: Mucuna pruriens DC..

Famiglia: Favaceae.

Sinonimi popolari: Fagiolo del Rio Negro.

Nome inglese: Cowhage, Couhage, Hirsuta.

Descrizione

Arbusto rampicante annuale, cresce spontaneo nelle regioni tropicali dall’Asia del Sud, soprattutto in India dalle pendici dell’Himalaya fino allo Sri Lanka, diffuso in Africa fino al Sud-America. Produce grandi foglie alternate, in gruppi di tre, ovate e membranose, munite di lungo picciolo, fiori dai petali purpurei raggruppati in racemi, con grossi baccelli a forma di “S” ricoperti da fitte setole vellutate urticanti di colore rossastro o dorato, contenenti semi di circa 1 cm di diametro. È considerata dalle popolazioni indigene la pianta che allunga la vita, del vigore sessuale e della giovinezza.

Droga utilizzata: Semi.

Principi attivi

Derivati terpenici. Glucosidi. Flavonoidi. Tannini. Resine. Lipidi.

Proprietà terapeutiche

Stimolante sessuale, induttore del sonno, tremori, impotenza, insonnia

Meccanismo d’azione

I medici Unani utilizzavano i semi di Mucuna come promotori della virilità e contro i tremori senili. Lo studio scientifico dei principi attivi ha dimostrato che l’azione della Mucuna è fondamentalmente legata all’elevato contenuto di L-dopa (precursore della dopamina) che, unitamente ad altri componenti del fitocomplesso, svolge attività antiparkinson, di stimolatore sessuale e di induttore del sonno. Secondo alcuni autori (Neuwinger H.D., 1996), l’attività afrodisiaca sembra essere potenziata da alcuni alcaloidi indolici contenuti nella Mucuna, in particolare la 5-metossi-N,N-dimetiltriptamina.

Preparazioni e dosi

Decotto: 5-10 g di semi in 200 ml di acqua.

Polvere: 0,25 – 0,5 g / 1 – 2 volte al dì.

Estratto secco: 50 – 150 mg pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Pianta non citata dalle fonti ufficiali di fitoterapia. Non sono segnalati particolari raccomandazioni e/o limitazioni d’uso

Muira Puama

(Acanthea virilis Benth)

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Descrizione botanica: Acanthea virilis Benth..

Famiglia: Olacaceae.

Sinonimi popolari: Muira Puama Mirapuama, Marapuama.

Nome inglese: Muira Puama

Descrizione

Pianta originaria dell’Amazzonia brasiliana utilizzata da molto tempo dai brasiliani per le proprietà afrodisiache, L’albero cespuglioso cresce fino a 5 m. La corteccia aromatica, rossastra interna contiene l’alcaloide muirapuamina produce piccoli fiori bianchi dal profumo pungente simile a quello del gelsomino

Il nome della pianta, muira-puama, nella lingua degli Indios vuol dire legno-potente. Questa pianta molto popolare tra le popolazioni indigene dell’Amazzonia che ne utilizzavano la corteccia e le radici per la preparazione di decotti da somministrare nei casi di impotenza, disturbi neuromuscolari, reumatismi, influenza, astenia cardiaca o gastrointestinale e per prevenire la calvizie.

Droga utilizzata: corteccia dei rami e delle radici.

Principi attivi

Principi amari. Alcaloidi (muirapuamina). Resine. Tannini (sitosterina). Acidi grassi. Folbafene. Acido α-resinico. Acido β-resinico. Acido behenico. Acido tricosanico. Acido uncosanico. Luppolo.

Proprietà terapeutiche

Afrodisiaco e tonico generale. Diminuzione della libido, impotenza sessuale, frigidità. Affaticamento generale.

Difficoltà digestive con lentezza digestiva, senso di peso, sonnolenza, agitazione, depressione, stanchezza.

Usata nei casi di impotenza, diminuzione della libido, astenia psichica, stanchezza fisica ed intellettuale.

Molti studi hanno dimostrato che un ciclo di assunzione di due/tre settimane, rispettando la dose consigliata, migliora lo stato erettile in generale, le funzioni sessuali, il vigore ed il desiderio sia nell’uomo che nella donna. Ottimo stimolante nervoso.

Meccanismo d’azione

L’azione afrodisiaca sarebbe dovuta alla muirapuamina alcaloide simile alla yohimbina, che risulta alfa-bloccante e vasodilatatrice. Stimola i centri nervosi spinali responsabili dell’erezione maschile, nella donna provoca un inturgidimento dei genitali femminili (in particolare del clitoride) con conseguente aumento del desiderio e del piacere. In Brasile è utilizzata nelle difficoltà digestive e nelle affezioni reumatiche.

Preparazioni e dosi

Polvere: 200 mg pro dose, 2 volte al dì.

Estratto secco: 1-1,5 g pro dose, 2 volte al dì.

Controindicazioni:

Non sono segnalati particolari raccomandazioni e/o limitazioni d’uso.

Riferimenti ufficiali: Farmacopea erboristica Britannica.

Neem

(Azadirachta indica A.Juss)

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Descrizione botanica: Azadirachta indica A.Juss.

Famiglia:Meliaceae.

Sinonimi popolari: Nimba, Arishta.

Nome inglese: Neem.

Descrizione

L’Azadirachta indica o albero del Neem è un albero originario delle regioni dell’Himalaya meridionale e della Birmania, diffuso in India, Africa, America Centrale, Caraibi e Filippine. È un grande che raggiunge fino a 30 metri di altezza, appartenente alla famiglia del “Mogano”.

Fiorisce durante la primavera con fiori di colore viola che emanano un profumo intenso, da questi si sviluppano drupe di colore giallo dorato, che contengono noccioli legnosi e sfaccettati.

Ha un tronco dalla corteccia color grigio pallido e legno rossastro. Le foglie possono raggiungere una lunghezza di oltre 50 cm, formano una folta chioma rotonda, simile ad un ombrello, da cui il nome neem che significa ombra. È un albero sempreverde, che garantisce ombra tutto l’anno nei climi caldi.

Droga utilizzata:foglie e semi.

Principi attivi

Alcaloidi. Carboidrati. Amminoacidi essenziali. Calcio. Carotene. L’olio di Neem è costituito da acidi grassi a catena lunga e trigliceridi. Sono stati identificati i protolimonoidi (nimbolina A, nimbolina B, nimbina, nimbidina) e i limonoidi (gedunina e Azadirachtina).

Proprietà terapeutiche

Immunostimolante, antinfiammatorio, antibatterico, antimicrobico, antiparassitario. Regolatore della glicemia.

Infezioni batteriche e virali: bronchiti, cistiti, gastroenteriti e parassitosi intestinale, parassiti intestinali, candida ed infezioni fungine.

Infiammazioni e ulcere delle mucose: disturbi del cavo orale, afte, stomatiti, carie, piorrea, ulcera gastroduodenale.

Deficit del sistema immunitario, mal di testa, disturbi del fegato, squilibri della glicemia, soprappeso, febbre, dolori muscolari.

Uso topico dermatologico: infezioni ed eczemi cutanei (acne, allergie, orticaria, pruriti, psoriasi), parassitosi cutanea (acari, scabbia, piede d’atleta, eczema, impetigine, ferite, candida).

Uso topico cosmetologico: bruciore, prurito, scottature, pelle sensibile, eczema, herpes, forfora, insetto-repellente, antipediculosi, idratante, ristrutturante. Inoltre, l’olio di Neem è impiegato in saponi, detergenti cutanei e shampoo.

Meccanismo d’azione1

L’azione immunomudulante del Neem è individuata in un polisaccaride contenuto nella corteccia, semi, frutti, resine e oli essenziali.

L’azione antinfiammatorio2, antibatterica e levigante è da attribuire alla miscela di limonoidi (gedunina e Azadirachtina) contenuti nell’ olio di Neem che apporta alla pelle una naturale idratazione, lasciando la pelle morbida e ringiovanita. Il principio attivo più importante della pianta è proprio l’Azadirachtina, molecola simile agli ormoni degli insetti, lascia sulla pelle un odore caratteristico che risulta sgradito a zanzare, parassiti e altri. Gli estratti titolati in limonoidi, oggi disponibili, raggiungono concentrazioni del 70% e valori di Azadiractina anche 20 volte superiori al contenuto naturale dell’olio di Neem.

Preparazioni e dosi

Tintura madre: da 20 a 40 gtt pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Per uso topico: di olio di semi titolati 70%, dal 2% al 5%, per frizione 2 o 3 volte al dì.

Effetti collaterali

Gli studi farmacologici non riportano tossicità, non sono riportati effetti collaterali significativi e non sono note controindicazioni particolari, eccetto per l’ipersensibilità individuale.

Raccomandazioni

Non usare in gravidanza ed allattamento.

Pianta non citata dalle fonti ufficiali di fitoterapia.

1 Sven-Jorg Buslau Curarsi con il Neem. Macroedizioni. 2004

Chopra D., Simon D. Le erbe della salute. Sperling & Kupfer Editori, p. 81-83. Milano, 2001.

2 Wali N.Relazione sugli effetti antinfiammatori del Neem. Conferenza Mondiale sul Neem. Bangalore, India, 1993.

Nocciolo

(Corylus avellana L.)

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Descrizione botanica: Corylus avellanaL..

Famiglia: Betulaceae (Corylaceae).

Sinonimi popolari: Nocciolo, Avellano.

Nome inglese: Cob. Hazelnut, Filbert, European Zelnut.

Descrizione

Arbusto o piccolo albero alto sino a 7 mt, ramificato dalla base, con corteccia grigio-bruna, liscia e lucida, ricoperta di lenticelle e solcata nelle piante adulte. Foglie semplici, alterne, obovate con base cuoriforme e margine doppiamente dentato, pelose da giovani. fiori riuniti in infiorescenze unisessuali, amenti maschili lunghi sino a 10 cm, riuniti in gruppi di 3-4, i femminili simili a gemme con un ciuffo di stimmi purpurei ; fiorisce da febbraio ad aprile, a volte anche in gennaio, prima dell’emissione delle foglie ;

Il frutto, nocciola, a pericarpo globoso e legnoso, è solitario o a gruppi di 3-4 ed avvolto da 2 bratee fogliacee pubescenti e sfrangiate, maturo in agosto-settembre.

Il nome Corylus deriva dal greco Còrys, casco, avellana, da Avella in provincia di Avellino.

Droga utilizzata: amenti (infiorescenze a spiga), la corteccia dei rami giovani, le foglie e frutti.

Principi attivi

Olio essenziale nelle foglie. Lipidi nei semi (olio di nocciolo). Tannini nella corteccia.

Proprietà terapeutiche

Grave insufficienza epatica, cirrosi epatica, nevrosi delle estremità, sindromi arteritiche, arteriti degli arti inferiori, enfisema e sclerosi polmonare. Disturbi della circolazione: varici, flebiti, emorroidi, ipermenorrea ed emorragie nasali.

Cicatrizzante per uso esterno, per uso cosmetico è usato come astringente per pelle grassa e acneica.

Meccanismo d’azione

La gemma di Nocciolo ha una specifica proprietà antisclerosante del tessuto polmonare ed epatico, agisce ripristinando l’elasticità del tessuto polmonare. È indicato principalmente per la cura dell’enfisema e della sclerosi polmonare. Inoltre, svolge anche un’azione a livello delle cellule epatiche ed è indicato nei casi di insufficiente funzionalità della cellula epatica, con alterazione fibrosclerotica del parenchima epatico.

Preparazioni e dosi

Decotto: 30-40g in un litro di acqua.

Macerato glicerico: 30-50 gtt pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Uso esterno

Impacchi e frizioni di estratto oleoso.

Pianta non citata dalle fonti ufficiali di fitoterapia. Non sono segnalati particolari raccomandazioni e/o limitazioni d’uso.

Noce

(Juglans regia L.)

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Descrizione botanica: Juglans regiaL..

Famiglia: Juglandaceae.

Sinonimi popolari: Noce comune,

Nome inglese: Walnuttree, Noyer, Walnut.

Descrizione

Albero originario del Sud-Est europeo, Asia, da Creta, dai Balcani e dalla Cina.

La famiglia delle Juglandaceae riunisce piante legnose diffuse nelle zone temperate dell’emisfero boreale. A foglie alterne composte pennate senza stipole, fiori unisessuali monoici (quelli maschili riuniti in amenti portati dai rami dell’anno precedente, quelli femminili in piccole infiorescenze 2-4-flore, che compaiono sui rami dell’annata), fiori maschili con piccolo perigonio di 3-4 pezzi, 10-40 stami e resti di un pistillo atrofizzato, fiori femminili con perigonio di 4 tepali saldati alle brattee e alle bratteole, formante un involucro che nel frutto diviene carnoso avvolgendolo, ovario infero bicarpellare e uniloculare. Il frutto è una drupa ed il seme è provvisto di 2 grossi cotiledoni, cerebriformi nel noce, ricchi di sostanze oleaginose.

La noce era ritenuta dagli antichi un cibo divino e l’origine del nome Juglans deriva da “ghianda di Giove”.

Droga utilizzata: mallo.

Principi attivi

Olio essenziale (geraniolo, cineolo, metileugenolo). Naftochinoni (juglone α e β idrojuglone, larwsone). Tannini catechici. Flavonoidi. Acidi organici. Lipidi dai semi (olio di noce).

Proprietà terapeutiche

Antinfiammatorio, astringente, fungicida e antisettico (attivo su staffilococchi e streptococchi) localizzati sulle mucose della trachea e bronchi. Impiegato nelle infiammazioni gastrointestinali. Ulcere varicose. stati infettivi cutanei (eczemi infettati, impetigine, ecc.), collagenosi, dermatosi, infiammazione cronica, affezioni epatiche, pancreatite cronica, cistiti, cistopieliti, pielonefriti, prostatite.

Per uso cosmetico è impiegato come filtro solare e colorante dei capelli.

Meccanismo d’azione

Il principio attivo principale è lo juglone che forma con la cheratina un complesso colorato filtrante. Lo juglandone inibirebbe lo sviluppo di numerosi miceti.

Diminuisce il colesterolo ed aumenta il potere colesterolitico. Ha azione stimolante dei plasmociti e delle cellule di Kuppfer del fegato. Nei casi di infezioni cutanee viene dato in virtù di 50 gocce 2 volte al dì.

Preparazioni e dosi

Estratto fluido: tra il 2,5 ed il 10% per uso esterno.

Macerato Glicerico: 30.50 gtt pro dose, 2 o 3 volte al dì.

per uso esterno

Olio solare al 5-10 %.

Controindicazioni

Sospetta attività mutagena.

Riferimenti ufficiali:Farmacopea Tedesca (DAB – Commissione E).

Noni

(Morinda citrifolia L.)

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Descrizione botanica: Morinda citrifolia L.

Famiglia: Rubiacea.

Sinonimi popolari: Gelso Indiano, Nonu, Noni, Frutto di Cespuglio Polinesiano.

Nome inglese: Noni fruit, Indian Mulberry, Cheesfruit

Descrizione

Pianta originaria del Sud-Est Asiatico, di ffuso in Polinesia durante. È un cespuglio o arbusto sempreverde che può raggiungere da 4 a 6 metri di altezza. Formato da rami ruvidi e rigidi con foglie scure, ovali e lucenti, con piccoli fiori bianchi e profumati a forma di grappolo che producono un frutto carnoso e gelatinoso. La polpa del frutto è aspra e di un caratteristico odore rancido. Il Noni è una pianta molto antica, riferimenti risalgono a decine di secoli fa, in alcuni scritti Indiani in Sanscrito, nei quali è citato l’uso della pianta nella medicina Ayurvedica. Il legno dell’albero Morinda è rinomato per la durezza, la resistenza al sale e per la venatura molto gradevole alla vista. In Polinesia l’impiego del Noni veniva tramandato di generazione in generazione, ed è conoidensiderata una pianta sacra dagli sciamani polinesiani.

Droga utilizzata: tutta la pianta, semi, foglie, corteccia e frutto.

Principi attivi

Alcaloide (xeronina). Terpeni (asperuloside, aucubina). Glucosio. Acido caprinico. Acido caprilico. Acido ursolico. Vitamina C. Aminoacidi. Antrachinoni. Composti fenolici. Resine (B-sitosterolo). Morinadadiolo. Clorubina. Soranidolo. Morindina. Rubiadina. Proxeronina. Damnacantale

Proprietà terapeutiche

Antibatterico, analgesico, anticongestionante, antiossidante, anticatarrale, antinfiammatorio, astringente, emolliente, emmenagogo, lassativo, sedativo, ipotensivo, purificatore del sangue e tonico. Fortificante e immunostimolante.

Meccanismo d’azione

Il Noni svolge un’azione di regolazione della funzione e della rigenerazione cellulare, ad opera proxeronina1 e damnacantale. La proxeronina avvia il rilascio della xeronina nel tratto intestinale dopo essere venuto in contatto con un enzima specifico contenuto nel frutto. Questa particolare combinazione chimica, si crede, possa influenzare in modo sostanziale la funzione cellulare in modo positivo.

Il Noni interviene a livello cellulare di base, attivando la produzione delle cellule T nel sistema immunitario; inoltre, stimola ed intensifica il sistema immunitario, compresi i macrofagi e componenti linfocitari vitali dei leucociti e dei meccanismi di difesa naturale del corpo. Potenzia l’attività immunitaria nei confronti di agenti patogeni (batteri, virus e miceti) e di tossine chimiche(da fumo, inquinamento, radicali liberi)

Il damnacanthale fu scoperto durante gli studi della Morinda Citrifolia inerenti l’azione inibente delle funzioni precancerosa.

Preparazioni e dosi

Estratto fluido: 20-30 gtt pro dose, 2 volte al dì.

Polvere: Capsule liofilizzate: da 0,5-1,0 g pro dose. 2 volte al dì.

Estratto secco: 175 mg pro dose, 2 volte al dì.

Effetti collaterali

Un elevato dosaggio potrebbe causare la stitichezza.

Interazioni

Si sono riscontrate interazioni tra il Noni e il caffè, alcool e nicotina

Raccomandazioni

Gli estratti di Noni devono essere somministrati a stomaco vuoto prima dei pasti. Gli acidi dello stomaco e gli enzimi apparentemente distruggono gli enzimi specifici che liberano il composto della xeronina.

Pianta non citata dalle fonti ufficiali di fitoterapia.

1 Scopritore degli alcaloidi del Noni, Dr. Ralph Heinicke della “University of Hawaii”.

Nopal

(Opuntia Ficus indica Miller)

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Descrizione botanica:    (Opuntia Ficus indicaMiller)

Famiglia: Cactaceae.

Sinonimi popolari: Fico d’India.

Nome Inglese: Indian Fig,

Descrizione

Il Nopal è una pianta grassa (cactus) originaria del Messico, diffusa in tutto il continente americano, dal Canada alla Patagonia, in Africa, Australia e nel bacino del Mediterraneo. Cresce allo stato selvatico o coltivata, in climi secchi e temperati su terreni aridi e semiaridi fino ai 2500 m di altitudine. Questo cactus, può raggiungere altezze di 3-4 metri, ha rami-foglie caratteristici delle cactacee, trasformati in pale appiattite munite di spine corte, detti cladodi. Fiorisce in primavera, con fiori di colore giallo, dai quali si sviluppano frutti carnosi edibili, ovoidali, rossastri, muniti di spine irritanti, dal sapore dolce, conosciuti con il nome di Fico d´India.

Con il termine Nopal si intende la polpa disidratata di Opuntia ottenuta dalle pale spinose o cladodi, appena raccolte, private degli aculei.

Droga utilizzata: rami-foglie (cladodi)

Principi attivi

Fibre solubili e insolubili (mucillagini, pectine, gomme, lignani, cellulose, emicellulose). Sali minerali (calcio, magnesio, potassio, ferro, silicio). Aminoacidi. Carotenoidi. Polisaccaridi (galattosio, arabinosio e opuntiamannano).

Proprietà terapeutiche

ipocolesterolemizzante, ipoglicemizzante, coadiuvante nei regimi dietetici ipocalorici, saziante, antiacido e digestivo, lassativo, drenante e diuretico, antinfiammatorio
Ipercolesterolemia, iperlipidemia, soprappeso, squilibrio nel metabolismo di grassi e zuccheri, alterata motilità intestinale, stipsi, irritabilità intestinale, ritenzione idrica e cellulite, acidità gastrica.

Meccanismo d’azione

L’azione è dovuta alle mucillagini, pectine, gomme, lignani, oltre a cellulose ed emicellulose presenti nel tessuto fibroso vegetale. L´attività ipocolesterolemizzante é ricollegabile ad un meccanismo recettoriale e di omeostasi ematica con un´azione del fitocomplesso polisaccaridico di tipo sequestrante. Il meccanismo ipoglicemizzante non è ancora completamente chiaro. Si attribuisce alla frazione polisaccaridica (opuntiamannano) la capacità di legare gli zuccheri ingeriti rendendoli non assorbibili nell’organismo con conseguente eliminazione.

Preparazioni e dosi

Estratto secco: 500 mg pro dose, 2 volte al dì dopo i pasti principali

Polvere: 11,5 g pro dose. 2 volte al dì dopo i pasti principali

Controindicazioni

Non somministrare in gravidanza e allattamento.

Raccomandazioni

Si raccomanda di non assumere contemporaneamente a farmaci o supplementi vitaminici liposolubili.

Pianta non citata dalle fonti ufficiali di fitoterapia.

Olivo

(Olea europea L.)

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Descrizione botanica: Olea europea L..

Famiglia: Oleaceae.

Sinonimi popolari: Olivo, Ulivo.

Nome inglese: Olive.

Descrizione

Albero o arbusto sempreverde spontaneo in Italia e coltivato soprattutto nell´Italia centrale e meridionale. L´olivo è una pianta che si sviluppa lentamente, le foglie hanno consistenza coriacea e forma ovale lanceolata. I fiori sono riuniti in infiorescenze. I frutti sono delle drupe carnose di colore verde, edibili. è l’albero simbolo della pace, della vita e della forza. Rappresenta un albero liturgico: colomba col ramo d’olivo che annuncia la fine del diluvio universale. Cristo che viene arrestato nel campo degli ulivi e la resistenza ai soldati romani. I romani usavano l’olio di olive per massaggi tonificanti. Albero dal legno duro che non si scheggia, produce i suoi frutti fino all’ultimo anno di vita, a testimonianza della forza ed energia.

Droga utilizzata: Foglia.

Principi attivi

Triterpeni (acido oleanolico). Alcaloidi (cinconidina). Lattoni (enenolide). Composti triterpenici (acido oleanoico). Flavonoidi. Glucosidi amari secoiridoici (oleuropeina, oleuropeoside). Oleaceina. Proantocianidine. Polifenoli.

Proprietà terapeutiche

Ipotensivo, ipoglicemizzante. Ipertensione1 arteriosa, arteriosclerosi, dislipidemia, ipercolesterolemia, ipertrigliceridemia, diabete dell’adulto.

mancanza di appetito, insufficienza cardiaca, debolezza di circolazione, depurazione, disintossicazione, emorroidi, insufficienza epatica, ipertensione, stasi venosa, vene varicose. Ha azione ipotensiva ed antisclerotica e per queste due proprietà viene dato in virtù di 50 gocce 2 volte al dì. Ha azione nella aterosclerosi a predominanza cerebrale, in certe sindromi d’insufficienza epatica media ed insufficienza renale minore.

Meccanismo d’azione

L’oleuropeoside è un glicoside simile alla colina. diminuisce il colesterolo totale ed i lipidi totali. Diminuisce la viscosità sanguigna agendo sulla trombofilia totale. Le foglie vengono impiegate con successo in caso di ipertensione arteriosa, oscillazioni della pressione sanguigna e palpitazioni. Inoltre, grazie all’alto contenuto di clorofilla, rende l’olivo utile nella prevenzione dell’arteriosclerosi. Infine si associa un effetto diuretico che può essere impiegato in caso di ritenzione del tessuto linfatico ed in presenza di edemi.

Preparazioni e dosi

Macerato glicemico: 20-40 gtt pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Tintura madre: 30-50 gtt pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Raccomandazioni

Assumere dopo i pasti per evitare in soggetti predisposti irritazione gastrica.

Pianta non citata dalle fonti ufficiali di fitoterapia.

1 Il dr. Mazet di Nizza era il primo a descrivere la capacità delle foglie dell’olivo di abbassare la pressione arteriosa e lo studioso delle piante, confermate da Le Clerc.

Olmaria

(Spiraea ulmaria L.)

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Descrizione botanica: Spiraea ulmaria L..

Famiglia: Rosaceae.

Sinonimi popolari: Olearia, Regina dei prati, Reginella.

Nome inglese: Dropwort, Meadow Sweet, Queen of the Meadow.

Descrizione

Pianta erbacea perenne diffusa allo stato selvatico, comune in tutta Europa, ad esclusione delle coste mediterranee, cresce nei luoghi umidi, nei prati e zone montane. Sviluppa un rizoma strisciante,  dal quale si diparte una rosetta di foglie basali lanceolate, con fusto scannellato e venato di rosso. Fiori gialli solitari al vertice del fusto che può raggiungere anche i 20 cm di altezza. Si raccoglie in primavera ed estate.

L’infiorescenza è un grappolo profumato fitto di fiori bianco-giallastri.

Droga utilizzata: sommità fiorite.

Principi attivi

Olio essenziale (aldeide salicilica, salicilato di metile, terpeni e sesquiterpeni) Acido salicilico. Tannini. Glucosidi di fenoli (spireina) Aldeide salicilica. Salicilato di metile. Derivati flavonici. Cumarine (umbelliferone). Acido caffeico. Acido clorogenico. Inulina. Flavonoidi

Proprietà terapeutiche

Antinfiammatoria, antipiretica, analgesica, anticoagulante. Attività diuretica, uricosurica, astringente, diaforetica.

Meccanismo d’azione

L’alcool salicilico assorbito a livello intestinale, viene ossidato nel fegato in acido salicilico con conseguente inibizione della sintesi delle prostaglandine formazione delle piastrine. L’azione analgesica risulta essere sia periferica sia centrale.

Preparazioni e dosi

Tisana: infuso al 5%. 3 tazze al dì.

Estratto fluido: 20-30 gtt pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Tintura F.U.: 20-30 gtt pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Tintura Madre: 30-40 gtt pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Controindicazioni

Non somministrare in gravidanza. Non somministrare in caso di ipotensione.

Non assumere nel periodo di allattamento. Non assumere in caso di allergia ai salicilati (per es. aspirina). Possibili interferenze con alcol, barbiturici e sedativi. Potrebbero aumentare la tossicità dei salicilati.

Interazioni

Non somministrare assieme ad anticoagulanti.

Riferimenti ufficiali: Ph. Fr. X.

Olmo

(Ulmus campestris L.)

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Descrizione botanica: Ulmus campestris L..

Famiglia: Ulmaceae.

Sinonimi popolari: Olmo, Olmo campestre.

Nome inglese: Elm, Common elm, Slippery Elm.

Descrizione

Albero variabile nelle dimensioni da quelle arbustive fino a 30 metri; ha una chioma arrotondata o conica; diffuso fino alla zona submontana nei boschi e, nella forma cespugliosa, lungo le siepi; è anche abbondantemente coltivato a scopo agricolo. È un albero a foglia caduca. I fiori si aprono in febbraio prima della comparsa delle foglie; sono rosso scuri e riuniti in mazzetti. La corteccia si ottiene dai rami della pianta di uno o due anni, in ottobre-novembre o in marzo; si incide con un coltello e si stacca in strisce che si dividono in pezzi lunghi una decina di centimetri.

Droga utilizzata: corteccia.

Principi attivi

Fitosteroli (stigmasterolo, sitosterolo). Tannini. Resine. Mucillagini, Flobafene.

Proprietà terapeutiche

Diuretiche, depurative, antinfiammatorie, eczema umido, acne ed impetigine, herpes oculari, herpes recidivanti.

Meccanismo d’azione

Stimola le cellule di Kuppfer del sistema reticolo endoteliale; agisce su numerose affezioni cutanee, gottose, reumatiche, metaboliche, specie se legate al metabolismo delle nucleo proteine.

L’Olmo, gemmoderivato, ha un tropismo per la cute e per le ghiandole sebacee. Svolge un’azione drenante della cute e regola la secrezione delle ghiandole sebacee.

Preparazioni e dosi

Macerato glicerico: 20-40 gtt, 2 o 3 volte al dì.

Uso esterno

Macerato glicerico al 5% in oleolito o emulsioni.

Pianta non citata dalle fonti ufficiali di fitoterapia. Non sono segnalati particolari raccomandazioni e/o limitazioni d’uso.

Ontano

(Alnus glutinosa L.)

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Descrizione botanica: Alnus glutinos l..

Famiglia: Betulaceae.

Sinonimi popolari: Ontano, Ontano nero, Ontano comune.

Nome inglese: Black Alder, European Alder, Stichy Alder.

Descrizione

L’Ontano nero è un tipico albero che vegeta lungo i corsi d’acqua e nei luoghi fangosi.

Il suo legno tende ad indurirsi quando rimane a lungo sommerso in acqua, per questa caratteristica gli antichi lo utilizzarono come l’albero preferito per costruire le palafitte.

L’Ontano nero è un albero largamente diffuso in tutte le regioni italiane, cresce nelle pianure alluvionali, nelle zone collinari fino in montagna, ad altitudini intorno a 1600 o 1700 metri. Probabilmente il nome latino Alnus derivi dal celtico al lan che significherebbe “stare presso le rive”. Albero con significati simbolici, fu considerato l’albero della vita dopo la morte, per la proprietà del legno di divenire d’un rosso arancione, molto vivo, appena dopo tagliato. Omero lo narra come albero della resurrezione e lo colloca nell’Odissea a fianco della grotta della ninfa Calipso.

Droga utilizzata: foglie e corteccia.

Principi attivi

Alnulina. Emodina. Zuccheri (glutanolo, glutinalo). Resina. Tannini.

Proprietà terapeutiche

Tutte le sequele infiammatorie che tendono alla cronicità (di ogni origine tissulare), coronaropatie, arteriti, peritoniti, osteomieliti, reumatismo articolare acuto, sequele di emorragie cerebrali, colecistite, sinusite, rinite cronica, asma allergico.

Meccanismo d’azione

L’Ontano possiede un’azione anti-infiamamtoria con tropismo specifico verso i vasi arteriosi dell’encefalo. Migliora il trofismo delle pareti arteriose e del microcircolo cerebrale. Ha azione antinfiammatoria e antitrombotica. Utile nei soggetti colpiti da disturbi del circolo cerebrale: conseguenza di processi trombotici ed emorragici.

Preparazioni e dosi

Macerato glicemico: 20-40 gtt pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Pianta non citata dalle fonti ufficiali di fitoterapia. Non sono segnalati particolari raccomandazioni e/o limitazioni d’uso.

Orthosifon

(Orthosiphon stamineus Bentham)

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Descrizione botanica: Orthosiphon foliu Bentham.

Famiglia: Lamiaceae (labaiateae).

Sinonimi popolari: Orthosifon, Tè di giava.

Nome inglese: Java tea.

Descrizione

Pianta tropicale di aspetto simile alla Menta piperita, con fusto tetragono, foglie di forma ovale e fiori bianchi o rossi in infiorescenze, cresce spontanea in Indonesia, Australia e India. Originario di un’area geografica che spazia dall’India al Pakistan fino al Sud Est asiatico, deriva il suo nome dal malese koemis koetjing che significa “baffi di gatto”, in riferimento alle caratteristiche dei fiori. Dalle sue foglie si ottiene l’estratto secco nebulizzato. Considerata una tisana indiana di eccellenza per reni e vescica. In Europa, l’Orthosifon, è noto solo dal 1927 mentre in Giava, Indonesia e Malesia ha sempre avuto un ruolo importante.

Droga utilizzata: fogli caulinarie e sommità dei rami.

Principi attivi

Olio essenziale di natura sesquiterpenica. Flavonoidi (sinensetina, eupatorina, scutellarina, salvigenina, ramnazina). Saponine. Sali di potassio.

Proprietà terapeutiche

Diuretico con notevole incremento dell’eliminazione di acqua, cloruri ed urea; blando spasmolitico, coleretico, coadiuvante nelle diete dimagranti.
Accanto a questa azione principale è da considerare un notevole potere batteriostatico e virostatico legato alla presenza di derivati dell’acido rosmarinico, utile nel trattamento delle infezioni urinarie, cellulite,
articolazioni gonfie con idrarto, isuffricienza biliare, cellulite, iper colesterolemia, coadiuvante nelle diete dimagranti, insufficienza digestiva, infezioni delle vie renali con formazione di renella, calcoli renali, catarro vescicale, calcolosi della vescica.

L’orthosifon è impiegato con successo nelle diete per la cura dell’obesità e della cellulite, in abbinamento con le mucillagini per ridurre la sensazione di fame.

Meccanismo d’azione

Diuretico declorurante ed attivatore della funzione epato-renale.
L’azione diuretica della pianta si sviluppa con l’eliminazione di urea, sodio e cloruri, ed è attribuita all’azione combinata dei flavonoidi e dei sali di potassio (potenziata da alcuni acidi organici e dalle saponine. L’Orthosifon svolge pure una leggera azione coleretica stimolando la biligenesi.

Preparazioni e dosi

Tisana: infusione per 20 minuti, al 2% 2 o 3 volte al dì, ai pasti.
Estratto fluido: 20-30 gtt pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Tintura F.U.: 20-30 gtt pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Effetti collaterali:

Interazioni

Evitare l’assunzione contemporaneamente alla Salvia si può avere un potenziamento degli effetti diuretici.

Raccomandazioni

Azione antagonista con la salvia officinale, l’adrenalina, l’estratto epatico ed i sali biliari. Si consiglia dieta iposodica ed igienica.

Riferimenti ufficiali:DAB – Ph. Fr.X, ESCOP fascicule 1.

Ortica

(Urtica dioica L.)

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Descrizione botanica: Urtica dioica L..

Famiglia: Urticaceae.

Sinonimi popolari: Ortica, Ortica maschio.

Nome nglese: Nettle, Stinfìging Nettle, Big-sting Nettle.

Descrizione

Pianta infestante perenne, cresce dappertutto, nei terreni incolti e tra i ruderi, cresce fino a 1700 m di altitudine, possiede radici striscianti, ramificate e fibrose, fusto eretto alto da circa 40 cm a 1,5 m, con foglie opposte, stipolate, ovali, a forma di cuore, dal margine dentellato, pelose. I fiori, giallognoli o verdini, compaiono in spighette pendenti dall’ascella delle foglie. La caratteristica particolare della pianta è costituita dall´epidermide di tutta la parte superiore della foglia che è coperta di setole urticanti. La sua naturale difesa è costituita da una sostanza urticante emessa dai peli delle foglie. Il nome urtica deriva dal latino urere.

Droga utilizzata: pianta intera, foglie e radici

Principi attivi

Acetilcolina. Istamina. Acido formico. Acido gallico. Carotene. Vitamina C. Clorofilla. Minerali (potassio, calcio, ferro, manganese, silicio). Sali minerali (silicati, sali di calcio e di potassio). Acidi organici. Ammine. Flavonoidi. Curarine. Steroli. Triterpeni. Tannini.

Proprietà terapeutiche

Per il trattamento sintomatico delle alterazioni della minzione (nicturia, pollachiuria, disuria, ritenzione dell’urina) nell’iperplasia prostatica benigna.

Anemia, carenza di calcio, caduta dei capelli, depurazione del sangue, diabete, diarrea, digestione, gotta, nefrite, reumatismi muscolari, attivazione della microcircolazione del sangue, malattia della vescica.

Attività rimineralizzante, diuretica, depurativa, antireumatica. Utilizzabile nei disturbi della minzione associati ad adenoma della prostata di primo e secondo grado.

Meccanismo d’azione

Diuretico declorurante, aumenta il volume delle urine, il flusso e riduce la quantità di urina residua nella vescica.

L’azione urticante è attribuita alla presenza di acido formico e si manifesta con iperemia, dolori ardenti e dei gonfiori pruriginosi. Azione utilizzata in preparati topici per attivare la circolazione sanguigna.

Preparazioni e dosi

Tisana: al 5% in 200 ml di acqua.

Estratto fluido: 20-30 gtt pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Tintura madre: 30-40 gtt pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Per uso esterno

Lozioni, creme ed emulsioni revulsive al 5% di estratto.

Controindicazioni

Non assumere in gravidanza, non utilizzare in caso di edemi causati da ridotta funzionalità renale o cardiaca.

Interazioni

Potrebbe potenziare l’attività dei farmaci ad azione depressiva sul sistema nervoso centrale.

Effetti collaterali

Presenta leggeri disturbi gastrointestinali. Rari casi di reazioni cutanee di tipo allergico.

Riferimenti ufficiali: DAB X-Ph, ESCOP fascicule 2, ESCOP fascicule 4.

Papaia

(Carica papaia L.)

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Descrizione botanica: Carica papaia L..      

Famiglia: Caricaceae. 

Sinonimi popolari: Papaia, Albero dei meloni.

Nome inglese: Papaw, Papaya, Melon Tree.

Descrizione

Pianta originaria dei Caraibi, cresce bene su terreni fertili ed è coltivata nelle zone tropicali del Sud America e dell’Asia. È una pianta erbacea poliennale dioica, vive circa 5 anni, raggiunge l’altezza fino a 7 m, senza rami e con un ciuffo di foglie terminali palmatosette che gli conferiscono un aspetto simile alle palme. Negli esemplari femminili alla base delle foglie si trovano i fiori (femminili) da cui origineranno i frutti, bacche giallo-verdi commestibili, dalla polpa giallo-arancio, con un pericarpo ricco di succo lattiginoso.

Droga utilizzata: foglie, frutta, semi.

Principi attivi

Enzima proteolitico (papaina, chimopapaina). Alcaloidi contenuti nelle foglie (carpaina, glucoside, carpaside che sviluppa un odore pungente di senape). Nei semi è contenuto il benzilisotiocianato.

Proprietà terapeutiche

Digestive, dimagrante, cellulite, proprietà enzimatiche, insufficienza pancreatica, ipostenia con insufficienza gastrica, verminosi (ossiuri).

Agisce naturalmente favorendo le funzioni fisiologiche digestive e drenanti.

Consigliata principalmente nei disturbi di tipo dispeptico: flatulenza, gonfiori intestinali, pesantezza post-prandiale e stitichezza. Con analoga modalità potrebbe svolgere un’attività fibrinolitica utile per contrastare i disturbi aterosclerotici1.

Meccanismo d’azione

La papaina è un enzima proteolitico contenente come centro attivo un gruppo sulfidrilico, correttamente classificata fra le tiolproteasi, che esercita la sua azione digestiva localmente nel tratto gastrointestinale.

La Papaia è un valido aiuto negli edemi sia post-traumatici che di origine infiammatoria mediante meccanismo proteolitico sulla fibrina, facilita il drenaggio del focolaio infiammatorio e il riassorbimento del travaso emorragico con azione antiedemigena e antinfiammatoria che la rende, inoltre, di utile impiego nella cellulite. La chimopapaina è in grado di idrolizzare i proteoglicani che si accumulano nei dischi intervertebrali degenerati. La papaina agisce in modo simile alla pepsina e alla tripsina, enzimi contenuti nel succo gastrico e pancreatico.

Preparazioni e dosi

Polvere: 410 mg pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Pianta non citata dalle fonti ufficiali di fitoterapia. Non sono segnalati particolari raccomandazioni e/o limitazioni d’uso.

1Sono in corso studi di approfondimento in tal senso, con risultati incoraggianti, dall’Istituto Luc Montagner francese.

Partenio

(Tanacetum parthenium L.)

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Descrizione botanica:Tanacetum parthenium L.

Famiglia:Compositae (Asteraceae).

Sinonimi popolari: Amareggiala, Amarella , Camomilla bastarda, Matricole, Tanaceto.

Nome inglese: Featherfew, Febrifuge Plant,Feverfew

Descrizione

Pianta erbacea perenne, originaria dell’Asia occidentale e della penisola Balcanica, cresce spontaneamente su luoghi incolti, macerie, viottoli di campagna, specialmente terreni ad alto tenore ammoniacale.

Pianta aromatica con fusto eretto, ramoso e pubescente, alta da 40 a 80 cm. Le foglie di colore giallo-verdi, bipennatosette con 5-11 segmenti inciso-dentati, molli. I capolini sono piccoli, gialli, racchiusi in corimbi terminali.

Il nome partenio deriva dal greco parthenion, vergine, indica l´impiego della pianta nelle affezioni ginecologiche; mentre, il nome del genere tanaceto deriva da anthanasis, immortale, in riferimento alla persistenza della fioritura, infine, il nome inglese feverfew deriva dal latino febbrifuga, ad indicare l´impiego nelle affezioni febbrili. Fin dai tempi antichi è utilizzato nel trattamento dell’emicrania e studi recenti hanno confermato tale attività. Il partenio è tra i fiori che adornano il capo della celebre “Primavera” di Botticelli.

Droga utilizzata: Parti aeree o foglie.

Principi attivi

Lattoni sequiterpenici (partenolide, germacranolide). Guaianolidi. Oli essenziali monoterpenici (alfa-pinene, acetato di bornile, angelato di bornile, canfora, alfa-farnesene, germacrene). Flavonoidi (derivati dell´apigenina). Derivati poliacetilenici. Lattoni sesquiterpenici (partenolide, 3 beta-idrossipartenolide, secotanapartenolidi A e B, canina, artecanina, epossiartemorina, tanapartina-alfa-perossido).

Proprietà terapeutiche

Antinfiammatorio; antivirale; antisettico. Profilassi e cura dell’emicrania e cefalee vasomotorie. Artrite e dolori articolari, disturbi reumatici,

Il fitocomplesso del Partenio ha una specifica azione nel trattamento della cefalea vasomotoria.

Il Tanaceto è una pianta usata nella medicina popolare come tonico, stimolante, digestivo e crampi. Rimedio della febbre, dei dolori articolari, dei disturbi digestivi e disordini ginecologici. La pianta fresca era anche usata per pulire le ferite e nelle contusioni come antisettico e come collutorio dopo le estrazioni dentali

Meccanismo d’azione

Studi clinici1 hanno infatti confermato l´efficacia del fitocomplesso nella profilassi delle emicranie. I sequiterpeni ed in particolare il partenolide è ritenuto il componente attivo responsabile di tale azione. Il meccanismo d´azione fino ad ora dimostrato è l´ interferenza del partenolide con la cascata dell´acido arachidonico ed in particolare l´inibizione della sintesi delle prostaglandine mediata da un effetto inibitorio sulla fosfolipasi A2. A questa azione antinfiammatoria del partenolide sembra contribuire anche una interferenza con gli enzimi 5-lipossigenasi ed un’attivazione della ciclossigenasi e della nitrossido sintetasi, inoltre interviene sul rilascio della serotonina. Meccanismo d´azione che ha reso necessari ulteriori approfondimenti che sono tuttora in corso. L´indicazione del fitocomplesso del tanaceto nella profilassi dell´emicrania è oggi riconosciuta ufficialmente dalle monografie ESCOP (1996).

Preparazioni e dosi

Tintura madre: 95% 15 ml settimana.

Tintura F.U..

Infuso: 5 g di droga in 100 ml per 15´/ 3 volte al dì

Estratto secco: da 200 a -250 mg pro dose, 1 volta al dì.

Effetti collaterali

Sono riportati casi di dermatiti da contatto, addebitabili al partenolide, inoltre, infiammazioni del cavo orale, irritazioni della lingua e delle mucose del tratto gastro-intestinale.

Interazioni

Sospetta interferenza con anticoagulanti.

Raccomandazioni

Non assumere per più di 4 mesi di seguito. Non assumere in gravidanza e durante l´allattamento.

Riferimenti ufficiali: ESCOP fascicule 2.

1 Murphy JJ, Heptinstall S, et al. Randomised double-blind placebo controlled trial of Feverfew in migraine prevention. Lancet ii:189-192. 1988.

Hobbs C. Feverfew-Tanacetum parthenium.HerbalGram 2:26-35. 1989.

Passiflora

(Passiflora incarnata L.)

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Descrizione botanica: Passiflora incarnata L..

Famiglia: Passifloraceae.

Sinonimi popolari: fiore della passione.

Nome Inglese: Passion flower, May-pop, Passion vine,

Descrizione

La passiflora è un arbusto rampicante, originario delle foreste umide dell’America tropicale. Nota agli Aztechi, fu importata in Europa nel XVII secolo. È una pianta rampicante dal fusto legnoso, i cui fiori bianchi o rossicci sono noti per la loro bellezza. Le foglie presentano una partizione in 3-5; il frutto è ovoidale, carnoso, di colore arancione e con semi neri.

I frati spagnoli la denominarono “fiore della passione”, per gli elementi caratteristici del fiore che ricordano gli strumenti della passione di Cristo: le 3 stigme del nucleo floreale rappresentano i chiodi, le 5 antere indicano le ferite, la corolla e la corona di spine e i 10 sepali gli apostoli, con 1’esclusione di Giuda e di Pietro.

Droga utilizzata: fiori, foglie e frutti.

Principi attivi

Flavonoidi (vitexina, isovetexina, orientina, luteolina, quercetolo, kaempferolo). Derivati cumarinici. Iperoside Indolo. Steroli. Pectina.
Alcaloidi (armano, passiflorina). Maltolto. Fitosteroli. Acidi fenolici. Eterosidi cianogenici.

Proprietà terapeutiche

Stati d’ansia, ipereccitabilità nervosa ed insonnia.  Palpitazioni ed eretismo cardiaco.  Manifestazioni psicosomatiche addominali. Turbe della menopausa. Sedativo, antispasmodico, inibisce la motilità gastrointestinale. Utile nei disturbi del sonno, stati di ipereccitabilità, ansia, eretismo cardiaco, turbe e vampate di calore dovute alla menopausa. Ansia, nervosismo, stress; la passiflora agisce come un ansiolitico leggero, senza rischi di dipendenza o assuefazione.

Meccanismo d’azione

La Passiflora possiede azione sedativa sul sistema nervoso centrale, soprattutto a livello della zona motoria del midollo spinale e dei centri del sonno. Utile nell’insonnia di tipo cerebrale, dove provoca un sonno simile a quello fisiologico e un risveglio senza obnubilamento della sfera sensoriale. Non causa farmacodipendenza. La droga è dotata di azione antinocicettiva, che potrebbe essere dovuta, a una diminuzione dell’attività dei motoneuroni.

Alla pianta vengono da sempre attribuite proprietà sedative, spasmolitiche e ansiolitiche. Le sostanze responsabili dell’attività sarebbero il maltolto, gli alcaloidi indolci ed i flavonoidi. Per quanto riguarda i flavonoidi contenuti nell’estratto della pianta, numerosi studi hanno confermato l’azione sedativa sul SNC. La pianta dimostra anche una netta attività antispasmodica utile nel trattamento dei disturbi gastrointestinali di origine nervosa.

Preparazioni e dosi

Tisana: infuso al 3-5 %, 2 o 3 tazze al dì.

Estratto fluido: 5-10 grammi di droga al dì.

Estratto secco: 400-600 mg pro die, in 2 somministrazioni.

Tintura F.U.: 20-30 gtt pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Controindicazioni

Usare con cautela in gravidanza ed allattamento.

Interazioni

Potenzia l’azione sedativa dei farmaci agenti sul S.N.C.

Raccomandazioni

Si consiglia l’assunzione lontano dai pasti. Sono stati segnalati casi di “effetto paradosso”.

Riferimenti ufficiali: F.U. IX ed. 1991, F.U. X ED. 1998, F. U. XI Ed. 2002, Farmacopea Europea IV Ed. 1998/1999, ESCOP fascicule 4.

Peperoncino

(Capsicum frutescens L.)

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Descrizione botanica: Capsicum frutescens L

Famiglia: Solanaceae.

Sinonimi popolari: Pepe di Cayenna, Paprica, Cerasella, Diavolicchio,

Nome inglese: African Pepper, Cayenne Pepper, Hot Pepper, Red Pepper, Tabasco Pepper.

Descrizione

Il Peperoncino è un arbusto perenne, cresce da 20 a 100 cm con fusto eretto, legnoso e angolare, nelle zone tropicali. Sviluppa foglie solitarie, a picciolo lungo, ovali, acuminate. I fiori sono solitari, penduli, con calice semigloboso-campanulato a 5-7 punte. Frutto pendulo, rosso, con numerosi semi, piatti, discoidali; i frutti essiccati e ridotti in polvere costituiscono il pepe di Cajenna.

Usato come spezie dagli Indiani del Cile e del Messico, è menzionato nei diari della prima spedizione di Colombo, Bartolomeo de Las Casas scriveva: La spezia che essi mangiano è abbondante e più importante del pepe nero…).

Il nome Capsicum deriva dal latino capsa, scatola, in riferimento alla forma del frutto che ricorda un contenitore con dentro i semi, oppure dal greco kapto, mordere, in riferimento al sapore piccante. Pianta diffusa e coltivata in Italia, soprattutto nelle zone dell’Appennino calabro lucano, utilizzato in culinaria, come preservante per alimenti (insaccati, prosciutti e salumi), inoltre, prende parte alla formazione di molti piatti tipici e caratteristici. Nella tradizione popolare si attribuisce al peperoncino un’azione afrodisiaca e potenmziatore delle difese immunitarie contro il raffreddore.

Droga utilizzata: frutto.

Principi attivi

Alcaloidi capsaicina, sostanza principale che determina il sapore piccante del peperoncino; inoltre, unitamente ad altri quattro alcaloidi, formano i capsaicinoidi (capsaicina, diidrocapsaicina, nordiidrocapsaicina, omodiidrocapsaicina). Carotenoidi (capsantina, capsorubina). Saponine steroidee (capsicidine). Glucosidi flavonoidi. Proteine. Vitamine B2, C, E, PP, Tocoferoli. Acidi grassi (palmitico, stearatico, oleico).

Proprietà terapeutiche

Rubefacente, revulsivo, carminativo ed eupeptico. Diuretico e diaforetico. Attiva la circolazione sanguigna. Protegge i capillari, utile per i geloni.

Utile rimedio per la cura delle nevralgie, reumatismi, distorsioni, lombaggini, torcicollo. Raffreddore e febbre, indicato nelle faringiti e laringiti. Insufficienza epatica. Stitichezza. Emicrania e cefalea vasomotorie. Neuropatia diabetica1. Mal di denti e otite. In dermatologia è utilizzato in shampoos e lozioni per la caduta dei capelli. Psoriasi. Herpes Zoster. Vene varicose. Cellulite.

Meccanismo d’azione2

L’azione principale del peperoncino è dovuta alla capsaicina, essa svolge un’azione simile a quella delle prostaglandine, stimola la circolazione e altera la termoregolazione a livello SNC ed a livello del metabolismo basale.

Inoltre, la capsaicina interviene sulla trasmissione neuronale sulle fibre nervose afferenti che trasmettono la sensazione di dolore da pelle e mucose, intervenendo sul rilascio di sostanza P (neurotrasmettitore implicato nella trasduzione e la trasmissione degli impulsi dolorifici). Stimola la produzione di endorfine e inibisce l’enzima ciclo-ossigenasi, nelle catene della sintesi delle prostaglandine, con effetti sulla circolazione ematica.

L’azione vasodilatatrice e revulsivante a livello topico giustifica l’uso consolidato del Peperoncino in trattamenti per la caduta dei capelli, nell’attivazione del microcircolo periferico e nelle dermatiti.

Preparazioni e dosi

Tintura madre: da 20 a 30 gocce pro dose, molto diluite, 2 o 3 volte al dì.

Uso topico: empiastri e cerotti al 3% di oleoresina di capsico.

Pomata: 2,5 % di oleoresina di capsico.

Uso cosmetico: estratto glicolico: 5 % in shampoo e lozioni revulsive.

Raccomandazioni

Per uso interno può causare irritazione gastrica intestinale in soggetti sensibili con sindrome diarroica e spasmi intestinali. Irritazione delle vie urinarie con pollachiuria.

L’assunzione come alimento ha un rapido assorbimento che si manifesta con vasodilatazione e attivazione delle ghiandole sebacee, in particolare a livello del cuoio capelluto.

Pianta non citata dalle fonti ufficiali di fitoterapia.

1 Fusco B.M. Alessandri M. Analgesic effects of capsaicin in idiopathic trigeminal neuralgia. Anesth Analg 74, 375-377. 1992.

2 Bernstein J.E. et al. Effects of topically applied capsaicin on moderate and severe psoriasis vulgaris J Am Acad Dermatol 15, 504-507(1986)

Deal C.L. et al. Treatment of arthritis with topical capsaicin. A double-blind trial Clin Ther 13, 383-395. 1991.

Piantaggine

(Plantago major L.)

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Descrizione botanica: Plantago major L..

Famiglia: Plantaginaceae.

Sinonimi popolari: Piantaggine, Centonervi, Cinquenervi.

Nome inglese: Large Plantain, Riplle grass.

Descrizione

Pianta erbacea perenne, cresce ovunque dal mare alle regioni alpine; si trova nei prati, nei campi, lungo le strade e in tutti i luoghi erbosi. La pianta non possiede fusto, ha solo uno o più scapi senza foglie alti fino a 30 cm, che portano al loro apice l’infiorescenza. L’infiorescenza è una spiga composta da numerosi fiori. L’uso della piantaggine era noto anche nell’antichità dove era usata fresca, schiacciata sopra le ferite, le punture d’insetti e le morsicature di animali, aiutava a lenire il dolore e facilitare la risoluzione della lesione.

Droga utilizzata: foglie e i semi.

Principi attivi

Mucillagini (polisaccaridi, plantasano, pectine). Flavonoidi. Acido clorogenico. Acido caffeico. Acido oleanolico. Tannini. Glucoside (aucubina).

Proprietà terapeutiche

La Piantaggine ha proprietà diuretiche, antinfiammatorie, astringenti. Utile per ulcerazioni, abrasioni e infiammazioni delle vie aeree.

Le foglie hanno valida applicazione come astringenti intestinali nelle diarree, stimolano blandamente la diuresi e leniscono il mal di gola e le infiammazioni delle mucose orali. Per uso esterno, sotto forma di decotto o di cataplasma, esercitano un’azione antinfiammatoria e antipruriginosa che è utile in particolare per le tracheiti e le gengiviti, per le piccole ustioni, per fenomeni acneici e per le punture d’insetti. I semi agiscono come regolatori intestinali e decongestionanti nelle infiammazioni intestinali e bronchiali.

Meccanismo d’azione:

Utilizzata nel trattamento degli stati infiammatori in virtù dell’azione emolliente e sedativa dovuta alla presenza di mucillagini. Ancora oggi, le foglie, sono impiegate per uso topico come lenitive ed antipruriginose in svariate affezioni cutanee e nel trattamento delle punture di api ed insetti; una frizione energica con foglie fresche è sufficiente per neutralizzare l’effetto del veleno iniettato nel derma. La presenza dell’acubina conferisce alle foglie un’attività antistaminico-simile.

Preparazioni e dosi

Infuso: 3 g in 100 ml di acqua. 2 o 3 tazze al giorno. S

Polvere: 300 mg pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Per uso esterno cosmetico

Gli estratti acquosi di Piantaggine hanno azioni idratanti cutanee, sono impiegati in maschere e creme per normalizzare le pelli secche e parzialmente disidratate.

Pianta non citata dalle fonti ufficiali di fitoterapia. Non sono segnalati particolari raccomandazioni e/o limitazioni d’uso.

Pilosella

(Hieracium pilosella L.)

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Descrizione botanica: Hieracium pilosella L..

Famiglia: Asteraceae (Compositae).

Sinonimi popolari: Pilosella, Orecchio di topo.

Nome inglese: Mouse ear, Hawkweed.

Descrizione

La pilosella è una pianta erbacea perenne cresce allo stato selvatico, soprattutto nei prati asciutti delle zone montane. Erba con rizoma strisciante,  dal quale si diparte una rosetta di foglie basali lanceolate. Fiori gialli solitari al vertice del fusto che può raggiungere anche i 20 cm di altezza. Si raccoglie in primavera ed estate. Il termine hieracium da hierax, sparviero, ricorda la credenza popolare secondo la quale rende al rapace più acuta la vista, cibandosi di questa pianta

La Pilosella viene citata la sua comparsa in uno scritto del XII secolo di Santa Ildegarda e da allora viene usata per la sua attività principalmente diuretica.

Droga utilizzata: sommità della pianta.

Principi attivi

Cumarine (umbelliferone). Acido caffeico. Acido clorogenico. Flavonoidi. Tannini. Mucillagini. Inulina. Flavonoidi.

Proprietà terapeutiche

La pianta è utilizzata nel trattamento della ritenzione idrica e del soprappeso, manifestando una marcata attività diuretica, soprattutto la pianta fresca. A questa attività, si associa un’azione antiurica ed antisettica, favorisce i processi riparativi a livello della mucosa della vescica

Svolge, inoltre, un’azione coleretica e colagoga che sostiene e favorisce l’attività antitossica del fegato.

Meccanismo d’azione

L’effetto è dovuto principalmente alle sostanze amare e sostanze mucillaginose, umbelliferone, resine e oligoelementi. L’attività antisettica e antibiotica è sviluppata dall’umbelliferone.

Preparazioni e dosi

Tisana: infusione al 5%, per 10 minuti. Assumere più tazze al giorno. Per

Tintura Madre: 30-50 gtt, 3 volte al dì, lontano dai pasti.

Uso Esterno

Impacchi al 10% o lavaggi su foruncoli.

Controindicazioni

Si possono verificare stati di ipotensione grave. Non somministrare in caso di ipotensione.

Raccomandazioni

La droga fresca è si è dimostrata più attiva, quindi, è preferibile l’utilizzo della Tintura madre.

Riferimenti ufficiali:Ph. Fr. X.

Pompelmo

(Citrus maxima L.)

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Descrizione botanica: (Citrus maxima L.)

Famiglia: Rutaceae.

Sinonimi popolari: pompelmo.

Nome inglese: Grapefruit.

Descrizione

Albero da frutto sempreverde di media grandezza, originario della Cina, Malesia e Polinesia, diffuso e coltivato in tutti i continenti ed in particolare in Giappone, America Centro Settentrionale, Medio Oriente, Israele e nel Mediterraneo. Raggiunge altezze di 7 metri, ha foglie lucide di colore verde intenso, fiori bianchissimi e profumati e grossi frutti di colore giallo, succosi, dal caratteristico aroma agrumato e di sapore acido con una nota amara. I frutti possono raggiungere dimensioni notevoli, 10-20 centimetri di diametro, dal peso di circa 200-400 grammi. Dai semi e dalla buccia del frutto, a completa maturazione, si ottengono le polveri e gli estratti a scopo fitoterapico. In particolare sono disponibili estratti standardizzati in bioflavonoi dal frutto e dai semi. Il nome Pompelmo, deriva da due parole di origine olandese, pompon, che significa grosso, e limose, limone.

Droga utilizzata:semi, frutto (buccia).

Principi attivi

Bioflavonoidi (esperidina, neoesperidina, quercetina, apigenina rutoside, canferolo). Naringina. Polifenoli. Vitamina C.- Aminoacidi. Fibre. Oli essenziali.

Proprietà terapeutiche

Disturbi circolatori degli arti inferiori, alterazioni della funzionalità del microcircolo, fragilità capillare, edemi e ritenzione idrica, sindrome emorroidaria, stati infiammatori. Infezioni delle vie urinarie, infezioni del cavo orale, acne, gengiviti, infezioni della pelle, delle unghie e micosi cutanee, infezioni del tratto gastrointestinale in particolare per la diarrea del viaggiatore.

Meccanismo d’azione

Il frutto ricchissimo di acido ascorbico e bioflavonoidi, svolge un’azione sinergica. I bioflavonoidi sono un gruppo di sostanze a struttura polifenolica (Vitamina P), aumentano la resistenza dei capillari e diminuiscono la permeabilità del microcircolo. La buccia del frutto è ricchissima di oli essenziali utilizzati in aromaterapia con azione antidepressiva, tonico della sulla circolazione e per uso topico negli oli da massaggio.

La scoperta delle proprietà dell’estratto dai semi di pompelmo è relativamente recente, è stata individuata un’azione battericida ad ampio spettro, antivirale e antimicotica, tanto da essere definito uno dei più potenti antibiotici naturali. Tra gli effetti antibatterici, il pompelmo sviluppa un tropismo verso le infezioni della pelle e delle mucose, sia di natura batterica, virale e sia fungina. Gli studi in corso hanno confermato l’attività antibatterica ad ampio spettro (verso germi gram +, inclusi gli streptococchi, lieviti, muffe (inclusa la candida) e protozoi. È stata osservata un’azione sul sistema immunitario, dove rafforza l’organismo alla difesa dalle infezioni. Per queste caratteristiche l’estratto di semi di pompelmo trova ampia applicazioni, con eccellenti risultati per preparazioni orali e topiche nel trattamento di acne, gengiviti, infezioni da candida, squilibri di natura batterica e virale della flora intestinale (diarrea e coliti). Infine è indicato in caso di influenze, raffreddori e nelle affezioni infettive delle vie respiratorie.

Preparazioni e dosi

Estratto secco: 100 mg pro dose, 1 o 3 volte al dì.

Polvere: 150-300 mg pro dose, 1 o 3 volte al dì.

Controindicazioni

È controindicata l’assunzione di succo di pompelmo in concomitanza all’assunzione di farmaci, per una possibile interferenza con il metabolismo del farmaco. È controindicato in caso di ipersensibilità individuale verso gli agrumi. Non usare in gravidanza ed allattamento.

Raccomandazioni

L’acidità tipica dell’estratto può causare acidità e bruciori di stomaco in alcuni soggetti, a cui si consiglia l’assunzione a stomaco pieno.

Pianta non citata dalle fonti ufficiali di fitoterapia. Non sono segnalati particolari raccomandazioni e/o limitazioni d’uso.

Psillio

(Plantago psyllium L.

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Descrizione botanica: Plantago psyllium L..

Famiglia: Plantaginaceae.

Sinonimi popolari: Psillio, Psyllium, Erba delle pulci, Pulicaria

Nome inglese: Flea wort.

Descrizione

Pianta erbacea dicotiledone annua, spontanea, può arrivare a 50 cm di altezza originaria dell’Iran e dell’India, cresce in luoghi aridi e sabbiosi. La pianta ha un fusto fogliato per tutto la sua lunghezza, terminante a spiga con fiori bianchi. Ha foglie a rosetta alla base, i frutti sono piccole capsule o noci con i semi. I semi lucidi, minuscoli di colore bruno, contengono molta mucillagine. Il nome Psyllium deriva dal greco psylia, pulce, si riferisce all’aspetto dei semi, a forma di pulce.

Droga utilizzata: semi maturi e disseccati.

Principi attivi

Mucillagini. Emicellulosa. Proteine con alto indice di rigonfiamento.
Alcaloidi (iridina). Lipidi. Triterpeni. Polisaccaridi solubili (xylosio, arabinosio, acido galatturonico)

Proprietà terapeutiche

Blando lassativo. Costipazione, stitichezza in soggetti con fessure anali, emorroidi, dopo chirurgia rettale e nella gravidanza. Trattamento sintomatico a breve termine della diarrea. Coliti e colon irritabile.

Meccanismo d’azione

Blando lassativo non irritante agisce aumentando la massa fecale. Data la ricchezza in mucillagini, la pianta rappresenta un ottimo lassativo meccanico da utilizzare in caso di stitichezza e nei casi in cui necessita ammorbidire le feci. La mucillagine, presente nei semi di Psillio, fortemente idrofila, ha un notevole potere di rigonfiamento, formando a contatto con l’acqua un gel voluminoso che stimola per effetto meccanico la peristalsi intestinale. I semi di Psillio agiscono rigonfiandosi a contatto con l’acqua, grazie all’elevato indice di rigonfiamento delle mucillagini, formando delle masse amorfe, gelatinose e viscose. Inoltre, la mucillagine esplica anche un’azione disinfiammante e lenitiva sulla mucosa intestinale; pertanto, la pianta può essere d’aiuto nel trattamento delle coliti e del colon irritabile.

L’olio grasso contenuto nei semi svolge un’azione lubrificante che favorisce il movimento del materiale fecale lungo le pareti intestinali.

Preparazioni e dosi

Infuso: 2-3 cucchiaini di semi in acqua, bollire per 5-10 minuti.

Estratto secco: 100-200 mg pro dose, 1 o 2 volte al dì.

Controindicazioni

Lo Psillio è controindicato in soggetti che devono limitare l’assunzione di liquidi: gravi neuropatici, pazienti affetti da ulcerazioni o stenosi intestinali.

Effetti collaterali

In rari casi si possono verificare reazioni da ipersensibilità nota al seme di Psillio. Se assunto con poca acqua può indurre ostruzione esofagea o intestinale.

Interazioni

Lo Psillio può interagire con numerosi farmaci riducendone l’assorbimento e la biodisponibilità: antibiotici, contraccettivi orali, minerali (calcio, magnesio, rame, zinco), vitamina B12, glucosidi cardiaci, derivati della cumarina.

Raccomandazioni

I semi di Psillio hanno un tempo d’azione molto lungo di 18-24 ore, fino a 2-3 giorni. Devono essere assunti con notevoli quantità di liquidi, non meno di 200-250 ml per assunzione.

Riferimenti ufficiali: Citazione: F.U. IX Ed., F.U. X Ed. 1998, ESCOP fascicule 5.

Rabarbaro

(Rheum officinale Baillon)

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Descrizione botanica: Rheum officinale Baillon.

Famiglia: Polygonacee.

Sinonimi popolari: Rabarbaro cinese, Rabarbaro vero.

Nome inglese:Chinese rhubarb, Medicinal rhubarb.

Descrizione

Pianta erbacea perenne di grandi dimensioni, può raggiungere fino a 2,5 mi altezza, originaria della Cina e del Tibet, d diffusa in Europa dove ora si coltiva negli orti. Il Rabarbaro predilige i luoghi collinari e montuosi, i pascoli umidi, i terreni ricchi di silice. Ha un rizoma voluminoso (raccolti in autunno, vengono tagliati, decorticati ed essiccati rapidamente, da cui si ottengono poi le polveri e gli estratti), un fusto eretto, cavo e articolato con grandi foglie, situate soprattutto in prossimità della base. I fiori, di color bianco o verde-rossastro, sono raggruppati in infiorescenze. La fioritura avviene in maggio-giugno. Il frutto è un achenio alato. Il nome deriva dall’antico russo Rha, radice.

Droga utilizzata: Radici e rizomi.

Principi attivi

Antrachinoni carbossilici (reina, glucoreina). Antrachinoni liberi, antroni o diantroni del crisofanolo (emodina, fiscione, aloe-emodina, crisofanolo). Antrachinoni eterodiantroni (palmidina B, C e altri). Sennosidi A, B, E, F. Glucosidi. Acido gallico. Catechina Glucoglannina. Gallotannini. Pectine. Tannini. Zuccheri. Ossalato di calcio. Amido.

Proprietà terapeutiche

Astringente, stomachico e lassativo. Il principale impiego terapeutico del Rabarbaro è quello lassativo; è anche valido il suo uso nelle iperlipidemie e nel trattamento dell’iperglicemia.

Meccanismo d’azione:

Astringente e lassativo ad azione meccanica. Il suo impiego come lassativo deve essere valutato con estrema attenzione perché a basse dosi si rischia di avere un’azione contraria (astringente), grazie alla presenza dei tannini; ad alte dosi si rischiano dolori addominali di tipo colico.

Preparazioni e dosi

Tisana: 1-2 g in 200 ml di acqua. d

Estratto fluido: 0,2-0,5 g (lassativo); 0,05-0,20 (stomachico) g die.

Estratto secco: 0,05-1 g (lassativo); 0,01-0,05 (stomachico) g die.

Tintura F.U.: 1-2,5 g (lassativo); 0,25-1 (stomachico) g die.

Controindicazioni

Usare con cautela in gravidanza, allattamento e in bambini al di sotto dei 10 anni. Non usare nei casi di: ostruzione intestinale e dolore addominale.

Effetti collaterali

Dolori addominali, perdita di elettroliti, albuminuria. Può svilupparsi una ipocalemia con disfunzione cardiaca e neuromuscolare, specialmente se si prendono glucosidi cardiaci, diuretici o corticosteroidi. L’uso continuativo cronico può sfociare nell’albuminuria e nell’ematuria.

Interazioni

L’uso concomitante con farmaci che inducono ipocalemia (es. diuretici tiazidici, adrenocorticosteroidi e radice di liquirizia) può peggiorare lo squilibrio di elettroliti e indurre ipocalcemia.

Raccomandazioni

Evitare l’uso a lungo termine. L’uso per più di 2 settimane richiede il controllo medico. L’uso cronico può causare la pigmentazione del colon (pseudomelanosi del colon) che è innocua e reversibile dopo l’interruzione del rimedio. Il consumo di lassativi contenenti antrachinoidi per più di un breve periodo di tempo può avere come risultato un peggioramento della costipazione.

Riferimenti ufficiali: Citazione: F.U. IX Ed. 1991, F.U. X Ed. 1998, ESCOP fascicule 5.

Ribes nero

(Ribes nigrum L.)

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Descrizione botanica: Ribes nigrum L..

Famiglia:Saxifragaceae (Grossulariaceae).

Sinonimi popolari:Ribes nero, Cassis.

Nome inglese: Black currant.

Descrizione

Pianta originaria dell’Europa centro-meridionale, cresce nelle zone di mezza montagna con clima continentale piuttosto umido. È arbusto senza spina, alto da 1 a 1,5 m. I frutti sono delle bacche nere che pendono a grappoli con piccoli semi.I frutti sono utilizzati per la preparazione di sciroppi e gelatine.I fiori, dai petali biancastri, formano mazzolini penduli. Le foglie sono caduche, 3-5 lobate, a margine dentato, glabre, ed inferiormente provviste di caratteristiche ghiandole oleose che danno alla foglia un aspetto puntinato giallastro e che emanano un forte aroma.

Conosciuto in fitoterapia fin dal XVIII secolo, con fama di ”panacea universale”. Usata dagli arabi come bevanda dissetante Rheum Ribes.

Droga utilizzata: gemme e giovani getti non lignificati.

Principi attivi

Semi: lipidi, trigliceridi (acido γ-linoleico). Frutti: acidi organici (acido ascorbico, colico, malico, ossalico). Flavonoidi (caempferolo, mircetina, quercetina). Antociani. Tannini.

Proprietà terapeutiche

Proprietà terapeutiche antiallergiche, antidolorifiche, antinfiammatorio, ad azione corsolo-simile. Allergia, dermopatie allergiche, dermopatie degenerative. Allergie della sfera ORL: riniti, congiuntiviti, faringiti, laringiti, asma bronchiale. Manifestazioni dolorose articolari artrosiche.  Iperuricemia e gotta.  endenza alla calcolosi renale uratica.

Meccanismo d’azione

Il Ribes nero svolge un’azione cortisonico-simile, con un’azione diretta sulla corteccia surrenalica, e conseguente aumento della produzione di cortisteroidi surrenalici. Inoltre, ha un’azione sui recettori DOCA (desossicorticosterone), con spiccata azione antinfiammatoria. L’azione anti-infiammatoria di questa droga non comporta gastrolesività tipica dei FANS e dei derivati cortosteroidei.

Preparazioni e dosi

Macerato glicemico: 20-40 gtt pro dose, 1 o 3 volte al dì.

Tintura madre: 30-50 gtt pro dose, 1 o 3 volte al dì.

Polvere: 340 mg pro dose, 1 o 3 volte al dì.

Effetti collaterali

Può favorire un aumento della pressione arteriosa in soggetti predisposti.

Raccomandazioni

Somministrare con cautela a soggetti ipertesi. La foglia di ribes nero ha un’azione diuretica, pertanto non si dovrebbe prendere insieme ai diuretici indicati per l’insufficienza cardiaca o renale.

Riferimenti ufficiali: ESCOP fascicule 4.

Rodiola

(Rhodiola rosea L.)

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Descrizione botanica: Rodhiola rosea L.  

Famiglia: Crassulaceae.

Sinonimi popolari: Rodiola.

Nome inglese: Golden root.

Descrizione

Pianta perenne, spontanea, originaria delle zone montuose nordiche europee, asiatiche e americane, in particolare Scandinavia, Lapponia, Siberia e Alaska. Ha un rizoma molto sviluppato. I fiori sono gialli che emettono un caratteristico profumo che richiama quello della rosa, al quale deve il suo nome. Conosciuta e ampiamente utilizzata da secoli dalle popolazioni scandinave e siberiane, che l’assumevano sotto forma di infuso o di bevanda alcolica. Sconosciuta dalla fitoterapia occidentale fino al secolo scorso, la Rodiola ha visto recentemente crescere la sua popolarità nella fitoterapia moderna per le sue proprietà di modulatore dell’umore, antidepressivo coadiuvante nei regimi dietetici a ridotto contenuto calorico, adattogeno, stimolante delle performance fisiche e mentali.

È denominata artic root, la radice artica, in riferimento alle regione d´origine

Droga utilizzata: radice.

Principi attivi

Flavonoidi glicosidi fenilpropanoici (salidroside, rosavina, rosarina, rodalina, rosina) e polifenoli (rodiolina, tricina). Acidi organici (ossalico, cictrico, malico, succinico, gallico). Oli essenziali. Monoterpeni. Beta-sitosteroli. Tannini.

Proprietà terapeutiche

Affaticamento fisico e mentale, alterazioni dell’umore, stress, affaticamento, surmenage pisco-fisico. Resistenza al freddo, disturbi da altitudine, astenie, turbe dell’apprendimento, alterazioni del sonno. Aumento delle prestazioni sportive, coadiuvante durante gli allenamenti.

Meccanismo d’azione

Studi di ricercatori russiTP1PT hanno confermato le proprietà adattogeneTPbPT dovute all’azione dei flavonoidi (Salidroside e Rosavina) fitocomplesso a livello delle monoamine (serotonina, dopamina e noradrenalina) e dei peptidi oppioidi (β-endorfine). Queste azioni sono state attribuite all’inibizione dell´attività degli enzimi responsabili della attivazione dei neurotrasmettitori: triptofano e serotonina. L’incremento dei livelli di dopamina e noradrenalina producono un effetto stimolante sulle performance mentali: aumento dell’attività intellettuale, della concentrazione, della lucidità e del miglioramento della memoria.

Inoltre, si induce un aumento della sintesi di ATP e creatin-fosfato nelle miocellule muscolari con miglioramento delle prestazioni sportive, aumento del rendimento, riduzione della durata del recupero e miglioramento complessivo dello stato funzionale del sistema cardiovascolare e ossigenazione cellulare.

Preparazioni e dosi

Estratto secco: 180-300 mg pro dose, 2 volte al dì.

Polvere: 400-450 mg pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Controindicazioni

Non somministrare in gravidanza e allattamento.

Effetti collaterali

Sono stati segnalati casi di aumentata irritabilità e insonnia in seguito a somministrazione di alte dosi e per periodi prolungati di Rodiola.

Pianta non citata dalle fonti ufficiali di fitoterapia.

1TPPT Sokolov S., Ivashin V.M., Zapesochniaya G.G. Comparative analysis of pharmacological activity of salidroside and rosavin. Chemical and Pharmaceutical Journal, Moscow, Vol 19, N. 11, pp 1367-1371, 1985. – Krasik E.D., Morosov E.C., Petrova K.P. A new results on therapy of depression and depressive conditions. Perspectives of clinical application of Rhodiola rosea extract. Current Problems of psycho-pharmacology. Kemerovo, USSR. pp. 298-300. 1970. – Poli A.,Ramazanov Z., Valla C., Rhodiola rosea. Erboristeria Domani n. 3/2001.

Rosa canina

(Rosa canina L.)

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Descrizione botanica: Rosa canina L.

Famiglia: Rosacee.

Sinonimi popolari: Rosa canina, Rosa di macchia, Rosa selvatica, Rosa spina.

Nome Inglese: Rose Hips, Wild Dog Rose, HipBerrier.

Descrizione

Pianta diffusa in Europa e in Italia, cresce spontaneamente e con facilità lungo le siepi, nelle radure, nelle macchie, lungo i sentieri, ai margini delle strade fino ai 1500 metri d’altezza. È un arbusto cespuglioso dotato di numerosi rami semplici, eretti alla base, cascanti superiormente, ricoperti di numerosi aculei robusti ripiegati verso il basso. Le foglie caduche, imparipennate sono composte da 5-7 foglioline di forma ovale a margine seghettato. I fiori sono riuniti in corimbi, con cinque petali, di colore variabile dal bianco al rosa. La fioritura avviene a fine primavera-estate. I frutti piccoli acheni pelosi, sono racchiusi in un falso frutto rosso di forma ovoidale e carnoso. Il nome Rosa canina si ricollega a Plinio che utilizzava questa pianta per curare le persone morsicate da cani affetti dalla rabbia.

Droga utilizzata: frutti (cinorrodonto o cinorroidi) e semi.

Principi attivi

Pseudofrutto (acido l-ascorbico). Pectine. Zuccheri. Tannini. Acidi organici (citrico e malico). Carotenoidi. Flavonoidi. Frutto (tocoferolo). Proteine. Acidi grassi polinsaturi (8-10%).

Proprietà terapeutiche

Antifiammatoria, integratore di vitamina C. Cefalea vasomotoria, emicranie e cefalee resistenti alle terapie classiche con componente allergica. Profilassi e trattamento di stati febbrili, malattie da raffreddamento, malattie infettive. Potenziamento delle difese immunitarie e coadiuvante nei trattamenti delle malattie da raffreddamento invernali. Esaurimento psico-fisico generale. Utilizzata nelle turbe della microcircolazione delle gengive e della cellulite. Herpes labialis recidivante, verruche, eczema pustoloso palmo-plamìntare.

Meccanismo d’azione

L’azione antinfiammatoria è legata alla presenza del fattore vitaminico P costituito dai flavonoidi e dalla vitamina C (la Rosa canina è considerata una fonte naturale di vitamina C) importante per l’attività protettrice dei capillari, favorisce la rigenerazione dell’endotelio vasale e riduce la permeabilità. La vitamina C e le altre sostanze antiossidanti (flavonoidi, carotenoidi) presenti nel fitocomplesso, potenziano l’attività dei sistemi ossidoriduttivi e l’azione antiradicalica (dovuta a stress, fumo, uso di bevande alcoliche, inadeguato consumo di frutta e verdura fresca); inoltre, rigenera e potenzia l’attività immunitaria. Agisce regolarizzando il rilascio della tiramina, la cui liberazione è considerata una delle cause scatenanti della cefalea.

Preparazioni e dosi

Infuso: al 10%. 3 o 4 tazze al dì.

Decotto: al 5%. 2 tazze al dì.

Polvere: 0,3 g pro dose, 3 o 4 volte al dì.

Macerato glicerico: da 30 a 50 gtt pro dose. 2 o 3 volte al dì.

Tintura Madre: da 30 a 50 gtt pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Uso cosmetico

Usato in cosmesi al 3-5%, per il suo effetto schiarente, levigante e tonificante della pelle.

Raccomandazioni

La vitamina C è facilmente distrutta dal calore; al fine di sfruttare l’azione terapeutica della stessa, è preferibile l’uso delle preparazioni che non prevedono trattamento con alte temperature.

Riferimenti ufficiali: BHP, Farmacopea Tedesca (DAB), Ph. Fr. X.

Rosalaccio

(Papaver rhoeas L.)

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Descrizione botanica: Papaver rhoeas L.

Famiglia: Papaveraceae.

Sinonimi popolari: Papavero rosso, Papavero selvatico, Rusalena, Paparina, Papagno.

Nome Inglese: Corn Poppy, Field Poppy, Red Poppy.

Descrizione

Pianta erbacea annuale, alta da 40 a 70 cm, cresce ovunque, soprattutto nei campi di grano, si raccoglie in estate. Con fusti eretti, setolosi, contenenti un lattice biancastro. Fusto cilindrico peloso con foglie lanceolate, fiori solitari, che si sviluppano al termine di un lungo peduncolo, con quattro larghi petali rossi ricchi di stami nerastri. Il frutto è un capsula ovoidale coperta da un involucro a campana contenente molti piccoli semi neri. Le foglie hanno la foglia pennato-lobata con segmenti spatolati.

Droga utilizzata: petali disseccati.

Principi attivi

Glucosidi antocianici (cianidina). Alcaloidi isochinolonici (readina, reagenina, isoreadina). Protopina. Mucillagine. Gomma.

Proprietà terapeutiche

Bechico, antispasmodico ed emolliente. Utilizzato nei disturbi del sonno.

Disturbi delle vie respiratorie, febbre, raffreddore e tosse secca.

Meccanismo d’azione

Sedativo del centro bulbare della tosse. L’azione bechica sedativa è dovuta all’alcaloide benzil-isochinolinico (readina)

Preparazioni e dosi

Tisana: al 3% in 200 ml di acqua.

Estratto Fluido: da 20 a 40 gtt pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Tintura madre: da 30 a 50 gtt pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Controindicazioni

Non somministrare in gravidanza.

Effetti collaterali

Un dosaggio elevato può causare intossicazioni anche gravi.

Riferimenti ufficiali: Farmacopea Tedesca (DBA – Commissione E).

Rosmarino

(Rosmarinus officinalis L.)

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Descrizione botanica: Rosmarinus officinalis L..

Famiglia: Labiatae.

Sinonimi popolari: Rosmarino, Tresmarine, Erba delle corone.

Nome inglese: Rosemary

Descrizione

Arbusto cespuglioso, caratteristico delle zone mediterranee, dove cresce spontaneamente lungo i bordi delle strade e nei campi incolti, la pianta può superare i 150 cm di altezza. assai ramificato, presenta numerose foglie sempreverdi, piccole, strette, di forma lineare e di colore verde scuro nella pagina superiore, e argentate nella pagina inferiore.

I fiori, riuniti in grappoli ascellari, hanno un bel colore azzurro-violetto. La fioritura si protrae per tutto l’anno. Emana un odore intenso d’incenso e canfora, il sapore aromatico, astringente.

Il nome deriva dal latino ros, rugiada, e marinus, mare, rugiada di mare, perché cresceva spontaneo sulle coste.

Droga utilizzata: foglie, giovani getti.

Principi attivi

Olio essenziale (Borneolo, canfora, cineolo, pinene). Alcaloidi (rosmaricina). Tannini. Flavonoidi. Terpeni. Saponine. Colina.

Proprietà terapeutiche

Dispepsie, blando coleretico, insufficienza epatica e biliare, ipercolesterolemia, astenia, debolezze muscolare Epatopatie: colecistite, ittero, congestione epatica, epatomegalia, epatite cro­nica, litiasi biliare.

Per uso esterno il Rosmarino è un ottimo cicatrizzante, rtevulsivo e stimolante del cuoio capelluto.

Meccanismo d’azione

grazie alla presenza dell’olio essenziale la droga può essere utilizzata in numerosi disturbi digestivi quali meteorismo, flatulenze e anche nelle astenie. L’azione coleretica, invece, sembrerebbe presente, ma non molto marcata. Per uso esterno viene impiegato sempre grazie alla presenza dell’olio essenziale in pomate ed unguenti ad azione analgesica e revulsiva contro reumatismi e dolori articolari.

Molto interessanti sono gli usi in cosmetica nel trattamento delle pelli impure e capelli grassi.

La moderna fitoterapia utilizza il Rosmarino per la sua attività sul tubo digerente: facilita la peristalsi e allo stesso tempo riduce gli spasmi della muscolatura liscia; è indicato in caso di dispepsia. Preparati di rosmarino, a posologia adeguata, esercitano infatti una azione neurotonica e riequilibrante nei casi in cui occorra, per migliorare lo stato generale, regolarizzare lo stato epatodigestivo, disintossicando l´organismo. L´olio essenziale per uso orale, a scopo digestivo, deve essere privo di canfora; non deve essere assunto su una zolletta di zucchero bensì in adeguate preparazioni farmaceutiche su prescrizione medica; l´uso esterno è dato da aerosol balsamici e preparati a base di Rosmarino sono impiegati per massaggi stimolanti e defaticanti.

Preparazioni e dosi

Tisana: 2 g in 200 ml di acqua bollente.

Estratto fluido: 20-30 gtt pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Estratto secco: 0,05-0,2 g pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Tintura madre: 30-40 gtt pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Macerato glicerico: 40-50 gtt, L gtt tre volte al dì.

Controindicazioni

Non somministrare in gravidanza.

Effetti collaterali

Applicazioni prolungate per uso esterno possono indurre fenomeni di sensibilizzazione. L’assunzione di dosi elevate può causare effetti convulsivanti.

Raccomandazioni

Evitare l’applicazione e bagni caldi in pazienti con ferite aperte, ampie lesioni della pelle, condizioni febbrili o infiammazione acuta, gravi disturbi circolatori o ipertensione.

Riferimenti ufficiali: F.U. IX Ed. 1991, F. U. F.U. X Ed. 1998, XI Ed. 2002, Farmacopea Europea IV Ed. 1998/1999, ESCOP fascicule 3.

Rusco

(Ruscus aculeatus L.)

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Descrizione botanica: Ruscus aculeatus L..

Famiglia: Liliaceae.

Sinonimi popolari: Pungitopo, Rusco, Bruscolo.

Nome inglese: Butcherbroom, Butcher’s broom.

Descrizione

Piccolo arbusto sempreverde, dioico, alto sino a 80 cm, con lungo rizoma sotterraneo e fusto molto ramificato e tenace, striato longitudinalmente, getti cilindrici, succosi, rossastri, con gruppetto di brattee verdognole sull’apice.

Le foglie sono costituite da numerosi cladodi sessili, appiattiti, ovato-lanceolati, terminanti in un mucrone pungente. Fiori piccoli, verdastri, isolati o a coppie, inseriti al centro dei cladodi all’ascella di una piccola brattea.

Il frutto è una piccola bacca globosa di 10-15 mm di diametro, colore rosso vivo, che matura nell’inverno successivo alla fioritura.

Il nome “Pungitopo” deriva dall’uso, che si faceva nelle campagne: le foglie acuminate, aculeatus, di questa pianta erano poste intorno al formaggio, messo a stagionare, per difenderlo dai roditori.

Droga utilizzata: rizoma.

Principi attivi

Saponine sferoidali (ruscogenina, neoruscogenina, fuscina, aculeoside A). Flavonoidi. Fitosteroli. Olio essenziale. Sali di calcio e di potassio. Minerali. K.

Proprietà terapeutiche

Venotropo, antiemorroidario, oliguria, cellulite, insufficienza venosa, couperose, edemi, emorroidi, circolazione capillare, debolezza venosa, infiammazione venosa, stasi venosa, ulcere varicose e venose, vene varicose. Edema agli arti inferiori, varici, emorroidi. Fragilità capillare

Meccanismo d’azione

Le saponine steroidiche esercitano una decisa azione vasocostrittrice, riducendo così la permeabilità dei vasi.

I principi attivi, ruscogenina, neoruscogenina, ruscina, potassio e calcio esercitano, invece, un’azione venotonica e astringente vasale con effetto antinfiammatorio, emostatico e diuretico venoso. La struttura chimica delle saponine ruscoidi del Pungitopo è costituita da un nucleo steroideo, simil-cortisone, da cui deriva l’azione antinfiammatoria.Recentemente è stata isolata una nuova saponina, aculeoside, con di attività inibitrice dell´adenilato ciclasi e quindi, in grado di limitare la vasodilatazione.

Il Rusco, agisce, inoltre, sulla permeabilità della membrana capillare con conseguente miglioramento degli edemi: emorroidi infiammate, cellulite con ritenzione idrica, varicosità agli arti inferiori. 

Preparazioni e dosi

Tisana: al 6% in 200 ml.

Estratto secco: 500 mg pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Estratto fluido: 30-40 gtt pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Tintura F.U.: 20-30 gtt pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Tintura madre: 30-50 gtt pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Controindicazioni

Sono stati segnalati disturbi gastrici e nausea, in rarissimi casi. Non usare in gravidanza e allattamento.

Raccomandazioni

Per esaltarne l’azione diuretica è bene raccomandare una dieta iposodica.

Riferimenti ufficiali: Farmacopea Tedesca (Commissione E).

Sabal

(Serenoa repens Hooker)

 schede-fitoterapia-sabal

Descrizione botanica: Serenoa repens L..

Famiglia: Palmae (Palamaceae).

Sinonimi popolari: Sabal, Serenoa, Palmetto della Florida, Repentina.

Nome inglese: Saw Palmetto, Sabal

Descrizione

È una palma bassa a forma di cespuglio che cresce lungo le coste sabbiose nelle zone meridionali e subtropicali degli Stati Uniti, nelle aree del Mediterraneo, Nord Africa e della Spagna meridionale.

La Serenoa è una palma nana che cresce spontanea nelle zone costiere a clima subtropicale dell’America settentrionale e del bacino Mediterraneo, in particolare nel Nord-Africa. Presenta foglie a forma di ventaglio e frutti tipo bacche grandi come le olive, di colore rosso-scuro.

Piccola palma, alta da 4 a 6 metri, che cresce spontanea  in India e sulle coste sud-orientali del nord America (Florida e Texas), preferisce Il frutto è una bacca carnosa.

Il suo nome è un omaggio al botanico americano Sereno Watson.

Droga utilizzata: frutti maturi disseccati.

Principi attivi

Lipidi (Olio grasso con fitosterine, acidi grassi a catena media sia saturi che insaturi, Beta-sitosterolo). Polisaccaridi. Olio essenziale. Acido antranilico. Flavonoidi: Tannini.

Proprietà terapeutiche

Ipertrofia prostatica benigna. Disturbi da ipertrofia prostatica: disuria, nicturia, pollachiuria. Irsutismo. Prostatite. alopecia androgenetica.

Antiandrogeno naturale la Serenoa repens è indicata principalmente nel trattamento dell’ipertrofia prostatica benigna al primo stadio, in cui predominano i disturbi urinari: disuria. Utile anche al secondo stadio, in cui aumenta la ritenzione urinaria, con incompleto svuotamento della vescica.

Meccanismo d’azione

Il meccanismo di azione si svolge con l’inibizione della 5-alfa-reduttasi, enzima implicato nella trasformazione del testosterone in diidrotestosterone, metabolita biologicamente attivo capace di stimolare la proliferazione cellulare, favorendo quindi l’ipertrofia del tessuto prostatico, inoltre, stimola la formazione di forfora e sebo sul cuoio capelluto, soffocando il bulbo capillifero che diventa sempre più atrofico, con l’effetto “miniaturizzazione del capello”, fino alla sua caduta.

Le azioni specifiche si sviluppa ai seguenti livelli e sono mediati dal Beta-sitosterolo, nel modo seguente:

  1. antagonismo selettivo locale del legame tra diidrotestosterone e recettore per gli androgeni;

  2. effetto antiestrogenico, dato da una forte diminuzione dei recettori per gli estrogeni, i quali pare potenzino l’azione ormonale nello svilippo dell’ipertrofia prostatica;

  3. azione antiinfiammatoria e antiedemigena, dimostrata dalla ridotta permeabilità capillare indotta dall’istamina. Inoltre viene di fatto ridotta l’ostruzione cervicoprostatica.

Preparazioni e dosi

Estratto secco: 200 mg pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Estratto lipido-sterolico: 320 mg pro dì, la sera.

Tintura madre: 30-50 gtt pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Macerato glicerico: 20-40 gtt pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Controindicazioni

Ipersensibilità individuale, gravidanza, allattamento.

Effetti collaterali

Può provocare senso di nausea, crampi addominali, epigastralgie e irsutismo.

Raccomandazioni

L’assunzione a stomaco vuoto ha evidenziato un miglioramento dei sintomi.

Riferimenti ufficiali: Ph. Fr. X.

Salice bianco

(Salix alba L.)

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Descrizione botanica: Salix alba L..

Famiglia: Salicaleae.

Sinonimi popolari: Salcio, Vinco, Salicone, Salicastro

Nome inglese: White willo, European willow.

Descrizione

In Europa esistono circa 300 specie di salici, dall’arbusto fino al­l’albero imponente. Per la loro flessibilità, i rami sono ambiti dai canestrai. È un albero alto fino a 15-20 m, mentre il tronco può raggiungere un metro di diametro. Il Salice bianco vive sulle sponde dei fiumi e dei laghi, su suoli umidi ricchi di sali nutritivi e di calcio.

La corteccia é grigio-scura con grosse fessure longitudinali. La chioma è ampia e i rami sono spesso arcuati. Le foglie sono lanceolate e acuminate, finemente seghettate e provviste di peli ghiandolari sulla pagina inferiore.

Specie dioica, con i fiori riuniti in infiorescenze ad amento. Gli amenti maschili sono di colore giallo, privi di involucro, con due nettari e due stami; quelli femminili sono più sottili, verdi e divengono bianchi e lanosi maturano formando semi (cassule). Già Ippocrate apprezzò l’effetto analgesico del salice bianco. Il nome deriva dal celtico sul-lis, vicino all’acqua, perché cresce vicino i corsi d’acqua, edal latino salio, saltare, riferito alla crescita in fretta della pianta, come se saltasse, uscisse fuori dal terreno.

Droga utilizzata: foglie e corteccia dei giovani rami.

Principi attivi

Glucosidi fenolici (fragilina, populina, salicina, salicortina). Aldeidi e acidi aromatici (sandroside, siringina, vanillina). Acido salicilico (saligenina). Flavonoidi (isoquercitrina, isosalipurposide, naringina). Tannino

Proprietà terapeutiche

Antinfiammatorio, antidolorifico, antipiretico. Artrite (dolori), coliche biliari, coliche addominali, crampi, dolori muscolari, emicrania, gotta dolorosa, nevrite, crampi mestruali, nevralgie, coliche renali, reumatismi dolorosi, sciatica, mal di testa, malattia del cuore. Per le sindromi condizioni febbrili, per il trattamento sintomatico dei dolori reumatici, per il sollievo dei dolori e per le emicranie.

Meccanismo d’azione

Le proprietà analgesiche, antinfiammatorie e antipiretiche sono dovute all’acido salicilico presente nella corteccia. La corteccia del Salice di due anni contiene salicina che dall’organismo viene ossidata in acido salicilico. La sintesi dell’acido salicilico fu messa a punto nel 1938 dal prof. Piria, dando il via alla farmacologia dei farmaci antinfiammatori non steroidei, denominati FANS, confermando Il meccanismo d’azione a livello della sintesi delle prostaglandine. Gli amenti (infiorescenze), invece, hanno attività sedativa e ansiolitica

Preparazioni e dosi

Estratto secco: 500 mg pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Tintura madre: 30-40 gtt pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Uso esterno

Tintura madre al 5% in crema, emulsione elozione idroalcolica.

Controindicazioni

Non somministrare in gravidanza, durante il periodo mestruale e in soggetti affetti da patologie gastriche ulcerose.

Effetti collaterali

In soggetti sensibili si possono manifestare disturbi gastrointestinali con gastralgie.

Raccomandazioni

Nei soggetti con sensibilità ai salicilati, l’uso di preparati con la corteccia di salice dovrebbe essere evitato.

Pianta non citata dalle fonti ufficiali di fitoterapia.

Salvia

(Salvia officinalis L.)

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Descrizione botanica: Salvia officinalis L..

Famiglia: Lamiaceae (Labiate).

Sinonimi popolari: Salvia maggiore, Erba sacra, Tè di Grecia, Salvia bianca, Sage, Sauge

Nome inglese: Sage, Garden Sage, True Sage.

Descrizione

La Salvia è un arbusto sempreverde della famiglia delle Labiate originaria dell’Europa meridionale, in particolare della regione mediterranea, viene coltivata in vari paesi fino a 800 m, s.l.m.s.. Cresce da 30 a 70 cm, con fusto ramificato, pubescente, foglie grandi, oblunghe, spicciolate di colore verde-biancastre, i fiori a verticillo, in spighe terminali con brattee violacee, caduche, a calice bilabiato corolla lunga a due labbra e l’inferiore trilobato. L’uso della salvia è datato fin dall’antichità, tutte le varietà di salvia sono estremamente aromatiche e la salvia officinalis ha grande importanza anche nell’alimentazione.

Considerata la “Regina delle Labiate”, definita nella materia medica Scuola Medica Salernitana Salvia Salvatrix. Il nome deriva dal latino salus salvus, salute e in buona salute, sano, con riferimento alle sue riconosciute proprietà curative e medicamentose.

Droga utilizzata: foglie fiori.

Principi attivi

Olio essenziale (tuione, linalilacetato, pinene, cineolo, cariofillene, canfora, borneolo, terpineolo, salvane). Triterpeni (acido ursolicoe oleanolico, amirina, betulina). Tannini catechici (salvia tannini). Fenolacici (acido labiatico, rosmarinico, caffeico, clorogenico), Flavonoidi (genkwanina, luteolina, salvigenina, ispidulina, picrosalvina, estrogeni).

Proprietà terapeutiche

Tonico generale, antisettico, antispasmodico, antisudorifero, diuretico, emmenagogo, ipoglicemizzante. Irregolarità mestruali, mestruo doloroso, amenorrea, dismenorrea. Disturbi della menopausa, vampate di calore, iperidrosi, in particolare delle mani, dei piedi e delle ascelle. Afte e stomatite della mucosa della bocca. Febbre, frigidità e impotenza (migliora la libido), disturbi intestinali, ipotensione, nervosismo, eccessiva sudorazione ai piedi, disturbi gastrici, sudorazione forte, svezzamento, tonsillite, vampate di calore

Utile in caso d’asma, infezioni alla bocca, della gola e delle vie respiratorie, influenza, raffreddore, eczemi, piaghe, ulcere, dermatiti, irrigazioni vaginali, per stimolare la digestione e calmare gli attacchi di diarrea, contro il tabagismo, la melanconia e la depressione.

Meccanismo d’azione

L’azione sulla sfera genitale femminile e dei disturbi del climaterio è attribuibile ai flavonoidi, in particolare alla componente estrogenica. Mentre i triterpeni svolgono un’azione regolarizzatrice del metabolismo lipidico e glucidico.

Preparazioni e dosi

Infuso o decotto: 20 g in 200 ml di acqua.

Tintura F.U.: 20-30 gtt pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Olio essenziale: 3-5 gtt pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Estratto secco: 220 mg pro dose, 2° 3 volte al dì.

Controindicazioni

Non dovrebbero essere assunte da donne in gravidanza o durante l’allattamento e in soggetti nervosi.

Effetti collaterali

Usare con cautela l’olio essenziale perché è velenoso, la sua tossicità si manifesta a livello del sistema nervoso: può causare crisi epilettiche anche in dosi minime.

Interazioni

Evitare il contatto con recipienti di ferro.

Raccomandazioni

Usare con prudenza coni preparati alcolici a causa della presenza di thujone.

Riferimenti ufficiali: F.U. IX Ed. 1991, F.U. X Ed. 1998, ESCOP fascicule 2.

Schisandra

(Schisandra chinensis Turcz)

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Descrizione: Schisandra chinensis Turcz.

Famiglia: Schisandraceae (Magnoliaceae).

Sinonimi popolari: Schisandra.

Nome inglese: Schisandra berry.

Descrizione

La Schisandra chinensis è una pianta rampicante originaria delle regioni a clima tropicale e temperato, diffusa soprattutto in Cina settentrionale, in Corea e in Russia. È una liana legnosa, decidua, che può raggiungere lunghezze fino a 8 metri. Le foglie sono alternate, semplici, venate, dentellate o a bordi lisci. I fiori, sono piccoli, generalmente solitari sugli assili e regolari. I frutti sono bacche rosse, ovali e morbide, raggruppate a grappolo. Il frutto, commestibile, è chiamato comunemente “seme dei cinque sapori”, perché possiede i cinque sapori classici associati alle logge della Medicina Tradizionale Cinese: amaro, dolce, salato, acido e pungente.

Il nome Schisandra deriva dal greco schisis, fessuraofenditura e da andròs, uomo, in riferimento al fiore dotato di sacchi pollinici, che rappresentano gli organi riproduttivi maschili, spaziati e divisi.

Droga utilizzata: frutti essiccati.

Principi attivi

Alcaloidi isochinolonici [magnolina, magnolamina, magnoliflorina (aporfina)]. Lignani (schisandrina, γ-schisandrina). Fitosteroli (β-sitosteroli, stigmasteroli). Acido citrico, acido malico, vitamina C, vitamina E, monosaccaridi, pectine, tannini.

Proprietà terapeutiche

La Schisandra è una delle più efficaci piante medicinali per combattere lo stress, soprattutto se legato al sistema corticosurrenale. Stimolante e tonico-nervino, la Schisandra agisce come adattogeno e tonico generale in condizioni di affaticamento fisico e mentale, di neurastenia e impotenza; in particolare esplica un´azione tonica sui processi mentali, acuisce la concentrazione e migliora la memoria. Antiossidante e detossificante, attivo verso i disturbi metabolici prevalentemente a carico del fegato, con accumulo di cataboliti e aumento degli eventi ossidativi che hanno come conseguenza una maggior produzione di radicali liberi. Immunostimolante, in particolare contro le infezioni virali.

Meccanismo d’azione

I costituenti principali del frutto della Schisandra sono i lignani, tra i quali sono stati identificati i caratteristici schisandrina e γ-schisandrina. Ad essi sono attribuite le proprietà rigeneranti e l´azione detossificante1 a livello epatico. La pianta interviene sul sistema antiossidante endogeno del glutatione; tale influenza sarebbe alla base della diminuzione del senso di fatica, dell’aumento della performance fisica e del recupero energetico dopo un prestazione atletica. Agli stessi fitocostituenti è attribuita l´azione tonica e rinvigorente generale sull’organismo. Gli studi farmacologi2 hanno confermato le proprietà epatoprotettrici e tonico-adattogene confermandone l’efficacia. Inoltre, è utile per combattere lo stress da surmenage psico-fisico legato al sovraccarico funzionale del sistema ghiandolare corticosurrenale.

Preparazioni e dosi

Polvere: da 1,5 a 6 g pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Estratto secco: 100 mg pro dose, 2 volte al dì.

Interazioni

La Schisandra attiva gli enzimi metabolizzanti epatici con possibili interazioni sulla biodisponibilità dei farmaci assunti contemporaneamente.

Raccomandazioni

Si sconsiglia l´uso in soggetti con predisposizione all´ulcera duodenale, l’uso della pianta può causare bruciore di stomaco, difficoltà digestive e orticaria. Non usare in gravidanza ed allattamento.

Pianta non citata dalle fonti ufficiali di fitoterapia.

1 Sandberg F. Schisandrae Fructus Wu Wei Zi Gothenburg, 1993. Citato in American Herbal Pharmacopoeia, 1999.

Leung AY, Foster S. Enciclopedia delle piante medicinali utilizzate negli alimenti, nei farmaci e nei cosmetici. Aporie, 1999.

2 Hikino H., Kiso Y., Taguchi H et al. Antihepatotoxic actions of lignoids from Schisandra chinensis fruits.Planta Medica 1984, p. 213-218.

Senna

(Cassia senna L.)

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Descrizione botanica: Cassia senna L..

Famiglia: leguminosae (Caesalpiniaceae).

Sinonimi popolari: Senna alessandrina, Senna di Tinnevely.

Nome nglese: Senna, Alexandrian Senna, Khartoum Senna.

Descrizione

Pianta originari delle regioni subtropicali e tropicali della Somalia e Yemen. È un suffrutice di 50 cm di altezza, cespuglioso a foglie composte. Fiori raggruppati in grappoli con petali gialli venati di scuro

La senna è una pianta dicotiledone appartenente alla famiglia delle Caesalpiniaceae che comprendono anche 2 specie della flora italiana, il carrubo (Ceratonia siliqua) e l’albero di Giuda (Cercis siliquastrum). Si trova citata in molti ricettari medioevali e rappresenta la droga catartica per eccellenza. Il nome prende origine da sennar, regione del corso inferiore del fiume Nilo azzurro.

Droga utilizzata: foglie.

Principi attivi

Glucosidi diantronici (sennosidi A, A1, B,C,D). Glucosidi antrachinonici (aloemodina). Geterosidi idrossiantracenici con contenuto non inferiore al 2,5%, glicosidi antrachinonici, Mucillagini. Flavonoidi. Polisaccaridi acidi.

Proprietà terapeutiche

Stipsi. Lassativo. Purgativo.

Meccanismo d’azione

Lassativo ad azione irritante. L’azione lassativo-purgativa è determinata dai derivati antracenici (antrachinonici) combinati sotto forma di glicosidi, le cui genine sono in grado di agire sull’intestino crasso stimolando la peristalsi. L’azione irritante produce sulla mucosa dell’intestino crasso una iperemia che si estende a tutti gli organi del piccolo bacino, causa di numerose controindicazioni. I glucosidi si comportano da profarmaci in quanto, per agire, devono essere metabolizzati in prodotti biologicamente attivi, in seguito all’azione della flora batterica intestinale che libera gli agliconi. Il metabolismo avviene nel colon dove i prodotti, scarsamente assorbiti, agiscono stimolando la motilità del colon e la secrezione. La secrezione indotta di elettroliti ed acqua nel lume intestinale determina un aumento del volume del contenuto intestinale, uno stiramento della parete e la stimolazione della peristalsi. L’effetto lassativo si manifesta 8-12 ore dall’assunzione, che giustifica la somministrazione serale.

Preparazioni e dosi

Tisana: 0,5-2 g in 200 ml di acqua.

Estratto fluido: 20-30 gtt pro dose, la sera.

Estratto secco: 20-30 mg pro dose, la sera.

Tintura F.U.: 20-30 gtt propose, la sera.

Tintura Madre: 30-50 gtt propose, la sera.

Controindicazioni e raccomadazioni

Non utilizzare la droga in soggetti con diverticoli, occlusioni intestinali, malattie infiammatorie dell’intestino, vescica ed emorroidi. Non utilizzare in gravidanza ed in allattamento e in bambini sotto i 12 anni e per periodi prolungati.

Effetti collaterali

Possono comparire spasmi addominali e dolore, in pazienti con colon irritabile e decolorazione dell’urina gialla o rosso-marrone, non clinicamente rilevante. Trattamenti prolungati provocano perdite di elettroliti in particolare di potassio.

Interazioni

Le perdite di potassio possono aumentare l’attività dei glicosidi cardiaci ed alterare l’azione dei farmaci antiaritmici.

Riferimenti ufficiali: F.U. IX Ed. 1991, F.U. X Ed. 1998, ESCOP fascicule 5.

Sequoia

(Sequoia gigantea Decaisne)

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Descrizione botanica: Sequoia gigantea.

Famiglia: Taxodiaceae.

Sinonimi popolari: Sequoia, Albero dei mammouth, Albero monumentale.

Nome Inglese: Sequoia, Sequoia wellingtonia.

Descrizione

Albero monumentale, raggiunge i 100 m di altezza e 30 m di diametro. Cresce nel l’entroterra e sulle pendici orientali della Sierra Nevada, verso la California. Appartenente alla famiglia delle Conifere, può vivere oltre 1000 anni. Con foglie persistenti, aghiformi, appiattiti, non pungenti, due strie grigiastre sulla pagina inferiore, distribuite uniformemente lungo i rami e disposte su due file ai lati del rametto. I frutti sono strobili ovoidali di 2-2,5 cm.

Droga utilizzata: foglie.

Principi attivi

Olio essenziale. Fitormoni liposolubili. Resina. Tannini. Glucosidi. Minerali. Mucillagini. Mannani.

Proprietà terapeutiche

Ipertrofia prostatica, adenoma prostatico iniziale, ipertrofia prostatica, andropausa. Fibroma uterino, menopausa, osteoporosi. Disturbi trofici e psichici della senescenza. Utile rimedio di varie sindromi funzionali neurosessuali. Antisenescente dell’uomo utile sul piano geriatrico, provoca nel soggetto anziano una sensazione d’euforia ed un riacquisto di tono e forza,sia sul piano fisico e sia sul piano che morale e dell’umore.

Meccanismo d’azione

I tessuti meristematici (gemmoderivati) contengono fitormoni liposolubili in grado di inibire il sito di legame dei recettori del diidrotestosterone

La sua azione si esercita particolarmente a livello della prostata. Nell’ipertrofia e nell’adenoma prostatico si associa il Ribes nigrum (50 gocce 2 volte al dì per la durata di un mese),ciò perché il Ribes esercita un’azione antinfiammatoria (cortico-simile) stimolando il ritorno alla norma della ghiandola. Nei fibromi dell’utero è prescritta in dosi da 50 a 100 gocce al dì per cicli di 40 giorni.

La Sequoia ha un’azione specifica per la prostata e per il tono dell’umore e muscolare, sviluppando un’azione tonificante, stimolante e antidepressiva. Agisce fortemente sul piano geriatrico e provoca nel vecchio una sensazione d’euforia ed anche un riacquisto di forze, tanto sul piano fisico che morale.

Preparazioni e dosi

Macerato glicerico: da 30 a 50 gocce 3 volte al dì.

Tintura madre: da 30 a 50 gocce 3 volte al dì.

Pianta non citata dalle fonti ufficiali di fitoterapia. Non sono segnalati particolari raccomandazioni e/o limitazioni d’uso.

Soja

(Soja ispida Maxim)

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Descrizione botanica: Soja ispida Maxim.

Famiglia: Leguminose.

Sinonimi popolari:Soja, Fagiolo del Giappone.

Nome inglese: Glicine soja.

Descrizione

Pianta originaria della Cina, è coltivata in tutto l’estremo Oriente, in Africa e negli USA.

Pianta erbacea annuale con radici a tubercolo, molto sviluppate. Ha foglie alterne, di colore verde-giallognolo e composte da tre foglioline ovato-acuminate. I fiori sono piccoli, colorati di lilla o verde, riuniti in grappoli alle ascelle dei rami. Il frutto è un legume di forma arcuata, di 4-8 cm di lunghezza, contenente 2-5 semi. Essi hanno forma rotonda o appiattiti, di colore che varia dal nero al bruno o anche verde. Considerato tra tutti i legumi, un alimento nobile per il maggior contenuto di proteine e per la minor presenza di grassi saturi contenuti nei semi oleosi.

Droga utilizzata: Semi, da cui si ricavano l’olio e la farina.

Principi attivi

Sostanze lipidiche, trigliceridi (acido linoleico, acido oleico, acido linolenico), lecitine (fosfolipidi). Proteine (valore biologico simile a quelle di derivazione animale, composte di aminoacidi essenziali bilanciati). Glucosidi (saponine di soja, con caratteristiche emulsionanti). Vitamine. Sali minerali. Isoflavoni (fito-estrogeni: genisteina, daidzeina, gliciteina e cumestrolo).

Proprietà terapeutiche

Proprietà specifiche estrogeniche e antiestrogeniche, previene le complicanze cardiovascolari e osteoporotiche della donna in menopausa. Terapia sostitutiva in menopausa: disturbi dell’umore, vampate, sudori, fragilità ossea e patologie cardiovascolari. Utile alimento nell’ipertensione e nell’ipercolesterolemia.

In cosmetica la soja è utilizzata come emolliente e protettivo della pelle. Inoltre, i fosfolipidi di soia si usano come emulsionanti in combinazione con lanolina e derivati del colesterolo. La frazione insaponificabile si usa come ottimo ingrediente sebo-idro-normalizzante per creme adatte alle pelli secche e disidratate.

Meccanismo d’azione

Gli Isoflavoni (i cosiddetti fito-estrogeni): genisteina, daidzeina, gliciteina e cumestrolo si trovano nell’isolato proteico di soja ottenuto mediante estrazione acquosa. Questi principi attivi svolgono una complessa attività farmacologica:

  1. stimolazione della sintesi di SHBG (Sex Hormone Binding Globulin) con riduzione dell’estradiolo libero;

  2. inibizione dell’aromatasi, enzima che trasforma gli androgeni in estrogeni, con conseguente riduzione di questi ultimi;

  3. protezione delle LDL dall’ossidazione, con azione preventiva delle complicanze cardiovascolari della donna in menopausa;

  4. azione antiosteoporotica, studi su ratti privi di ovaie hanno dimostrato di diminuire la perdita di calcio nelle ossa;

  5. azione estrogenica/antiestrogenica è attribuibile alla struttura chimica simile agli estrogeni umani (in particolare al 17-beta-estradiolo) che li rende agonisti o antagonisti sui diversi recettori.

La lecitina è responsabile della diminuzione del colesterolo assieme all’acido linoleico.

Preparazioni e dosi

Estratto secco: 300 mg pro dose, 2 volte al dì.

Polvere: 400-500 mg pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Per uso cosmetico

Estratto oleoso in creme ed emulsioni al 5-7%.

Pianta non citata dalle fonti ufficiali di fitoterapia. Non sono segnalati particolari raccomandazioni e/o limitazioni d’uso.

Spirulina

(Spirulina maxima Setch et Gaener)

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Descrizione botanica: Spirulina maxima. Setch et Gaener.

Famiglia: Oscillatoriaceae (Cyanophyta).

Sinonimi popolari: Spirulina, Alga spirulina, Alga azzurra.

Nome inglese: Spirulina.

Descrizione

Piccola alga unicellulare con forma a spirale. È diffusa soprattutto nelle acque dolci con temperatura mite, di colore blu-verde cresce in America centrale nei laghi puliti tropici e ricchi di sostanze minerali e di sodio bicarbonato, con valori di pH alcalini ed alti gradi di durezza, formando colonie composte da miliardi di individui. Sotto l’influsso del sole tropicale l’alga svolge un’elevata capacità di fotosintesi clorofilliana e grazie al suo elevato contenuto in clorofilla, sintetizza molte sostanze organichedi cui aminoacidi essenziali. Pianta molto antica, conosciuta già oltre mille anni fa da antiche popolazioni del Mesico che la utilizzavano come alimento. Le Spiruline raccolte ed essiccate, erano usate per ottenere integratori dell’alimentazione dalle popolazioni africane abitanti nei dintorni del lago Ciad (Spirulina platensis) e da quelle centro-americane, residenti intorno all’antico lago Texcoco (Spirulina maxima). Il nome spirulina si riferisce alla forma a spirale della pianta. La Spirulina a differenza delle alghe brune non contiene iodio.

Droga utilizzata: alga intera.

Principi attivi

Proteine. Aminoacidi. Carotenoidi. Inositolo. Acido folico. Acidi grassi essenziali e acidi grassi polinsaturi (acido linoleico, acido gamma-linolenico). Minerali. Oligoelementi (ferro, magnesio, calcio, zinco). Vitamine (B1, B2, B5, B12, C, E, PP, F, provitamina A).

Proprietà terapeutiche

Affaticamento da causa surmenage fisico da lavoro e sessuale. Anemia, nutriente per lo sviluppo e la crescita. Dimagrimento patologico. Obesità e controllo del peso. Nervosismo. Nutriente prezioso per l’elevato apporto di aminoacidi essenziali, di vitamine e minerali. Utile integratore alimentare per sportivi, convalescenza, gravidanza e allattamento. Rivitalizzante e tonificante. Antinvecchiamento e antiossidante. Intossicazione da metalli pesanti.

Meccanismo d’azione

L’azione benefica della spirulina si sviluppa grazie alla sua ricchezza di acidi grassi insaturi, come l’acido linoleico e l’acido gamma-linolenico.

Il contenuto di ferro e di amminoacidi essenziali favorisce la sintesi dell’emoglobina, costituente dei globuli rossi; perciò raccomandata nelle anemie sideropeniche e alle donne in gravidanza.

La fenilalamina, amminoacido essenziale presente in dosi piuttosto elevate, contribuisce a ridurre la sensazione di fame e il desiderio di cibo.

La Spirulina possiede un effetto depurativo e disintossicante renale dovuto all’azione della clorofilla, polisaccaridi e vitamine.

Inoltre, la Spirulina combatte l’effetto dell’invecchiamento grazie al potere antiossidante della vitamina A, E, F, degli acidi grassi polinsaturi e dei minerali.

Preparazioni e dosi

Polvere intera essiccata: 400-500 mg pro dose, 3 o 4 volte al dì.

Raccomandazioni

Nelle diete dimagranti si raccomanda di assumerle mezz’ora prima dei pasti.

Pianta non citata dalle fonti ufficiali di fitoterapia. Non sono segnalati particolari raccomandazioni e/o limitazioni d’uso.

Tarassaco

(Taraxacum officinale Weber)

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Descrizione botanica: Taraxacum officinale Weber.

Famiglia: Asteraceae (Compositae).

Sinonimi popolari: Cicoria selvaggia, Cicoria burda, Dente di leone, Soffione, Tarassaco.

Nome inglese: Cankerwort, Dandelion, Lion’s Tooth, Taraxacum.

Descrizione

Pianta erbacea perenne alta sino a 60 cm, diffusa in tutte le zone temperate dell’ Europa e dell’Asia. Il Tarassaco è una pianta dal carattere infestante e difficile da estirpare; cresce nei terreni azotati di campi, pascoli, boschi, nei prati incolti e lungo le strade, fino ad altitudini di 2000 metri.

Ha una radice carnosa a fittonante, laticifera. Le foglie sono oblunghe, lanceolate, dentate e riunite in rosette con picciolo evidente, alato, di colore verde scuro. I fiori formano capolini di un giallo intenso dorato, ligulati, su peduncoli spesso rossicci, fiorisce da febbraio all’autunno.

Il nome Taraxacum deriva dal greco taraxis, guarisco con allusione alle proprietà medicinali della pianta, venne descritto la prima volta dai medici arabi Rhazes e Avicenna.

Droga utilizzata: Radice.

Principi attivi

Alcoli triterpenici (taraxolo, taraxasterolo, taraxerolo, amirina, arnidiolo, taradiolo). Taraxacoside, tardiolotarassacoside (derivato dell’acido p-idrossi-fenilacetico. Lattoni amari. Sesquiterpeni. Steroli (beta-sitosterolo libero K). Principi amari, triterpeni pentaciclici (tarassicina). Steroli. Caroteni. Flavonoidi (eudesmanolidi). Inulina.

Proprietà terapeutiche

Ripristino della funzione epatica e biliare, dispepsia, inappetenza.

Diuretico, coleretico, colagogo, eupeptico (amaro salino), utilizzato nella dispepsia atonica gastrica ed intestinale, insufficienza epatica, emorroidi e stitichezza. Ha proprietà diuretica, tonica, depurativa del sangue, disintossicante e stimolante del fegato.

Le proprietà drenanti, detossicanti e diuretiche indicano il Tarassaco come ottimo coadiuvante nel trattamento dell’obesità, ipocolesterolemizzante, patologie reumatiche, articolazioni gonfie con idrarto, gotta, artrosi, edema perimalleolare, tensione addominale. Disturbi e disordini della pelle eruzione cutanea, eczema.

Meccanismo d’azione

I principi attivi amari del Tarassaco attivano la funzionalità epatica, aumenta la secrezione di bile, con conseguente azione diuretica. Il tarassaco svolge una notevole azione drenante e depurativa che si esplica attivando la secrezione biliare e aumentando la diuresi (azione coleretica è dovuta agli alcoli triterpenici ed ai lattoni sesquiterpenici). Questi, oltre ad aumentare la secrezione biliare, stimolano i processi di coniugazione delle sostanze tossiche facilitando l’ eliminazione dei metaboliti dannosi per l’organismo e prevenendo anche la formazione dei calcoli biliari. L’azione diuretica è dovuta ai flavonoidi ed al potassio, facilita l’ eliminazione delle tossine responsabili di alcune forme infiammatorie e di ritenzione idrica e linfatica.

Preparazioni e dosi

Tisana: 1,5 g in 200 ml di acqua, 3 volte al dì. ,2 g di droga.

Estratto secco: 600 mg pro dose, 2 o 3 volte al dì, dopo i pasti.

Estratto fluido: sino a 5 g pro dose, 3 volte al dì, dopo i pasti.

Tintura F.U.: 20-30 gtt, pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Tintura Madre: 40-50 gtt pro dose, 3 volte al dì, dopo i pasti.

Controindicazioni

Sconsigliato in soggetti con intestino irritabile, nelle occlusioni delle vie biliari e durante l’allattamento.

Effetti collaterali

Può causare dermatite allergica da contatto dovuta alla presenza dell’acido taraxinico, lattone sesquiterpenico.

Riferimenti ufficiali: BHP, ESCOP fascicule 2.

Tè vergine

(Camellia sinensis Kuntze)

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Descrizione botanica: Camellia sinensis Kuntze.

Famiglia: Theaceae.

Sinonimi popolari: Tè cinese, Tè verde, Tè vergine.

Nome inglese: Green tea, Tea bush, Common (Chinese) tea;

Descrizione

Arbusto sempreverde originario del sud Yunnan (varietà sinensis) e della provincia di Assam in India (varietà. assamica), il tè è una pianta coltivata in Cina da tempi remoti. Cresce bene su terreni acidi ben drenati, da 500 a 2000 m di altitudine, in zone tropicali o sub-tropicali con adeguate precipitazioni piovose. È un arbusto con le foglie sempreverdi coriacee e dentellate. Esistono 3 tipi di tè: il tè verde (20% della produzione), il tè nero (80% della produzione) e il tè oolong (1% della produzione). Questi 3 tipi di tè si differenziano per il trattamento che subiscono le foglie della Camellia sinensis dopo la raccolta. Nel tè verde le foglie fresche, appena raccolte, sono sottoposte a vapore in recipienti di rame. Con questa procedura vengono inattivati gli enzimi responsabili della fermentazione e dell’alterazione della clorofilla; viene mantenuto il colore verde, ma si perdono le essenze aromatiche. Il Tè nero si ottiene facendo essiccare le foglie al sole, successivamente arrotolate, fermentate e tostate a 120°C. In questo modo avviene un’ossidazione che dà al prodotto il colore e l’aroma finale. Il nome deriva dal cinese t’e, tramandato in francese thé.

Droga utilizzata: foglie fresche essiccate.

Principi attivi

Olio essenziale (teaspirani, teaspirone, teaflavina, tearubigina, epicatechina, damascone, jasmone, α e β-ionone). Basi puriniche xantiniche (caffeina, teobromina, teofillina, adenina). Tannini. Flavonoidi. Saponine (teafolisaponine). Proteine. Acido ascorbico. Vitamine del gruppo B.

Proprietà terapeutiche:

Obesità, stasi adipose, cellulite, ritenzione idrica. Diuretico. Infiammazione del tessuto connettivo, stimolante del sistema immunitario, astenia, stanchezza fisica. Astringente, diuretico, stimolante. I polifenoli aumentano il tasso ematico di adrenalina la quale a sua volta aumenta la lipolisi favorendo il dimagrimento. Il tè verde contiene meno caffeina e più polifenoli rispetto al tè nero, per questo motivo ha un’azione più blanda come stimolante, ma risulta più efficace nelle diete dimagranti.

Meccanismo d’azione

I flavonoidi inibiscono l’enzima catecol-O-metiltransferasi (COMT), responsabile della degradazione dell’adrenalina, la reazione avviene all’esterno dell’adipocita con formazione di un complesso tra i flavonoidi e la COMT, bloccando l’azione della stessa e prolungando l’attività delle catecolamine responsabili della lipolisi.

Le basi xantiniche inibiscono l’enzima fosfodiesterasi, responsabile della degradazione dell’AMP-ciclico, che partecipa alla reazione catabolica della lipolisi. Questa reazione avviene all’interno degli adipociti: smobilizza i grassi di deposito rendendoli disponibili per l’azione lipolitica.

Preparazioni e dosi

Infuso: 5 g in 200 ml di acqua, 2 volte al dì.

Polvere: 390 mg pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Controindicazioni

Non assumere nel periodo di allattamento. Un uso eccessivo e continuativo può provocare teismo con insonnia, nervosismo, dimagramento eccessivo.

Raccomandazioni

Un’infusione breve (circa 5 minuti) è utile per sfruttare l’effetto stimolante e lipolitico (si estrae caffeina solubile in acqua), mentre un’infusione prolungata è utile per l’effetto astringente (si estraggono mucillagini e tannini complessati).

Pianta non citata dalle fonti ufficiali di fitoterapia.

Tiglio

(Tilia tomentosa Scopoli)

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Descrizione botanica: Tilia tomentosa Scopoli.

Famiglia: Tiliaceae

Sinonimi popolari: Tiglio, Tiglio argenteo.

Nome inglese: Basswood, Linden.

Descrizione

Albero grande dalla chioma ramificata, a fusto eretto con corteccia liscia in età giovanile e screpolata in età avanzata, di colore scuro con riflessi violacei, raggiunge i 30 m di altezza, è diffuso sia come pianta spontanea sia come specie coltivata, cresce soprattutto nelle zone montuose dell’Europa continentale e nella regione del Caucaso Ha foglie caduche, spicciolate, seghettate a forma di cuore e asimmetriche alla base. I fiori, di colore bianco giallastro, sono profumatissimi, la fioritura avviene tra giugno e luglio. I frutti hanno la grossezza di un pisello con un pericarpo duro. Il nome deriva dal greco ptylon, ala, in riferimento alla brattea dell’inflorescenza. È una pianta citata già nel 200 a. C., nella materia medica di Teofrasto, considerata una pianta sacra dai popoli germanici e slavi, con simbolismo dell’unità familiare e dell’innocenza. Secondo la leggenda sulla tomba di Santa Caterina da Siena spuntassero germogli di tiglio a simboleggiare la sua innocenza.

Droga utilizzata: infiorescenze e la corteccia.

Principi attivi

Flavonoidi (quercitina, isoquercitina,kampferolo, tiliacina). Olio essenziale (farnesolo, linaiolo, vanillina). Cumarine. Mucillagini (acido galatturonico). Vitamine C, vitamine del copmplesso B. Polisaccaridi (arabinogalattano). Tannini. Fenolacidi (acido caffeico, acido clorogenico). Saponine. Minerali.

Proprietà terapeutiche

Sedativo miorilassante, insonnia con eccitazione nervosa, anticefalgico. Spasmolitico, diaforetico, antitussivo, bechico. Disturbi del sonno, ansia somatizzata a livello gastrointestinale (colite, gastrite, esofagite). Nell’insonnia infantile è utile per e i bambini iperattivi o irritabibili.

Indicato nelle malattie da raffreddamento con febbre, tossi secche, bronchiti. Ipertensione arteriosa di origine nervosa. Disturbi cardiaci e circolatori: i fiori e la corteccia di Tiglio hanno un effetto vasodilatatore e blandamente ipotensivo, la loro azione è particolarmente efficace sulle coronarie.

Per uso esterno, è impiegato nell’idroterapia: bagni con infuso di fiori di tiglio svolgono un’azione tranquillizzante e rilassante. In cosmetica negli shampoos e lozioni rinfrescanti.

Meccanismo d’azione

I fiori sono la parte della pianta ricca del fitocomplesso caratterizzato principalmente da polisaccaridi e da polifenoli (flavonoidi, tannini, e derivati dell’acido caffeico) e da un olio essenziale. I principali flavonoidi sono la isoquercitrina, quercetina e kampferolo. Al fitocomplesso sono state riconosciute azioni bensodiazepino-simile.

Preparazioni e dosi

Tisana: infuso al 5-10 %, in 200 ml di acqua più volte al dì.

Estratto secco: 500-750 mg pro dose, 2 volte al dì.

Macerato glicerico: 30-50 gtt pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Olio essenziale: 4-5 gtt pro dose, su veicolo, 2 o 3 volte al dì.

Uso esterno

Estratti idrofili e glicolici al 5% in fitocosmesi come rinfrescanti e lenitivi. Bagni rilassanti e impacchi lenitivi su ecchimosi e contusioni.

Effetti collaterali

Sono riportati casi di “effetto paradosso”, all’uopo è consigliabile sospendere la terapia o diminuirne il dosaggio.

Raccomandazioni

Conservare in recipiente ben chiuso, al riparo dalla luce.

Riferimenti ufficiali:F.U. IX Ed. 1991, F.U. X Ed. 1998.

Timo

(Thymus vulgaris L.)

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Descrizione botanica: Thymus vulgaris l..

Famiglia: Lamiaceae (labiatae).

Sinonimi popolari:Timo, Erbaccia, Pepolino, Sarapollo.

Nome inglese: Common Thyme, Thyme, Garden Thyme.

Descrizione

Arbusto cespuglioso, originario dall’area mediterranea, estesa fino alle Canarie, diffuso nei climi caldi-temperati, la varietà serpillo resiste anche a quote alte del Monte Rosa. La pianta non supera i 30 cm di altezza, si sviluppa su un robusto apparato radicale. Il fusto è legnoso, tortuoso e abbondantemente ramificato. Nella parte inferiore è rivestito di corteccia color cenere, mentre i rami sono ricoperti da peli e si presentano biancastri. Ha foglie coriacee, piccole, subsessili di color grigio-verde di varie forme, a secondo della specie. I fiori disposti all’apice dei rami, sono piccoli e tubolari, di color bianco-rosa, riuniti in glumeroli formanti le infiorescenze, compaiono dall’inizio della primavera a metà dell’estate. Il frutto è composto da quattro acheni marroni inseriti nel fondo del calice del fiore.

Il nome deriva dal greco thymos, emanare profumo.

Droga utilizzata: foglie e fiori.

Principi attivi

Olio essenziale, terpeni biciclici e fenolici (timolo, carvacolo, canfene, pinene, p-cimene, terpinene). Acido oleanolico. Acido ursolico. Fenolacidi (acido clorogenico, caffeico, labiatico, rosmarinico). Flavonoidi. Glucosidi flavonici e flavoni. Tannini. Saponine triterpeniche.

Proprietà terapeutiche

Ha proprietà antimicrobiche: batteriostatiche (gram +), antiovirali e antimicotiche. Antisettico delle vie respiratorie, espettorante, antitosse, con azione spasmolitica secretolitico, secretomotore. Ipocolesterolemizzante. Stomatite e l’alitosi. Carminativo, stomachico e antisettico, per cui può essere utile nell’atonia digestiva, nelle fermentazioni e flatulenze.

Per uso locale cutaneo è utile nelle foruncolosi, forme acneiche, ascessi; cicatrizzante ed antalgico per piaghe, ulcere, scottature, eczemi, eritemi, dermatosi, gonfiori). Rubefacente e antalgico-sedativo, utile nei reumatismi, gotta e sciatalgie. Stimolante generale nervino, tonico circolatorio.

Meccanismo d’azione

L’azione principale è quella di espettorante, dovuta al timolo e carvacolo che aumentano la secrezione bronchiale e fluidificano il muco. L’olio di timo assunto per via orale viene eliminato attraverso le mucosi bronchiali dove esercita la sua funzione antisettica.

L’effetto spasmolitico è attribuibile alla frazione flavonica e l’effetto espettorante alla presenza dei terpeni.

All’olio essenziale (timolo e carvacolo) è attribuita l’azione antitussiva e antibatterica. Mentre, alle saponine è attribuita l’attività espettorante e secretomotoria della mucosa farongo-bronchiale. Studi recenti attribuiscono al timo un’azione immunostimolante.

Preparazioni e dosi

Tisana: 1,5-2 g per infusione in 200 ml di acqua, 2 o 3 volte al dì.

Estratto secco: 300 mg pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Polvere: 1-2 g pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Tintura madre: 30-40 gtt pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Olio essenziale: 4-5 gtt pro dose, su veicolo, 2 o 3 volte al dì.

Uso esterno

Infuso al 5% come collutorio e gargarismi. Per uso cosmetico in talchi, detergenti e lozioni.

Controindicazioni

Non consigliare in soggetti con enterocoliche e insufficienza cardiaca. Gravidanza ed allattamento.

Effetti collaterali

Un iperdosaggio può provocare spasmi intestinali e collassi temporanei.

Riferimenti ufficiali: F.U. IX Ed. 1991, F.U. X Ed. 1998, F. U. XI Ed. 2002, Farmacopea Europea IV Ed. 1998/1999, ESCOP fascicule 1.

Tribulus

(Tribulus terrestris L.)

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Descrizione botanica: Borago Tribulus terrestris.

Famiglia: Zygophillaceae.

Sinonimi popolari:Tribolo, Caciarello

Nome inglese: Small caltrop, Nerinji, Nirunji

Descrizione

Il Tribulus terrestris è un arbusto perenne, cresce spontaneo nei terreni fertili e ben irrigati di tutta l’India e di alcune zone dell’Africa. Ha i rami coperti di un pelume ascendente alle sommità dei quali, su rametto dritto, spuntano le foglie pennatosette, corte con degli aculei alle sommità. I frutti assomigliano ad uno zoccolo di bue, da qui il nome “Gokshura” in sanskrito. Viene impiegato nella medicina ayurvedica per combattere impotenza, per tutta una serie di problematiche sessuali e per aumentare la fertilità sia maschile che femminile.

Droga utilizzata: radice.

Principi attivi

Saponine steroidiche (terrestrosine, dioscina, gracillina, saponina kikuba, protodioscina, neoecogenina glucoside, tribulosina). Glicosidi flavonici. Alcaloidi (armina, armalina, armano, tetraidroarmina). Resine. Aminoacidi (acido aspartico e acido glutammico). Potassio e nitrati.

Proprietà terapeutiche

Afrodisiaco, stimolante delle attività sessuali. Tonico sessuale anabolico per l´uomo, regolatore dei disturbi psico-fisici del climaterio nella donna.

Tonico anabolico, anabolizzante naturale negli allenamenti finalizzati all’aumento di massa muscolare, la forza, la resistenza e la potenza fisica.

Nella pratica ayurvedica il Tribulus è utilizzato anche come tonico geriatrico e per il trattamento della debolezza generalizzata;principalmente i frutti e i semi di Tribulus sono prescritti nei disturbi delle vie urinarie e nella calcolosi.

Meccanismo d’azione1

Recentemente sono apparsi estratti titolati esclusivamente in protodioscina, a cui sono state attribuite in modo ancor più specifico le proprietà di tonico sessuale. Studi farmacologici evidenziano effetti diversi a seconda del sesso: nei maschi le saponine steroidee del Tribulus potenziano la spermatogenesi e l´attività sessuale (stimolando la secrezione dell’ormone luteinizzante (LH) e del testosterone da parte dell’ipofisi), mentre nelle femmine potenzierebbero l´effetto degli estrogeni con aumento della fertilità e miglioramento generale della funzionalità sessuale (aumentando la produzione dell’ormone follicolo stimolante (FSH) e dell’estradiolo).

Preparazioni e dosi

Estratto secco: 250 mg pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Tintura madre: da 30 a 50 gtt, 2 o 3 volte al dì.

Effetti collaterali

In soggetti sensibili può causare acidità gastrica, pertanto si consiglia l’assunzione dopo i pasti

Controindicazioni

Sconsigliato l’uso in soggetti con ipertrofia prostatica e ipertensione.

Raccomandazioni

A livello agonistico si consiglia l’impiego del Tribulus solo durante i giorni di allenamento sportivo. Sconsigliato a soggetti affetti da disturbi ormonali.

Non usare in gravidanza ed allattamento.

Pianta non citata dalle fonti ufficiali di fitoterapia.

1 Gauthaman K, Adaikan PG, Prasad RN. Aphrodisiac properties of Tribulus Terrestris extract (Protodioscin) in normal and castrated rats. Life Sci 71 (12): 1385-96. 2002.

Neychev VK, & Mitev VI. The aphrodisiac herb Tribulus terrestris does not influence the androgen production in young men. J Ethnopharmacol 101 (1-3): 319-23. 2005.

Uncaria

(Uncaria tomentosa Willd)

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Descrizione botanica: Uncaria tomentosa Willd.

Famiglia: Rubiaceae.

Sinonimi popolari:Uncaria, Unghia di gatto

Nome inglese: Uncaria.

Descrizione

Pianta rampicante, cresce spontaneo nelle foreste del dell’Amazzonia e nelle regioni del Sud America ad altitudini comprese fra 400 e 800 metri s.l.m. appartenente ad una delle maggiori famiglie di piante tropicali. Ha rami spioventi, foglie composte ovali, di colore verde scuro, opposte, tronco quadrangolare provvisto di tipiche spine lunghe 2 cm, ricurve verso il basso, poste alla base dei piccioli delle foglie. Nota in Sud-America col nome Unca de gato, in riferimento alle caratteristiche spine a forma di uncino che servono alla pianta per agganciarsi e sostenersi agli alberi circostanti e svilupparsi verso l’alto alla ricerca della luce che le serve per vivere.

Droga utilizzata: corteccia, foglie, talvolta la radice.

Principi attivi

Alcaloidi ossindolici (irsutina, pteropodina, rincofillina, isomitrafillina, isorincofillina, isopteropodina isorincofillina). Composti polifenolici (epicatechina). Fitosteroli, triterpeni polidrossilati. (β-sitosterolo, stigmasterolo, kampesterolo). Acido ursolico. Acido oleanico. Glucosidi dell’acido chinovico.

Proprietà terapeutiche

Immunomodulante e immunostimolante, Antinfiammatorio, antidolorifico antivirale, antireumatico. Attività antimutagena, utile nella prevenzione delle malattie degenerative, immunostimolante nella prevenzione delle malattie invernali. Pianta usata nella medicina popolare peruviana nei processi flogistici, per la cura di ferite e ulcerazioni.

Meccanismo d’azione

L’azione antinfiammatoria è svolta dai fitosteroli (kampesterolo, β-sitosterolo, stigmasterolo) con efficacia simil-cortisonica specie a livello delle articolazioni.

L’azione immunostimolante ed immunomodulante è dovuta agli alcaloidi ossindolici che stimolano l’azione fagocitaria da parte dei macrofagi del sistema reticolo-endoteliale, aumentano le cellule T4 e NK (Natural Killer). I glicosidi dell’acido chinovico esplicano azione antivirale e antiinfiammatoria. L’azione antivirale rende ancor più efficace l’attività immunostimolante.
I polifenoli svolgono un’attività antiossidante, antiradicalica, antimutagenica. L’azione antimutagenica si esplica a livello della DNA-polimerasi che inibisce la proliferazione cellulare bloccando gli enzimi della replicazione dei virus (DNA-polimerasi e trascrittasi inversa), inoltre, potenzia i linfociti-T.

Preparazioni e dosi

Decotto: 20-30 g di corteccia o di radici, in 200 ml d’acqua a fuoco lento.

Infuso: 10 g di foglie in 200 ml d’acqua.

Tintura F.U.: 30°40 gtt pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Estratto secco F.U.: 100-300 mg pro dose, 2 volte al dì.

Polvere: 250 mg pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Tintura madre.: 30-50 gtt pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Macerato glicemico: 30-40 gtt pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Controindicazioni

Sconsigliato l’uso in gravidanza, allattamento e malattie autoimmuni.

Effetti collaterali

Usare con cautela, quantità eccessive possono causare diarrea.

Raccomandazioni

Assumere lontano dai pasti. Cicli prolungati possono portare ad ipovitaminosi di tipo A.

Pianta non citata dalle fonti ufficiali di fitoterapia.

Uva ursina

(Arctostaphylos uva-ursi (L.) Sprengel)

schede-fitoterapia-uva-ursina

Descrizione botanica: Arctostaphylos uva ursi. (L.) Sprengel.

Famiglia: Ericaceae.

Sinonimi popolari: Uva ursina, Uva dell’orso, Uva selvaggia, Arbossa, Umbriachella.

Nome inglese: Bearberry, Redberry, Hogberry.

Descrizione

L’Uva ursina è un arbusto ramificato sempreverde nano. È diffuso in Europa ed in America, cresce dalle lande del nord fino alle Alpi nei luoghi sassosi e nelle brughiere delle Alpi e degli Appennini fino a 2400 mt di altitudine.

Ha le foglie alterne, obovate o lanceolate coriacee, persistenti, lucenti e di colore verde oliva sopra e verde bruno sotto. I fiori si sviluppano in piccoli grappoli terminali di 12-15 cm, con piccole brattee alla base del pedicello, fioriscono tra aprile e maggio, di colore rosei e penduli. Il frutto è una drupa globosa, liscia, di colore rosso scarlatto e sapore molto acido.

Il nome Arctostaphylos deriva dal greco arctos, orso e staphylos, uva, e dal latino Uva ursi, uva degli orsi, in riferimento ai frutti carnosi considerati cibo di cui gli orsi sono ghiotti

Droga utilizzata: foglie.

Principi attivi

Glucosidi antrachinonici (arbutina, metilarbutina) Tannini dell’acido pirogallico Derivati triterpenici (acido ursolico, uvaolo) Glucosidi flavonoidici (iperina, isoquercetina).

Proprietà terapeutiche

Infezioni del tratto urinario inferiore: cistite, uretrite, prostatite,  colibacillosi. Infezioni recidivanti delle vie urinarie. L’Uva ursina favorisce l’elimazione della renella e di piccoli calcoli. Enuresi notturna. Perdite bianche (leucorrea).

Meccanismo d’azione

I glucosidi arbutina e metilarbutina, in ambiente basico, per azione dell’enzima arbutasi vengono scissi in idrochinone e metil-idrochinone, ad azione batteriostatica e antisettica delle vie urinarie (verso Staphylococchi e E. Coli).

L’idrochinone e metil-idrochinone vengono assorbiti, coniugati ed eliminati attraverso i reni dove vengono nuovamente liberati in idrochinone. Quest’ultimo passaggio è favorito dall’ambiente alcalino, pertanto, per potenziare l’efficacia si assume l’Uva ursina con acqua alcalinizzata (assumendo sodio bicarbonato).

Preparazioni e dosi

Infuso: 2 g pro dose, in 200 ml di acqua, 2 o 3 volte al dì.

Polvere: 0,5 g pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Tintura F.U.: 20-30 gtt pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Estratto secco F.U.: 0,3 g pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Tintura madre: 30-50 gtt pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Controindicazioni

Non somministrare in gravidanza, in allattamento e nell’insufficienza renale.

Effetti collaterali

Dosi elevate possono provocare flogosi, gastropatie, nausea, vomito, tinnito, disturbi renali e stipsi.

Interazioni

Alcuni farmaci ad azione acidificante dell’urina possono portare ad una riduzione di efficacia.

Raccomandazioni

Durante l’assunzione di Uva ursina, si consiglia di osservare una dieta alcalinizzante, ricca di verdure, riducendo carne e derivati, grassi in genere e frutta secca.

Riferimenti ufficiali: F.U. IX Ed. 1991, F.U. X Ed. 1998, ESCOP fascicule 5.

Valeriana

(Valeriana officinalis L.)

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Descrizione botanica: Valeriana officinalis L..

Famiglia: Valerianaceae.

Sinonimi popolari: Amantilla, Bosone, Erba gatta, Nardo selvatico, Erba dei gatti, Amantilla.

Nome inglese: Valerian, Great Wild Valerian, Setwall, Garden Heliotrope, George’s Herbe.

Descrizione

La valeriana è una pianta erbacea perenne, raggiungere l’altezza di 2 m, originaria dell’Europa e dell’Asia, cresce nei luoghi umidi in tutta Europa, in Italia è cresce nelle zone montuose. L’uso della valeriana come pianta medicinale è antichissimo e risale almeno ai Greci. Il fusto è articolato in nodi e internodi, con foglie alterne, opposte imparipennate, i fiori di colore bianco o rosa sono riuniti in cime ombrelliformi, sono impollinati generalmente da insetti attratti dalla vistosità delle ombrelle. La parte sotterranea è costituita da un rizoma e da numerose lunghe radici. La pianta emana un odore penetrante e sgradevole, caratteristico dell’acido isovalerianico.  Il nome deriva dal latino valére, star bene, in riferimento alle proprietà medicinali.

Droga utilizzata: radici, rizoma e stoloni freschi o disseccati.

Principi attivi

Olio essenziale (borneolo, pinene, canfene, mirtenolo, acido valerianico, acido isoferulico). Sesquiterpeni (acido valerenico). Esteri epossiiridoidi (valepotriati, saltrati, diidrovaltrato, acevaltrato ). Alcaloidi (valerianina, actinidia). Glucosidi.

Proprietà terapeutiche

Sedativa, spasmolitica, ipnotica. Stati di tensione con irrequietezza, irritabilità con difficoltà di addormentarsi. Sindromi ansiose, stati di nervosismo, spasmi, cefalea.

Antispasmodico del tratto gastroenterico. Crampi gastrointestinali di origine nervosa. Abuso di nicotina, caffè, affaticamento da eccessivo lavoro, stress, crampi, isterismo, depressione, emicrania nervosa. Esaurimento nervoso, inquietudine interiore, disturbi della mestruazione, crampi mestruali. Ansia da attesa, tensione prima degli esami, insonnia da superlavoro intellettuale.

Meccanismo d’azione

L’azione sedativa della Valeriana è dovuto ai sesquiterpeni che agiscono riducendo il catabolismo dell’acido γ-ammino-butirrico (GABA), a livello dei recettori del Sistema Nervoso Centrale, e bloccando l’ingresso degli ioni cloro nella membrana dei neuroni, punti recettoriali delle benzodiazepine.

L’acido valerenico possiede un’azione spasmolitica e miorilassante ed insieme ai sesquiterpeni, mostra uno spiccato effetto sedativo sull’agitazione motoria, sugli spasmi gastrici e colici. l’

Preparazioni e dosi

Tisana: infuso al 3-5 %, una tazza più volte al dì.

Estratto fluido: 1-1,5 g pro dose, 3 volte al dì.

Estratto secco: 300-500 mg pro dose, 2 volte al dì.

Tintura F.U.: 20-30 gtt pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Tintura madre:. 40-50 gtt pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Polvere: 500 mg pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Controindicazioni

Si sconsiglia l’uso ai bambini al di sotto dei 3 anni.

Effetti collaterali

Si possono verificare effetti paradosso, con cefalea e agitazione psicomotoria.

Interazioni

Si possono verificare interazioni con le benzodiazepine ed altri sedativi di sintesi. Evitare l’assunzione contemporaneamente ad alcool.

Raccomandazioni

Attenua l’attenzione e i riflessi. Assumere a stomaco vuoto per una più rapida risposta farmacodinamica.

Riferimenti ufficiali: Citazione: Ph.Eur.III, F.U. IX Ed. 1991, F.U. X Ed. 1998, ESCOP fascicule 4.

Verbasco

(Verbascum thapsus L.)

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Descrizione botanica: Verbascum thapsus L..

Famiglia: Scrofulariaceae.

Sinonimi popolari: Verbasco, Tasso barbasso, Candela regia.

Nome inglese: Mullein, Higth Tafer.

Descrizione

Pianta erbacea comune, diffusa nei terreni incolti lungo le strade campestri, ai margini delle strade e nei luoghi soleggiati. Pianta erbacea con radice a fittone bianca, rivestita di densa peluria bianco-giallastra, con fusto eretto, alta fino a 150 cm. Ha foglie ovali, oblunghe, lanceolate lanose, disposte a spirale lungo il fusto; i fiori, riuniti in racemi, hanno una corolla di colore giallo pallido a forma di pannocchia. Si raccoglie in estate.

Il termine Verbascum deriva dal termine barbascum, attribuito da Plinio alla pianta per il suo aspetto peloso e i filamenti staminali.

Droga utilizzata: fiori e foglie.

Principi attivi

Glucosidi (flavonglucoside). Flavonoidi (digiprolattone). Mucillagine. Oli essenziali. Pectina. Rutina. Crocetina. Sali minerali. Saponine (verbascosaponina).

Proprietà terapeutiche

Proprietà tossifughe, espettoranti, antinfiammatorie, emollienti, lenitive.

Utile rimedio delle affezioni irritative delle vie respiratorie con tosse grassa e produttiva. Effetto espettorante, mucolitico e lenitivo delle mucose. Lassativo osmotico. Per uso locale è impiegato come emolliente e lenitivo per le infiammazioni delle mucose, piaghe, ulcere, emorroidi.

Meccanismo d’azione

L’azione farmacologica è legata alla capacità delle mucillagini di rigonfiarsi in acqua producendo masse plastiche o dispersioni viscose che, se ingerite, possono avere azioni lassative meccanico-osmotiche. Usate esternamente in impacchi hanno azione protettiva e antinfiammatoria su cute e mucose lese.

Preparazioni e dosi

Tisana: 5 g in 200 nml di acqua, 2 o 3 volte al dì.

Polvere: 300 mg pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Per uso esterno

Impacchi e infuso per applicazioni locali.

Pianta non citata dalle fonti ufficiali di fitoterapia. Non sono segnalati particolari raccomandazioni e/o limitazioni d’uso.

Verbena

(Verbena officinalis L.)

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Descrizione botanica: Verbena officinalis L..

Famiglia: Verbenaceae.

Sinonimi popolari: Erba Sacra, Erba Crocetta, Erba Colombina, Erba turca, barbegna, Erba di S. Giovanni.

Nome inglese: Verbeene, Vervain, Horse Whip.

Descrizione

Pianta erbacea perenne, cresce spontanea nel Sud America, diffusa in Europa alla fine del 18° secolo. Cresce lungo le strade e nei luoghi incolti, raggiunge un’altezza fino a 50 cm. Ha una radice fusiforme, fusto quadrangolare ramificato, foglie opposte ovali trilobate, ruvide oblungo-lanceolate; fiori rosa-lilla sono radunati in spighe terminali. Fiorisce dalla primavera all’autunno. Si raccoglie in estate. La Verbena era considerata una pianta sacra dagli antichi romani, ed erano attribuite proprietà magiche. Essa veniva raccolta nella notte di San Giovanni, il 24 giugno. Era usata anche da varie tribù di Indiani Americani per curare febbri, raffreddori, tosse e catarro. I Cherokee la usavano anche come un rimedio per problemi intestinali, diarrea e dissenteria.

Il nome Verbena deriva dal Celtico ferfaen, da fer (scacciare via) e faen (pietra), poiché la pianta era molto usata per curare problemi della vescica, soprattutto calcoli. Caratterizzata da un successo soprattutto come fonte dell’aroma di limone.

Droga utilizzata: Pianta intera.

Principi attivi

Glucosidi (verbenina, verbenaloside) Iridoidi, sostanze amare. Mucillagine Olio essenziale, sesquiterpeni e monoterpeni (citrale, limonene, cariofillene).

Proprietà terapeutiche

Dispepsie gastriche, flatulenze e coliche addominali. Antispasmodica e astringente. Diuretico, diaforetico depurativo del fegato e della milza. Galattogeno ed emmenagogo.

Antinevralgico, antifebbrile, antinfiammatorio, antireumatico. Analgesico e stimolante per l’epidermide. Revulsivo cutaneo insetto-repellente.

Meccanismo d’azione

Azioni lenitive sulle mucose dovute alle mucillagini. Azioni stomachiche e antispasmodiche dovute ai glucosidi, sesquiterpeni e monoterpeni. Ai glucosidi iridoidi sono attribuite le proprietà antitussive, secretolitiche e astringenti della pianta.

Preparazioni e dosi

Infuso, 15-20 g per 1 litro d’acqua., 12 o 3 tazze al dì.

Tintura madre: 30-50 gtt pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Uso esterno

Collutorio e gargarismi. Olio per frizionare sulle parti doloranti. Olio sulla cute come insetto-repellente.

Controindicazioni

Non assumere in gravidanza, controindicata in caso di problemi alla tiroide.

Pianta non citata dalle fonti ufficiali di fitoterapia. Non sono segnalati particolari raccomandazioni e/o limitazioni d’uso.

Verga d’oro

(Solidago virga-aurea L.)

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Descrizione botanica: Solidago virga-aurea L..

Famiglia: Asteraceae.

Sinonimi popolari: Solidago, Verga d’oro, Spada d’oro.

Nome inglese: Golden rod, Woundwort.

Descrizione

Pianta erbacea perenne, di origine Eurasiatica, diffusa in tutta Italia, cresce a macchie dense e localizzate, specialmente nelle zone montane e collinari. Ha un fusto eretto doglioso e ramificato nella parte superiore con un rizoma a fittone di colore bruno-rossastro. Le foglie inferiori sono ellittiche, mentre le superiori lanceolate. I fiori a capolino, di colore giallo, sono costituiti da elementi tubulari, formanti la calatide, circondati da una corona di fiori ligulati. Fiorisce in piena estate fino al settembre inoltrato. Il nome Solidago deriva dal latino solidare, in riferimento alle proprietà medicamentose, cicatrizzante e solidificanti.

Droga utilizzata: sommità fiorite.

Principi attivi

Olio essenziale (borneolo, pinene, limonene,metilcavicolo). Flavonoidi (quercetina, kempferolo). Flavonoidi antocianici (nicotiflorina). Acido caffeico ed acido clorogenico. Saponine triterpeniche (acido poligalico). Tannini catechici. Acidi organici (citrico, tartarico ed ossalico).

Proprietà terapeutiche

Antinfiammatorio antisettico delle vie urinarie: cistite, nefrite, calcoli renali. Diuretico non irritativo, depurativo epato-renale. Albuminuria, prostatite (infiammazione della, malattie ed infezioni delle vie renali, renella, stimolazione dei reni, disturbi renali, infiammazione del bacino renale e delle vie urinarie, nefrite e calcoli renali.

Diuretico, uricosurico per affezioni reumatiche e gotta con edema. Antinfiammatorioa e vasoprotettivo.

Meccanismo d’azione

Il fitocomplesso, formato da flavonoidi antocianici (nicotiflorina), saponine triterpeniche (acido poligalico) e tannini catechici, svolge un’azione diuretica volumetrica, azoturica e urcosurica. L’azione della pianta diminuisce la permeabilità vasale, rafforzando le pareti vascolari e promuovendo l’eliminazione di azoto e acido urico.

Preparazioni e dosi

Infuso: al 5% in 200 ml di acqua, 2 o 3 volte al dì.

Estratto fluido: 20-30 gtt pro dose, 2 volte al dì.

Tintura F.U.: 20-30 gtt pro dose, 2 volte al dì.

Estratto secco: 210 mg pro dose, 2 volte al dì.

Tintura madre: 40-50 gtt pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Polvere: 400 mg pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Raccomandazioni

L’uso della pianta, come antinfiammatorio delle vie urinarie, può essere utile in modo particolare dopo una cura con antibiotici. Si consiglia di associare ad una dieta iposodica ed all’assunzione di due litri d’acqua al giorno.

Riferimenti ufficiali: Farmacopea Tedesca (DBA – Commissione E).

Viola del pensiero

(Viola tricolor L.)

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Descrizione botanica: Viola tricolor L..

Famiglia: Violaceae.

Sinonimi popolari: Viola del pensiero, Viola tricolore, Panzé.

Nome inglese: Coloured Violet, Pansy, Wild pansy.

Descrizione

Piccola pianta erbacea annuale, molto comune sia allo stato selvatico sia coltivata; cresce nelle zone temperate dell’Europa occidentale ed orientale, dal Mediterraneo all’Irlanda, su terreni coltivati e incolti e su prati bassi. Ha le foglie basali ovali e foglie superiori ellittiche lanceolate. I fiori sono singoli, odorosi, con lungo peduncolo, corolla a 5 petali di colore blu-violaceo e giallo. Si raccoglie da aprile ad agosto. Fin dal Rinascimento è stata utilizzata nel trattamento di affezioni cutanee.

Il nome deriva dal latino tricolor, in riferimento ai tre colori del fiore (blu, giallo e bianco).

Droga utilizzata: Pianta intera

Principi attivi

Carotenoidi (viola xantina). Flavonoidi (rutina, violaquercitrina. Saponosidi. Mucillagini. Tannini. Salicilato di metile.Acido salicilico.

Proprietà terapeutiche

Depurativa, diuretica, antisettica della pelle. Infiammazione delle mucose respiratorie e del colon. In tutte le affezioni della pelle secca, squamosa, seborroica e pruriginosa: acne, eczema, foruncolosi dermatiti, dermatosi senile da atrofia epidermica, crosta lattea, eruzione cutanea, eczema secchi, herpes, orticaria, utile nella psoriasi.

Depurativo e drenante generale, elimina le tossine a livello del fegato e dei reni, a specifico tropismo cutaneo, da associare a Tarassaco e Pilosella.

Utile in alcune affezioni delle vie respiratorie e tosse.

Meccanismo d’azione

Ai flavonoidi ed alla rutina in particolare, si attribuisce l’azione antiflogistica, antiossidante e capillaro-protettiva. Le saponine svolgono azione espettorante e ile mucillaggini un’azione emolliente della cute e delle mucose. I tannini riducono le secrezioni sebacee della pelle.

Il colore giallo dei fiori è dovuto ad un carotenoide specifico, la viola xantina. Per le proprietà emollienti e demulcenti della Viola tricolor è indicata negli stati infiammatori della pelle e per il trattamento di problemi cronici dermatologici in soggetti sensibili come i bambini.

Preparazioni e dosi

Infuso: 5 g in 200 ml di acqua, 2 volte al dì.

Estratto secco: 225 mg pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Polvere: 350 mg pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Tintura madre: 30-40 gtt pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Controindicazioni

Non usare in gravidanza ed allattamento.

Raccomandazioni

Ipersensibilità individuale. La presenza di acido salicilico potrebbe provocare reazioni allergiche.

Pianta non citata dalle fonti ufficiali di fitoterapia.

Vite rossa

(Vitis vinifera L.)

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Descrizione botanica: Vitis vinifera L..

Famiglia: Vitaceae.

Sinonimi popolari: Vite, Agrestone, Uva.

Nome inglese: Grape, Garpe Seed, Grape Vina.

Descrizione

La vite rossa è un arbusto rampicante, originario dell’Asia, importato dai Fenici e divenne oggetto di culto per i Greci. Sviluppa un fusto fino a 20-30 metri; il frutto è una bacca tondeggiante od ovale di colore variabile, la polpa è succosa e contiene da uno a quattro semi.

In autunno, quando le foglie delle viti cominciano a cambiare colore si forma una sostanza attiva rossa (enocianine) che simbolicamente esprimono i disturbi dell’irrorazione sanguigna. Il nome deriva dal latino vite, intrecciare, curvare.

Droga utilizzata: Le foglie e il frutto fresco o secco.

Principi attivi

Lipidi (trigliceridi di acidi grassi insaturi, oligomeri procianidolici). Acidi organici. Flavonoidi. Antociani (enocianine). Tannini. Glicosidi antocianosidi (cianidolo, peonidolo, malvidolo).

Proprietà terapeutiche

Vasoprotettrice, astringente. Trova valido impiego per le varici, emorroidi e fragilità capillare. L’impiego principale della Vite rossa è contro i disturbi dell’irrorazione sanguigna: stanchezza nelle gambe, stasi venose e vene varicose, disturbi della circolazione venosa nella pubertà e in menopausa. Dissetante e rinfrescante, utile per cure depurative e ricostituenti; i decotti sono utilizzati come emollienti per la tosse e le infiammazioni della gola. Aromatizzante, dissetante, rinfrescante e astringente intestinale.

Per uso locale è impiegato in cosmetici e preparati per l’acne rosacea e couperose.

Meccanismo d’azione:

I principi attivi della pianta svolgono azione vasoprotettrice e astringente vasale.

La vitamina P presente nei pigmenti che conferisce il colore rosso alle foglie, svolge un’azione protettiva vascolare a livello dei capillari e vene; inoltre, migliora la permeabilità e la resistenza vasale.

I tannini agiscono sulle cellule della tunica vasale favorendo la contrazione muscolo-vasale: smobilizzando la stasi sanguigna degli arti inferiori e facilitando il ritorno venoso verso il cuore.

Le foglie di una varietà della Vite, quella rossa, particolarmente ricche in polifenoli, hanno proprietà antinfiammatorie e protettrici dei capillari sanguigni utili affezioni venose: varici, emorroidi, eritrosi, geloni e turbe della menopausa.

Preparazioni e dosi

Decotto: 4 g in 200 ml di acqua, 2 volte al dì.

Tintura madre: 30-40 gtt pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Polvere: 350-400 mg pro dose, 2 o 3 volte al dì.

Per uso esterno

Estratto glicolo al 5% in creme, gel ed emulsioni.

Raccomandazioni

Durante l’assunzione di Vite rossa evitare di bere alcool, minestre e bevande calde, che potenziano l’effetto vasodilatatore .

Pianta non citata dalle fonti ufficiali di fitoterapia. Non sono segnalati particolari raccomandazioni e/o limitazioni d’uso.

Zenzero

(Zingiber officinalis Roscoe)

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Descrizione botanica: Zingiber officinalis Roscoe.

Famiglia: Zingiberaceae.

Sinonimi popolari: Genero, Zenzero, Zinzero.

Nome inglese: Ginger, Mommon Ginger.

Descrizione

Pianta erbacea perenne alta fino a 1-1,3 m, tropicale originaria dell’India e dei Paesi dell’Estremo Oriente, cresce anche in Messico, Antille e specialmente nella Giamaica. Si riproduce per mezzo di un aromatico rizoma.

I fiori sono molto vistosi e ricordano quelli delle orchidee, raggruppati in dense spighe. Le foglie inguainate al fusto,

Lo zenzero è una pianta molto antica, conosciuta già dal XV secolo dai cinesi, che la usavano per aromatizzare le pietanze. In Europa invece si è diffuso a partire dal Medioevo come rimedio contro la peste.
Oggi lo zenzero, o il ginger, è usato sia in cucina che in erboristeria come pianta aromatica e dalle notevoli proprietà stimolanti, oltre che dall’industria per preparare liquori e altre bevande. Il nome deriva dal greco zingiber, proveniente dall’India.

Droga utilizzata: rizoma (fusto sotterraneo).

Principi attivi

Olio essenziale (bisabolene, borneolo, canfene, fellandrene, geraniale, linaiolo, nerale, metileptenone, sesquisabinene, β-sesquifellandrene, zingiberolo, zingberene, zingiberenolo). Principi pungenti arilacani (gingerolo, shogaolo). Resina. Amido. Lipidi (trigliceridi, lecitina). Oli, sequiterpeni e monoterpeni la cui composizione varia a seconda del paese di origine e conferiscono il caratteristico aroma alla pianta.

Proprietà terapeutiche

Colagogo, carminativo, digestivo. Lo zenzero è utilizzato principalmente come spezia ma anche come tonico, stomachico e digestivo nelle dispepsie, nei disturbi digestivi dovuti ad eccesso di alcool, in caso di aerofagia e nella disappetenza. Chinetosi antinausea antidispetico.

Astenia, surmenage sessuale, impotenza. Afrodisiaco

Meccanismo d’azione

Stimola la secrezione salivare e gastrica, aumenta il tono della muscolatura intestinale ed attiva la peristalsi.

L’azione afrodisiaca, riconosciuta e celebrata dagli arabi, è dovuta alla presenza di zenzeroli che aumentano la libido, potenziano l’erezione, aumentano il volume e al mobilità degli spermatozoi.

Preparazioni e dosi

Infuso: 10 g di rizoma in 200 ml di acqua, 2 volte al dì.

Tintura madre: 30-40 gtt pro dose, 2 volte al dì.

Polvere: 350-400 mg pro dose 2 o 3 volte al dì.

Controindicazioni

Controindicata a soggetti ulcerosi e in gravidanza. Nelle donne in gravidanza non somministrare nelle nausee gravidiche: stimola la motilità uterina con rischio di aborto.

Effetti collaterali

L’assunzione continuativa e a dosi eccessive può provocare gastriti , gastralgie, bruciore di stomaco.

Interazioni

Può intensificare l’assimilazione della sulphaguanidine.

Raccomandazioni

Lo zenzero non deve essere associato a farmaci anticoagulanti o derivati dell’acido acetilsalicilico: prolunga il tempo di sanguinamento per inibizione della trombossano sintetasi

Riferimenti ufficiali: BHP, Ph. Fr. X.

Riferimenti bibliografici dell’autore

Carbone R. Planta medicamentum naturae – Aromaterapia, gemmoterapia e fitoterapia, Dibuono edizioni srl, Villa d’Agri (PZ), nuova edizione 2008.

Fiori di Bach
Aromaterapia